Rivista "MUSICA", numero luglio/agosto 2025, di Alberto Cima

Rubrica "dalla platea" - Recensioni di concerti e spettacoli
 
Lo scorso 22 maggio, presso Villa Sormani di Mariano Comense, ha avuto luogo l'ultimo recital pianistico di Christian Leotta nell'ambito della rassegna “Le 39 Sonate per pianoforte di Beethoven”. Un evento eccezionale destinato a fare epoca nella musicologia beethoveniana.

Con uno straordinario programma spaziante dalla pressoché sconosciuta e meravigliosa Sonata WoO 51, passando dalla notissima op. 53 (Waldstein), sino alla sublime op. 111 è giunta alla conclusione la prima esecuzione della monumentale integrale di tutte le 39 Sonate per pianoforte (e non solo le “canoniche” 32) di Beethoven, interpretate dal pianista di fama internazionale Christian Leotta, sinora il primo e unico ad affrontare questo eccezionale storico evento.

Nell'ultimo recital si è potuto ammirare la Sonata in do maggiore, WoO 51, ingiustamente esclusa dal catalogo “ufficiale” e pressoché dimenticata sino ad oggi. Un'opera d'arte nuova e mai ripetitiva.  Beethoven ha utilizzato, più che in qualsiasi altra Sonata per pianoforte, l'arpeggio come suo elemento strutturale principale, riproponendo tale scelta compositiva anche nel secondo e ultimo movimento di questa incantevole composizione.

La Sonata in do maggiore, op. 53 rappresenta uno dei capolavori in assoluto della letteratura pianistica. A partire dal primo tempo Beethoven ridefinisce magistralmente le possibilità espressive dello strumento, dal quale è sempre più in grado di trarre sonorità inedite e straordinarie. Il secondo movimento ha un carattere lirico e intimistico. Le sfere sublimi dell'espressione si trovano anche nel Rondò conclusivo.

La Sonata in do minore, op. 111 raccoglie in sé l'ultimo messaggio all'umanità e, nel contempo, il più profondo e commovente che il musicista ha voluto lasciare attraverso il pianoforte.

Notevole successo ha riscosso l'esibizione di Christian Leotta, squisito interprete delle Sonate di Beethoven, oggigiorno fra i migliori esegeti dello stile beethoveniano. La limpidezza del suono, la precisione tecnica, la commossa sensibilità, sempre contenuta nell'ambito di una lucida intelligenza, sono le qualità essenziali delle sue esecuzioni. Suona con lirismo e sensuale abbandono. Ammirevoli l'arioso fraseggio, la flessibilità ritmica e la finezza timbrica. Assai eloquente la dinamica e l'agogica. Esibisce un notevole controllo del suono, passando agevolmente dal pianissimo al fortissimo, pur mantenendo una postura controllata. Calibrati i trilli e gli abbellimenti, voluttuosi gli arpeggi. Ha conseguito una notevole maturità interpretativa. E' un artista dal talento non comune. Tutto esalta il pianismo di Christian Leotta.

Da sottolineare che non esiste a tutt'oggi un'incisione discografica integrale delle 39 Sonate, neppure da parte di eccellenti e storici interpreti, quali Artur Schnabel, Wilhelm Backhaus, Wilhelm Kempff, Claudio Arrau, Alfred Brendel, Daniel Barenboim, Paul Badura-Skoda e Rudolf Buchbinder. Questo progetto di Christian Leotta è assolutamente innovativo dal punto di vista culturale e musicologico. Questo ciclo integrale di tutte le 39 Sonate ha un duplice obiettivo: far ascoltare per la prima volta, in una serie di concerti, l'intera produzione di Beethoven per tastiera dedicata alla Forma-Sonata e proporre una nuova catalogazione che rispetti l'ordine cronologico di composizione, restituendo un'immagine di Beethoven il più possibile completa nell'intento di rivelare aspetti sinora inediti della sua straordinaria e immensa personalità".

 
Rivista "MUSICA", Italia, 30 marzo 2023, di Alberto Cima

Leotta conclude l'integrale beethoveniana 
 
E’ approdato a Villa Erba (Cernobbio) il decimo e conclusivo concerto del monumentale ciclo “Il linguaggio universale della musica: le 32 Sonate per pianoforte di Ludwig van Beethoven”, eseguito dal pianista Christian Leotta. Mediante le cinque Sonate interpretate è stato possibile osservare la radicale e straordinaria evoluzione dello stile, della forma e del linguaggio di Beethoven, dalla gioventù alla maturità, creando un’atmosfera di vero raccoglimento e intimità.

Le composizioni di Beethoven annunciano un’anima di poeta che non avrebbe potuto rivelarsi altrimenti che con la musica. Le sue opere si fondano, il più delle volte, su elementi psichici: sono gli stati d’animo che lo ispirano e che la sua musica esprime e fa comprendere.

Lo stile della Sonata op. 49 n. 1 è quello della tarda giovinezza del compositore ed è simile alle pagine musicali di Carl Philipp Emanuel Bach e Haydn. Il clima è grazioso, amabile e, nel contempo, rustico, alla Haydn. Commovente è l’Adagio della Sonata op. 2 n. 3, in forma di Lied, patetico e di squisita sensibilità, quasi elegiaco. La Sonata Patetica segna il vertice della produzione pianistica beethoveniana prima del 1800. L’originalità del musicista di Bonn sta nella capacità di attribuirle una potenza espressiva alla quale anche l’ascoltatore meno attento non può rimanere insensibile. Nella Sonata op. 78 (À Thérèse) traspare un profumo poetico e un’affettuosa tenerezza. La Sonata op. 57 (Appassionata) rispecchia, in tutta la sua entità, il ritratto psicologico di Beethoven tramandatoci dalla storia. Vi è una potenza espressiva del tutto nuova ed emerge uno schema rigoroso che ne disciplina le linee di forza: modifiche dell’armonia, utilizzo dei silenzi, cambiamenti ritmici, contrapporsi dei registri (grave, medio, acuto), valore timbrico, variazioni di intensità. Tutti elementi contenuti nel programma proposto che, in sintesi, hanno sottolineato le peculiarità insite nella musica di Beethoven.

Christian Leotta è oggigiorno fra i più autorevoli interpreti di Beethoven. Pur attenendosi alla “tradizione”, non è esente da qualche spunto innovativo, ma non si spinge mai oltre le righe, dando talvolta una nuova visione, estremamente persuasiva, della musica beethoveniana. La sua è una raffinata lettura, che esalta la concettualità delle pagine eseguite. Fluidità, fraseggio declamato ma mai retorico, freschezza d’ispirazione e fantasia coloristica sono state alcune delle caratteristiche più evidenti del suo récital. Impalpabili le sue sfumature, dipinte come in una tela. Il suono, sempre plastico, ha riservato splendide velature e luminosità facendo emergere, con naturalezza, tutta la pienezza dell’elevazione spirituale insita nelle partiture.

Leotta affronta le composizioni di Beethoven con sicurezza e intelligenza, oltre che con una cura del suono molto attenta e con una precisione che, in Beethoven, è sempre un presupposto fondamentale. Sfoggia tutta la sua bravura tecnica affrontando ogni sorta di difficoltà. La tastiera è sempre in suo possesso, in qualsiasi situazione. Suona con intensità, brillantezza, eleganza e gusto straordinari; il suo tocco è nitido e brillante; la sua fantasia interpretativa è in grado di affrontare il lirismo più estenuato e i passaggi più indemoniati. 

Il pubblico ha riservato a Christian Leotta vere e proprie ovazioni, sottolineando un gradimento unico e, per certi aspetti, irripetibile. Uno il bis concesso: L’Adagio cantabile dalla Sonata in do minore, op. 13 (Patetica).

 
Il Settimanale, Como, 20 febbraio 2020, di Alberto Cima

Che successo per il "Progetto Schubert" - Christian Leotta diventa così il primo pianista italiano ad avere in repertorio sia il ciclo delle sonate per pianoforte di Beethoven (del quale ricorrono quest'anno i 250 anni dalla nascita) sia quelle del compositore austriaco
  
Il pianista comasco Christian Leotta ha portato a termine, al Teatro Sociale di Como, il suo “Progetto Schubert” in quattro recital comprendente il corpus delle Sonate compiute per pianoforte del musicista austriaco. Una eccezionale rarità che rende merito alla cultura comasca, grazie anche all’Amministrazione comunale/Assessorato alla Cultura.
 
Christian diventa così il primo pianista italiano ad avere in repertorio sia il ciclo delle Sonate per pianoforte di Beethoven (del quale ricorrono quest’anno i 250 anni dalla nascita) sia quelle di Schubert. Giova ricordare che egli ha eseguito la serie di opere schubertiane per la prima volta lo scorso anno nella notissima Alti Hall di Kyoto, riscuotendo un eccezionale successo supportato da varie standing ovations. In quell’occasione ha pure eseguito la quasi totalità dell’opera pianistica schubertiana, presentandola in un ciclo di sette recital che costituisce, a tutt’oggi, la più ampia serie di concerti di Schubert mai eseguiti da un unico pianista.
 
Suo dunque il merito di avere proposto composizioni spesso dimenticate, che tendono a rivalorizzare un grande compositore, spesso sottovalutato specialmente nella sua musica da camera, dove ritrova invece tutto se stesso. Christian Leotta ha saputo rivivere, in maniera sorprendente, le gioie e le pene di Schubert riuscendo a penetrare nella sua grande anima di poeta, nell’innocenza e nella mitezza del suo carattere, riuscendo quasi a fare un tutt’uno con la propria sensibilità. La squisita tenerezza di Beethoven è fusa in una tempra di energia e di consapevolezza altera del proprio valore; la dolce sentimentalità di Schubert invece assorbe in sé quanto di robusto vi è nel suo temperamento di artista. Paradossalmente si può asserire che egli è il corrispondente femminile di Beethoven.

L’anima austriaca di Schubert, solida e sentimentale nello stesso tempo, pulsa nella sua vita come nella sua arte. Povero, e non compreso dalla maggior parte dei contemporanei, non aveva impeti di ribellione poiché precocemente aveva intuito la vanità dei beni terreni. Sembrava che vivesse unicamente in un creato di suoni. Le sue composizioni prodigiose si collocano in un ambito del tutto particolare, di pura e trasfigurata bellezza, in cui ogni elemento mondano appare superato in una creazione che rinuncia a ogni orpello, a ogni possibile traccia di decorativismo.

Il compositore austriaco è l’ultimo grande artista nella cui opera pianistica la Sonata occupi un posto centrale e di rilievo. Schubert non ha ancora raggiunto il rango che gli spetta; grande merito perciò a Christian Leotta, il quale ha riproposto le sue pagine pianistiche dando un’interpretazione che, senza tema di smentita, può oggi essere considerata fra le migliori in assoluto, non solo in Europa, ma anche nell’Estremo Oriente.

Ha unito una tecnica, a volte persino trascendentale, a un suono costantemente bello, limpido, pulito, con un approccio arioso e amabile. Ha messo profondamente in luce la dinamica, passando con disinvoltura ed estrema bravura dai suoni “pp” a “ppp”, rendendo pieno merito, come pochi altri pianisti, alle peculiarità schubertiane. La sua interpretazione va oltre il terreno, sembra quasi proiettarsi verso l’interiorità e l’intimità per raggiungere le vette più elevate, quasi paradisiache.  
 
La Provincia, Como, 14 febbraio 2020, di Stefano Lamon 

Leotta e la promessa-Schubert: il viaggio finisce tra gli applausi
 
Aveva promesso di farsi testimonial di un gigante della musica tuttora ancora troppo poco conosciuto, di svelarne la complessità inaudita, le mille possibilità di fraseggio, il mondo espressivo intimo e interiore unici e senza paragone, l’individualità assoluta di ciascun brano con uno studio profondo. Consapevole già a inizio progetto, ormai quasi tre anni fa, che avrebbe affrontato, anche verso il pubblico, qualcosa di assolutamente diverso dall’intera sua esperienza precedente, un mettersi in gioco verso nuovi oceani fatti di inesplorati abissi espressivi, dal profondissimo e meno innediato appeal.

Oggi che Christian Leotta ha concluso i quattro concerti con i quali ha offerto alla città che lo ha visto crescere musicalmente - peraltro parte corposa ma non esaustiva del proprio ciclo completo di sette recital – le undici Sonate per pianoforte compiute di Franz Schubert come prèmiere nazionale dopo il debutto assoluto in terra nipponica, si può solo dar conferma a tante intenzioni. Un viaggio che lo stesso pubblico ha compreso, accostandolo con partecipazione crescente. 

E’ un approccio radicalmente riflessivo, quello di Leotta con le Sonate di Schubert: evidente il confronto con la poetica ponderata, di ricerca del suono del suo ponderoso bagaglio dell’integrale delle Sonate beethoveniano. La distribuzione dei brani nelle quattro serate è attenta a conciliare poetica e appeal, una visione delineata come parabola e evoluzione. Leotta parte dai passaggi beethoveniani dell’op. 143, intrecciati a accortezze che vanno nell'intimo. Nei momenti enfatici c'è sempre quello scatto di metronomo contenuto che da sempre fa il carattere riflessivo del pianista, come nell’ adorabile op. 120: Leotta la intimizza molto e il tenero Andante diventa  crepuscolare, aprendo a un Allegro convinto e convincente come l’originalità con cui affronta l’op. 53: interessante, genialoide, affontata con cipiglio per poi perdersi nell’apparente assoluta semplicità dello Scherzo.

Assoluta pulizia, tecnica impeccabile fanno anche il secondo ecital, nel quale  il Beethoven che ancora aleggia nell’op. 164 viene percorso in una ricerca di vie nuove da Leotta, attentissimo a rispettare la scrittura lucida dell’Allegretto. Il caleidoscopio di sfumature create sembra non esaurirsi: dalla delicatezza di certi passaggi dell’op. 122 al tactus interiore della D 959, conclusa con molta energia fra gli applausi convinti.

E’ con il gran finale del quarto recital, però, che Leotta corona il suo itinerario schubertiano: se l’approccio alla “Première Grande Sonate” op. 42 è un inno impetuoso, solenne, sonoro pronto a lasciarsi condurre nelle sfumature intimiste del Moderato, sempre attraverso un tocco cristallino, è con il vertice della Sonata D 960 che Chritsian Leotta sublima l’equilibrio. Un senso perfetto della misutra fra sogno, flusso del discorso musicale schubertiano e sfumature che trasporta, coinvolge e affascina. L’estrema delicatezza dell’Andante sostenuto, il candore dello Scherzo, colorato di portati e accentuazioni singolari, l’Allegro ma non troppo che il pubblico vorrebbe non finisse mai salutano il viaggio concluso.

Rivista Musica, gennaio 2020, di Alberto Cima 

A Como l'integrale schubertiana di Leotta 

Christian Leotta è stato definito dalla leggendaria Rosalyn Tureck come “uno straordinario talento con una meravigliosa musicalità innata” e il grande Ulrich Schnabel ha scritto di lui: “Il suo rispetto delle indicazioni dei compositori Classici e Romantici è perfetto e notevole è la loro comprensione”. Apprezzato interprete beethoveniano, Christian Leotta si è imposto sulla scena concertistica internazionale nel 2002 quando, all’età di soli 22 anni, ha eseguito a Montreal l’integrale delle 32 Sonate per pianoforte di Beethoven; ora si sta avvicinando alla conclusione dell’analoga impresa pianistica dedicata a Franz Schubert, eseguendo l’integrale delle 11 Sonate (“compiute”) per pianoforte.Ha eseguito questa serie di composizioni per la prima volta lo scorso anno in Giappone, presso la notissima Alti Hall di Kyoto, riscuotendo un grande successo di pubblico e di critica in tutto il Paese. In quell’occasione ha inoltre interpretato la quasi totalità dell’opera per pianoforte di Schubert, presentandola in un ciclo di sette recital, che rappresenta a tutt’oggi la più ampia serie di concerti schubertiani mai eseguiti da un solo pianista.

Della prima serata di questa integrale comasca ha dato conto Luca Segalla in MUSICA di novembre: noi, invece diamo conto della terza.

La Sonata in sol maggiore D 894 (op. 78), grazie al suo contenuto poetico del primo movimento, è stata definita Fantasia. Come Schumann, anche Liszt amava molto questa composizione, che definiva un “poema virgiliano”. Il Molto moderato e cantabile può essere considerato il più originale fra i primi movimenti di Sonata scritti da Schubert. È pregevole per il suo puro lirismo. Di notevole bellezza e intensità espressiva è il successivo Andante, scritto in forma di Lied. Delizioso il Menuetto. Allegro moderato, che può essere considerato un’eco amplificata delle Valses nobles, dal tipico carattere viennese. I ritmi energici della sezione principale, con le sincopi capricciose e i trilli, si oppongono al canto celestiale ed estatico del Trio, la cui intimità sognante sembra voler concentrare in un solo attimo di felicità, in un miracolo armonico, tutte le virtù che rendono Schubert ineguagliabile. L’Allegretto conclusivo è un Rondò. Le melodie derivano il loro carattere inimitabile da varie fonti popolari. È una delle pagine più significative della maturità del compositore austriaco. Eccellente l’interpretazione di Christian Leotta, che è stata di assoluto valore per perizia tecnica, resa sonora ed espressività. Quello che stupisce nella sua esecuzione è il contrasto fra un virtuosismo acceso e quasi visionario, sbrigliato ed estroverso da un lato, e una concentrazione ai limiti dell’estasi dall’altro. Spettacolosa la tavolozza sonora con una notevole varietà di suoni, dal pianissimo al fortissimo, dal crescendo al diminuendo. Ha saputo penetrare autorevolmente nell’intimo di Schubert. Classica la sua postura, che richiama alla memoria lo stile di Backhaus (pianista purtroppo poco conosciuto dai giovani, per altro numerosi al concerto). 

Di rara esecuzione è la giovanile e raffinata Sonata in si maggiore D 575 (op. 147). È la più libera e ispirata fra le Sonate schubertiane. È un’opera felice, a tinte forti, colma di impressioni della natura, vivificata soprattutto dallo splendore di un’inesauribile invenzione armonica. La melodia dell’Andante colpisce per la sua intimità.  Lo Scherzo. Allegretto, con il suo tema capriccioso e gaio, le sue armonie raffinate e le affascinanti imitazioni, è un piccolo capolavoro di humour delicato. La stessa gioia magica e irreale si trova nell’Allegro giusto finale. Christian Leotta ha esibito un suono prezioso, morbido e rotondo, abile e scattante. Sopraffina la tecnica. Ha alternato momenti di virtuosismo sfrenato e di ripiegamento intimo e poetico. Tutto ha esaltato il suo pianismo, estremamente raffinato ed elegante.   

Un capolavoro di straordinaria espressività drammatica, composta solo due mesi prima della morte, è la Sonata in do minore D 958. È una composizione agitata, triste e appassionata e, nel complesso, anche la più beethoveniana pur mantenendo una struttura tipicamente schubertiana. Di potenza titanica è il primo tempo (Allegro) che, con i suoi accordi martellati, ricorda l’inizio dell’op. 111 di Beethoven. L’Adagio è uno dei più profondi movimenti scritti da Schubert. Il Menuetto. Allegro, praticamente uno Scherzo, oscilla continuamente fra il sorriso e la passione drammatica. La Sonata si conclude con l’Allegro, un’impetuosa tarantella in cui non mancano tuttavia momenti di estasi lirica. Anche in questa Sonata Christian Leotta dà il meglio di sé. Affascina e sorprende non solo per l’agilità e il senso del canto, ma anche per un suono di straordinaria densità e potenza, delicatezza e sensibilità, al limite dell’umano. Il suo pianismo è pulito e scintillante nei movimenti rapidi, espressivo ma con equilibrato distacco in quelli lenti e moderati, molto inventivo nella timbrica e nella dinamica.

Nonostante l’impegno del programma, Christian Leotta ha donato al pubblico un bis: l’incantevole Improvviso in la bemolle maggiore, op. 142 n. 2 dello stesso Schubert, eseguito con tutti i ritornelli. Una pagina sublime nella sua apparente semplicità. L’evento è stato realizzato grazie al Teatro Sociale e al Comune di Como. Il recital ha voluto inoltre unire la grande musica alla solidarietà; infatti il ricavato è stato devoluto all’Associazione Comocuore Onlus.
 
Il Settimanale, Como, 14 novembre 2019, di Alberto Cima

In 300 al Sociale per Leotta - Grande successo per il secondo recital del pianista

Circa trecento persone hanno assistito, al Teatro Sociale di Como, al secondo recital del pianista comasco Christian Leotta dedicato al ciclo “Franz Schubert: Le Sonate per pianoforte”, un’iniziativa di elevato livello artistico e culturale promossa dal Comune di Como unitamente al Teatro Sociale.

Christian ha eseguito due Sonate giovanili del musicista austriaco (D. 537, D. 568) e una della maturità (D. 959). Si è così potuto constatare l’evoluzione artistica schubertiana. L’aspetto interessante delle prime Sonate è dato dalla ricerca di un linguaggio volutamente sobrio, per certi aspetti quasi tradizionalista. Non mancano inflessioni galanti, di un rococò aggiornato, nonché raffinatezze timbriche e coloristiche, che ravvivano il quadro complessivo con tocchi di originalità. La “Sonata D. 568”, in particolare, è una delle composizioni pianistiche più equilibrate, unitarie  e riuscite. Dal “vecchio stile” si giunge, considerando il periodo in cui sono state composte, a inusuali percorsi armonici.
 
La “Sonata D. 959” presenta una particolare ricchezza di stati d’animo ed è una composizione di singolare genialità, con un “Allegro” ampio e sviluppato. Spicca nell’opera una soave melodia di estrema sensibilità, che sfrutta impeccabilmente la dinamica (pp e ppp), che solo un grande interprete, come Christian Leotta, riesce  a interpretare perfettamente, rendendo plausibili i momenti più intimi.  L’esecuzione di Christian Leotta è stata di assoluto valore per perizia tecnica, resa sonora ed espressività. Quello che stupisce nella sua esecuzione è il contrasto fra un virtuosismo acceso e quasi visionario, sbrigliato ed estroverso da un lato, e una concentrazione lirica ai limiti dell’estasi dall’altro. 

Rivista "MUSICA", n. 311 novembre 2019, di Luca Segalla

Rubrica "Dalla platea - recensioni di concerti e spettacoli"

Christian Leotta è il pianista delle integrali. Dopo aver eseguito e registrato tutte le trentadue sonate beethoveniane – in pubblico ha incominciato a presentarle già nel 2002, quando aveva appena 22 anni – ora è passato all’integrale delle sonate di Franz Schubert. Lo scorso anno l’ha affrontata in Giappone, in questi mesi la sta proponendo a Como in un ciclo di quattro concerti al Teatro Sociale, che è iniziato il 1º ottobre e che terminerà il 13 gennaio.

Catanese di nascita e comasco di adozione, al Teatro Sociale Leotta giocava in casa ma il pubblico della sua città sembra averlo ignorato, almeno nel primo appuntamento. In sala c’era poco più di una cinquantina di spettatori ed era un peccato, perchè lo Schubert di Leotta merita di essere ascoltato con attenzione. Si avvertiva una grande continuità di intenzioni dalla prima all’ultima nota del recital, nel segno di un approccio molto virile e molto meditato a sonate che spesso vengono lette, riduttivamente, come piccoli gioielli da salotto. Il fraseggio era composto, tutto procedeva con rigore nel segno di un elegante e armonioso Classicismo ma anche di una grande ricchezza di colori, con una particolare attenzione ai pianissimi.

Come abbiamo già avuto modo di sottolineare recensendo i dischi dell’integrale beethoveniana, Leotta è un pianista solido e sempre lucido, portato a mettere in luce l’architettura di un brano piuttosto che ad abbandonarsi ai brividi dell’ignoto e della malinconia. Questo approccio era evidente nel tocco incisivo con cui è stata affrontata la Sonata in LA D 784, nella regolarità del fraseggio della Sonata in LA D 664, e soprattutto nel modo in cui è stato scolpito sulla tastiera il poderoso sviluppo del primo movimento della lunga Sonata in RE D 850, la quale occupava da sola l’intera seconda parte della serata. Siamo lontani, per intenderci, dallo Schubert in punta di forchetta di antichi interpreti novecenteschi, ma anche dallo Schubert intimo e bizzarro di un Alfred Brendel. 

Tempi non troppo lenti nè troppo veloci, pochi scarti agogici, poca grazia e poca malinconia. Lo Schubert di Leotta si avvicina molto a Beethoven e se questo può far nascere qualche rimpianto nei momenti più cantabili e malinconici ci aiuta a collocare il compositore viennese nella sua giusta prospettiva accanto alle sonate del gigante di Bonn, con le quali ci sono legami molto più forti di quanto possa apparire in superficie. Sotto la superficie della musica di Schubert, a ben vedere, Leotta si spinge continuamente e nel recital al Teatro Sociale lo hanno rivelato la rinuncia alle blandizie della malinconia, anche a costo – per esempio nel movimento finale della Sonata D 664 – di apparire un poco ingessato, e la costante attenzione alle voci secondarie, che venivano fatte affiorare attraverso un sapiente dosaggio di timbri e dinamiche. Lo ha rivelato, soprattutto, la capacità di cogliere tutta la tensione drammatica della Sonata D 850, in particolare nello Scherzo, persino spigoloso nella sua energia ritmica, e nel finale, robusto ed energico, lavorato di fino nei colori senza però alcuna concessione a un sentimentalismo che qui, davvero, ci porterebbe fuori strada. 

Tunis webdo, 18 ottobre 2019, di Hatem Bourial

Octobre musical de Carthage: Un triomphe pour Christian Leotta 

La soirée Schubert a tenu toutes ses promesses avec un pianiste en état de grâce et un public de mélomanes.

Hier soir, Christian Leotta avait l’enthousiasme de l’artiste, la rigueur du maître et les envolées d’un incontestable virtuose.

Dominant son sujet, il a rendu une copie quasiment parfaite à tous points de vue.

Ses interprétations des sonates de Schubert alliaient la précision à l’originalité et démontraient qu’on pouvait faire revivre ces œuvres en les parant aussi d’une petite touche singulière.

Leotta a véritablement excellé et aussi convaincu un public attentif à chaque note. Le pianiste italien sera de retour dimanche 20 octobre pour une seconde soirée également destinée aux sonates de Schubert.

Avis aux amateurs et ils sont nombreux!

TRADUZIONE: 

A triumph for Christian Leotta at the Octobre musical de Carthage: 

The Schubert’s recital of last night has maintained all of its promises, thanks to a pianist at his peak and a public of music connoisseurs.

Christian Leotta has showed the enthusiasm of an artist, the rigour of a master and the valour of an incontestable virtuoso.

In command of everything, he gave a perfect performance under about all points of view.

His interpretation of Schubert’s Piano Sonatas brought together precision and originality and proved that it is possible to let live again these works, giving also them a unique touch.

Leotta has really excelled, convincing a public careful to each note he played. The pianist will be back next Sunday October 20th to perform the second recital dedicated to the Piano Sonatas by Schubert. Music lovers are advised, and there are many! 

Il Settimanale, Como, 10 ottobre 2019, di Alberto Cima

Superba interpretazione di Leotta 

Grazie al Comune di Como e al Teatro Sociale, martedì 1 ottobre, si è potuto assistere a uno straordinario evento culturale, di livello internazionale, che ha visto eccezionale interprete il pianista comasco Christian Leotta, impegnato nel primo recital dedicato alle Sonate per pianoforte di Schubert.

Tre le Sonate eseguite: in la minore D 784, in la maggiore D 664 e in re maggiore D 850. Le Sonate schubertiane sono le composizioni meno note e ingiustamente trascurate di tutto il suo repertorio pianistico.

Ipnotizzati dalle prodigiose conquiste della sonata beethoveniana, molte generazioni di ascoltatori e di critici hanno dato meno risalto a quelle di Schubert. Ulteriore merito a Leotta che, dopo avere affrontato l’integrale delle Sonate di Beethoven, affronta ora, il primo italiano, i capolavori di Schubert rendendo ammirevolmente le qualità intrinseche delle sue opere. Il melos e il lirismo schubertiano sono apparsi in tutta la loro reale entità.

Christian Leotta ha messo in luce un superbo virtuosismo, delicate sonorità, un’articolazione incomparabile, un fraseggio di notevole levatura, vertiginose e infinite sfumature (dal pianissimo al fortissimo). Sembra alla ricerca dell’esattezza dello scienziato nel misurare l’incommensurabile e nel circoscrivere la cifra sonora, all’insegna della poesia. Tutto lascia presagire che la sua interpretazione dell’integrale delle Sonate di Schubert si possa porre fra le più belle ed entusiasmanti di questi tempi. 
 
Ongaku No Tomo (Giappone), febbraio 2019, di Takayoshi Nakamura

Ho ascoltato il concerto finale del ciclo di sette recital dedicati a Franz Schubert, che Christian Leotta ha eseguito nella stessa sala dove ha interpretato l’integrale delle 32 sonate di Beethoven. Questo ciclo schubertiano ha costituito senza ombra di dubbio un’eccezionale serie di concerti per tutti, e le straordinarie esecuzioni di Leotta hanno più che meritato il grandissimo successo riscosso. Specialmente la sonata D 960, eseguita in occasione dell’ultimo recital, è stata al di là di qualsiasi possibile descrizione. Ho avuto l’impressione che Leotta e il pubblico, uniti spiritualmente, non vedessero l’ora l’uno di suonare, l’altro di ascoltare questo capolavoro. La D 960 è la sonata dove tutta la poetica di Schubert è espressa al massimo livello, e Leotta ci ha rivelato ogni cosa su essa, con calore, con profondità, con un’assoluta perfezione e senza mostrare alcun gesto superfluo. 

La sua interpretazione è stata così concentrata che è sembrata durare solo un istante, nonostante la grande lunghezza di questo brano. Non c’è stato nessun singolo suono che non sia stato necessario, e ognuno di essi ha avuto significati ed emozioni profondi: è stato sconvolgente provare come Schubert abbia visto la condizione umana, questo mondo e il mondo che va oltre di noi. Leotta è stato in grado di rivelarci questa visione attraverso un’esecuzione raffinata, che ha mostrato la sua completa comprensione del mondo di Schubert. Sono rimasto molto toccato specialmente dal secondo tempo della sonata D 960. Ho sentito come se il mio corpo e la mia anima fossero legati dal suo canto, che ha evocato i profondi limiti dell’esistenza umana. 

È stata un gioia immensa aver potuto assistere a questo ciclo di concerti e ascoltare questo pezzo. 

Ongaku Gendai (Giappone), febbraio 2019, di Yumi Notohara

Il pianista italiano Christian Leotta ha portato a conclusione la sua esecuzione del ciclo di sette recital comprendenti ventuno opere per pianoforte di Franz Schubert. La prima parte di questa serie di concerti è stata realizzata nel marzo del 2018. Ho avuto la possibilità, il 5 dicembre, di ascoltare il terzo concerto della seconda parte del ciclo. Il programma includeva i Quattro Improvvisi D 935, le Variazioni D 576 e la Sonata D 958. 

Nonostante la sua giovane età, Christian Leotta ha già costruito un suo mondo musicale davvero unico, dove l’ascoltatore è in grado di sentire l’infinito e lo spazio eterno del tempo.

Il suo suono è ricco e grande, impreziosito da moltissimi armonici, specialmente quando suona gli accordi. Grazie a ciò, il profondo e oscuro mondo della Sonata in Do minore D 958 si è propagato subito nella sala, senza mai fermarsi. 

Forse, proprio perché Leotta presta così attenzione all’armonia, qualche linea interna avrebbe potuto probabilmente essere messa in evidenza allo stesso modo. Ma, dopo poco, il suo genio e il suo sentire poetico mia hanno completamente conquistata. 

Corriere di Como (supplemento del Corriere della Sera), 15 dicembre 2018, di Lorenzo Morandotti
 
"Standing ovation" per Leotta in Giappone - Il pianista: "Tornerò in Giappone nel 2020 con i miei Beethoven e Schubert"
 
È stata trionfale la decima tournée in Giappone per il pianista comasco Christian Leotta che ha suonato Schubert nella “Alti Hall” di Kyoto. Dopo aver suonato per 21 volte il ciclo delle 32 Sonate di Beethoven, il suo sogno era presentare in concerto l’opera pianistica di Schubert con l’integrale delle sonate compiute, le più significative sonate incompiute, la Fantasia Wanderer, i Moments Musicaux, gli Impromptus D 899, gli Impromptus D 935, i Drei Klavierstücke D 946, le Variazioni Hüttenbrenner D 576 e l’Allegretto in Do minore D 915. 

La speranza è che a Como si possa sentire presto dal vivo Leotta, dove manca da anni. Si sta profilando una serie di recital nel capoluogo lariano, l’annuncio è imminente.

«Il successo del ciclo schubertiano appena portato a compimento è andato oltre ogni aspettativa – ha detto ieri Leotta appena tornato dal Giappone – L’ultimo concerto di sabato scorso è stato salutato dal pubblico giapponese con una magnifica standing ovation e diversi minuti di applausi. Dopo è seguita la firma degli autografi, che è durata oltre un’ora: ho così potuto sapere che diversi spettatori avevano fatto anche più di 500 chilometri per venirmi a sentire. La prima esecuzione del mio nuovo ciclo schubertiano non poteva avere esiti migliori. grande è la gioia di sapere di tornare in questo magnifico Paese per una nuova tournée con Beethoven e Schubert in diverse città nel 2020 e per un ciclo di dieci concerti interamente dedicati a Beethoven a Tokyo nel 2021. Solo negli ultimi cinque anni, ho eseguito in Giappone ben 18 programmi differenti».

«L’emozione di portare a termine per la prima volta un ciclo di concerti dedicati a un grande compositore non ha eguali. Se poi ciò avviene in una capitale internazionale della cultura quale Kyoto e il compositore in oggetto è Franz Schubert si può toccare il cielo con un dito» prosegue Leotta.

«Ricordo quando, ormai quasi vent’anni fa, eseguii per la prima volta il ciclo delle 32 sonate di Beethoven a Montreal. Fu un battesimo eccezionale per me, che mi diede la forza e il coraggio di presentare questa magnifica serie di concerti in quattro continenti per ventuno volte. A Kyoto ho avuto l’onore di eseguire il più grande programma di concerti mai dedicato da un pianista a Schubert, potendo contare sul sostegno di un pubblico davvero meraviglioso, attento e partecipe dalla prima all’ultima interpretazione. Al termine dei miei concerti, diverse persone sono venute con le lacrime agli occhi a complimentarsi».
 
Ongaku No Tomo (Giappone), maggio 2018, di Takayoshi Nakamura

Christian Leotta, who quite overwhelmed the Japanese audience two years ago thanks to his great technique and deep music understanding of Beethoven’s 32 Piano Sonatas, has come back to Kyoto to play “The Schubert Project”.

Although Leotta declared that Schubert is the spiritual heir of Beethoven, it has to be noted that the musical demands of the two composers are quite different. I had the chance to listen to Christian Leotta's second recital. The program presented was very big, including the Four Impromptus D 899 and the Piano Sonatas No. 14 and No. 16, both in A minor.

As I expected knowing his playing, Christian Leotta produced a beautiful sound, and that gave already so much to Schubert’s music. He also created a lyrical and dramatic music world and thanks to his marvelous sonorities he made the audience feel like as his playing was falling from heaven.

Listening to Christian Leotta, I understood the great complexity of Schubert’s late works. I was especially impressed by his performance of the Impromptus D 899. Christian Leotta was able to highlight their “Biedermeier” style, as well as their deep and lyrical world, succeeding in a task not simple at all.

Ongaku Gendai (Giappone), maggio 2018, di Shigeru Otsubo

Christian Leotta performs "The Schubert Project" in seven recitals 

Italian pianist Christian Leotta, who caused quite a sensation in Kyoto’s audience while performing the cycle of Beethoven's 32 Piano Sonatas in a series of nine recitals in 2015 and in 2016, has come back to Kyoto’s ALTI hall and started to play “The “Schubert Project”.

This time, Christian Leotta is presenting, in a series of seven recitals, an unprecedented big program, including Schubert’s Piano Sonatas Nos. 4, 7, 8, 9, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20 and 21, the “Wanderer Fantasy”, the Four Impromptus D899, the Four Impromptus D 935, the Drei Klavierstücke D 946, the 13 Variations on a theme by Anselm Hüttenbrenner D 576 and the Allegretto in C minor D 915. 

Christian Leotta’s sensitive interpretation of Schubert showed the great spirit of this composer and of his music, rather than his feebleness, which could be an echo of his ill-health condition. While listening to him, we immediately recognized that special “Romantic” sound, which made us prompt instantaneously the thought: “This is the real Schubert!”, as it happened especially listening to the second movement of the last Piano Sonata, the No. 21 D 960. 

It should be noted that the programs are not presented in a chronological order. Christian Leotta has divided Schubert's Piano Sonatas in three groups that include the Sonatas composed in the early, the middle, and the latter period of Schubert’s life, performing at least two Sonatas from different creative periods in each recital, along with other relevant works. Thanks to such combinations, the audience is able to appreciate and enjoy, in each concert, the whole image of Schubert’s music.

Next November and December, Christian Leottta will come back to Kyoto to conclude “The Schubert Project", performing the second part of this seven-recitals cycle and will play the Piano Sonatas Nos. 7, 9, 15, 18, 19, 20 and 21, plus other important works such as the “Moments Musicaux”, the “Four Impromptus” D935 and the “13 Variations on a theme by Anselm Hüttenbrenner” D 576, this last piece being rarely performed in Japan.

Rivista Musica, n. 292, gennaio 2018, intervista di Alberto Cima

Christian Leotta, fra Beethoven e Schubert
 
Christian Leotta, nato a Catania nel 1980, ma comasco d’adozione, e' un pianista in costante ascesa: e' stato tra l’altro il piu' giovane pianista al mondo, con Daniel Barenboim, ad affrontare le 32 Sonate di Beethoven, avendole presentate in pubblico, per la prima volta, nel 2002 a Montreal. Ora si accinge a intraprendere un’altra titanica impresa: il ciclo delle Sonate per pianoforte di Franz Schubert, in sette recital che terra' a Kyoto nei mesi di marzo, novembre e dicembre del 2018. E' il primo pianista italiano a cimentarsi in questo progetto. Le sue interpretazioni si distinguono per una grandiosita' epica, ampi contrasti di intensita' e qualita' di suono, una profonda espressivita' del «cantabile», il rilievo del legato e la tecnica virtuosistica, con un tocco molto particolare. Ho avuto l’opportunita' di incontrarlo a Villa Carlotta, in Tremezzina, al termine della sua ennesima performance dell’integrale delle Sonate beethoveniane.

- Il prossimo anno, in Giappone, iniziera' a suonare un ciclo di sette recital interamente dedicato a Schubert. Dopo l’integrale delle Sonate di Beethoven, cosa rappresenta per lei questo eccezionale evento?

Il coronamento di un sogno che avevo da moltissimo tempo, quello di poter presentare l’opera di uno straordinario compositore come Schubert. Una serie di concerti che, essendo eseguiti in un arco di tempo molto ristretto, possono mettere in luce ancora di piu' le particolarita' compositive e la straordinaria creativita' di questo musicista.

- Rispetto alle Sonate beethoveniane, quali difficolta' si presentano?

Schubert e' sicuramente l’erede spirituale di Beethoven e nelle opere schubertiane ci sono innumerevoli segni del suo genio, tuttavia ci sono in lui un’emotivita' e una personalita' completamente differenti, pertanto bisogna essere in grado di penetrare questo spirito e di coglierlo nelle sue infinite sfumature. Questo e' molto difficile, poiche' le sue composizioni racchiudono abissi dell’animo umano a volte imperscrutabili. Sono innumerevoli gli elementi della sua scrittura che mi sono risultati piu' chiari solo dopo avere studiato l’opera nella sua totalita', come del resto e' stato per Beethoven. La differenza fra i due e' che uno, oltre a essere un grande compositore, e' anche un grandissimo pianista, mentre l’altro utilizzava il pianoforte come uno strumento espressivo per esprimere il proprio genio. Usava l’orchestra oppure, da un punto di vista strutturale, il Lied, ma non aveva nessuno strumento prediletto. Beethoven invece era un pianista vero e proprio, il piu' grande virtuoso della sua epoca. E' facilmente comprensibile che la scrittura di Beethoven fosse quella di un compositore-pianista; non altrettanto si puo' dire di Schubert. Paradossalmente, quindi, puo' essere piu' difficile, da un punto di vista pianistico, eseguire Schubert cercando di realizzare la sua volonta'. In questo caso, pertanto, e' necessario analizzare a fondo lo spartito, e cio' richiede molto tempo. Una volta pero' che si entra nel suo mondo tutto risulta assolutamente coerente, meraviglioso. E' una scrittura difficilissima, pero' se si riesce a penetrare in quell’universo e' sublime.

- Ma le Sonate di Schubert si integrano con quelle beethoveniane o appartengono a un mondo del tutto diverso?

Non si integrano in quanto Beethoven ha un suo mondo ben definito. E' un cosmo per certi versi molto vicino, per altri assai lontano. E' chiaro che Beethoven era il modello di Schubert, ciononostante la personalita' era completamente differente e, di conseguenza, il risultato estetico e musicale e' ovviamente molto personale.

- Nel ciclo schubertiano, oltre alle Sonate, inserisce gli Improvvisi, le Variazioni su un tema di Huttenbrenner (D 576), i Drei Klavierstucke D 946, i Momenti Musicali e l’Allegretto D 915. Quindi si puo' parlare di un programma pressoche' completo delle pagine pianistiche?

La produzione di Schubert si puo' suddividere in tre grandi blocchi: uno formato dalle Sonate, l’altro costituito dalle composizioni da lei sopra citate e un altro composto dalle Deutsche Tanze. Non ho incluso nessuna Danza tedesca in questo ciclo poiche' ritengo che, a parte alcune eccezioni, questa produzione sia essenzialmente di intrattenimento.

- Su quali edizioni musicali ha studiato le opere di Schubert?

Come per Beethoven, l’edizione ha una rilevanza assoluta. Sicuramente bisogna fare riferimento all’edizione della Henle, alla quale ha contribuito anche Paul Badura-Skoda per le Sonate giovanili e quelle incompiute, all’edizione Wiener Urtext, curata sia da Martino Tirimo per tutte le Sonate, edizione molto apprezzata da Alfred Brendel, sia nuovamente da Badura-Skoda per le altre composizioni. Poi bisogna fare riferimento anche alla Breitkopf & Hartel, curata da Julius Epstein, edita nel 1888 nell’ambito della pubblicazione dell'opera omnia di Schubert. Inoltre tutte le edizioni originali e, quando disponibili, anche gli autografi. Dovere dell’interprete e' quello di approfondire il piu' possibile ogni argomento.

- Benche' giovane, e' il primo pianista italiano a interpretare le Sonate di Schubert...

Sicuramente sara' un’esperienza meravigliosa. Suonare una parte cosı' significativa di Schubert sara' come avere imparato una lingua nuova, una lingua che ha il suo accento, che ha le sue regole grammaticali, che ha la sua musicalita', unica e irripetibile. Fondamentale sara' cogliere il significato profondo della sua opera.

- Filologicamente, quali sono le differenze fra le Sonate schubertiane e quelle beethoveniane?

Anche in questo caso e' importante il discorso sulle edizioni musicali, come abbiamo visto prima. Alcune Sonate di Schubert sono incompiute e quando le suono mi fermo al punto in cui le aveva lasciate il compositore. Non mi permetterei mai di aggiungere ex-novo alcune battute o frammenti. Non sono d’accordo con quei pianisti che completano le composizioni. In questo caso mi attengo alla lettera. 

Il Settimanale, Como, 28 settembre 2017, di Alberto Cima

L'ottavo recital di Leotta
 
Il pianista comasco porta a termine il ciclo dedicato all'integrale delle 32 Sonate di Beethoven. Nonostante la giovane età rappresenta uno dei suoi migliori interpreti

...Christian Leotta, benché giovane, può essere considerato oggigiorno uno dei più grandi interpreti di Beethoven. Le sue interpretazioni sono destinate a fare storia e sono ormai apprezzate in tutto il mondo. Si distingue per la tecnica prodigiosa, il delicato fraseggio, un sapiente uso delle indicazioni dinamiche e per l'incantevole cantabilità, grazie alla quale comunica profonde emozioni.

L'Eco di Bergamo, 24 settembre 2017, di Bernardino Zappa

Pianismo da scultore - Leotta sorprende nella Sala Greppi 

Il Festival ha inaugurato la trentaseiesima stagione con l'atteso programma beethoveniano

Christian Leotta pro­segue le sue fatiche beethove­niane, oramai all'ultimo anno di quattro. Giovedì sera, all'inau­gurazione del 36° Festival inter­nazionale dei Concerti d'Autun­no, ha sorpreso il pubblico degli appassionati, che ormai ben co­noscono il suo spirito analitico nella lunga cavalcata delle 32 so­nate beethoveniane, con un in­terpretazione decisamente par­ticolare delle quattro Sonate in programma.

Due i brani salienti, la cosid­detta Pastorale, ossia la Sonata op. 28 e in conclusione la Sonata op. 110, una delle più sontuose del cosiddetto (secondo la nota ripartizione  di Wtlhelm Lenz) «terzo periodo». Anche se non meno interessanti, come lui stesso ha raccontato sullecolonne deL'Eco, sono le altre due so­nate in programma, l'op. 54, anomala nei suoi due soli tempi, e l'op. 10 n. 2.

Quello di Leotta è un piani­smo che scolpisce il suono con una misura geometrica, defini­sce le forme, seguendo una pro­pensione costruttiva del genio di Beethoven. Anche  nelle fluide pagine della Pastorale, e non di meno nelle curve spesso morbi­de e accoglienti della 110 (molto meno arcigna e ruggente,per ca­pirci, della Sonata op. 106, con cui divide la prevalenza di scrit­tura contrappuntistica). 

È un pianismo da scultore, da artigiano raffinato che opera di scalpello e cesello. Certo non mancano gli affondi -ne ha dato prova inequivocabile la gigante­sca fuga finale con Arioso della 110  - con suoni vibranti e aggres­sivi, molto materici.  L'idea com­plessiva è di una musica molto architettonica che alla melodia contrappone la costruzione. Bis ancora beethoveniano.
 
Corriere di Como (supplemento Corriere della Sera), 12 agosto 2017, di Lorenzo Morandotti

Ascolti digitali, Leotta verso quota un milione - Successo in rete per l'interpretazione delle "Variazioni Diabelli" di Beethoven 
 
Non sono numeri da popstar ma nella classica fanno il botto. Successo digitale per il pianista comasco di fama internazionale Christian Leotta. Che totalizza quasi un milione di acquisti tra streaming e download per la sua incisione delle Variazioni Diabelli su etichetta Atma Classique effettuati negli ultimi dodici mesi (più di 700.000 solo su Spotify che è la maggior piattaforma di streaming sul pianeta, mentre le incisioni delle Diabelli di Alfred Brendel e di Maurizio Pollini che sono da dieci anni online non arrivano a 200mila). 

«Si tratta di uno strepitoso successo di pubblico e commerciale che conferma i lusinghieri elogi espressi dalla critica internazionale su prestigiose riviste quali American Record Guide, Pizzicato e Fanfare, unanimi nell’annoverare le mie Diabelli fra le migliori registrazioni di sempre del capolavoro beethoveniano».

«Il mercato discografico tradizionale è fermo, i miei cd vanno bene specie in Giappone, mentre il digitale registra un boom. Anche perché c’è la possibilità di ascoltare e scaricare la singola traccia e non tutto l’album. Sono su oltre 50 portali», continua Leotta.

«Un successo, per le mie Diabelli perché non è il solito brano classico "pop" come il "Sogno d’amore" di Liszt o l'"Appassionata" di Beethoven, ma uno dei brani più sublimi, complessi e difficili, che richiede una grande cultura musicale».

Christian Leotta il prossimo settembre inaugurerà la prestigiosa stagione della Sala Greppi di Bergamo, esibendosi nell'ambito del Festival Internazionale i Concerti d'Autunno e completando il ciclo delle 32 Sonate di Beethoven i giorni 19 settembre e 19 ottobre.

La prestigiosa Alti Hall di Kyoto in Giappone ha intanto già messo in vendita i biglietti per le date del ciclo di sette recital interamente dedicati a Franz Schubert, che Leotta interpreterà nel 2018 i giorni 10, 14 e 18 marzo, 27 novembre, 1, 5 e 9 dicembre. Il programma comprenderà, oltre alle sonate, anche la Fantasia Wanderer, i Moments Musicaux, gli Impromptus D 899 e D 935, i Drei Klavierstucke D 946, le Variazioni D 576 e l'Allegretto D 915. Leotta è il primo pianista al mondo che esegue un ciclo di sette recital dedicati a Schubert e uno dei pochi nella storia ad avere in repertorio anche l’integrale delle 32 sonate di Beethoven.
 
Bangkok Post, Tailandia, 3 luglio 2017

Making history on the piano 

 
Italian virtuoso pianist Christian Leotta returns to Bangkok to perform an all Beethoven programme with the Royal Bangkok Symphony Orchestra under the baton of Vanich Potavanich at the Thailand Cultural Centre, Ratchadaphisek Road, on Thursday at 7.30pm.

Presented in the framework of the Italian Festival in Thailand 2017 by the Embassy of Italy, the 37-year-old musician will complete the entire cycle of the 5 Beethoven’s Piano Concertos with Piano Concerts No.1, No.2 and No.4. Last year he performed Piano Concerts No.3 and No.5 with the RBSO. This will mark an exceptional and historical first time in Thailand and probably Southeast Asia.

If in the first and in the second Piano Concertos the brio and the youthful fervour prevail, in the fourth Piano Concerto, considered by many as the most sublime example of this form, maestro Leotta will take us to the full Romanticism thanks to one of the greatest masterpieces of all time, written in the same years of the famous Piano Sonatas Waldstein and Appassionata.

Leotta has worked with major orchestras, regularly performing in important theatres and concert halls such as the Philharmonie at the Gasteig in Munich, the Konzerthaus of Vienna, the Tonhalle of Zurich, the Sala Verdi and the Auditorium of Milan, the Salle Claude-Champagne of Montreal, and the Great Hall at the Bunka Kaikan Theatre of Tokyo.

He recently completed the fifth and final volume of his recordings of the complete 32 Beethoven Piano Sonatas and his constant international touring as both a recitalist and concerto soloist. 
 
La Provincia, Como, 26 maggio 2017, di Stefano Lamon

Leotta e Schubert: "Un genio da scoprire"
 
Dopo tutte le sonate di Beethoven il pianista comasco propone un ciclo dedicato al grande compositore austriaco

Arrivato al ventunesimo ciclo di esecuzione completa dal vivo delle 32 Sonate di Beethoven, proposte letteralmente in tutto il mondo, il pianista comasco Christian Leotta annuncia ufficialmente una nuova, grande avventura musicale e interpretativa: un ciclo completo dedicato a Franz Schubert.

L’idea, maturata già da qualche anno, diventa realtà dopo la proposta formale ricevuta dal College of Music di Kyoto. “Un ciclo schubertiano è assolutamente diverso da un ciclo beethoveniano” spiega Christian Leotta, a Como ancora per qualche settimana prima di ripartire per l’ennesimo tour in tre continenti che durerà un meso: “tra l’altro, un ciclo che presentasse solo le Sonate avrebbe lasciato un’idea incompleta del compositore. Le Sonate hanno la parte più importante, però non dipingono l’aspetto più melodico, liederistico, di ponderanza assoluta, rischiando di non dare l’immagine completa del compositore. Il ciclo schubertiano che sto preparando arriva a comporre sette concerti, che permettono di vedere la cosa straordinaria che in così pochi anni di vita questo compositore è riuscito a creare e soprattutto la sua meravigliosa evoluzione”.

Non teme per sé e nei confronti del pubblico il rischio del confronto fra l’arcinoto Beethoven e il meno conosciuto Schubert?
“No personalmente, perché nella vita bisogna sempre mettersi in gioco verso nuovi oceani aperti, come una rinascita; no musicalmente, perché confrontarsi con la musica per pianoforte di Schubert significa trattare qualcosa di sublime. La mia stessa visione di Schubert, a metà dell’approfondimento del repertorio,  sta cambiando radicalmente scoprendo una lingua complessa e nuova, finora quasi mai approfondita appieno, se non da qualche grande del passato”.

Cosa c’è di appassionante in Schubert per il pubblico, che può farlo innamorare quanto Beethoven?
“Un accento unico e personale, cosi vicino eppure radicalmente diverso da Beethoven nella musica, sottilissimo, comprensibile solo dopo uno studio immenso; tratti poetici e di vita comuni impressionanti, come la concezione dell’unica ragione di esistere per la musica, o il concetto del dolore. Ancora, così come Beethoven componeva da sordo, Schubert componeva a tavolino, ottenendo risultati musicali eccelsi, assoluti, oltretutto difficilissimi da ottenere pianisticamente”. 

Ascoltare il ciclo schubertiano significherà dunque immersione in un abisso musicale che ha un’immensa ricchezza di risvolti.

“Sarò felice sapendo di arrivare a presentare la musica pianistica di Schubert sotto una luce nuova con un’esecuzione che dimostri una ricerca di questo tipo. Un ciclo schubertiano per dare uno sguardo il più possibile completo, che mi auguro di presentare al più presti in Italia e a Como, così come il primo ciclo beethoveniano vide la luce nella mia città, al Carducci”.
 
Tempo Stretto, Messina, 30 novembre 2016, di Giovanni Francio' 

Christian Leotta e il mito di Beethoven


Il pianista catanese conclude il ciclo con la strepitosa e toccante interpretazione dell'ultima sonata di Beethoven

Il concerto di sabato 26 novembre, per la stagione concertistica dell’Associazione V. Bellini in unione con l’Accademia Filarmonica, pone fine all’esecuzione del ciclo dell’integrale delle trentadue sonate per pianoforte di Ludwig van Beethoven, iniziato a Messina nel 2014, eseguito dal pianista catanese Christian Leotta, straordinario specialista nell’interpretazione delle sonate di Beethoven, ciclo che ha portato in giro per il mondo con strepitoso successo.

L’ultimo concerto è iniziato con l’esecuzione della Sonata n. 16 in Sol Maggiore, op. 31 n. 1, nei movimenti: Allegro vivace, Adagio grazioso, Rondò: Allegretto – Presto. L’eccellente pianista già nel secondo movimento della sonata, questa sorta di cavatina alla Rossini, con un tema elegante che viene ad ogni ripetizione variato con trilli ed ornamenti di ogni genere, ha rapito ed estasiato il pubblico trasportandolo nel fantastico mondo beethoveniano. Alla sonata in sol maggiore, una delle più serene e intrise di buon umore del musicista tedesco, ha fatto seguito, per contrasto, l’esecuzione (splendida e applauditissima) di una delle sonate più drammatiche, la n. 8 in Do Minore, op. 13 Pathétique, nei movimenti: Grave. Allegro di molto e con brio, Adagio cantabile, Rondò: Allegro. La sonata, dedicata al principe Karl Von Lichnowsky, fu inviata da Beethoven anche a quello che rappresentò il grande amore della sua vita, Josephine Brunsvik, a riprova che il grande musicista trasferì nella sonata tutta la sua passione. L’appellativo Patetica è dello stesso Beethoven, ma il significato del termine non corrisponde a quello odierno, che assume quasi una connotazione negativa, ma deriva letteralmente da pathos, cioè sentimento, passione. Capolavoro emblematico dello Sturm und Drang, la sua impetuosa drammaticità si manifesta immediatamente nel Grave iniziale, un tema sinistro che rimane impresso nella memoria e che prelude all’inquieto allegro del primo movimento; l’adagio, fin troppo celebre, è uno dei brani di più elevata nobiltà d’animo regalatoci da Beethoven, e rappresenta il momento culminante della Patetica, vero archetipo del romanticismo musicale tedesco; il rondò finale, per quanto ben costruito e di carattere anch’esso drammatico, non raggiunge però le vette toccate dai primi due movimenti. Esecuzione nobile e partecipata di Leotta, che ha strappato entusiasti applausi del pubblico, felice di ascoltare un’interpretazione di tale livello di una delle sonate più amate. La seconda parte della serata è iniziata con la Sonata n. 24 in Fa Diesis Maggiore, op. 78, nei movimenti: Adagio cantabile ­ Allegro non troppo, Allegro vivace. È una piccola sonata dedicata alla contessa Therese Brunsvik, soprannominata infatti Therese­Sonate, dal carattere intimo e raccolto, una pausa di rilassamento e leggerezza che ha preceduto il momento culminante di tutto il concerto, e forse di tutto l’intero ciclo di concerti che Christian Leotta ha offerto al pubblico messinese. Ha concluso infatti la serata l’esecuzione della Sonata n. 32 in Do Minore, op. 111, in due movimenti: Maestoso ­ Allegro con brio ed appassionato, Arietta: Adagio molto semplice e cantabile, l’ultima sonata del musicista tedesco, uno dei sommi capolavori dell’intera letteratura pianistica. Pubblicata nel 1823, consta di soli due movimenti, di eccezionale intensità. Dopo una breve introduzione misteriosa e quasi sinistra, il primo movimento esplode letteralmente con Allegro con brio ed appassionato, caratterizzato da tumultuose frasi eseguite all’unisono dalle due mani. È un brano quasi monotematico, tutto intriso di un clima di concitata tensione, con difficili elaborazioni contrappuntistiche, una prerogativa dell’ultimo Beethoven. A tale tempestosa atmosfera segue per contrasto il dolcissimo e meraviglioso 'Adagio', denominato Arietta (mai fu dato un titolo così modesto ad un capolavoro di siffatte dimensioni!). Il dolcissimo tema, tenero e profondo, è prima variato magistralmente, nelle prime due variazioni, viene poi stravolto nella terza, fortemente ritmata, strabiliante e talmente fuori da ogni schema conosciuto che alcuni contemporanei, che difficilmente potevano capire un genio che precorreva i tempi di quasi un secolo, parlarono di “demenza del genio”. Dopo la terza variazione il tema praticamente si dissolve in una serie di fantastiche divagazioni di una bellezza commovente e struggente,una delizia per l’ascolto, fino ad arrivare al momento culminante, “Uno dei più eccelsi e benedetti di tutta la musica” (Carli Ballola), in cui il ritorno del tema subisce una piccola alterazione, che produce un effetto la cui bellezza è impossibile da descrivere, se non con le parole di Thomas Mann nel suo Doktor Faustus: “…questo do diesis aggiunto è l’atto più commovente, più consolatore, più malinconico e conciliante che si possa dare. È come una carezza dolorosamente amorosa sui capelli, su una guancia, un ultimo sguardo negli occhi, quieto e profondo. È la benedizione dell’oggetto, è la frase terribilmente inseguita e umanizzata in modo che travolge e scende nel cuore di chi ascolta come un addio per sempre, così dolce che gli occhi si empiono di lacrime”.

La delicatezza e la capacità espressiva con cui Leotta ha interpretato il brano, con quell’esecuzione perfetta dei trilli, momento catartico del finale dell’Arietta, con il giusto risalto dato ai momenti più sensibili del brano, difficilmente potrà essere dimenticata dal numeroso pubblico presente, che ha ascoltato in religioso silenzio, per poi tributare, estasiato, l’applauso fragoroso a questo straordinario interprete beethoveniano che ci ha condotto in tre anni attraverso questo percorso impegnativo ma entusiasmante.

Tempo Stretto, Messina, 26 novembre 2016, di Giovanni Francio' 

Christian Leotta magistrale nella rilettura di Beethoven 


I due concerti in programma venerdì 25 novembre e sabato 26 novembre (ore 18), per la stagione concertistica dell’Associazione V. Bellini in unione con l’Accademia Filarmonica, concludono il poderoso ciclo dell’integrale delle sonate per pianoforte di Ludwig van Beethoven, iniziato a Messina nel 2014, eseguito da uno specialista assoluto, il pianista catanese Christian Leotta, insignito con medaglia dal Presidente della Repubblica Ciampi nel 2004 proprio per l’interpretazione dell’intero ciclo nei concerti di tutto il mondo, impresa che pochissimi nella storia concertistica del pianoforte possono vantare.

Ascoltare le trentadue sonate di Beethoven, in pratica la bibbia nel campo delle sonate per pianoforte, è un vero privilegio per gli amanti della musica. Purtroppo venerdì, a causa di un violentissimo nubifragio che si è abbattuto su tutta l’isola, con dichiarazione di allarme rosso da parte del sindaco della città, il Palacultura è stato quasi deserto, una trentina di spettatori ad ascoltare il maestro Leotta che, con grande professionalità, ha interpretato impeccabilmente, come se la sala fosse piena, le quattro sonate in programma, applauditissimo, per come possono applaudire e farsi sentire pochi spettatori di una sala semivuota. Per fortuna oggi gli appassionati di musica messinesi, abbonati e non, possono rifarsi, assistendo all’ultima esecuzione del ciclo, una delle più interessanti di tutta la serie. Infatti, senza voler fare alcuna graduatoria delle sonate di Beethoven, ci sembra si possa affermare che il programma odierno sia molto più allettante rispetto a quello di ieri, poiché comprende la celeberrima Patetica col suo splendido e famosissimo adagio, e soprattutto la sonata n. 32 op. 111, l’ultima sonata del musicista tedesco, uno dei sommi capolavori dell’intera letteratura pianistica, che contiene nelle variazioni dell’Arietta, il movimento finale, alcuni momenti fra i più commoventi che si possano concepire in musica, ma di questo scriveremo dopo il concerto, assolutamente da non perdere. Venerdì Leotta ha eseguito dapprima la Sonata n. 12 in La Bemolle Maggiore, op. 26, nei quattro movimenti Andante con variazioni, Scherzo: Allegro molto, Marcia funebre sulla morte di un eroe: Maestoso andante, Allegro. Una sonata importante nell’evoluzione artistica di Beethoven, sia per le variazioni su un tema nobile e bellissimo, ­ variazioni che diventano sempre più importanti nel procedimento compositivo del tedesco, assurgendo qui per la prima volta a protagoniste di un primo movimento – sia soprattutto per la marcia funebre, dedicata alla morte di un eroe che ancora nessun critico, nonostante molteplici supposizioni, è riuscito ad individuarne l’identità; marcia funebre amatissima da Chopin (che pure non stravedeva per Beethoven) tanto che indusse lui stesso a comporre una sonata con marcia funebre; movimento inoltre che anticipa di qualche anno la straordinaria marcia funebre che costituisce il secondo movimento della sinfonia n. 3 Eroica. È quasi inutile sottolineare come l’interpretazione di Leotta sia stata impeccabile, rigorosa, molto sentita ma nello stesso tempo contenuta, dimostrando un eccezionale controllo della materia musicale beethoveniana (come del resto in tutte le sonate eseguite). La prima parte del concerto si è conclusa con l’esecuzione della Sonata n. 4 in Mi Bemolle Maggiore, op. 7, nei movimenti: Allegro molto e con brio, Scherzo: Allegro, Largo con gran espressione, Rondò: Poco allegretto e grazioso. Si tratta di una sonata giovanile che segna già una svolta nella storia della sonata per pianoforte, per la assoluta libertà di forma, la ricchezza dei temi (talora eccessiva e un po’ verbosa, ma stiamo parlando di un musicista giovanissimo), e la lunghezza della composizione, la più lunga sonata di Beethoven per numero di battute dopo l’op. 106 Hammerklavier. Interessantissimo Il “Largo” con quella statica fissità, pieno di pause, desolato, che tocca i registri più gravi della tastiera, precursore di composizioni che vedranno la luce molti anni dopo. La seconda parte della serata è iniziata con la Sonata n. 22 in Fa Maggiore, op. 54, in soli due movimenti: In tempo d'un minuetto, Allegretto. Si tratta in realtà di una sonatina, nella quale alcuni critici hanno voluto vedere un incidente di percorso, altri una tappa comunque fondamentale nell’evoluzione compositiva di Beethoven, testimonianza di quella libertà di forma che per il musicista di Bonn ha sempre costituito un traguardo fondamentale da perseguire (basti pensare agli ultimi quartetti), libertà che nella sonatina si esplica in particolare nel primo movimento (mai nessuno aveva pensato ad un minuetto come primo movimento di sonata!) ma anche nel secondo, un piacevole ed efficace moto perpetuo. A noi sembra un gradevole esercizio stilistico, di elevata qualità, incastonato fra le due gigantesche sonate op. 53 Waldstein e op. 57 Appassionata.

Ha concluso la serata l’esecuzione della Sonata n. 28 in La Maggiore, op. 101, nei movimenti: Un po' vivace e con il sentimento più intimo, Vivace alla Marcia, Lento e pieno di ardente ispirazione, Presto, ma non troppo, e con decisione. Fa parte delle ultime sonate di Beethoven, terminata alla fine del 1816, dedicata ad una sua ex allieva, la baronessa Dorotea Ertmann, ottima pianista e tenuta in gran conto da Beethoven stesso, tanto da dedicargli una delle sonate più importanti e difficili. Si tratta di un’opera davvero problematica, dove la ricerca del nuovo e la sperimentazione talora rischiano di comprimere la vena poetica, pur presente nella sonata. Dopo un primo movimento col suo dolcissimo incipit, quasi mozartiano, che diviene l’elemento caratterizzante di tutto il brano, il secondo e l’ultimo movimento ­ separati da un breve adagio, una pausa meditativa e di raccoglimento – sono intrisi di contrappunto e di elementi di fuga, una sperimentazione in cui i modelli barocchi polifonici vengono rielaborati in chiave moderna, all’interno della forma sonata, ma che tradiscono però, come giustamente osservato da molti critici, un eccessivo studio, una fatica che nuoce alla fluidità e naturalezza della musica. Questa fatica, questa mancanza di scioltezza che già Mozart aveva superato nella sonata K 533 e soprattutto nell’ultimo movimento della sinfonia Jupiter, sono da considerare però come una tappa essenziale per il raggiungimento degli straordinari risultati nel campo della polifonia e del contrappunto che Beethoven avrebbe perseguito da lì a poco, con le fughe dell’Hammerklavier e della Sonata Op. 110 e infine con la “Grande Fuga” op. 133 per quartetto d’archi. Strepitosa l’interpretazione di Leotta, puntuale, precisa e rigorosa nel contrappunto, non vediamo l’ora di ascoltarlo nell’op. 111.

American Record Guide, USA, Settembre/Ottobre 2016, di Alan Becker

Recensione sul CD:  "Beethoven Diabelli Variations


It is a bold move these days to issue a recording of this monumental variations without a coupling—usually another short variation piece by the composer or some of the many variations contributed by other composers. Still, the Beethoven is the main thing, and a performance as good as this can stand on its own feet. Italian pianist Leotta has already given us impressive recordings of the sonatas, and it seems logical that he turn to Diabelli next. That his recording is one of the best makes one admire his achievement all the more.

Given the technical complexity, along with the musical and intellectual challenges of thescore, we are sometimes led down a path of low inspiration and pure boredom. Such is definitely not the case here, and we are immediately drawn in by the forthright statement of the little waltz tune. Every variation that happens from that point on becomes a logical outgrowth of the tune. While there is plenty of contrast, it all seems to happen as part of a natural flowing growth. With virtuosic challenges piling up, every one of them is dispatched without allowing it to tear away from the fabric of the music’s structure.

Leotta is also careful to avoid sounding precious or too wound up in attempting expressive devices that call attention to themselves. Sound engineer Carlos Prieto deserves full praise for giving us a natural perspective of the Steinway D that, while close, does not place you inside the mechanism. Since everything has conspired to place this recording among my favorites, I will list my other favorites: Anderszewski, Brendel, Demidenko, Kovacevich, Pollini, Schnabel, and Serkin. Since no respectable collector can have just one, it is time to make room for this newcomer. Even the creative notes by Robert Rival give us more to think about than usual. 

Il Settimanale, Como, 1 ottobre 2016, di Alberto Cima

Beethoven e la qualità di Christian Leotta Leotta

Si è conclusa a Villa Carlotta la prima parte dell’integrale delle “32 Sonate per pianoforte” di Beethoven magistralmente interpretate dal trentacinquenne pianista comasco Christian Leotta, oggigiorno uno dei più grandi interpreti beethoveniani, nonostante la giovane età. Ogni concerto si è concluso con una sorta di standing ovation, fatto raro, se non unico, in Italia. Il “silenzio” durante le sue performances hanno inoltre evidenziato la “qualità” del pubblico presente, sempre molto attento. L’atmosfera in sala è sempre stata magnifica.

Christian non si limita a eseguire, con tecnica impeccabile, tutte le note e a comunicare intime emozioni, con soffuse e delicate sonorità, ma penetra a fondo nell’animo beethoveniano come, in passato e nel presente, hanno fatto altri numi tutelari del pianoforte, quali Artur Schnabel, Wilhelm Backhaus, Yves Nat, Wilhelm Kempff, Claudio Arrau, Alfred Brendel, Daniel Barenboim e Rudolf Buchbinder.

La visione beethoveniana di Christian è talvolta personale, ma non va mai oltre le righe e comunque rispetta la “tradizione” del genio di Bonn, con qualche afflato lirico e melodico moderno, vicino all’uomo di oggi. Non mancano spesso indicazioni dinamiche e agogiche “sui generis”, ma sempre contenute nel massimo rispetto del testo. Sua prerogativa è quella di eseguire spesso gli “Adagio” più lentamente del consueto per mettere in risalto l’animo e l’aspetto interiore del musicista. Aspetto fondamentale nel mondo d’oggi, che tende a evidenziare solamente l’elemento tecnico-virtuosistico, ma quasi mai quello lirico e interiore. Un Beethovendunque nuovo, ma mai controcorrente. Queste esecuzioni sarebbero certamente piaciute anche a Ludwig.

Il mondo spirituale di Beethoven risulta saldamente ancorato all’idea che si potrebbe definire kantiana dell’infinito, della religione, della morale; il suo fare musica è profondamente legato al suo impegno etico. Questa idea e questo impegno sono componenti essenziali della musica beethoveniana, diventano un fertile humus della sua poetica e condizionano la nascita di ogni composizione. E’ questo un compito che non spetta solo all’artista, ma anche all’interprete, come è il caso di Christian Leotta, la cui personalità lascia piena luce a quella di Beethoven, impregnata di raffinata sensibilità. I lavori di Beethoven richiedono, per la loro interpretazione, non solo un artista e un musicista, ma un “uomo” nel senso più autentico del termine, che abbia una propria vita vissuta. All’esecutore si aprono due strade: una in cui la propria passionalità si serve del linguaggio musicale di Beethoven per esibirsi, l’altra in cui obbedisce a quanto è scritto nella pagina musicale. In questi due estremi si deve mantenere la giusta linea, né esagerata verso la libertà né pietrificata per l’eccessivo rispetto della partitura, ed è ciò che nelle sue interpretazioni fa Christian Leotta.

Così si può sintetizzare il suo stile pianistico: grandiosità epica, forti contrasti di intensità e qualità del suono, profonda espressività del “cantabile”, perfezione del “legato”, virtuosità spontanea e un appropriato uso del pedale di risonanza.

Nonostante la grande, talvolta eccezionale, importanza storica e poetica delle altre composizioni pianistiche (dall’imponente serie delle Variazioni ai Concerti per pianoforte, dalle Bagatelle alle Sonate per violino) le 32 Sonate rimangono il centro dell’universo pianistico di Beethoven.

La seconda e ultima parte dell’integrale delle 32 Sonate per pianoforte di Beethoven, costituita da ulteriori quattro concerti, andrà in scena a Tremezzo, presso Villa Carlotta, nel mese di settembre del 2017.

Pizzicato (Lussemburgo), 29 giugno 2016, di Remy Frank

Leottas beeindruckende Differenzierung der Diabelli-Variationen


Recensione sul  CD  "Beethoven Diabelli Variations" - 5 Stelle


Der italienische Pianist Christian Leotta spielt Ludwig van Beethovens 33 Diabelli-Variationen op. 120 mit dem hohen künstlerischen Anspruch, den das Meisterwerk verdient. Er fügt eine Variation nahtlos an die andere, erzeugt also ein geschlossenes Ganzes, und der Hörer nimmt dennoch jede Zäsur wahr, weil der Pianist jeder Variation ihren ganz eigenen Charakter gibt, so, dass die einzelnen Teile deutlich voneinander abgehoben werden. Und so ernst und dramatisch manches klingt, so hat das Verspielte genauso seinen Platz wie der romantische Atem und das Gefühlsvolle. Neben brillantem, kraftvollem und sehr virtuosem Spiel gibt es bei sparsamem Pedalgebrauch und mittig angesiedelten Tempi für Leotta viele Gestaltungsmöglichkeiten, um Kontraste und Nuancen jeglicher Art herauszuarbeiten. So scharf er einzelne Variationen herausmeißeln kann, so berückend ist die Kantabilität in anderen Stücken. Seine Interpretation muss daher unbedingt zu den sehr guten gerechnet werden, die es auf Tonträgern gibt. Leotta hat Beethovens Absichten gut verstanden und er kann sie gut mitteilen.

Christian Leotta’s account of Beethoven’s Diabelli Variations has to be counted among the best performances available on disc.

TRADUZIONE:

Leotta's impressive differentiation of the Diabelli Variations 

Italian pianist Christian Leotta plays Beethoven’s 33 Diabelli Variations Op. 120 with the high artistic standards this masterpiece deserves. 

He seamlessly connects each variation to the next, thus producing a coherent whole and yet the listener still perceives every break because the pianist brings forth each variation's own character, so that the individual parts are clearly distinguished from each other.  

While there are variations that sound serious and dramatic, in others prevail the joyfulness; the romantic breath and profound feelings, found their place too. 

In addition to a brilliant, powerful and very virtuoso performance, thanks to his careful use of the pedal and well balanced tempo choices, Mr. Leotta generates a plethora of creative possibilities that bring about contrasts and nuances of all kinds.  

Many variations sound sharply chiseled, while his cantabile is quite enchanting in others. 

Christian Leotta’s account of Beethoven’s Diabelli Variations is to be counted among the best performances available on disc.

Mr. Leotta has deeply understood Beethoven’s intentions and communicates them very well. 

The WholeNote (Canada), 31 maggio 2016, di Alex Baran 

Recensione sul  CD  "Beethoven Diabelli Variations"  

With all 32 Beethoven sonatas in his discography, Christian Leotta has now added Beethoven – Diabelli Variations (ATMA ACD2 2485) to his growing list of recordings.

The Diabelli Variations have a history of divided critical opinion. At worst, Anton Diabelli’s original theme is considered a trite offering containing very little that any composer can use for a credible variation. That Beethoven used the material to write an entire set of 33 variations, is then something of a miracle that speaks directly to the composer’s inventive gift. Regardless of the theme’s actual merits, or lack of them, a performer needs to understand what Beethoven is actually doing in each variation in order to perform them intelligently.

This is where Leotta proves his standing as a highly respected Beethoven interpreter. He understands that Beethoven uses as little as a single interval and often barely more than that, a pick-up note, an ornament or a rhythmic pattern, to construct his variations. He remains highly focused on this, and in doing so holds the set of variations together despite its diverse moments of comedy, tumult, melancholy and contemplation.

Leotta has discerned Beethoven’s deepest imprint and conveys it in each of these utterances. What he makes clear by the end of it all is that Beethoven’s creative genius is for him, supreme.

The Asahi Shimbun (Giappone), 30 maggio 2016, di Nobuhiro Ito

Joyfulness, watching the immense mountain of Beethoven 


TRADUZIONE:

Italian pianist Christian Leotta, born in Sicily, has concluded his nine recital series at Kyoto's Alti Hall performing the complete cycle of Beethoven's 32 Piano Sonatas.

The Alti Hall organized this rare event inviting only one pianist who is not very well known in Japan yet; in spite of it, recitals were all sold out or quasi, an occurrence that is really exceptional in Japan.

Last May 15th, I went to hear the last concert of the series, listening to the Piano Sonatas No. 16, No. 8, No. 24 and No. 32.

Mr. Leotta, still in his thirties, has already performed nineteen times throughout the world the cycle of Beethoven’s 32 Piano Sonatas. Avoiding any histrionic attitude while on stage, he approaches the piano with great simplicity. His playing is so profound as to give us the impression of a monk praying in the temple of Beethoven’s music day by day. But no, he isn't just that, he is the Guardian of Beethoven’s music: indifferent to gain, he devoted his entire self with no restrain to the great composer.

It is not easy to get close to Mr. Leotta’s touch at first, but listening to his playing we gradually understand how deeply he knows the entire corpus of Beethoven’'s 32 Piano Sonatas. I truly believe that he sees and knows minutely the whole of this immense mountain.

His performance of a small scale Piano Sonata such as the No. 24 seemed to be in a careful, cautious manner whereas his playing became brilliant in one of the most demanding and important Piano Sonata such as the No. 32. Following the third powerful variation of its second movement, the audience was increasingly caught into quiet and introspective sounds and the entire hall seemed wrapped in such an atmosphere as if we were in a church: Christian Leotta has led the audience to a state of ecstasy. 

It has been the first time that a performance filled up my soul in such a way.

Il Settimanale, Como,  28 maggio 2016, di Alberto Cima

Il talendo di Christian Leotta in un nuovo disco


Recensione sul  CD  "Beethoven Diabelli Variations"  

Un’altra perla musicale, dopo l’integrale delle Sonate per pianoforte di Beethoven, si aggiunge alla discografia del pianista Christian Leotta, grazie all’etichetta canadese “Atma Classique”: le “Diabelli Variations”.

Le “33 Variazioni su un valzer di Anton Diabelli, op. 120” sono un insieme di variazioni per pianoforte composte fra il 1819 e il 1823 da Ludwig van Beethoven su un valzer scritto da Diabelli. E’ un’opera pianistica di notevole rilievo che può essere paragonata, per l’importanza, alle “Variazioni Goldberg” di J.S. Bach. Possono essere considerate il più rilevante insieme di variazioni mai scritte. Il pianista Alfred Brendel le ha definite “la più grande di tutte le opere per pianoforte”. Rilevante la struttura armonica. Fondamentale l’approccio di Beethoven al tema principale, sul quale sviluppa una musica di grande inventiva. Quest’ampia partitura è un capolavoro supremo nell’arte della variazione. E’ l’ultimo lavoro scritto da Beethoven per il pianoforte e può essere reputato, a tutti gli effetti, una sorta di testamento pianistico.

Validissima l’interpretazione del giovane pianista Christian Leotta, considerato fra i più straordinari esecutori della musica del genio di Bonn. Impeccabile la sua tecnica, che si affianca a una cantabilità sognante, dando una visione talvolta innovativa, vale a dire meno veemente rispetto a come viene generalmente interpretato Beethoven, mettendo in luce la parte più intima del compositore, più vicina al romanticismo che non al classicismo. L’esecuzione di Christian è di assoluto valore tanto per perizia tecnica quanto per resa sonora ed espressività. Quello che stupisce è il contrasto fra un virtuosismo acceso e quasi visionario, sbrigliato ed estroverso, da un lato, e una concentrazione lirica ai limiti dell’estasi, dall’altro. Possiede un suono delicato, morbido e di bel colore, un attacco del tasto preciso, un tocco incisivo e chiaro, un fraseggio di plastica elasticità, che non smarrisce mai l’esattezza del ritmo. Ridotto all’essenziale l’impiego del pedale.

The Nikkei Shimbun (Giappone), 27 maggio 2016, di Tomoko Shiraishi

Christian Leotta, the man of revolutionary temperament

TRADUZIONE:

I had the chance to listen to the whole cycle of Beethoven's 32 Piano Sonatas performed by the Italian pianist Christian Leotta at the Alti Hall of Kyoto.

Christian Leotta, a Sicilian born, is a man of strong principles, whose artistic personality and whose playing are quite different from those of Maurizio Pollini, born in Milano. Mr. Leotta’s sound is profound and it has a marble-like depth, while his tone is bright, owing to his Latin origins.

At the beginning of his recitals, my impression was that his playing was somewhat boisterous but this sensation vanished as I continued listening to him. I found that especially the “Hammerklavier”, which was performed during the 7th recital, and the “Waldstein”, performed on the 8th, were exceptional. The “Pathetique”, performed on the final concert, was a bit cautious (perhaps he studied it too much?), but the Piano Sonata No. 16 was really unique, evoking to me the image of a contemporary sculpture in the brisk serenade of its second movement, which sounded like a neo-classic piece by Stravinsky.

I was quite astonished by the soaring harmonies in the Piano Sonata No. 32. I have never heard such a sound before. Following the storm of its first movement, which overpowered everything else, his sound became very soft and he started to play the music of the rebirth. I believe that these consecutive nine recitals have been a progression hinting to this final spiritual healing.

I have no doubt that this ambitious pianist can play the music of any other Romantic composer equally well as he plays Beethoven's music. 

Fanfare (USA), maggio 2016, di Dave Saemann


Recensione sul  CD  "Beethoven Diabelli Variations"  

Having recorded Beethoven’s complete piano sonatas, Christian Leotta now turns his attention to the Diabelli Variations. Leotta is a thoughtful and elegant pianist, with a notably warm sound. He achieves a balance in the voicing of his tone that is particularly impressive. I would recommend his 2014 YouTube concert videos of Beethoven’s 10th, 23rd, and 30th Sonatas, along with the first two movements of number three. It is particularly delightful to see the naturalness of Leotta’s rapport with the keyboard: There’s nothing showy and there are no histrionics. Leotta’s main quality as a Beethoven interpreter is patience. He lets events happen within a natural flow. In his performance of the Diabelli Variations, he establishes a continuum from the start in which the incidents occur. There is an underlying pulse uniting the entire cycle. No matter the variety of the variations, one always is aware of a personality that is Beethoven’s. One of the keys to the set for me is the 22nd Variation, where Beethoven quotes the beginning of Leporello’s opening aria from Don Giovanni: “Slaving night and day/for one whom nothing pleases.” I believe Beethoven has placed this smack in the middle of the work to define his relationship to his muse. Beethoven is a slave to his inspiration, and it is not an easy burden. Leotta gives us a Diabelli Variations that, of all Beethoven’s late works, shows us what the composer was like as a person. There is a verisimilitude to Leotta’s Diabellis, creating a unity amidst the nobility, pranksterishness, obstreperousness, passion, and profundity of the whole work.

As a performer, Leotta has to make you believe throughout the Diabellis that the individual who created the Ninth Symphony and the Missa Solemnis also composed the late bagatelles and the folk-song settings. He must explain why Beethoven would be drawn to the tavern music of Diabelli’s waltz and find in it a vehicle perhaps for self-portraiture. It goes without saying that this task requires a re-creative artist of the utmost resourcefulness. Leotta meets this challenge. Beethoven is a child of the Enlightenment; rather than compose a work to the glory of God, as Bach and Haydn would, he finds nothing astonishing in creating a work to his own glory, warts and all. It is not coincidental that Richard Strauss wrote his own self-portrait, Ein Heldenleben, to give orchestras an alternative to playing the “Eroica.” Leotta reveals Beethoven’s intent in the first variation, where a march announces the mock heroic epic that is to follow, as if the composer had read Alexander Pope. Three is a lullaby. Five has little sham fanfares, as if announcing a disreputable noble’s arrival. Leotta makes nine a sinister parody of a dance. Thirteen is a procession that keeps on being interrupted. A mock announcement of great importance occurs in 15. At Leotta’s slow tempo, 20 possesses a cosmic emptiness. Beethoven achieves a momentary serenity in the guise of Bach in 24. Leotta plays 26 with a serendipitous elegance. Thirty-one has an unearthly sorrow, as at Christ’s crucifixion. Thirty-two begins with an imitation of a Handel concerto grosso, becoming a vehicle of transfiguration. In the final variation, Diabelli’s tavern waltz has become a halting minuet, this dance of the nobility portraying Beethoven’s now refined, if still amused, sensibility.

The CD’s sound engineering is very good, if a little brittle in fortes. Edmund Battersby made a quite special recording of the Diabellis, performing it first on fortepiano and then on a Steinway. It is fascinating to hear how the same performer achieves quite different interpretations on the two instruments. There also are fine recordings of the Diabellis by Vladimir Ashkenazy and Bernard Roberts. Alfred Brendel’s live 2001 performance is not as sharply etched technically as these, but is full of great insight. Christian Leotta’s rendition can stand beside any of these. His Beethoven is a person both absorbed by mundane existence and remote from the average individual. The Beethoven of Leotta’s Diabellis remains a source of endless fascination. Dave Saemann

All Music (USA), maggio 2016, di Blair Sanderson - Editors' Choice 

Recensione sul  CD  "Beethoven Diabelli Variations"

Christian Leotta's performance of Ludwig van Beethoven's Diabelli Variations is distinctive for its crisp execution and lean sonorities.

In 1819, the Viennese music publisher Anton Diabelli challenged contemporary composers to write variations on a waltz theme of his own devising, for a publication he titled Vaterländischer Künstlerverein (The Fatherland's Society of Artists). While the second volume of this large collection contained 50 variations, by such figures as Carl Czerny, Johann Nepomuk Hummel, a young Franz Liszt, Ignaz Moscheles, Franz Xaver Wolfgang Mozart, and Franz Schubert, among others, the first volume was devoted entirely to Ludwig van Beethoven's set of 33 variations, known commonly as the Diabelli Variations. This work is regarded as one of Beethoven's supreme achievements, comparable in depth, variety, and expressive power to the late sonatas, and it is frequently played and recorded, unlike the other variations, which are seldom heard. Christian Leotta's recording on ATMA Classique is a lively exploration of Beethoven's set, notable for its briskness and high energy. At times, Leotta's crisp attacks and clangorous sonorities remind one of the brittle timbres of a fortepiano, though the piano he uses is a modern Steinway, so he manages this effect through touch and spare use of the pedals. Perhaps some Romantic grandeur is lost in this interpretation, but excessive emoting is avoided as well, and the wit and cleverness of the music shine through, altogether a fair trade-off. The studio sound is a little dry, but the recording is clean and every note is distinct.
 
Ongaku No Tomo (Giappone), Febbraio 2016, di Manabu Imahashi

An extraordinary public success! Playing the authentic spirit of Beethoven's music 

TRADUZIONE:

The great Italian pianist Christian Leotta started last December to perform in Kyoto the complete cycle of Beethoven’s Piano Sonatas, which he had performed already in many cities such as Montreal, Bangkok, Como and Alger.

I had the chance to hear his second recital at Kyoto’s Alti Hall, scheduled last December 9th. The concert started with the Piano Sonata No. 17 “The Tempest”, followed by the Piano Sonatas Nos. 13, 19 and 29, the “Hammerklavier”.

Leotta gave a majestic interpretation of Beethoven, especially of the Piano Sonata “Hammerklavier”. In the first movement, he displayed a great technique; in the third one, his playing revealed the abyssal depth of Beethoven’s world. The performance of the following fourth movement was equally impressive. 

His Beethoven reminded me the playing of great German pianists such as Schnabel, Backhaus and Kempff.

The recital was an extraordinary public success: the audience rewarded Leotta with a prolonged standing ovation.

Prior to the performance, Prof. Nakamura addressed the audience talking about “The universe of Beethoven”.

Kyoto is eager to hear Christian Leotta’s next concerts, scheduled this spring.

Classic Notes (Giappone), Gennaio 2015, di Shigihara Shinichi


Christian Leotta performs the Beethoven Piano Sonatas cycle


TRADUZIONE:

Last December I had the chance to hear Christian Leotta play twice. It was at Kyoto’s Alti Hall on the occasion of his second and fourth recitals of Beethoven's Piano Sonatas complete cycle, a program scheduled to conclude next April and May with a series of five more concerts. 

The second recital started with the Piano Sonata “The Tempest”, ending with the Piano Sonata “Hammerklavier”.

It was a remarkable program, performed in a sold out hall, that conveyed deep feelings and showed a great technique, as well as youthful enthusiasm that overflowed particularly in the Piano Sonatas Nos. 13 and 17, composed when Beethoven himself was young. 

The Piano Sonata No. 29 “Hammerklavier” concluded the concert and it reached the climax of the recital. What a beautiful sound we had the chance to hear! In the slow movement Mr. Leotta's right hand was able to produce a magnificent cantabile melody. The Piano Sonata ended with a Fugue which I have no words to describe! The only one thing I can say is that “It was extraordinary and absolutely fantastic”. Christian Leotta playing Beethoven is a true force of nature. 

The IV recital of the cycle was the last one performed last December and Leotta rounded it off with a moving performance of the Piano Sonata No. 31, Op. 110. Showing an artistic stature and maturity characteristic rather for a pianist in his fifties, Mr. Leotta conveyed to us the feeling that everything was easy and natural to him. Owing to his remarkable technique, trills and melodies were flowing to our delight. He also gave an outstanding performance of the complex Fugue of this Sonata, making us love Beethoven’s music even more.

Leotta displayed his abilities and his potential also in the Piano Sonata No. 6, which opened the recital:  in all instances his touch was singing with simplicity and a great cantabile. 

Leotta reveres Artur Schnabel, considering him the best and ideal interpreter of Beethoven. He was the first pianist ever to record the complete Beethoven’s Piano Sonatas. 

Next April 29th Christian Leotta will open the second part of his Piano Sonatas cycle. We are eager to hear him again, confident that he will record another great success in Kyoto. 

Mercure des Arts (Giappone), Dicembre 2015, di Misako Ohta

Playing Beethoven revealing the philosophy of his music 

TRADUZIONE:

This December I had the chance to listen to the cycle of Beethoven’s Piano Sonatas performed by Christian Leotta at Kyoto’s Alti Hall. During three weeks, he played a total of four concerts, sharing the world of Beethoven’s Piano Sonatas with the Japanese audience, which was thus allowed to live a remarkable and unique experience.  

Tonight’s program included the Piano Sonatas Op. 10 No. 2, Op. 28 “Pastoral”, followed, after the intermission, by the Piano Sonatas Op. 54 and Op.110. I'd like to underline Christian Leotta's intelligent and well-balanced programming of each of the recitals of the cycle. Hence, each concert included a mix of Piano Sonatas composed by Beethoven in different creative periods, allowing the audience to listen, in the same recital, to works composed by Beethoven in his early years as well in those of his maturity. 

Christian Leotta’s playing is rooted in his knowledge of Beethoven’s music and that of the classical style, keeping distances from modern interpretations. After listening to him, I realized how deeply intimate is Beethoven’s music to this young pianist, thanks to his studies with Karl Ulrich Schnabel. Like a jewel of oxidized silver, his playing reminds me of that which was typical of the 18th and 19th centuries, whit a profound and expressive sound. Even while playing the fast passages, Leotta does not focus on his technique only. He is at all times thinking on the whole meaning of the music. His sound is impressively evocative. Listening to him, the image of an old, solid, stone-build church, sparked to my mind as well as that of its inside audience, people kneeling in prayer, invoking the divine grace. Thanks to Christian Leotta, we could truly realize the world of the Beethoven’s Piano Sonatas, described as the “New Testament” by Hans von Bülow.

This uniquely spiritual experience, if I may name it like that, reached its climax at the end when Leotta played the Piano Sonata Op.110. With a convincingly slight shift of the rhythm, he made the second theme of the first movement sound as if we were in the presence of a shimmering, glowing light. Furthermore, the melody of the following “Scherzo” was not delivered in the common overly fast interpretation. In the third movement, his deep sound gave an emotional interpretation of the “Klagender Gesang” melody, leading us to the final Fugue. I was so deeply touched by Leotta's attitude. He appeared to me as a “seeker”, that sacrifices himself to the revelation of the music.

Some of the greatest pianists, such as Claudio Arrau, Wilhelm Backhaus and Daniel Barenboim, have played the cycle of Beethoven’s Piano Sonatas, but, along them all, this young Maestro Leotta, who is playing this music corpus in its entirety for the twentieth time at the Alti Hall, has a special aura of a relentless “seeker” to the rich universe of Beethoven's Piano Sonatas.

This young pianist (Leotta is still in his mid-thirties), unraveled the meaning of “Classic”. In his playing there is a strong message which transcends the world of the music or that of the piano. In one of his interviews, Christian Leotta affirmed: “Reading Dante gives to me the same tremendous emotions I feel while playing Beethoven. When playing Beethoven or reading Dante, I feel as if being in the presence of two extraordinary personalities who understood so well the universality and the immensity of the human soul”. Likewise, Leotta's Beethoven gave me a feeling so deep which I could only experience while reading a great philosophy book.

A meeting party for Christian Leotta was offered at Alti Hall after the concert of last December 20th and, the day previous, a masterclass was held with students of the “Kyoto City University of Arts”. Thanks not only to the concerts but also to those events, the Alti Hall offered to the Japanese public the chance to know much more about the world of Beethoven. I am looking forward to the second part of the cycle, scheduled in the spring of 2016. 

Il Settimanale (Como), 17 ottobre 2015, di Alberto Cima

Christian Leotta e le 32 Sonate di Beethoven

Villa Carlotta di Tremezzo, nel periodo settembre/ottobre, ha ospitato un evento eccezionale: l’esecuzione integrale, in otto concerti, delle 32 Sonate per pianoforte di Beethoven affidata al giovane, ma ormai affermato pianista comasco Christian Leotta. 

E’ il più giovane pianista al mondo, da quando Daniel Barenboim eseguì il ciclo negli anni Sessanta a Tel Aviv, ad avere mai affrontato in pubblico la straordinaria impresa musicale. Le ha infatti presentate per la prima volta nel 2002, a Montreal, a soli ventidue anni. Le ha suonate in Italia, Europa, America e Asia. E’ la terza volta che ascoltiamo la sua “integrale” e constatiamo, con gioia, che ha conseguito una maturità sorprendente al punto di poter essere considerato oggigiorno fra gli interpreti più rilevanti e fondamentali dell’opera beethoveniana, nonostante la giovane età. Pur restando ancorate alla consueta prassi esecutiva, le sue interpretazioni si volgono persino al futuro, dando quel tocco di magia sonora che avrebbe affascinato persino Beethoven. Non vi è nulla sopra le righe, tutto è conforme agli spartiti del genio di Bonn, eppure vi è un’interiorizzazione eccellente che vede il musicista da un punto di vista non solo strettamente musicale, ma persino umano. Talvolta le Sonate beethoveniane sono viste da Christian Leotta da un’angolazione personale, ma che, in fondo, non si discosta dai messaggi beethoveniani, anzi danno una visione che ben si adatta al mondo di oggi, pur non travisandone i contenuti. Non si concede infatti particolari licenze e quelle poche che impiega sono perfettamente in sintonia, scrupolose nel rispetto del testo.  

Spiccano nelle interpretazioni di Christian la grandiosità epica, i forti contrasti di intensità  e qualità del suono, una profonda e intima espressività del “cantabile”, la perfezione del legato, la tecnica travolgente e spontanea, l’uso appropriato del pedale di risonanza.  Il suo stile è impeccabile,  in ogni contesto: la sua postura è sempre tranquilla e serena, tanto quanto si esprime mediante i suoni “forti” quanto con quelli “piani” e in questo ci ricorda la personalità di Backhaus, che non si “agitava” mai mentre suonava, ma era immutabile nella sua interiorità. 

Christian si rivela un pianista capace di manifestare non solo le possibilità sonore dello strumento, ma anche l’intimità, l’umanità e la comprensione spirituale di Beethoven, il cui “io” è ancora oggi vivo e vitale.  

Nel suo “excursus” Christian ha ben messo in risalto l’arte, la natura umana, la mitezza, la gioia commossa, la bellezza infinita e la tenerezza profonda di Beethoven. La musica beethoveniana – come traspare con evidenza dalle interpretazioni di Christian, dalle opere giovanili a quelle della maturità – unisce la vita dello spirito alla vita dei sensi. La musica e la gioia di suonare del pianista narrano con inimitabile eloquenza la felicità, l’estasi, i dolori e le angosce che inondarono l’anima del compositore. Beethoven è l’uomo degli impulsi più inattesi e dei subitanei contrasti: tale carattere dona alla musica il suo accento e la sua forza. Le interpretazioni di Christian Leotta determinano uno stato d’animo che è lo specchio della vita intima: questa sola vale e rappresenta la forza dell’arte e la vera immagine dell’Uomo. 

La Provincia (Como), 3 settembre 2015, di Alberto Cima

Leotta, che musica. Suona Beethoven come pochi altri

Lunedì a Tremezzo, nel suggestivo “Salone dei Marmi” di Villa Carlotta, ha avuto luogo il concerto inaugurale dell’integrale delle 32 “Sonate per pianoforte” di Beethoven interpretate  dal giovane pianista comasco Christian Leotta. 

Quattro le “Sonate” proposte in questa prima serata appartenenti ai tre diversi stili beethoveniani: del primo fanno parte l’op. 10 n. 2 e l’op. 28 “Pastorale”, del secondo l’op. 54 e del terzo l’op. 110. 

Beethoven ha fatto compiere passi da gigante alla scrittura pianistica del suo tempo. Il patrimonio ricevuto da Haydn e da Mozart è stato portato da lui a un tale grado di estensione da apparire rivoluzionario. Ha anticipato tutti i problemi attuali e può essere considerato, a tutti gli effetti, un compositore “contemporaneo”. Ha essenzialmente aperto la strada al pianoforte romantico mediante acquisizioni progressive, un’evoluzione costante dello stile e della sua personalità di musicista e di uomo. Tutti aspetti fondamentali che sono emersi spiccatamente, grazie all’interpretazione di Christian, nel programma proposto. 

Abbiamo ascoltato varie volte le “integrali” di Christian Leotta, fra cui quelle eseguite all’Associazione Carducci nel 2003 e al Teatro Sociale di Como nel 2008, che già per diversi aspetti avevano affascinato, eppure quella che è appena iniziata a Villa Carlotta ha tutti i requisiti per diventare mitica. Christian ha subito una profonda trasformazione interiore, che lo colloca fra i più significativi interpreti di Beethoven, nonostante la giovane età. Tecnica agguerrita, soffusa cantabilità che lo porta a una riflessione portata al massimo grado, costante ricerca del suono, sempre appropriato e mai invasivo. La sua classe si fa apprezzare pienamente in queste interpretazioni dallo stile aristocratico, che ha nel gusto per un fraseggio vivissimo e arioso, per la flessibilità ritmica e per la finezza timbrica i tratti decisivi. Il suo pianismo è pulito e scintillante nei movimenti veloci, espressivo e meditativo in quelli lenti e moderati, inventivo (ma in maniera appropriata) nella timbrica e nella dinamica. Esibisce un notevole controllo del suono ed è in grado di passare  a improvvisi “pianissimo” estremamente curati, come pure a inattese dolcezze di fraseggio. Come bis ha eseguito l’”Andante” dalla “Sonata op. 79” di Beethoven. 

Cut Common Magazine, Australia, 26 maggio 2015, di Stephanie Eslake

Christian Leotta plays Beethoven - Federation Concert Hall 

There’s a reason Christian Leotta is known as the King of Beethoven. The Italian pianist performed a program of all-Beethoven sonatas in Hobart’s Federation Concert Hall and the result was as close to perfection as I feel comfortable admitting.

Before the concert, an unusual calm seemed to come over the audience. No nervous coughs, not much chitchat. Perhaps it was the absence of an intimidatingly sized orchestra warming up instruments. Regardless, when Christian stepped out on stage my ears were relaxed and ready to receive whatever music he had to give. With a delightfully friendly grin, he sat down to commence the concert with Beethoven’s Piano Sonata No. 10, Op. 14, No. 2.

The work opened more slowly than I had expected, and even through brighter passages the sound was quite sustained. He performed tension and release with meaning and deliberacy. The following Andante was almost exaggerated and comical in its pomposity, but with a brilliantly smooth contrast in the middle. It sounded like Christian was having fun – he certainly wasn’t afraid to pound the notes when the moments struck – and he seemed to take the audience along for the ride.

The Piano Sonata No. 21, Op. 53, ‘Waldstein’ had an appropriate feel of immediacy. It wasn’t rushed, but its catchy melody had a sense of urgency – though it was a little bottom heavy. At the end of the first movement there was chatter among the audience. Well, the urge to clap had to be replaced by something, didn’t it? An entirely different mood washed over the ears through the following movements, but a satisfying reappearance of Beethoven’s lovable theme was followed by another ripping big finish.

After the interval, the Piano Sonata No. 30, Op. 109 started at a tempo which seemed to match the very textbook definition of Beethoven’s instruction: ‘Vivace, ma non troppo’. The following Adagio espressivo was a nice retreat, and Christian demonstrated his outstanding dedication of priority between left and right hands. The concert ended with Beethoven’s Piano Sonata No. 31, Op. 110, and a feeling of utter satisfaction to have heard a magnificent set of works, magnificently performed. A complete success.

La Presse, Montreal (Canada), 19 febbraio 2015, di Claude Gingras

Impressionnante, la liste des grands interprètes des Sonates pour piano de Beethoven que Montrèal a entendus au cours des ans

"Au sommet se placent Wilhelm Kempff et Anton Kuerti, qui présentèrent les 32 Sonates respectivement en 1961 et en 1978-1979. À ces deux intégrales historiques s'ajoutent des récitals qui, groupant les trois dernières, opp. 109, 110 et 111, virent se succéder Rudolf Serkin en 1987, Kuerti encore en 2001, Louis Lortie la même année et Christian Leotta en 2002.

Ces pianistes de générations et d'esthétiques pourtant différentes traduisaient les Sonates de Beethoven avec une conviction si entière qu'on croit les entendre encore, après toutes ces années...".

Rondo, Germania, n. 6 (novembre/dicembre) 2014, di Matthias Kornemann 

Beethoven Revisited

Bei den ersten Folgen seines vielleicht etwas früh begonnenen Zyklus war ich wohl allzu streng. Aber in der letzten Lieferung erfüllt Christian Leotta alle in ihn gesetzten Hoffnungen, ja mehr als das.

Man findet schlichtweg keinen leeren, unbedacht formulierten Takt, so anfechtbar und betulich-langsam vieles auch gerät. Mit welchem klanglichen und agogischen Feinsinn lässt er „die Schöne und das Biest“ im op. 54-Kopfsatz aufeinandertreffen, wie einfühlsam und schlicht ist die versöhnende Coda! Und hat man je diesen kleinen Zwist zwischen hymnischem Des-Dur-Choral und markant abschweifender Unterstimme im kleinen Allegretto des op. 10/2 gehört?

In seiner Not, den humorig-polternden Beethoven nicht recht zu mögen, verwandelt er das lustig zulangende op. 31/1-Allegro in eine ironisch steife Maschinenkomödie, die von notorischer Desynchronisation handelt und in deren Adagio-Akt sich Drahtpuppen ungelenk in Grazioso-Gesten versuchen – es ist witzig neben der Spur.

Einsamer Gipfel ist ein schon verboten langsam beginnendes op. 101, dessen Thema sich in einer magischen Gespanntheit entfaltet.

Genug der Schwärmerei, der mittlerweile 34-jährige Italiener ist ein bedeutender Beethoven-Interpret geworden. 

TRADUZIONE: 

Beethoven revisited

I might have been too severe with his first recording of a cycle which may have been started too early. However, in the last volume Christian Leotta meets all the expectations, and even more than that.

There is no -not even one- empty and unconsciously expressed beat in his playing, and in the unhurried slow movements transpires a rare beauty. He is able to converge “the Beauty and the Beast” of the first movement of  Op. 54 with tonal and agogic subtleties; how empathetic and frugal sounds the conciliatory following Coda!

And has anybody ever heard this little twist between the hymn-like D-flat choral section and the distinctive digressing lower voice in the short Allegretto of  Op. 10 No. 2?

Having the dilemma of being not too fond on the humor blustering Beethoven’s music, he transforms the funny Allegro of Op. 31 No.1, which deals with its notorious desynchronization between the right and the left hand, into an ironic and stiff comedy while, in the following Adagio, wired puppets are trying gracious gestures awkwardly – that’s really spirituous.

The absolute highlight of the recording is the normally forbidden slow beginning of  Op. 101, where the theme unfolds with a magical tension. I expressed enough enthusiasm now; the meanwhile 34-year old Italian has become a great Beethoven-interpreter. 
 
Ongaku No Tomo, Giappone, n. 14 - December 2014, di Hajime Teranishi  

Christian Leotta will perform in Kyoto the 32 Piano Sonatas by Beethoven 

TRADUZIONE:

Last October 31st, Italian pianist Christian Leotta gave a recital at the Prefectural Hall of Kyoto (Alti Hall) which announces his “marathon” scheduled next December 2015, when he will present the entire corpus of Beethoven’s 32 Piano Sonatas. 

During the press conference which followed his recital, Mr. Leotta said: “continuing to play Beethoven is my life’s mission. The cycle I will perform in Kyoto will be another important milestone of my mission”.

The core pieces of his recital played last October 31st were Beethoven’s Piano Sonatas Op. 2 No. 3 and Op. 57 “Appassionata”,  where Mr. Leotta’s extremely wide range of dynamics literally mesmerized the audience. In Bach’s “Capriccio sopra la lontananza del suo fratello dilettissimo BWV 992” his flowing touch was so expressive that it transmitted emotions that it could be rendered only on a modern piano, while in Rossini’s “Memento Homo” stood out his beautiful delicate sonorities. 

The 32 Piano Sonatas cycle is organized in collaboration with the Italian Consulate General of Osaka. Mr. Marco Lombardi, Consul General of Italy , expressed his conviction that “Maestro Leotta’s playing will express the highest level of the Italian artistry and talent”. 

Mr. Leotta started to perform the 32 Piano Sonatas by Beethoven when he was only 22 and the cycle he will present in Kyoto will be his 22nd. He plays the entire corpus in a series of eight recitals, presented over a period of just three weeks. 

Mr. Leotta further said: “in each recital I included one Piano Sonata with a name, combining each program in a way to present Piano Sonatas that embrace all Beethoven’s life. My aim is to present programs as balanced as possible, considering also the duration and the tonality of each Piano Sonata”. 

It is very rare that a pianist is capable to present a program of these proportions in such a short time. 

“In his Piano Sonatas Beethoven projected not only his soul and different feelings, but also his political views and philosophic ideals, perfectly reflecting the social condition of his time. To play his music it’s not just a performance: it’s a message for the entire humanity”. 

Mr. Leotta further added: “every time I feel connected to the composer’s soul,  I become convinced that it is then that I’m performing well his music. Beethoven gives me new ideas every time I play his music: it’s a tremendous motivation to study his music over and over again. While playing him in recital, my greatest desire is to evoke his spirit, sharing his immense message with the public”.  

The China Post, 23 dicembre 2014, di Antonio C. Hila, Philippine Daily Inquirer/Asia News Network

Christian Leotta displays forte with sublime pianism in Manila


Italian pianist Christian Leotta's Manila recital at the Cultural Center of the Philippines (CCP) was a rare moment of intimate listening. It was virtuosity of the first order.

Technical prowess and expressive temperament blended into a dynamic unity that brought out awesome pianism.

Leotta's concert was the first and only performance in Manila, said Italian Ambassador Massimo Roscigno, who, together with Philippine Italian Association President Nedy Tantoco and CCP President Raul Sunico, prefaced the concert with a warm welcome to the audience who came in droves.

Leotta maximized tonal output sans distracting bodily or choreographic movement. It made pianism an aural art to be relished.

Leotta etched vivid colors in bringing out the different stylistic nuances and polarities of sensitive tonalities.

He provided the framework of his pianism in brief notes he wrote for the program: He said he sought the disclosure of the “ideals” of the composers he was playing.

Integrity, Fidelity

The emotional bent (adagiosissimo) and rhythmic vitality (fuga) in Bach's programmed work, “Capriccio,” had foreshadowed Schubert's posthumous “Sonata in A Minor, Op. 143 (or D 784);” Beethoven's famous sonata, “Appassionata”; and the lyricism Rossini expressed in “Memento Homo” and “Une Caresse a Ma Femme.”

Leotta infused his playing with much integrity and fidelity to the stylistic nuance of the work. His tone was singing. The tonal balance between the two hands was simply fabulous.

From the fugue of Bach's work to the demanding fast octaves of the last movement of the Schubert work, and the powerful chords and rotating passages of the technically demanding first movement of the “Appassionata,” Leotta carved out those sparkling tones with singular ease.

He was uncompromising in both temper and spontaneity. There was no triteness or calculated exactness.

Deep Knowledge

Throughout, he remained connected with the works, which undoubtedly he had deep knowledge of, and played with dynamic fire.

Furthermore, he had shown expressive musicality that was never intuited, but harnessed by an intelligent understanding of the pieces. One appreciated the richness of tone his sensitive fingers carved out.

Bach was intimately buoyant; Schubert, sensitively melodious; Beethoven, dramatically passionate; Rossini, caressingly legate. These were all expressed in appropriate tonal textures that differentiated one stylistic nuance from the other.

His playing was beamed on the screen, showing the positioning of his fingers, as well as his playing, for the appreciation of both connoisseur and layman, who both noted his arresting pianism.

Indeed, Leotta is for keeps. He deserves a return engagement.

Il Giornale della Musica, giugno 2014, di Maurizio Giani

Leotta ha Beethoven nel sangue


Recensione sull'integrale delle 32 sonate per pianoforte di Beethoven edita in 10 CD da Atma Classique  

Christian Leotta è da molti considerato il maggiore interprete beethoveniano della sua generazione. Appena ventiduenne, nel 2002, eseguì con grande successo a Montréal l'integrale delle 32 Sonate, risultando così il più giovane pianista al mondo ad aver presentato in pubblico il formidabile ciclo, dopo le esibizioni di Daniel Barenboim a Tel Aviv negli anni Sessanta. Da allora il pianista catanese ha riproposto ben tredici volte l'intero corpus in Europa e nelle Americhe, e nel 2007 ne ha avviato la registrazione per l'etichetta canadese Atma. L'impresa giunge ora a compimento con il quinto volume, in cui, come nei precedenti, si ha una sapiente mescolanza di capolavori celeberrimi ed opere relativamente meno eseguite: intorno al Chiaro di luna e alla Sonata op. 101 troviamo infatti Prima e Terza Sonata dell'op. 31, l'op. 2 n. 2, l'op. 10 n. 2 e la Sonata op. 54.

Stilando un primo bilancio complessivo, si può dire che l'ascolto conferma i giudizi lusinghieri espressi dalla stampa internazionale: Christian Leotta è un pianista di prim'ordine, rigoroso e concentrato, che Beethoven sembra averlo nel sangue, tanta è la sicurezza e la sorprendente maturità con cui lo suona. Al di là di una organizzazione tecnica tanto più ammirevole quanto meno è esibita come fine a sé stessa, i punti di forza delle sue esecuzioni stanno nel saldissimo senso formale che le caratterizza e soprattutto nella coerenza della visione complessiva di ogni singola Sonata. Sono, queste, letture di stampo "classico", in cui si riconosce il discepolo di Karl Ulrich Schnabel (figlio del grande Artur), che però sa avventurarsi non di rado lungo sentieri poco o punto frequentati dai colleghi, scovando tesori nascosti negli anfratti della scrittura beethoveniana. Ora è un lieve respiro nel profilare la nota perno di un tema, ora il rilievo conferito a masse accordali nel registro grave a restituire, senza ostentazione, freschezza e il sapore della novità a pagine gravate da una tradizione esecutiva sgomentante. Agli Adagi più introspettivi Leotta si accosta senza timore, adottando tempi di magnifica ampiezza, e non deludendo mai le aspettative; nel Chiaro di luna compie il miracolo di farci riascoltare con vivo interesse, e senza mai forzare la mano, un capolavoro logorato dalla celebrità; e se il finale della sua Appassionata non può competere con la versione sconvolgente di Richter, ha quanto meno il merito di ricordarci che Beethoven lo ha indicato Allegro ma non troppo, non Precipitato (per parte mia, preferisco di gran lunga questa interpretazione a quella, osannata ma in fondo così prevedibile, di Lang Lang). Anche nelle ardue ultime cinque Sonate Leotta sa imporsi con letture meditate e partecipi: la Hammerklavier regge a mio avviso il confronto con la versione di Pollini, specie nella resa esemplare dello sterminato Adagio e nella tensione mai vacillante della fuga conclusiva, mentre nell' op. 111 colpiscono l'introduzione al primo movimento, scavata in ogni più riposto dettaglio con un' articolazione inedita dei periodi, e la fissità quasi allucinata della quarta variazione dell'Arietta.

In sintesi, dobbiamo a Christian Leotta una delle più significative integrali beethoveniane degli ultimi anni. Ben registrati, e con ottima ambientazione, i cd sono meritevoli di fitti riascolti; anche chi possegga altre più blasonate registrazioni vi troverà molti motivi di soddisfazione.

Il Giornale Off (Il Giornale), 22 giugno 2014, di Nazzareno Carusi


Christian Leotta: elogio della lentezza

Recensione sull'integrale delle 32 sonate per pianoforte di Beethoven edita in 10 CD da Atma Classique  

Da qualche giorno ho iniziato ad ascoltare le 32 Sonate di Beethoven eseguite da Christian Leotta e pubblicate, in dieci dischi fra il 2008 e l’anno scorso, dalla canadese Atma Classique.

Incurante degli ordini cronologici, che nulla hanno da fare con la bellezza propria di ciò che allineano, ho messo su per prima la mia amata, la numero 24, in fa diesis maggiore, opera 78. La rivista inglese Gramophone, proprio per questa impresa, ha parlato d’una “musicalità eccezionale” del pianista catanese (classe 1980, residente a Como). Aggiungo che Leotta, il quale ho incontrato di recente a Milano dopo sedici anni, era già così da diciottenne, già con questo suonare meditato e sostanzioso, molto più che bello: penetrante, profondo: ecco, sì: profondo.

E mentre da noi arrivano, con esecuzioni inutili, santoni che al nostro immaginario sfatto sembrano tali per principio, perché si chiamano Po Pong e casomai pure Popov o Von Pop, Leotta va a fare la stragrande parte dei concerti all’estero, dove il suo pianismo serico dice una verità tanto saputa quanto negletta: ch’è più difficile suonare un Adagio d’un Prestissimo. Non che la tecnica non conti, anzi, e Christian ne ha a iosa; se però se n’accorgessero i bellissimi occhi a mandorla che scorrazzano sulle partiture nostre a duecento orari, senza freni e senza sbagliare tasto, ma anche senza sapere dove andare, potremmo almeno perdonarli di peccare tanto. Ogni nota di Leotta serve la musica; per ogni nota loro, invece, serve un Maalox...

Gramophone (UK), aprile 2014, di Bryce Morrison

Recensione sul doppio CD:  "Beethoven 32 Piano Sonatas, Volume V"

Volume 5 of five two-CD sets completes Christian Leotta's cycle of Beethoven's 32 piano sonatas. He will shortly have played the sonatas 15 times in public; and even in a fiercely competitive marketplace his devotion to his task shines with an exceptional musicianship.

Generally speaking, he reminds us that in Iraly, the land of operatic glory, pianists tend towards an aristocratic approach, one which scorns undue idiosyncrasy or heavily personalised gestures. And so it is that in the opening movement of the Moonlight Sonata, his flowing Adagio allows for a subtle coloration and inflection as natural as it is pensive and subdued. Indeed, such is the fine balance between sense and sensibility that you may well find yourself listening afresh to this familiar masterpiece.

He probes to the very heart of the Largo from Op 2 No 2 and his gentle rather than aggressive sparkle in the following Scherzo ensures that nothing is pushed beyond its natural limit.

He can also break out into the light, showing a robust humour in the finale of Op 10 No 2, as also in the finale of Op 31 No 3, where his brio combines with a scrupulous care for the score. In Op 54, where a touch of whimsy comes between the two mountain peaks of the Waldstein and Appassionata Sonatas, Leotta takes a firm if arguably severe hand to Beethoven's playfulness. And here I missed something of Kempffs mercurial genius (and never more so than in his live Queen Elizabeth Hall recital - BBC Legends, 2/01). Again, you may feel that everything is kept on too tight a rein in Op 101, though the third-movernenr Adagio is finely poised and speculative.

Overall, Paul Lewis's is the more wide-ranging and comprehensive cycle but there is so much to admire here in these eminently serious performances, particularly when they are so well if closely recorded.

Piano News (Germania), marzo 2014, di Carsten Duerer

Recensione sul doppio CD:  "Beethoven 32 Piano Sonatas, Volume V" - Interpretazione: 5*****/Suono: 4****/Repertorio: 4****

Es ist die letzte Doppel-CD der Gesamteinspielung aller Beethoven-Sonaten des italienischen Pianisten Christian Leotta, die er in den vergangenen sechs Jahren vorgenommen hat. Dieses letzte Volume beginnt er mit der „Mondschein“-Sonate Op. 27 Nr. 2. Und schon hier zeigt sich wieder einmal die Stärke von Leottas Beethoven-Spiel: Er lässt der Musik ihren ganz eigenen Raum, ihre eigene Ausdruckskraft, versucht erst gar nicht – so hat man den Eindruck – zu viel persönliche Interpretation einfließen zu lassen. Vielmehr spielt er, was da in den Noten steht, weiß Phrasierungen immer überzeugend einzusetzen. Allein: Im Vergleich mit Kollegen ist dieses Spiel vordergründig weniger aufgeregt und damit für den Zuhörer vielleicht auch weniger spannend. Doch es ist ein Spiel, das unaufgeregt ist, aber die dramatischen Innigkeiten zum Ausdruck zu bringen vermag. Man muss sich auf dieses feinsinnige Spiel mit den kleinen Nuancen einlassen, dann erkennt man, dass Leotta zum Herzen der Musik Beethovens vordringt.

TRADUZIONE:

E’ uscito l’ultimo doppio CD della registrazione dell’integrale delle Sonate per pianoforte di Beethoven, che il pianista italiano Christian Leotta ha portato avanti negli ultimi sei anni. Questo ultimo volume comincia con il “Chiaro di luna”, la Sonata Op. 27 n. 2. E già qui si manifesta, ancora una volta, la forza dell’interpretazione beethoveniana di Leotta: la musica è la protagonista assoluta, con tutta la sua espressività, non provando l’interprete neanche -si ha questa impressione- di proporre interpretazioni che potrebbero risultare troppo personali. Al contrario, Leotta suona tutto ciò che è scritto nello spartito, con un fraseggio chiaro, usato sempre in modo convincente. In confronto con i colleghi, questo modo di suonare è apparentemente meno eccitato, e così potrebbe risultare meno eccitante per l’ascoltatore. Ma, ciononostante, è un modo di suonare che è in grado di portare alla luce le drammatiche profondità del sentimento. È necessario avvicinarsi a queste raffinate interpretazioni, fatte di finissime sfumature, e allora si potrà comprendere quanto Leotta si sia inoltrato nel cuore della musica di Beethoven.

Neue Musikzeitung, Amburgo (Germania), 19 febbraio 2014, di Thomas Tietze

Viele Hoch-Zeiten und ein Todesfall - Aktuelle Gesamteinspielungen der 32 Klaviersonaten von Beethoven/Eine Bilanz


Vor fünf Jahren gab es an gleicher Stelle einen Überblick über die seinerzeit im Erscheinen begriffenen, mittlerweile fertig gestellten Gesamteinspielungen der Klaviersonaten Ludwig van Beethovens unter anderem von András Schiff, Paul Lewis, Michael Korstick, Gerhard Oppitz, Ronald Brautigam und Maria Grinberg (nmz 5-2007).Die Ergebnisse waren erwartungsgemäß höchst unterschiedlich: Während etwa die äußerst penible Texttreue von András Schiff sich letztlich doch zulasten des Zugriffs und der Spontaneität auswirkte, fehlte bei dem ansonsten sehr hörenswerten Zyklus von Michael Korstick in nicht wenigen Sonaten eine gewisse Ausgewogenheit im Verhältnis der einzelnen Sätze, zu extrem waren manchmal die Tempi. Rückblickend dürfte vielleicht doch die Gesamtschau von Paul Lewis in ihrer, seinem Lehrer Brendel nicht unähnlichen, klassischen Balance die überzeugendste gewesen sein. Fest steht aber, dass das Interesse zumindest der Pianisten an Gesamtaufnahmen der Beethoven-Sonaten ungebrochen ist. So wurden in der letzten Zeit Aufnahmen der Pianisten François-Frédéric Guy, Rudolf Buchbinder, Abdel Rahman El Bacha, Mari Kodama, ganz aktuell Christian Leotta und – eher als Kuriosum – der Koreanerin HJ Lim fertiggestellt. Immer noch im Entstehungsprozess begriffen ist der Zyklus der Kanadierin Angela Hewitt, Jean-Efflam Bavouzet sowie Jonathan Biss haben gerade begonnen. Erwähnt werden muss auch die im Grunde  seit 1976 laufende Gesamteinspielung von Maurizio Pollini, der gerade die vorletzte – allerdings etwas enttäuschende – CD vorgelegt hat.

Seriöses und kraftvolles Klavierspiel bietet der Franzose François Frédéric Guy (Zig-Zag Territoires/Note 1), allerdings lässt sich bei diesen Live-Mitschnitten nicht überhören, dass hier kein großer Beethoven-Architekt am Werke ist. Nur selten fügen sich nach Anhören einer Sonate die Sätze zu einem großen Ganzen zusammen, zu vieles bleibt musikalisch im Ungefähren. Generell jedoch scheinen ihm die langsamen Sätze besonders zu liegen, wenngleich auch diese sich nicht zwingend in den Sonatenverlauf einordnen. Die späten Sonaten (vor allem Op. 110) sind rundum gelungen, hier findet Guy dann auch einen ganz anderen Zugang zur Architektur der Werke.

Völlig anders erwartungsgemäß der Ansatz von Rudolf Buchbinder, der nun seine zweite Gesamteinspielung, diesmal ebenfalls als Live-Mitschnitt, vorgelegt hat (RCA Red Seal/Sony). War der erste Zyklus aus den frühen Achtzigern noch eher als Jugendwerk einzustufen, haben wir es nun mit einer kapitalen Gesamtschau auf die großen Zweiunddreißig zu tun. Man merkt jedem Ton die jahrzehntelange Beschäftigung mit Beethoven an. Hier findet jedes Detail Beachtung, ohne dass die Interpretation in Akademismus verfällt. Mag manchmal, etwa in den langsamen Sätzen gerade der frühen Sonaten, eine letzte Versenkung fehlen, stört das nicht, denn alles ordnet sich dem klassischen Sonatenverlauf unter und erhält daher seine eigene Wirkungskraft. Und auch in Momenten schärfster Attacke (Op. 57) bewahrt Buchbinder die pianistische Contenance. So soll es ja sein, Beethoven ist hier kein verkappter Romantiker (wie bei Guy), sondern bleibt in der Wiener Klassik verwurzelt.

Ob die neue Gesamtaufnahme von Abdel Rahman El Bacha (Mirare/Harmonia Mundi) tatsächlich notwendig war, scheint mir zweifelhaft. Bereits vor rund zwanzig Jahren hatte der in der Schweiz lebende Libanese einen nicht uninteressanten Zyklus vorgelegt, der sich aber nur wenig von der neuen Gesamtschau unterscheidet. Alles scheint hier etwas zurückgenommen, die Tempi in den schnellen Sätzen, der Impetus, die Emotion, dazu kommt ein scharf umrissener, sehr pointierter Anschlag. Das alles mag ja funktionieren, auch der alte Kempff hat das so gemacht. Aber mit welchem Ergebnis! Bei El Bacha wirkt manches dann doch zu akademisch.

Genuine  Beethovenspieler scheinen dagegen Christian Leotta (Atma Classique/Musikwelt) und Jonathan Biss zu sein. So unterschiedlich der musikalische Ansatz der beiden noch jungen Pianisten ist, gemeinsam ist ihnen ein intuitives Verständnis der Beethoven’schen Strukturen und der große Bogen. Auch Leotta bevorzugt, wie El Bacha, meist zurückgenommene Tempi – der zweite Satz der kurzen Sonate Op. 54 war so langsam wohl noch nie zu hören –, aber man spürt, warum der Pianist so spielt. Dass er auch anders kann, beweist der Italiener etwa im Finalsatz der Sonate Opus 2 Nr. 3 oder im Kopfsatz der Sonate Op. 22, die er mit enormem Vorwärtsdrang und feinst ausziseliert spielt. Schade, dass Vol. 1 und 5 unter einer zu trockenen Raumakustik leiden.

Pianistisch noch verfeinerter geht der Amerikaner Jonathan Biss ans Werk (Onyx/Note 1). Man höre nur die stählerne Brillanz des extrem schwierigen zweiten Satzes der Fis-Dur-Sonate Op. 78. Hörenswert ist es, wie er den Kopfsatz der Waldsteinsonate Op. 53 mit ungeheurem Drive und gleichzeitiger Übersicht über den formalen Verlauf angeht. So ist das selten zu hören. Manchmal gehen ihm die interpretatorischen Gäule vielleicht etwas durch (beispielsweise bei den gebrochenen Dreiklängen zu Beginn der Sonate Op. 31 Nr. 1, die er eher arpeggiert als ausspielt), aber er vermeidet jeglichen Manierismus. Auch wenn bislang erst drei Folgen des Gesamtzyklus vorliegen, kann man jetzt schon sagen, dass hier ein großer Beethovenspieler heranwächst. Auf die weiteren Folgen kann man nur gespannt sein.

Erst eine Lieferung mit den frühen Sonaten bis Op. 14 hat der französische, in Detmold lehrende Pianist Jean-Efflam Bavouzet vorgelegt. Alles was er anfasst, scheint zu Gold zu werden (Haydn, Bartók, Debussy, Ravel etc.). Das ist ihm auch hier gelungen. Zu hören ist ein durch und durch französischer, glasklarer und klassischer Beethoven, die langsamen Sätze werden eher zügig absolviert, unter gänzlichem Verzicht auf die – typisch deutsche? – Grübelei. Auch wenn das nicht jedem gefallen dürfte, überzeugend ist es als Konzept trotzdem. Eine bedeutende Aufnahme.

Seltsam unbeteiligt bleibt man übrigens bei den Aufnahmen von Angela Hewitt – bislang sind vier CDs erschienen (Hyperion/Note 1). Alles ist richtig, alles klingt gut, trotzdem wirkt das Ganze etwas domestiziert. Deutlich lebendiger und kraftvoller spielt da ihre Kollegin Mari Kodama (Pentatone Classics/Naxos).

Ob sich der große Maurizio Pollini mit der Veröffentlichung der vorletzten Folge seiner Gesamtaufnahme (Deutsche Grammophon/Universal) wirklich einen Gefallen getan hat, muss bezweifelt werden. Zwar hört man die große Gestaltungskraft des Meisters – etwa im Kopfsatz der Sonate Op. 7 – noch heraus, (zu) vieles aber klingt eher grob und scheint stellenweise pianistisch nicht mehr ganz auf der Höhe zu sein. Schade.

Ach ja, da war doch noch etwas: Wer denkt, zu Beethoven sei bereits alles gesagt, der greife zur Gesamteinspielung der noch sehr jungen Koreanerin HJ Lim (Warner Classics). Sie schafft es tatsächlich, den großen langsamen Satz der Hammerklaviersonate in weniger als 13 Minuten als gemächliches Allegretto commodo über die Bühne zu bringen (Christoph Eschenbach etwa benötigte 26 Minuten für diesen Riesensatz), dazu arpeggiert sie gerne harfenartig die Akkorde, als würde sie das „Gebet einer Jungfrau“ zum Bes­ten geben. Ansonsten bringt sie das Kunststück zuwege, in fast allen langsamen Sätzen jeden Takt in einem anderen Metrum zu spielen – in den übrigen Sätzen nur jeden zweiten Takt –, kann aber dafür die Hammerklavierfuge und das Finale der Appassionata sinn- und fehlerfrei runterrasen. Wie, so fragt man sich, kann eine solche Aufnahme freigegeben werden? 

Pizzicato (Lussemburgo), febbraio 2014, di Remy Frank

Intellektuell und instinktmäßig richtig erfasst

Recensione sul doppio CD:  "Beethoven 32 Piano Sonatas, Volume V" - 5*****

Mit der fünften und letzten Folge seiner Beethoven-Einspielungen bestätigt der sizilianische Pianist Christian Leotta den guten Eindruck, den seine Gesamtaufnahme bisher machte. Was in Leottas Spiel imponiert, ist die absolute technische Sicherheit und Souveränität der Gestaltung. Der Pianist hat dieses Opus Magnum derart sein eigen gemacht, die Sonaten nicht nur intellektuell, sondern auch instinktmäßig erfasst, dass alles richtig klingt, obgleich die Interpretationen durchaus persönlich wirken.

Das Klavier ist sonor, der Anschlag ist immer schön und warm, der Tempofluss vorbildlich, auch in langsamen Sätzen, die durchaus verinnerlicht klingen und entsprechend bewegend auf den Hörer einwirken.

Ein weiteres wichtiges Merkmal ist die Nähe der frühen Sonaten zu den späten Werken. Das ist das Resultat eines perfekt abgewogenen Spiels, einer immer spontan wirkenden Inspiriertheit mit einer glücklichen Verbindung von Energie und Sensibilität. Man missverstehe mich nicht: Leotta mag auf Extreme verzichten, keine überdehnten langsamen Tempi wählen und keine tobende Wildheit anstreben, aber in der Bandbreite dessen, was er formuliert, manifestiert sich eine Tiefe und eine Genauigkeit der Einfühlung sowie ein Reichtum agogischer, dynamischer und farblicher Zwischenwerte, die seine Interpretationen sehr persönlich werden lassen.

Dass dieses wunderbare Spiel dann auch noch in einem vorbildlich transparenten und natürlichen Klangbild zum Hörer gebracht wird, ist ein weiteres Plus der Atma-Aufnahmen.

Christian Leotta concludes his Beethoven cycle with, once more, very personal, highly inspired and overall sovereign performances. With out any doubt he is one of the major Beethoven soloists of our time.

TRADUZIONE:

Intelletto e istinto per una comprensione perfetta

Col quinto e ultimo volume delle sue registrazioni delle 32 sonate per pianoforte di Beethoven, il pianista siciliano Christian Leotta ha confermato la buona impressione meritata all’ascolto dei volumi precedenti.

Ciò che impressiona nell’interpretazione di Leotta è l’assoluta sicurezza tecnica e la sovranità della forma. Il pianista si è talmente impadronito di questo Opus Magnum, colto non solo con l’intelletto ma anche con l’istinto, che tutto suona alla perfezione, anche se le interpretazioni sembrano personalissime.

Il pianoforte convince per la sua sonorità, il tocco è sempre bello e caldo, il flusso del tempo esemplare, anche negli adagi, che risultano ricchissimi spiritualmente riuscendo a commuovere l’ascoltatore. 

Un altro aspetto degno di nota è la vicinanza delle prime sonate alle opere più mature. Questo è il risultato di una interpretazione perfettamente armoniosa, di una ispirazione sempre spontaneamente presente assieme a un riuscita sintesi di energia e di sensibilità. Non mi si fraintenda: Leotta può rinunciare agli estremi, i tempi lenti non sono troppo stiracchiati e non cerca scatenata sfrenatezza in quelli rapidi, ma nella gamma del suo modo di suonare si manifesta una profonda e perfetta immedesimazione, come pure una ricchezza dell’agogica e della ricerca delle mezze tinte che rendono le sue interpretazioni personalissime.

Il fatto che questo meraviglioso pianismo sia trasmesso agli ascoltatori con un suono esemplare per la sua trasparenza e per la sua naturalezza, è un ulteriore plus di questa registrazione di Atma. 

Christian Leotta conclude la sua integrale di Beethoven con, ancora una volta, personalissime, altamente ispirate e assolutamente eccellenti interpretazioni. Senza alcun dubbio egli è un dei più grandi solisti beethoveniani del nostro tempo. 

La Provincia (Como), 28 gennaio 2014, di Maria Terraneo Fonticoli


Così il piano di Leotta conquista il mondo di Beethoven 


Recensione sul doppio CD:  "Beethoven 32 Piano Sonatas, Volume V"

E' uscita anche in ltalia l'ultima coppia di cd (volume V) dell'integrale delle sonate di Beethoven che Christian Leotta ha inciso per Atma Classique.

Si è così completata la serie discografica di un progetto che Leotta, comasco di studi. sta portando in giro nel mondo, realizzandola in otto concerti che esegue nell'arco di un mese, circa. Da quasi dieci anni Leotta (esegue anche altri programmi non beethoveniani) coltiva questa vera e propria impresa dell'integrale delle 32 Sonate: a 22 anni è stato il primo giovane a rapportarsi con il pianismo totale del grande di Bonn, tanto da farlo diventare parte del proprio mondo spirituale. La prima volta è stato in Canada, la seconda, subito dopo, Como si è accaparrato l'evento, al Carducci durante la stagione concertistica 2003.

«Beethoven bisogna "sentirlo" affinché i vostri ascoltatori pure lo possano "sentire" -afferma il famoso pianista Wilhelm Kempff- poiché si tratta di un mondo non si può pretendere di conquistarlo in un giorno». Leotta, dunque, penetrando il titanico mondo pianistico del rivoluzionario Beethoven riscuote ovunque grandi consensi di pubblico e di critica. Perciò non ci sentiamo soli (per questioni di campanile) nell'elogiare Christian interprete dell' autore prediletto, riconoscendogli personalità sonora originale e istintiva caratterizzazione di ogni pagina.

Ovvio l'uso di una lucida e rigorosa tecnica mai ostentata ancorché forbitissima tanto ricca di colori quanto di sensibilità timbrica e fraseologica. Sicché il giovane interprete dà prova di possedere in toto il dominio della tastiera alla quale applica tutto il lavoro compiuto quotidianamente in poco meno di trent'anni. In ogni fase delle sue tappe Leotta ha dimostrato una bella crescita artistica e musicale per giungere a quella maturità che oggi gli si può riconoscere. Nulla da lui è lasciato al caso o all'improvvisazione ma è pensato con profonda meditazione e tanto studio.

Il doppio cd contiene: la Sonata n.14 (Chiaro di luna) op.27 n. 2; la n.2 op.2 n.2; la n.16 op.31 n.l; la n.6 op. 10 n.2; la n. 18 op. 31 n. 3; la n. 22 op. 54 per concludere con la n.28 op. 101. Una miscellanea che copre le tre famose fasi del corpus delle Sonate: l'adolescente, l'uomo, il dio - secondo la formula enfatica coniata da Liszt. 

Musica (Italia), Dicembre 2013/Gennaio 2014, di Luca Segalla

Recensione sul doppio CD:  "Beethoven 32 Piano Sonatas, 
Volume IV" - 4****
 
La capacità analitica, la chiarezza della visione d'insieme, il rigore della forma e la pulizia esecutiva caratterizzano l'integrale beethoveniana di Christian Leotta, giunta al quarto volume. Fino ad ora il pianista catanese, ma comasco di adozione, ha dato prova di saper seguire con coerenza la sua linea interpretativa, senza alcun passaggio a vuoto.

Questo incedere severo e sicuro a volte si rivela fin troppo arcigno, come nello Scherzo della Pastorale e nella Sonata « Les Adieux », compita e un poco ingessata, dove si vorrebbero più abbandoni e più leggerezza. Il secondo movimento de Les Adieux - ma lo stesso può dirsi dell'Adagio molto dell'op. 10 n. 1 - è spoglio ed essenziale, come se i sentimenti fossero messi impietosamente a nudo senza alcuna concessione alla dolcezza consolatoria del canto. Il fatto è che la paletta timbrica di Leotta non è particolarmente ricca, anche se il controllo del tocco e delle dinamiche è pregevole. Capita raramente, ad esempio, di ascoltare un primo movimento della Pastorale, particolarmente insidioso per la sua tessitura scoperta, eseguito con una simile uniformità di peso e colore. E l'Andante ha una freschezza e un sapore altrettanto rari, per la fluidità e la naturalezza del fraseggio.

Non desta stupore, con queste premesse, che le pagine più convincenti siano proprio le più complesse sul piano della forma e le più impegnative per la tenuta tecnica, come il finale della Sonata op. 10 n. 1, reso con un piglio severo e deciso, senza alcuna concessione alla brillantezza e alle seduzioni del timbro. Proprio nell'op. 10 n. 1, insieme all'op. 7, Leotta raggiunge i risultati migliori, allo stesso modo in cui nei precedenti volumi dell'integrale spiccavano le interpretazioni di due sonate "monstre" come l'op. 110 e l'op. 111 (cfr. nn. 199 e 229 di MUSICA). Sono interpretazioni sorrette da sonorità ampie e robuste, lucide ed essenziali, lontane da ogni tentazione di fare sfoggio di bravura tecnica.

Leotta, oggi trentatreenne, aveva in repertorio ed eseguiva in pubblico tutte le trentadue sonate già a ventidue anni; ha avuto modo di meditare e di sperimentare a lungo questa integrale prima di affidarla al disco e si percepisce subito, all'ascolto, di essere di fronte a un interprete con le idee molto chiare. Basterebbe citare il piglio deciso con cui attacca la Sonata op. 90, il modo in cui tiene a bada in furori giovanili beethoveniani nella Sonata op. 2 n. 1, resa con grande classe e senza mai farsi prendere la mano, soprattutto in un Finale che mai rischia di trasformarsi in una cavalcata scomposta. Per non dire del difficile primo movimento della Sonata op. 7, perfettamente dominato sul piano della tecnica, e del successivo Largo con gran espressione, imrnerso in una severità solenne, molto suggestiva.

La Scena Musicale, Montreal (Canada), ottobre 2013, di Renèe Banville

The Chapelle Historique du Bon-Pasteur celebrates its 25th anniversary


Since 1988, the Chapel has welcomed almost 15,000 performers in over 5,000 concerts. To celebrate its 25th anniversary, artistic director Guy Soucie will feature performers who, since 1988, have grown and made a place for themselves in music. Pianist Wonni Song, a regular at the Chapel since its opening, inaugurates the musical season on October 1. Also worth mentioning is Marc-André Hamelin, Alexandre Tharaud, Christian Leotta, Oliver Jones, and lan Parker. On December l, a benefit concert under the honorary presidency of Paolo Fazioli, maker of the Chapel's famous piano, willbring together Marie-Nicole Lemieux, Karina Gauvin, and Yannick Nézet-Séguin.

Gramophone (Regno Unito), Agosto 2013, di Bryce Morrison

Recensione sul doppio CD:  "Beethoven 32 Piano Sonatas, Volume IV"
 
Italian Beethoven specialist's fourth discs of sonatas 

For once the hyperbole rings true. Christian Leotta's fourth volume of Beethoven sonatas is indeed "a major addition to other sets currently available". Musicianly to the core, this young ltalian pianist quietly but unmistakably commands your attention at every level.

His musical focus and concentration are unswerving, nothing is rushed or overly volatile, everything is scrupulously placed yet illuminated with acute detail and vitality. You will rarely encounter performances more meticulously prepared.

An excepionally measured start to the Les adieux Sonata is followed by a robust and eloquent Allegro and in the Adagio there is a magical awareness of Beethoven's departure from classical precepts into a pioneering world of Romantic evocation. Again, Leotta's way with slow movements is a particular source of wonder, with a near-mystical aura hanging over Op 10 No 1's central Adagio; something that takes you far ahead to the transcendental world of the last sonatas. I could imagine a more free-flowing opening Allegro to the Pastoral Sonata; this is unusually pensive but such is Leotta's musical strength that everything coheres and convinces. In the grand design of Op 7 he achieves an admirable vigour and impulse and, more generally, you note the way codas, whether hushed or virtuoso, are given a special sense of occasion and finality. ATMA Classique's sound captures all of the pianist's quality and Vol 5 will be welcomed with open arms.

El Informador, Guadalajara (Messico), 23 giugno 2013, di Jaime Garcia Elias

...Desde la larga introducción del Concierto para piano y orquesta No. 1 en Re menor, Op. 15, el lenguaje corporal de Christian Leotta, frente al piano, fue elocuente... El Concierto de Brahms sirvió de tarjeta de presentación a un Christian Leotta del que ya se conocía su identificación con Beethoven y el dominio de sus partituras... Leotta, tan musical en los pasajes vigorosos como en los apacibles, correspondió a la ovación (sala casi llena) con dos encores.

TRADUZIONE:

...Fin dalla lunga introduzione orchestrale del Concerto n. 1 in re minore op. 15, il linguaggio corporale di Christian Leotta al pianoforte è stato eloquente... Il  Concerto di Brahms ci ha rivelato un Christian Leotta del quale già conoscevamo la sua identificazione con Beethoven e il dominio delle sue partiture… Leotta, così musicale nei passaggi vigorosi come nei più delicati, ha risposto alle ovazioni del pubblico (con sala quasi piena) con due bis. 

El Informador, Guadalajara (Messico), 20 giugno 2013

Los europeos roban aplausos en el Degollado - El virtuoso Christian Leotta le mostró al público tapatío su dominio del piano, acompañado de Oriol Sans.    

…El momento cúspide de la noche llegó. Ya no era sólo Oriol Sans ante el público; ahora también se podía admirar al pianista Christian Leotta, nacido en Catania (Italia) y que apenas rebasa los 30 años. Sentado ante el piano, con los músicos de la OFJ listos para mostrar la valía de la casa, Christian Leotta comenzó con el ''Concierto para Piano y Orquesta No. 1'' de Johannes Brahms, dividido en tres partes y estrenado en el año de 1859. En esta pieza caben los sentimientos que el autor tuvo al enterarse del intento de suicidio de un amigo, con una muestra de pasión que el pianista supo transmitir a todo el público que se conmovió a cada minuto. Los europeos hicieron suyo al público y al teatro. No había otra manera de despedirlos que con un aplauso estruendoso".

TRADUZIONE: 

Gli europei conquistano il Degollado - Il virtuoso Christian Leotta ha mostrato al pubblico di Guadalajara il suo dominio del pianoforte, accompagnato da Oriol Sans

...Il momento più importante della serata è finalmente arrivato. Ora davanti al pubblico non c’è solo Oriol Sans. Ora si può ammirare anche il pianista italiano Christian Leotta, nato a Catania (Italia) e appena trentenne. Seduto al pianoforte, con i musicisti dell’Orchestra Filarmonica del Jalisco pronti a dare il meglio, Christian Leotta ha eseguito il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in re minore di Johannes Brahms, composto nel 1859 e formato da tre movimenti. In questa composizione si trovano i sentimenti che l’autore provò al sapere del tentato suicidio dell’amico Schumann, mostrando una passione che Christian Leotta ha saputo trasmettere al pubblico a tal punto da commuoverlo durante tutta la sua esecuzione. Gli europei hanno conquistato il teatro. Non c’è stato altro modo per ringraziarli che con fragorosi applausi. 

Applaus (Germania), Maggio 2013, di R.A.

Recensione sul doppio CD "Beethoven 32 Piano Sonatas, 
Volume IV"

Christian Leotta wird als großer Beethoven-Interpret gefeiert. Er verfügt über eine stupende Virtuosität und einen perlenden Anschlag. Der Steinway klingt glanzvoll... Der CD-Sound ist vorbildlich transparent und natürlich.

TRADUZIONE:

Christian Leotta è considerato uno dei più grandi interpreti di Beethoven di oggi. Possiede uno stupendo virtuosismo e un tocco brillante, che gli consentono di produrre affascinanti sonorità sul suo Stenway. Il suono del CD è straordinariamente chiaro e allo stesso tempo naturale. 
 
Agenzia giornalistica quotidiana nazionale IL VELINO.IT, 4 marzo 2013 

Politica Estera Italiana: Jakarta, grande successo per il concerto di Leotta
 
Prosegue il tour asiatico del pianista italiano. In repertorio quattro sonate di Beethoven 

Roma. “Grande apprezzamento” per il concerto a Jakarta del pianista italiano Christian Leotta, che si è esibito, per la seconda volta in Indonesia dal 2004, in quattro sonate del repertorio romantico di Beethoven. Il nostro Ambasciatore, Federico Failla, ha sottolineato la “precisione” e “l’abilità di alto profilo” di Leotta, che ha riscosso “grande apprezzamento da parte del pubblico del prestigioso teatro classico Gedung Kesenian”. Presenti anche diversi capi delle Rappresentanze diplomatiche. Il 9 febbraio Leotta, ricorda Failla, ha inoltre tenuto delle master classes presso l’Istituto di Cultura in Jakarta, “raccogliendo un grande consenso da parte degli studenti di varie accademie musicali indonesiane”.

Hong Kong Economic Times, Hong Kong (Cina), 2 febbraio 2013

Christian Leotta's Piano Recital: a Music Feast 

There is no free lunch in economic theory but the recital of the young Italian pianist Christian Leotta at the Sheung Wan Civic Centre Theatre was indeed a magnificent free Music's feast for the Hong Kong audience: music is about sharing.

The concert title was “The Three Manners of Ludwig van Beethoven and the Art of the Sonata Form”, including the lighter music of Beethoven’s early stage, Op. 14 No. 2 & Op. 49, No. 2, and also the bright and technically demanding middle and late stage music of the “Waldstein” and the “Hammerklavier”.

Christian has a solid technique: the four Sonatas sounded brilliant and clear. He is also very professional: in the 2nd part of the concert the venue forgot to dim the light; thus, he played till the 3rd movement of the Hammerklavier, needing then to wait for the light technicians about 10min to settle the situation: certainly, the venue is to be blamed for that. While Christian resumed playing immediately perfectly, his music made the audience to forget about the inconvenience. 

The impeccable performance of Christian was much admired.

The acoustic of the venue was not bad, being at least better than that of the music hall of the Hong Kong Cultural Centre, which can ruin any music.

Christian is a pianist which showed to be good in attitude, technique, professionalism and personal qualities. After the reictal we heard in Hong Kong, I'm convinced that his Beethoven will no doubt ensure him a great future on the international music scene. 

Comunicato Stampa del Ministero degli Esteri, 29 gennaio 2013

Hong Kong: successo per il recital del pianista Christian Leotta

Grande successo presso lo Sheung Wan Civic Theatre di Hong Kong del recital per pianoforte di Christian Leotta - uno dei più talentuosi tra i giovani pianisti italiani - organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura col supporto del Consolato Generale.
 
In una sala gremita in ogni ordine di posti, il pubblico ha enormemente apprezzato l’esecuzione da parte di Leotta di quattro sonate per pianoforte scritte da Beethoven, a conferma dell'elevato interesse per la musica classica (e non solo) in questa città.

Il maestro Leotta - attualmente impegnato in una tournée in Asia - ha ricevuto anche una particolare attenzione da parte dei media, con una pubblicità dell'evento sui più importanti organi di stampa in lingua inglese e cinese, una recensione pubblicata su un giornale locale e un'intervista rilasciata al canale culturale della principale radio di Hong Kong.

Rondo (Germania), gennaio 2013, di Matthias Kornermann

Recensione sul doppio CD "Beethoven 32 Piano Sonatas, Volume IV"

Junge Pianisten, die sich einmal an Beethoven versuchen, sind Legion. Doch das Beethoven-Gen, das Spieler befähigt, die „32“ gestalterisch zu durchdringen, ist selten. Das schmerzerregende Geklimper von HJ Lim hat das kürzlich gezeigt. Der inzwischen 32-jährige Italiener Christian Leotta aber scheint es in sich zu tragen... Leotta hat einen unerhört ausgeprägten Sinn für die dramaturgischen Funktionen und Farbwechsel solcher Übergangsmomente, die er gelegentlich unter höchste Erwartungsspannung zu setzen vermag... Dieses Projekt kündigt es uns doch einen Beethovenspieler an, dem in seiner Generation kaum jemand das Wasser reichen wird. Ich wünschte mir, er könnte es deutschen Auditorien bald beweisen. 
 
TRADUZIONE:

Ci sono legioni di giovani pianisti per cercano di cimentarsi almeno una volta con Beethoven. Tuttavia, il gene che permette di comprendere e di interpretare creativamente le "32" è davvero raro. Il doloroso strimpellare di HJ Lim lo ha recentemente mostrato. Al contario, il pianista italiano ora trentaduenne Christian Leotta sembra possederlo... Leotta ha un senso drammatico del cambio di colori davvero straordinario, che sa mettere in risalto i passaggi di transizione con grande tensione... Questo ciclo ci rivela un interprete di Beethoven al quale sarà molto difficile che qualsiasi altro pianista della sua generazione possa essere alla sua altezza. Mi auguro di ascoltarlo al più presto negli auditorium tedeschi. 

The Whole Note (Canada), dicembre 2012, di Christina Petrowska Quilico   

Recensione sul doppio CD "Beethoven 32 Piano Sonatas, 
Volume IV"

Christian Leotta obliges us with his personal interpretation of the sonatas. He has a prodigious technique and an innate musicality. I admire his attention to the form and structure of each movement and his exquisite detailing. Volume 4 includes sonatas from Opp.2, 7, 10, 28, 81a and 90 and in it Leotta has presented us with another extremely worthy CD that deserves many hearings.

Pizzicato (Lussemburgo), dicembre 2012, di  Remy Frank

Identité

Recensione sul doppio CD "Beethoven 32 Piano Sonatas, Volume IV" 4****


Un discours clair et bien articulé, enrichi de nuances dynamiques et d'un rubato expressif: la carte d'identité de Ludwig van ne pourrait être plus identifiable dans ce 4e volume de l'intégrale du pianiste italien Christian Leotta. Dans ce programme de six sonates nous aimons le caractère rebelle de l'opus 7, le contraste entre détermination et relaxation dans l'opus 90 (27e sonate). 'Les adieux', trop posés, lui réussissent moins bien, malgré un finale impétueux, mais Leotta joue la 'Sonate Pastorale' dans une décontraction totale et une simplicité expressive admirable, sans fausse mélancolie et sans surcharge sentimentale.

L'Eco di Bergamo, 7 ottobre 2012, di Bernardino Zappa

Leotta, il giovane che affronta Beethoven con naturalezza

Non è frequente. Eppure la definizione di Christian Leotta, trentaduenne catanese, passa attraverso un solo autore: Ludwig van Beethoven.

Pianisti versati in modo esclusivo verso un autore, soprattutto da giovani, nella storia della musica non mancano: pensiamo a Glenn Gould e Bach, a Mitsuko Uchida e Mozart, a Cortot e Chopin, allo stesso Ramin Bahrami e Bach, in tempi recenti. Molto più raro è il caso di un rapporto esclusivo con Beethoven. Un autore che vari pianisti carismatici hanno messo in repertorio, ma solo nella piena maturità. Perché la musica del genio di Bonn è per sua natura composita, densa, complessa, profonda, difficilmente definibile pianisticamente.

Di fronte a un giovane che si presenta come specialista di Beethoven, una certa prudenza è quasi inevitabile. Così dopo pochi passi delle Bagatelle op. 126, con piacevole stupore giovedì scorso il pubblico della Sala Greppi ha potuto constatare lo spessore e l’autorevolezza di Christian Leotta. Un’autorevolezza che appare connaturata al modo di vivere e restituire le pagine beethoveniane. Nelle Bagatelle il piglio virava, efficacemente, verso una dolcezza e una grazia di dettaglio a volte schubertiana (gli anni sono gli stessi), nelle magistrali Diabelli-Variationen op. 120 l’interprete sembrava tuffarsi pieno di ardore e vigore nelle trame e nelle dialettiche ora contrappuntistiche ora pienamente sonatistiche dell’ultimo capitolo pianistico beethoveniano. C’era una sorta di connaturata identità di sentire, quasi che la laboriosità instancabile fosse intimamente condivisa.

Corriere della Sera, 4 ottobre 2012, di Daniela Morandi

Bagatelle e Variazioni L'incanto di Beethoven

Concerti d'autunno - Il pianista Christian Leotta alle 20.45 in Sala Greppi

"Probabilmente sono le migliori che abbia mai scritto", parola di Ludwig Van Beethoven sulle Bagatelle op. 126 composte tra il 1823 e il 1824 ed eseguite stasera, alle 20.45, in sala Greppi dal pianista Christian Leotta, per la stagione dei Concerti d'Autunno.Oltre alle Bagatelle, si ascolteranno anche le 33 Variazioni in do maggiore su un Valzer di Anton Diabelli op.120, considerate la summa stilistica beethoviana. Il concerto si presenta come «un omaggio a latere di Bach, il cui spirito compare in tutta la stagione», afferma il direttore artistico Stefano Lania.E aggiunge: «Oltre alle Bagatelle, che svelano la capacità del maestro di tratteggiare una gamma di strati emotivi con pochi tratti sonori, si assisterà all'esecuzione dell'op. 120. Ultima ed estrema opera pianistica composta da Beethoven, rappresenta la summa stilistica del compositore che rielabora stilemi barocchi in ottica classicistica e ne trae 33 variazioni, divise in blocchi e in forma articolata secondo la sezione aurea. Beethoven getta un ponte tecnico verso il futuro, mantenendo il piede nel passato di Bach e nell'estetica barocca».

Al pianoforte si siederà Leotta, definito dalla pianista americana Rosalyn Tureck «uno straordinario talento con una meravigliosa musicalità innata» e dal pianista austriaco Karl Ulrich Schnabel «perfetto nel rispettare e comprendere le indicazioni dei compositori classici e romantici». Nel 2002, a soli 22 anni, Leotta ha eseguito le 32 sonate di Beethoven integralmente, affermandosi più giovane pianista al mondo a suonare in pubblico questa impresa musicale, dopo l'esecuzione di Daniel Barenboim negli anni Sessanta a Tel Aviv.Venne insignito della medaglia dal presidente della Repubblica Ciampi e stipulò un contratto in esclusiva con la casa discografica canadese Atma Classique per la registrazione integrale delle 32 sonate per pianoforte.

Apprezzato dalla critica per tecnica prodigiosa, capace di esprimere la poetica beethoveniana, Leotta è considerato tra i più straordinari interpreti di Beethoven dei nostri tempi.


La Provincia (Como), 12 agosto 2012, di Alberto Cima

Chi ha paura di puntare alla classica? Dopo Leotta i Festival ci pensino

La musica classica accalappia, nel "Festival città di Cernobbio", un pubblico numerosissimo (presenti oltre mille persone, con un centinaio persino in piedi, sistemati come potevano al di fuori della location), da fare invidia ai più popolari concerti pop e rock, grazie alla magnifica esecuzione del giovane pianista comasco Christian Leotta.

Questo evento dovrebbe far riflettere i vari promoter (lariani, ma non solo) e gli organizzatori che dovrebbero ormai considerare la musica classica non più una "Cenerentola" degli spettacoli estivi, ma una "primadonna" a tutti gli effetti.

Il pubblico c'è; basta saper scegliere gli interpreti giusti. Lo stesso Festival cernobbiese, che pure quest'anno ha privilegiato i concerti "contaminati", ha avuto il coraggio di proporre un concerto straordinario, che è diventato l'evento della manifestazione stessa.

Speriamo che se ne tenga conto nella prossima edizione. D'altronde le città di Milano e Lugano sono un eclatante esempio di questo trend, dove l'afflusso del pubblico è sempre più numeroso (Sala Verdi, Auditorio di largo Mahler, Auditorio della Rsi e Palazzo dei Congressi).

L'arte beethoveniana di Christian Leotta è rilevante e in continua ascesa; pone in luce, grazie alla sua tecnica vibrante e alla melodia intimistica, gli aspetti più interiori del genio di Bonn. Il concerto del fuoriclasse Leotta è stato preceduto dalla palpitante esibizione della pianista Miriam Rìgamonti, di soli vent'anni, che ha eseguito la "Sonata n. 2" di Scriabin.

CiaoComo.it, venerdì 10 Agosto 2012

Magica serata a Villa Erba: Leotta incanta tutti

Straordinaria abilità al piano. Il concerto di Christian Leotta, ieri sera a Villa Erba per il Festival città di Cernobbio, è stato davvero molto apprezzato dal numeroso pubblico presente in sala: applausi per il noto pianista al termine dell'esibizione con una serie di brani di Beethoven affrontati con grande determinazione. Un magico Leotta per questa occasione, "introdotto" dalla giovane Miriam Rigamonti anch'essa al piano. Il Festival, organizzato dal comune di Cernobbio (e sempre ad ingresso libero a Villa Erba), prosegue ora domani sera con il concerto di Max Gazzè accompagnato dalla Filarmonica Toscanini. Altre serate domenica e mercoledì 15 per chiudere.
 
Musical Toronto (Canada), 26 giugno 2012, di  John Terauds

Recensione sul doppio CD "Beethoven 32 Piano Sonatas, Volume IV"

Montreal’s ATMA Classique today released the fourth volume in a five-volume complete set of the Beethoven Piano sonatas played by Italian pianist Christian Leotta. The 2-CD set jumps around Beethoven’s chronology, combining three early efforts (Nos 1, 4 and 5) with a middle sonata (No. 15, the “Pastoral”) and later works (Nos 26 “Les Adieux” and 27).

Leotta is meticulousness itself, having carefully consulted every credible edition of the works, adhering to the composer’s interpretation instructions, and then laying out each piece on a modern concert piano with a fine mix of warm, elegant restraint and fiery outbursts of virtuosity.

This fourth volume of sonatas is very good. Leotta’s programming mix provides a nice set of contrasting moods and structures. It builds nicely on his previous three releases, which ATMA began releasing four years ago, and bodes well for the final volume, due out next year.

Piano News (Germania), n. 2 - marzo/aprile 2012, di Isabel Fedrizzi

Recensione sul doppio CD "Beethoven 32 Piano Sonatas, Volume III"

Interpretazione: 5* - Suono: 5* - Importanza del repertorio: 5*

Die Diskographie des italienischen Pianisten Christian Leotta ist nicht umfangreich und nicht vielseitig – im Wesentlichen sind es drei CDs mit Beethoven-Sonaten, die bei dem französischkanadischen Label Atma Classique erschienen. Zwei er-folgreiche CDs mit Pathétique, Appassionata, Waldstein und Hammerklavier-Sonate gingen voran, die dritte CD der Serie umfasst frühe Sonaten wie op. 2 oder op. 49 und endet mit der späten Sonate op. 110. Und Christian Leotta, Schüler von Karl-Ulrich Schnabel, dem Sohn Artur Schnabels, spielt Beethoven sehr vordergründig, frei von Gefühlsduselei. Er hat einen gleichermaßen ernsthaften, nachdenklichen wie auch freien und experimentierfreudigen Zugang zu den Sonaten. Außerdem hat er die notwendige Brillanz, den rhythmischen Puls und die vorwärtsdrängende Unruhe so vieler Sonaten fesselnd herauszuheben.

Er ahmt nicht die gewollte Expressivität mancher Interpretationen nach, sondern entwickelt ein natürliches Spiel, das immer in Bewegung bleibt, und erreicht eine ausgewogene Mischung von packendem Zugriff und lyrischem Ton. Schon seit 2002 spielt der Pianist den Zyklus auswendig vielfach in der Gesamtheit – seine intensive Beschäftigung mit Beethoven spürt man an seiner erstaunlichen Farbpalette, der Anschlag ist feinsinnig und Melodisches
wird so intensiv herausgehoben, wie man es eher bei romantischen Klavierwerken erwarten würde. Seine Gestaltung reicht bis in die kleinen rhythmischen Nuancen und Akzentuierungen. Unbedingt hörenswert.

TRADUZIONE:

La discografia del pianista italiano Christian Leotta non è particolarmente vasta né multiforme - è costituita essenzialmente da tre album doppi comprendenti delle Sonate di Beethoven, editi dall’etichetta franco-canadese Atma Classique. Due album di successo con la Patetica, l’Appassionata, la Waldstein e l’Hammerklaviere, sono già stati precedentemente pubblicati, e il terzo album della serie comprende alcune delle prime sonate, come l’op. 2 o l’op.49, concludendo con l’op. 110, la penultima del ciclo. Christian Leotta, allievo di Karl-Ulrich Schnabel, il figlio di Artur Schnabel, suona con molta chiarezza Beethoven  e senza sentimentalismi. Il suo approccio alle Sonate è sempre profondo, meditativo, ma anche libero e felicemente ispirato. Inoltre, è in grado di conferire alle sue esecuzioni la necessaria brillantezza, che sa tirar fuori in modo davvero avvincente, per rendere al meglio - in sonate così diverse - il giusto impulso ritmico e il teso incedere espressivo.

Leotta non imita la voluta espressività di alcune interpretazioni, ma sa sviluppare un suono naturale, che resta sempre caratterizzato da emozione, e che raggiunge un’equilibrata armonia tra un attacco del tasto preciso e un tono più lirico. Il pianista suona a memoria già dal 2002 il ciclo delle 32 sonate, avendolo presentato più volte nella sua totalità.  Il suo intenso lavoro con Beethoven è perfettamente udibile nella sua straordinaria tavolozza di colori, nel suo tocco raffinato e nel suo cantabile, reso così intensamente così come ci si aspetterebbe da grandi interpretazioni del passato. Per quanto riguarda la forma, la cura di Leotta si estende fino alle più sottili sfumature stilistiche e ad ogni accentuazione. Assolutamente da ascoltare.


La Provincia (Como), 28 marzo 2012, di Stefano Lamon

Tutti in piedi per Leotta - Il pianista lariano opplaudito a Campione con Beethoven

È noto quanto profondo sia il legame di due lustri tra Christian Leotta e Beethoven. Da cui il desiderio fin troppo facile di verificare quale evoluzione abbia sortito nella vita artistica dell'esecutore. Le due ore di concerto tenuto da Leotta in San Zenone a Campione d'Italia, giovedì scorso, sono lì a rispondere.

Quattro Sonate in programma: Op. 14 n. 2, Op. 49 n. 1; "Waldstein" Op. 53, "Hammerklavier" Op. 106. Due omaggi alle radici classiche, due diversi epigoni di altrettanti periodi creativi beethoveniani; una sintesi di ponderoso impegno esecutivo; acume di scelta e coraggioso virtuosismo. Fino al momento dell'ascolto, che svela traguardi e profondità espressive veramente importanti.
Quella ben precisa ricerca del suono, delle dinamiche, dei flussi del tempo da sempre oggetto della ricerca di Leotta trova soluzioni di affascinante, emozionante sintesi e coerenza in una personalità sempre più matura. Su tutto citiamo le più d'una sonorità evanescenti e fantastiche, la tenacia incrollabile che tiene l'ascoltatore ipnotizzato anche nei punti beethoveniani che aprono finestre sull'eternità come quelle dell'op.106, gli attacchi di piglio e le brillantezze eleganti dei passaggi delle Sonate pur non ascetiche come i numeri 10 e 19.

Al termine, pubblico in piedi, un ultimo Adagio come bis e tanta voglia di riascoltare Leotta presto.

Corriere del Ticino (Svizzera), 24 marzo 2012, di Alberto Cima

Il Beethoven controcorrente di Christian Leotta


Il giovane pianista Christian Leotta si è esibito giovedì sera nella Chiesa Parrocchiale San Zenone a Campione d’Italia, in un récital di elevata difficoltà, sia tecnica sia espressiva. In programma quattro Sonate di Beethoven: op. 14 n. 2, op. 53 «Waldstein», op. 49 n. 1 e op. 106 «Hammerklavier».

Molto personali le interpretazioni di Christian Leotta, che comunque danno un tocco particolare alla visione beethoveniana, del tutto condivisibile. La conoscenza della grammatica pianistica non è sufficiente per interpretare il genio di Bonn, è necessario penetrare il suo mondo poetico. Cosa che riesce assai bene a Leotta. I tempi sono generalmente più «allargati» rispetto alla consueta prassi esecutiva di Beethoven, specialmente gli «Adagio», proprio perché il pianista vuole mettere in risalto l’aspetto più interiore del compositore. Risulta quindi un Beethoven più intimistico, maggiormente cantabile, meno veemente e titanico, anche se non mancano i momenti tecnici e virtuosistici «alla Beethoven». In un mondo dove sembra predominare l’aspetto virtuosistico, quasi robotizzato, all’insegna della tecnica e delle note sempre «perfette», prive di sbavature, Christian Leotta sembra andare controcorrente e scova inoltre la riflessione, la meditazione, il raccoglimento, la contemplazione all’insegna di un Beethoven sempre più umano. Aspetti dei quali il mondo moderno sembra avere ognora bisogno.

Sia la comprensione spirituale delle musiche pianistiche di Beethoven, che si richiede al loro esecutore, sia il superamento delle non lievi difficoltà possono essere raggiunti solo se si impara a conoscerle e studiarle tutte e trentadue, cosa che ha fatto Leotta (è infatti l’unico pianista, unitamente a Barenboim, ad avere eseguito pubblicamente l’integrale beethoveniana a soli ventidue anni). Poiché se anche un abile esecutore può imparare un singolo pezzo sino a un certo grado di perfezione, pure gli rimarrà estraneo quello spirito e carattere (humor) proprio, quella geniale libertà e quel profondo sentimento per le bellezze che si trovano, talvolta nascoste, nella massa totale delle composizioni di Beethoven e che danno quindi, in un certo senso, la chiave di lettura per ogni singola opera.

L’interpretazione di Christian Leotta va, in definitiva, oltre il classicismo comunemente inteso per approdare allo «Sturm und Drang» e al «Romanticismo» non apertamente dichiarato dagli storici, ma che è un tutt’uno con la musica e l’anima beethoveniana. In questo senso le sue interpretazioni faranno «storia».

Le interpretazioni di Christian Leotta si apprezzano non solo per la tecnica agguerrita, ma anche per la poeticità che questa sa emanare. Magnifico il suo tocco, suadente la sonorità sempre ricercata, continua la ricerca del sound e della timbrica. Un bis: l’«Andante» dalla Sonata op. 79, sempre di Beethoven.

Gazzetta del Sud, 12 marzo 2012, di Paolo Blundo

La grandiosità di Beethoven al Palacultura

Venerdì sera al Palacultura. Il pianista Christian Leotta ha eseguito, per la stagione concertistica dell'Associazione Musicale Vincenzo Bellini e dell'Accademia Filarmonica, quattro sonate di Ludwig Van Beethoven: la Sonata in Sol maggiore n. 10 op. 14 n. 2, la Sonata in Do maggiore n. 21 op. 53 "Waldstein", la Sonata in Sol minore n. 19 op. 49 n. 1 e la Sonata in Si bemolle maggiore n. 29 op. 106 "Hammerklavier".

Un programma lungo ed impegnativo, quello proposto dal pianista catanese, che vanta ben tredici esecuzioni dell'integrale delle 32 sonate di Beethoven, di cui è considerato da molti come uno dei massimi interpreti. Assai diverse tra loro le quattro opere eseguite: se la Sonata n. 10 si può ritenere un ritorno del compositore allo spirito haydiano, con uno stile classico dominante, nella "Waldstein" convivono elementi tradizionali e tratti stilistici innovativi; la n. 19 il cui sottotitolo è "Sonata facile", presenta un primo movimento seguito da un vivace e gioioso rondò; l'"Hammerklavier", infine, è una sonata monumentale, di grandi dimensioni e complessità, frutto della volontà del compositore di superare le possibilità sonore ed espressive del pianoforte.

Leotta ha fornito un'interpretazione rigorosa ed attenta, consapevole e rispettosa della scrittura.
Ben scanditi e precisi i tempi veloci, nei passaggi virtuosistici (spettacolare la fuga a tre voci al termine dell'Hammerklavier) il pianista ha evidenziato un controllo assoluto dello strumento, mentre nell'Adagio molto della "Waldstein" e ancor più nel lungo Adagio sostenuto dell'op. 106 ad impressionare è stato l'eccezionale pianissimo, che ha conferito ai due brani un aspetto intimistico e riflessivo. Il pubblico in sala ha seguito con attenzione ed ha apprezzato l'esecuzione di Christian Leotta, sottolineando con calorosi applausi il proprio gradimento. Dal canto suo Leotta ha dato prova di grande resistenza e concentrazione suonando per più di due ore in maniera impeccabile.
  
Radioclassica, 17 novembre 2011, intervento di Riccardo Risaliti alla trasmissione "Ultimo Grido"

Presentazione del doppio CD "Beethoven 32 Piano Sonatas, Volume III"

"…disco  molto interessante e molto bene eseguito, come anche i precedenti di questa integrale delle sonate che Christian Leotta sta registrando per la Atma Classique. Christian Leotta è un po’ quello che era una Rosalyn Tureck per Bach o, prima ancora, un Alfred Cortot per Chopin: si è votato a Beethoven. E la sua scelta non poteva essere migliore!".

Musica, settembre 2011 (n. 229),  di Luca Segalla

Recensione sul doppio CD "Beethoven 32 Piano Sonatas, Volume III"  

Nel panorama discografico attuale i pianisti italiani tra i trenta e i quaranta sono ben rappresentati. Tre nomi su tutti: Andrea Bacchetti per Bach, Pietro De Maria per l'integrale chopiniana e Christian Leotta per questa integrale delle Sonate di Beethoven, giunta al terzo volume. Più noto oltre oceano che in Italia, meno virtuoso di De Maria e meno stravagante di Bacchetti, a piccoli passi Leotta sta costruendo un'integrale molto coerente nelle sue linee di fondo. Lo avevamo già notato a proposito del primo doppio CD (cfr. il n. 199 di MUSICA). Leotta attenua i contrasti e smussa le asperità, senza eccessi virtuosistici, attraverso un paziente lavoro analitico. Il suo è un Beethoven settecentesco, anche in una sonata come l'op. 31 n. 2 che piaceva molto ai Romantici e che lo stesso compositore (secondo la testimonianza del solito Schindler) avrebbe paragonato alla Tempesta di Shakespeare.

Tempi tranquilli, sonorità morbide e controllate, fraseggio fluido: per Leotta Beethoven deve essere in primo luogo eloquente. Il contrasto, nel primo movimento, tra il motivo arpeggiato al basso (il «widerstrebende Prinzip ») e la risposta implorante al registro medio (il «bittende Prinzip ») alla battuta 21 e ss. viene sottolineato con un rallentando e non con un accelerando, che rischierebbe di ridurre il tutto a un mero effetto strumentale. Altri giovani e lanciatissimi interpreti che in questa sonata si preoccupano soprattutto di mostrare i muscoli, come l'inglese Paul Lewis, in queste battute risultano generici. Asciutto ed essenziale è anche il secondo movimento, mentre l'Aliegretto conclusivo è un vero alle gretto e non allegro come spesso capita di ascoltare: un saporito rondò, non una cavalcata virtuosistica.

La registrazione, pulita, senza molto riverbero e di ottima qualità si sposa bene con questa prospettiva. E'
stata effettuata nella Sala Mahler a Dobbiaco, dal suono più morbido e più spazializzato rispetto a quello del primo volume, registrato a Losanna.

Leotta rispetta scrupolosamente i segni della partitura, eseguendo tutti gli sforzati, i legati e gli staccati indicati da Beethoven. È un interprete controllato e misurato, poco incline alle esplosioni drammatiche (infatti la sua Patetica, nel primo volume dell'integrale, appariva un poco fredda). Si prenda l'Allegro con brio della Sonata op. 2 n. 3, che per i pianisti è una bestia nera, perché richiede grande agilità e pulizia. Leotta non punta allo spolverio virtuosistico, ma alle magie dei dettagli resi con precisione chirurgica anche a grande velocità. Punta a far parlare la musica. Del resto una delle doti per cui Beethoven veniva apprezzato come interprete era proprio il cantabile e il Classicismo viennese deve senza dubbio qualcosa alla cantabilità di ascendenza italiana. Certo, lo scotto da pagare è la perdita della brillantezza esecutiva, che in alcuni casi rappresenta un limite, come si è notato per la Sonata op. 10 n. 3, nel primo volume dell'integrale.

L'Adagio della Sonata op. 2 n. 3 è un capolavoro di introspezione psicologica, un lento procedere verso il basso e non uno sprofon
dare nell' abisso. E capolavori di introspezione ed eloquenza sono tutta la Sonata op. 27 n. 1 e l'Andante dell'op. 14 n .. 2, lontano da ogni preziosismo. Così il secondo movimento della Sonata op. 14 n. 1 appare serioso e robusto e le scale del movimento conclusivo sono corpose e colloquiali, piuttosto che sgranate con cristallina perfezione. La Sonata op. 79 è robusta e diretta come deve essere, anche nello stacco di tempo, più lento rispetyo al tempo staccato da un beethoveniano doc come Badura-Skoda, ma anche rispetto a un fortepianista come Brautigam (cfr. n. 202 di MUSICA), che pure, come Leotta, punta tutto sull' eloquenza. Lo stesso discorso vale per la Sonata op. 49 11. 1, il cui finale dura 3:40, mentre con Badura-Skoda durava solo 3:11: meno vitale, ma molto raffinato. E l'Andante, una sorta di barcarola all'italiana, è intimo e delicato, di una cantabilità più intensa rispetto all'interpretazione, leggera e svagata, di Badura-Skoda.

Paradossalmente il momento culminante di questo volume coincide con la Sonata op. 110. Anche nel primo volume l'interpretazione meglio riuscita era quella della sonata più problematica, l'op. 111: evidentemente un interprete riflessivo e coerente come Christian Leotta si trova nel suo elemento naturale con pagine dall'architettura complessa. Una 110 misurata e senza eccessi; senza affanni, tutta spronfondata in se stessa. Anche il secondo movimento, l'Allegro molto, che di solito suscita negli interpreti incontrollabili furori virtuosistici, viene declamato e non gridato. Nell'Adagio ma non troppo sono da apprezzare il raffinato impiego dei pedali e il controllo dei piani sonori, mentre la fuga è di una bellezza rara, per la messa a fuoco dei dettagli e per l'omogeneità timbrica. Anche in questo caso la prospettiva di Leotta è molto chiara ed è quella di un intimismo commosso e misurato, piuttosto che del sublime romantico.


Fanfare  (USA), gennaio/febbraio 2011, di Susan Kagan

Recensione sul doppio CD "Beethoven 32 Piano Sonatas, Volume III"  

With this volume, Italian pianist Christian Leotta (b.1980) is more than halfway through his complete Beethoven sonata cycle; there are two more volumes ahead. He has organized the cycle so that each two-CD volume contains a selection representing the three periods of Beethoven’s creative life, as can readily be seen in the above headnote.

Leotta’s background as a student of the fine pianist/pedagogue Karl Ulrich Schnabel has significantly influenced his interpretive approach to playing Beethoven. Schnabel emphasized the importance of a reliable score, and expected his students to supply themselves with one. (It should be noted that as the modern piano in the second half of the 19th century became as important a fixture in every home as a television set did during the second half of the 20th, publishers brought out often unreliable editions of music as fast as their presses could work.) So it is not surprising to see that Leotta’s credits in the notes include a list of the editions he consulted in preparing the sonatas: a facsimile of the first edition by Tecla, Schnabel (Artur)’s edition, and two of the most scholarly and widely respected of contemporary editions, those published by Henle in Germany and Wiener Urtext in Vienna. I mention this only to underscore my belief that Leotta is a seriously dedicated Beethovenian.

In my review of Leotta’s Vol. 2 (Fanfare 34:1), I was struck by his strict adherence to Beethoven’s markings in the music. He observed every nuance of dynamics and phrasing and, especially, pedaling. He has a powerful technique that gives him fluency and strength on the keyboard, and his musical intelligence is compelling. He seemed especially at home with the unbridled energy and vitality of Beethoven’s early sonatas, and so it is on this disc in the third of the op. 2 sonatas and the “Tempest” Sonata. All of Beethoven’s “simple” works are in this set—that is, the two op. 49 “leichte” (easy) sonatas (the Menuetto, the final movement of op. 49/2, achieved popularity in its reincarnation in Beethoven’s Septet, op. 20, composed several years later), and the so-called sonatina, op. 79. Leotta does not breeze through them as if condescending to them, but plays them with the same verve and attention he gives to the other sonatas.

Leotta gives a lovely reading of that profound and lyrical jewel in the crown of the late sonatas, the Aâ™­-Sonata, op. 110. The first movement is played simply, almost placidly, a calm prelude to the energetic storm of the scherzo that follows. Then there is the Adagio, and its first statement of the Arioso dolente—a long, expressive lament—followed by the first fugue, which Leotta plays very steadily and clearly, building up to the return of the Arioso, this time transfigured with its little sighing motifs. When the fugue returns again, it is in half voice, empty and emotionless, until it slowly builds again to a massive dramatic climax. A fine and most satisfying performance.

The one aspect of Leotta’s playing that I find fault with is his choice of tempos in some slow or moderately slow movements, which are often dragging and too deliberate. In almost all cases, they are considerably slower than Schnabel’s (although one cannot always use Schnabel’s recordings as a yardstick because of the limitations imposed on him when he was recording the sonatas in the early 30s). Still, one always hears in Schnabel’s readings a pushing forward of the music that is important to its flow, and this bears directly on the ultimate shape and interest of the music. Leotta’s personality is different from Schnabel’s, and it is reflected in his tempo choices. But unquestionably this gifted and intelligent young pianist has a great deal to offer, and his Beethoven cycle, when completed, should prove to be of estimable interest. 

TRADUZIONE:

Con questo volume, il pianista italiano Christian Leotta (nato nell’80) è più che a metà strada nel registrare il suo ciclo completo delle sonate di Beethoven; ci sono ancora due volumi da realizzare. Il ciclo è stato da lui organizzato in maniera tale che ciascun volume, composto da due CD, comprenda una selezione di sonate che rappresentino i tre periodi creativi della vita di Beethoven, come può prontamente essere visto guardando il programma.

Il fatto che Leotta si sia formato come studente con il grande pianista/pedagogo Karl Ulrich Schnabel ha influenzato in modo significativo il suo approccio interpretativo nel suonare Beethoven. Schnabel enfatizzava l’importanza di usare un’edizione attendibile e pretendeva che i suoi studenti ne fossero in possesso di una (deve essere notato che dalla metà del XIX secolo, diventando il pianoforte un oggetto d’arredamento in ogni casa come il televisore nel XX secolo, gli editori hanno spesso messo in circolazione edizioni di musiche non attendibili tanto velocemente quanto le loro stampe potessero lavorare). Così non sorprende che nel libretto della registrazione Leotta abbia voluto citare l’elenco delle edizioni da lui consultate nel preparare le sonate: un facsimile della prima edizione edito da Tecla, l’edizione di Artur Schnabel, e due delle più accademiche e maggiormente rispettate fra le edizioni contemporanee, quelle edite da Henle in Germania e quella della Wiener Urtext di Vienna. Ho menzionato tutto ciò solo per sottolineare la mia convinzione che Leotta sia un Beethoveniano davvero serio e scrupoloso.

Nella mia recensione del Vol. 2 di Leotta (nel numero 34:1 di Fanfare), sono rimasta colpita dalla sua severa aderenza alle indicazioni musicali prescritte da Beethoven. Leotta osserva ogni nuance delle dinamiche e del fraseggio e, specialmente, la pedalizzazione. Possiede una tecnica straordinaria che gli consente di avere fluidità e forza sulla tastiera e la sua intelligenza musicale è davvero notevole. Leotta sembra particolarmente a suo agio con l’energia incontenibile e con la vitalità del Beethoven delle sonate giovanili e così è in questo disco con la terza sonata dell’op. 2 e con la sonata “Tempesta”. Tutte le cosiddette sonate “facili” sono comprese in questo set – cioè le due op. 49 “leichte” (facili) sonate, (il Menuetto, il movimento finale dell’op. 49 n. 2, ha raggiunto la fama nella sua reincarnazione nel Settimino op. 20, composto da Beethoven diversi anni più tardi), e la così chiamata sonatina op. 79. Leotta non le presenta accondiscendendo la loro solo apparente semplicità, ma le interpreta con la stessa verve e attenzione dedicata alle altre sonate.

Leotta dona una meravigliosa lettura di quel profondo e lirico gioiello che fa parte della corona delle ultime sonate, cioè la sonata in La bemolle maggiore op. 110. Il primo movimento è suonato con semplicità, quasi pacatamente, una calma che prelude all’esplosione d’energia dello Scherzo che segue. Segue poi l’Adagio, con la sua prima esposizione dell’Arioso dolente – un lungo, espressivo lamento – seguito dalla prima fuga, che Leotta suona con molto equilibrio e lucidità, costruendo così il ritorno dell’Arioso, questa volta trasfigurato con il suo breve motivo melodico. Quando la Fuga torna di nuovo, è a mezza voce, vuota e senza emozioni, fino a quando, lentamente, si accresce in un imponente climax drammatico. Una bella e più che soddisfacente interpretazione.

L’unico aspetto del modo di suonare di Leotta che posso mettere in discussione, è la sua scelta di tempo in qualcuno dei movimenti lenti o moderatamente veloci, che sono a volte frenati e troppo lenti. In quasi tutti i casi, essi sono considerevolmente meno mossi di  quelli di Schnabel (anche se non è sempre possibile prendere le registrazioni di Schnabel come pietra di paragone a causa dei limiti a lui imposti dalla lunghezza del supporto di registrazione utilizzato nei primi anni trenta). Tuttavia, si può sempre sentire nelle letture di Schnabel una pulsazione in avanti della musica che è importante per il suo fluire e questo porta direttamente al fine ultimo della forma e interesse della musica. La personalità di Leotta è differente da quella di Schnabel e questo è riflesso nelle sue scelte di tempo. Ma senza alcun dubbio questo intelligente e talentuoso giovane pianista ha davvero moltissimo da offrire, e la sua integrale beethoveniana, quando completata, dovrebbe dimostrarsi d’essere un evento di straordinario interesse.

Fanfare  (USA), gennaio/febbraio 2011,  intervista di  Susan Kagan a Christian Leotta
  
Born in Italy in 1980, Christian Leotta has distinguished himself as the youngest pianist since the youthful Daniel Barenboim to undertake a presentation of the 32 Beethoven piano sonatas in a series of recitals given in less than a month. This feat was first accomplished in Montreal when he was just 22; he has subsequently repeated the cycle 12 times in capital cities, among them Madrid, Venice, Mexico City, Québec City, and Rio de Janeiro. He is now recording the cycle on ATMA Classique, and the first three volumes have been released. I recently interviewed Christian by e-mail:

Q: You studied with the eminent pianist and pedagogue Karl Ulrich Schnabel, son of the legendary Artur Schnabel. For how many years did you study with him?

A: I began to study with him when I was 17, at the International Piano Foundation on Lake Como, and continued for five years, in a small group of six or seven students, and also privately at his house in Como, where the Schnabel family spent the summers. It was a great privilege to study with him until 2001 [when Schnabel died], a year before I started to perform the complete cycle of the Beethoven sonatas in Montreal.

Q: What was the main focus of the repertoire you studied with him?

A: Most of my lessons were focused on the Beethoven sonatas. I played about 20 of them for him, including all the late ones, and some, like opus 111, even more than once. Two hours was the normal time he dedicated to each lesson every day. Since his lessons were extremely detailed, this was barely enough time to cover the first two movements of a sonata such as op. 2/3; so we normally needed two lessons to finish a piece of those proportions. With op. 106, the “Hammerklavier,” I remember having to go to Schnabel’s home to finish playing the last part of this monumental work, the Largo and the Fugue, since we needed one full lesson just for the Adagio sostenuto. It was also that way with the Arietta of op. 111.

Q: What other repertoire did you cover?

A: I played Bach, Mozart, Brahms, Schubert, and Chopin for him. It was amazing how he could teach Chopin’s music with such nobility that after his lessons, most of the pieces shone under a new light.

My relationship with Schnabel influenced me a lot regarding my choice to study and perform publicly (and later, to record) all 32 of the Beethoven sonatas. During our conversations, he shared with me his unhappiness with the way most of today’s pianists are performing Beethoven—mostly, because only few interpreters are really trying to follow the composer’s indications. And Schnabel was also very concerned because the goals today for young musicians are becoming more and more how to play as fast and as fortissimo as one can, instead of learning how to perform a real pianissimo and how to play well a very slow Adagio, as well as a true legato. Schnabel was also very concerned about the choice of editions used by his students.

Schnabel transmitted to me an endless love for life, for Beethoven’s music and for music in general. Strongly believing in the same musical values, which unfortunately are gradually disappearing from today’s pianism, he gave to me the gigantic energy to decide to learn and play in public the 32 piano sonatas, saying also to me, in one of our last meetings, “You have now to continue our tradition.”

Q: You also studied with Rosalyn Tureck. How did she influence your musical interests?

A: I studied also with Tureck for five years, starting around age 17. From the time I met her at Lake Como and played the Bach C-Minor Toccata for her, we immediately established a fantastic artistic and human relationship. From 1997 to 1999 she gave me scholarships to study with her at her Bach Research Foundation in Oxford. Rosalyn Tureck was very interested in all “interactions” music could have; during our piano lessons and other meetings she organized, she invited some of the most respected professors at Oxford University in a variety of fields (such as mathematics, geology, history of art, and many others). This fantastic environment gave me a great 360-degree view of how music could be an important part of each branch of human knowledge. Rosalyn Tureck’s teaching was mostly focused on how to develop a highly original concept of rhythm, intended as one of the principal means of expression and communication in musical expression.

Q: Now that you have performed the complete Beethoven sonata cycle and recordings of it are underway, have you thought that your ideas on interpretation may change later, and you might want to redo the cycle in the future?

A: My view of the 32 sonatas has changed since the first performance in Montreal in 2002. I think it is natural, especially with such an enormous and significant body of music, to see it and think about it with many new ideas each time you prepare a new performance. One beautiful side effect of playing all 32 sonatas so often, is gradually to feel them as one “super opus,” a gigantic music cathedral built with an extraordinary coherence and unity, from the beginning of op. 2 to the last of op. 111 … each time I play the sonatas is like a reborn experience for me, a fantastic emotional experience which completely involves my musical life and my whole soul.

Q: You don’t seem to have played a lot of contemporary music as of yet. Are you interested in exploring more 20th-century repertoire?

A: I’m very interested in learning new pieces of contemporary music. I played some pieces of Luciano Berio and I’m extremely happy about the public response to them. In the past years I have played Stravinsky’s Three Movements from Petrushka, Prokofiev’s Seventh Piano Sonata, Berg’s Piano Sonata, and Webern’s Variations many times. Once I have finished recording the Beethoven, I look forward to learning the First Sonata of Boulez, a piece I find particularly interesting.

Q: What future recording projects do you have in mind? Any “complete” surveys—e.g., Bach’s Well-Tempered Clavier, or something equally gigantic? And incidentally, do you perform the Beethoven cycle by memory?

A: In the near future I would like to record more Beethoven: the Diabelli and Eroica Variations, together with the C-Minor Variations, and the two sets of Bagatelles, op. 119 and op. 126, all pieces I have been playing in public since last year; this great music could all be recorded on two CDs. Then, my dream is to record the complete piano music of Debussy, whom I also particularly love. Yes, I play the Beethoven cycle completely by memory. 

La Scena Musicale, Montreal (Canada),  inverno 2010/2011, di RB

Recensione sul doppio CD  "Beethoven 32 Piano Sonatas, Volume II"  

Kodama and Leotta both take a turn at recording Beethoven's 32 sonatas. As if by accident, all the sonatas recorded by Ko­dama (except Op. 78) are also played by Leotta (plus several others, given the dual format CD), naturally inviting a comparison. Ko­dama is perfectly conser­vative: absolutely flawless technique, beautiful touch, standard tempi. lt's so perfect that you forget the importance of person­ality and a sense of risk, which are both somewhat absent. Fortunately, this approach works nicelyfor these more accessible sonatas, though one wor­ries what her Hammerklavier would sound like (note that this CD comes with a fairly interesting 20-minute DVD documentary). Despite less subtle pedal technique and an overly reverberant sound, Leotta devours Beethoven's masterpieces with fe­rocity and passion. This interpretation is not aimed at consistency. If Kodama gains an advantage by overall quality, Leotta wins hands down for value for money and artistic instinct.

TRADUZIONE:

E’ ora il turno di entrambi Kodama e Leotta di registrare le 32 sonate di Beethoven. Come per caso, tutte le sonate incise da Kodama (con eccezione dell’op. 78) sono anche suonate da Leotta (più diverse altre, essendo il suo un doppio CD) e ciò stimola naturalmente un confronto. Kodama è perfettamente nella tradizione: tecnica assolutamente perfetta, bellissimo tocco, tempi nella norma. È così perfetta che si può dimenticare l’importanza della personalità e del senso del rischio, che sono entrambi in qualche modo assenti. Per fortuna questo approccio risulta essere appropriato per le sonate meno esigenti da lei registrate, anche se ci si potrebbe preoccupare su come possa suonare la sua Hammerklavier (da notare che questo CD è accompagnato da un documentario DVD di 20 minuti abbastanza interessante). Nonostante una tecnica del pedale meno sottile ed un suono eccessivamente riverberato, Leotta divora i capolavori di Beethoven con ferocia e passione. Questa interpretazione non ha come scopo finale la coerenza. Se Kodama passa in vantaggio per una qualità complessiva, Leotta vince a mani basse sia per il rapporto qualità/prezzo che per istinto artistico.

Fanfare  (USA),  novembre/dicembre 2010, di Susan Kagan

Recensione sul doppio CD  "Beethoven 32 Piano Sonatas, Volume II"  

Born in 1980, Italian pianist Christian Leotta studied with Karl Ulrich Schnabel, Artur’s son and a revered teacher and pianist in his own right. The musical legacy that extended back in a teacher-pupil line from Karl Ulrich to his father to the elder Schnabel’s teacher, the famous Leschetitzky, to Czerny, and finally Beethoven is significant in its communication of styles and ideas. Christian Leotta, in his musical interests and ability, seems to have benefited from this heritage (he is one of many of today’s most admired pianists—e.g., Richard Goode and Peter Serkin—who studied with K. U. Schnabel). Leotta’s devotion to Beethoven can be seen in his many performances of the entire cycle of Beethoven sonatas; also of interest is that he is the youngest pianist since Daniel Barenboim to play the complete cycle in concert over a period of less than one month; this is not a project for the faint of heart! Since his first such series he has repeated it more than a dozen times in cities around the world.

It is a given that a traversal of the Beethoven sonatas requires a prodigious technique, and like his compatriot Maurizio Pollini, Leotta certainly has one. But a good technique encompasses more than agile fingers—it requires also a good deal of finesse: a variety of keyboard touches, an ear for the nuances of dynamic and thematic changes. As I followed his performances with my score, I was struck with the fidelity of his readings, including the specific pedaling indications given by the composer. He comes close to Beethoven’s metronome markings for the “Hammerklavier,” although they have been declared virtually unplayable by many pianists, and succeeds in producing a clear and lucid account of the final fugue without sacrificing its underlying power and drive. His tempo for the great F♯-Minor slow movement—marked Adagio sostenuto—is a little slower than Schnabel’s, but has an intensity that propels it through its extended length. He is sensitive to those heart-stopping changes of harmony heard in the theme (and in its repetitions throughout the movement), where Beethoven unexpectedly modulates from C♯-Major to G Major before returning to F♯-Minor.

I find Leotta’s forceful energy completely compelling in the demanding opening movements of both Bâ™­-sonatas, op. 22 and op. 106. The repeated notes of the opening of the “Waldstein” sonata unfold with suppressed energy waiting to explode. Leotta digs deep into the keyboard for his fortes and fortissimos, but does so without banging. The serenity of the opening theme of the finale, with Leotta following Beethoven’s indications to pedal over tonic and dominant harmonies, is perfectly executed, so that the melody rings out softly but clearly beneath the gentle blurring of the accompaniment. The tempo is on the slow side, but has an appropriately serene and magisterial feeling to it. In the first movement of op. 109, the changing character of the music demands flexibility from the player in terms of sound and expressiveness, which Leotta provides beautifully in the shaping of the movement. In the final (variations) movement, the pianist sometimes hesitates before the final beat of a phrase, which although surely meant as an expressive device, becomes something of a mannerism. But in technical matters the variations are brilliantly played.

The excellent recording was made in the Gustav Mahler Auditorium in Dobbiaco, Italy, on a magnificent-sounding instrument—not identified (although, oddly enough, the name of the piano tuner is). However, since the sonatas in both the first and third volumes were recorded on Hamburg Steinways, one can assume the same for this second disc in the series.

Christian Leotta is an intelligent and vivid pianist who brings a deft keyboard technique and a musical mind to the challenge of playing Beethoven. The remaining sonatas of the cycle, as he continues to record them, are eagerly anticipated. 

TRADUZIONE:

Nato nel 1980, il pianista italiano Christian Leotta ha studiato con Karl Ulrich Schnabel, figlio di Artur e lui medesimo riverito insegnante e pianista. L’eredità musicale sviluppatasi in un filo diretto allievo-maestro da  Karl Ulrich Schnabel a suo padre, al maestro più anziano di Schnabel, il famoso Leschetizky, a Czerny, e finalmente a Beethoven, è importante per ciò che ha trasmesso in quanto a   stile e idee. Christian Leotta, con il suo talento e le sue peculiarità musicali, dimostra di aver beneficiato di questa eredità (è uno dei molti fra i più ammirati pianisti di oggi – come Richard Goode e Peter Serkin – che hanno studiato con Karl Ulrich Schnabel). La devozione per Beethoven di Leotta può essere compresa attraverso le molte esecuzioni da lui effettuate dell’intero ciclo delle sonate di Beethoven; di interesse è anche il fatto che sia il più giovane pianista dai tempi di Daniel Barenboim che abbia mai interpretato il ciclo completo beethoveniano in un arco di tempo inferiore a un mese; questo non è certo un progetto per chi ha problemi di cuore! Dalla prima performance Leotta ha ripetuto per più di dodici volte il ciclo delle sonate in diverse città in giro per il mondo.

E’ assodato che una traversata come quella delle sonate di Beethoven richieda una tecnica prodigiosa e, come il suo compatriota Maurizio Pollini, Leotta sicuramente dimostra di esserne in possesso. Ma una buona tecnica è fatta da più che agili dita – richiede anche una buona dose di raffinatezze, quali varietà di tocchi pianistici e orecchio sensibile alle sfumature dei cambi dinamici e tematici. Mentre seguivo le esecuzioni di Leotta con il mio spartito d’avanti, sono rimasta colpita dalla fedeltà delle sue letture, compreso anche  il rispetto per le specifiche indicazioni di pedale volute dal compositore. Nella “Hammerklavier”, Leotta arriva davvero vicino ad eseguire i tempi prescritti dalle indicazioni di metronomo di Beethoven, anche se queste sono state dichiarate virtualmente non suonabili da molti pianisti, riuscendo anche a realizzare con successo una chiara e lucida versione della fuga finale senza sacrificarne energia e pulsioni di fondo. Il suo tempo per il grande movimento lento in Fa-dies minore – marcato Adagio sostenuto – è appena più lento di quello di Schnabel, ma possiede un’intensità espressiva che si propaga attraverso tutta la sua durata. Leotta è inoltre sensibile a quei cambiamenti armonici mozzafiato, che si possono ascoltare nel tema (e nelle sue ripetizioni attraverso il movimento), dove Beethoven inaspettatamente modula da Do-diesis maggiore a Sol maggiore prima di ritornare a Fa-diesis minore.

Trovo davvero straordinaria la grande energia profusa da Leotta nei movimenti d’apertura di entrambe le sonate in Si-bemolle, l’op. 22 e l’op. 106. Le note ribattute dell’inizio della sonata “Waldstein” si dispiegano con una energia trattenuta che aspetta solo di esplodere. Leotta scava profondamente la tastiera per i suoi forte e fortissimo, ma lo fa senza eccedere. La serenità del tema d’apertura del finale, dove Leotta rispetta le indicazioni di pedale di Beethoven sulle armonie di tonica e dominante, è perfettamente realizzata, cosicché la melodia risuona in evidenza con delicatezza ma chiaramente sull’accompagnamento, che appare elegantemente sfuocato. Il tempo è più sul lento, ma possiede un sereno e magistrale senso per ciò. Nel primo movimento dell’op. 109 il carattere mutevole della scrittura richiede flessibilità dall’interprete in termini di suono ed espressività, che Leotta dona meravigliosamente nel modellare questo movimento. Nel finale (le variazioni), il pianista a volte esita prima dell’ultima battuta di una frase, il che è sicuramente stato inteso come un mezzo espressivo, divenendo a volte un po’ ripetitivo. Ma per ciò che riguarda gli aspetti tecnici, le variazioni sono suonate brillantemente.

L’eccellente registrazione è stata effettuata nell’Auditorium Gustav Mahler di Dobbiaco, in Italia, su di uno strumento di magnifiche qualità sonore – non identificato (anche se, curiosamente, il nome dell’accordatore lo sia). Comunque, siccome le sonate di entrambi il primo e il terzo volume sono state registrate su di uno Steinway di Amburgo, si può dedurre  che la stessa cosa sia avvenuta per il secondo volume della serie.

Christian Leotta è un intelligente e brillante interprete che attraverso un’abile tecnica pianistica ed un animo musicale accetta la sfida di suonare Beethoven. Le sonate rimanenti del ciclo, che sono in corso di registrazione, sono attese con grande entusiasmo.

Pizzicato (Lussemburgo), ottobre 2010, di Remy Franck

Parcours Supérieur

Recensione sul doppio CD "Beethoven 32 Piano Sonatas, Volume III"  


Le pianiste italien Christian Leotta poursuit son intégrale Beethoven avec ardeur et talent. Comme les precedents enregistrements, ceux-ci révèlent un interprète bien inspire et intelligent. Son jeu n’est jamais moins que sensible et musical. La technique, excellente et souveraine, ne cache jamais la volonté du discours, avec raffinement et une pléthore de nuances quianiment la musique. On discutera certains choix, mais on ne niera pas que la musique est passionnante et que Leotta fait évoluer les sonates moins connues sur un parcours supérieur.

TRADUZIONE: 

Livello superiore

Il pianista italiano Christian Leotta  prosegue con ardore e talento la registrazione della sua integrale delle sonate per pianoforte di Beethoven. Come nelle precedenti incisioni, queste registrazioni rivelano un interprete assai ispirato e intelligente. Il suo modo di suonare è sempre sensibile e musicale. La tecnica, eccellente e sovrana, mette sempre in luce il senso del discorso, con raffinatezza e un’infinità di sfumature che animano la musica. Alcune scelte possono risultare discutibili, ma non si potrà mai negare che la musica è appassionante e che Leotta riesce a portare a un livello superiore le sonate meno conosciute.

Amadeus (Italia), settembre 2010, di Antonio Brena

Recensione sul doppio CD "Beethoven 32 Piano Sonatas, Volume II"


Christian Leotta sta cimentandosi nella registrazione completa delle 32 Sonate per pianoforte di Beethoven: palestra ineludibile per ogni pianista che intenda proporsi all'agone concertistico mondiale. Lavori che, non tossaìtro per il tatto di giungere al culmine dello sviluppo pianistico classico, richiedono a ogni interprete doti superiori a quelle sollecitate dalle composizioni di stesso genere firmate da autori precedenti. Ad esempio, spesso presentano un'estensione di 5 ottave: insolita per l'epoca. Leotta propone adesso il secondo volume della collezione che, in 2 compact disc, raccoglie quattro lavori fra i più emblematici del compositore tedesco. Capolavori che appartengono a periodi creativi differenti. S'inizia con la Sonata in do maggiore op. 53 Waldstein, nota ai melomani anche con il sottotitolo di Aurore attribuitole quasi sicuramente da un editore. Si tratta di una sonata particolare perché presenta solo due movimenti (rispetto ai 3 consueti), particolarmente lunghi e assai sviluppati. Segue la Sonata in si bemolle maggiore op. 22 in quattro movimenti (come sarà poi usuale nel periodo romantico con Chopin, Schumann e Brahms). Quindi la celebre Sonata in si bemolle maggiore op. 106 Hammerklavier, che viene considerata un capolavoro assoluto al pari della Nona sinfonia. Infine, la Sonata in mi maggiore op. 109: terz'ultima dell'ampio ciclo beethoveniano. Il ventinovenne pianista italiano (attivo e conosciuto però più all'estero che nel nostro paese) mette in vetrina una saldezza tecnica unita a perizia tastieristica, confermando la sua buona maturità interpretativa.

Commissione Nazionale per la Promozione della Cultura Italiana all'Estero (testo pubblicato sul sito www.esteri.it), Lima (Peru'), 23 giugno 2010

L'Istituto Italiano di Cultura presenta: ciclo di concerti del M° Christian Leotta 

 
Si è tenuto lo scorso 10 giugno, presso il prestigioso auditorio dell’Università di Lima, il primo dei concerti del M° Christian Leotta programmati dall’Istituto Italiano di Cultura di Lima nell’ambito dell’esecuzione integrale, programmata in otto concerti che si terranno dal 10 giugno al prossimo sette di luglio, delle sonate per pianoforte di Ludwig Van Beethoven.

Il concerto è stato seguito da un pubblico numeroso che ha riempito in ogni ordine di posti (520 poltrone) l’auditorio, riconosciuto come uno degli spazi certamente più accreditati per ciò che concerne l’esecuzione della musica classica nella capitale peruviana.

Il musicista, che nella sua performance ha dato mostra di mezzi tecnici eccezionali, oltre a dimostrare un raro equilibrio espressivo, ha proposto le sonate del musicista tedesco – una delle più grandi sintesi della cultura europea di tutti i tempi – evidenziando, attraverso un’esecuzione assai partecipata e, a detta della critica, tecnicamente impeccabile, il valore della grande scuola pianistica italiana.
Il pubblico ha decretato il successo della serata applaudendo a lungo il musicista e mostrando gratitudine per l’IIC di Lima che ha organizzato per la prima volta nella storia musicale del Peru’ l’esecuzione del ciclo completo delle sonate beethoveniane.

La stampa locale si è fatta eco della riuscita della serata manifestando, negli articoli pubblicati e nelle interviste scritte e radiotelevisive che hanno fatto riferimento al concerto, gradimento per l’impeccabile stile del M° Leotta e per la ricchezza e qualità della proposta ideata e organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Lima.

Leotta da applausi suona Debussy e poi  Beethoven

La Provincia, Como, 21 marzo 2010, di Maria Terraneo Fonticoli

Una vera e propria impresa quella sostenuta dal pianista Christian Leotta, sabato, al Cinema Teatro di Chiasso dove ha presentando un programma che comprendeva grandi pagine di  Debussy e Beethoven, autori entrambi pianisticamente rivoluzionari, ma epocalmente e lessicamente agli antipodi. Christian ha affrontato il programma quale sfida a sè stesso e alle sue capacità di mimesi. E l'ha vinta. La serata, affollata, ha avuto inizio con "Estampes" di Debussy dei quali  l'interprete ha saputo cogliere i policromi climi evocativi dei tre quadri:"Pagode","Soirée dans Grenade" e"Jardin sous la pluie". Concludeva la prima parte "L'isle Joyeuse", brillante esplosione di suprema felicità. Leotta ha selezionato le atmosfere con grande cura, tocco lieve e timbrica ispirata ad arcane risonanze, distillando suoni e colori con bella sensibilità poetica. Dieci minuti (il tempo dell'intervallo) e Leotta ha dovuto cambiare testa, mani e cuore per immergersi nella "summa" del  pianismo beethoveniano: le 33 Variazioni su un tema di Diabelli op. 120, che si possono considerare il testamento spirituale dell'autore dove una anodina idea iniziale viene spesso ingrandita, ma anche dimenticata per urgenza creativa. Leotta con Beethoven ha un particolare feeling per cui ne sa cogliere i diversi caratteri: dall'ironico al grottesco, dal lirico al rude, dal terreno al metafisico, dal dolente al dionisiaco. Si può intuire la difficoltà di un interprete nel sostenere un'ora di musica così problematica, reale  maratona di concentrazione che Leotta ha retto con grande intelligenza analitica, mani d'acciaio e animo disponibile. Moltissimi, ripetuti applausi; due bis.

Das Echo, Vancouver (Canada), Agosto 2009, di Felicitas Ackermann

Für Liebhaber klassischer Musik

Recensione sul doppio CD "Beethoven 32 Piano Sonatas, Volume II"


Ende April dieses Jahres veröffentlichte der Montrealer Musikverlag Atma Classique das zweite Album in der CD Serie „Beethoven Sonaten“ mit Christian Leotta am Piano. Das Doppelalbum besteht aus zwei Teilen und präsentiert vier Werke aus den drei Schaffensperioden des Komponisten.. Die erste Scheibe enthält die Klaviersonate Nr. 21 in C-Dur, Opus 53 die sogenannte gewaltige „Waldstein Sonate“ (1803-04) und die Klaviersonate Nr. 11 in B-Dur, Opus 22 (1800). Auf der zweiten Scheibe sind die herrliche „Hammerklavier Sonate“ Nr. 29 in B-Dur, Opus 106 (1817-19) und Klaviersonate Nr. 30 in E-Dur, Opus 109 (1820).

Als ich die zwei Disks zum erstenmal hörte, war ich geradezu überwältigt von der weitreichenden Virtuosität des Künstlers. Jedoch je öfter ich die Aufnahmen spiele, desto mehr entdecke ich neue Elemente in Christian Leottas Interpretation von Beethovens Musik. Wenn Leotta spielt muß man zuhören! Das ist keine Hintergrundmusik zur Unterhaltung, sondern der Hörer wird gezwungen, die Geschichte innerlich zu erleben, die Beethoven durch Leottas Wiedergabe offenbart. Das ist echte Kunst!

Vor drei Jahren präsentierte Christian Leotta in einer Konzertserie alle 32 Beethoven-Sonaten in Vancouver. Das war bereits damals ein besonders eindrucksvolles Erlebnis für ein über 1000 zählendes Publikum. – Der Pianist spielte dieselbe Serie als 22-Jähriger zum erstenmal öffentlich 2002 in Montreal und hat die Serie mehr als ein dutzendmal auf weltweiten Konzertreisen wiederholt. – Was so beeindruckt, ist die Fähigkeit Leottas, sich in Beethovens Persönlichkeit hinein zu versetzen und des Meisters musikalisches Genie seinen Zuhörern einfühlsam und getreu zu vermitteln. Wenn ich heute dem Spiel Leottas zuhöre, merke ich wie sehr sein Musizieren sich noch weiter entwickelt hat und gereift ist. Seine Leidenschaft für Beethovens Musik begann schon in seiner Jugend. Als er mit 11 Jahren sein erstes öffentliches Konzert gab, und nachdem sein Vater ihn zum Geburtstag mit einem vollständigen Satz der Sonaten (mit Daniel Barenboim am Klavier) beglückte, war der Junge so ergriffen, daß er unbedingt diese Kompositionen selbst lernen wollte. Das zeugt von Beethovens Bedeutung in der Musikwelt über alle Zeiten und Grenzen hinweg. Junge oder Alte, alle erreicht sein Genius. Christian Leotta macht seinem Musikvorbild alle Ehre. Auch er ist ein Genie  am Flügel, durch und durch musikalisch ein Meister der Tasten, emfindsam, kraftvoll, leidenschaftlich und auch zart. 

Es fällt mir schwer, nach den zwei ersten Leotta CD-Ausgaben der Beethoven Klaviersonaten zu sagen, welche Sonate mir am besten gefällt. Volume 1 enthält 6 Sonaten: Opus 13  „Pathetique“, Opus 26, Opus 57 „Appassionata“, Opus 10 Nr.3, Opus 78 und Opus 111. Die Aufnahmen für das dritte Album mit zwei weiteren CDs sind bereits geschehen und werden wohl Anfang des nächsten Jahres erscheinen.

Es ist eine Welle von elektronischen Aufnahmen der Musik Beethovens im Gange. Doch nicht alle sind von gleicher Qualität. Versuche, die Musik großer Komponisten auf moderne Weise dem Publikum gefällig nahezubringen, sind vielleicht gut für den Umsatz, werden aber dem Verständnis für  Beethoven nicht gerecht. Weltweite Anerkennung der ersten zwei Ausgaben von Beethoven Sonaten mit Christian Leotta preisen den Künstler und empfehlen die Serie. Liebhaber klassischer Musik sollten sich diesen musikalischen Genuß nicht entgehen lassen.

TRADUZIONE:

Per gli amanti della musica classica

E’ stato pubblicato alla fine di aprile il “Volume II” delle registrazioni di Chrisian Leotta dell’integrale delle sonate per pianoforte di Beethoven, edito da Atma Classique. Il doppio CD, che include quattro sonate composte fra il 1800 e il 1820, comprende i tre periodi creativi del compositore. Il primo CD propone la poderosa sonata per pianoforte n. 21 in do maggiore op. 53 “Waldstein” (1803-04) e la sonata per pianoforte n. 11 in si bemolle maggiore op. 22 (1800). Il secondo CD include la magnifica sonata per pianoforte n. 29 op. 106 “Hammerklavier” (1817-19) e la sonata per pianoforte n. 30 in mi maggiore op. 109 (1820).

Ascoltando per la prima volta i due CD sono rimasta sconvolta dal grande virtuosismo dell’artista. Quanto più spesso sento queste registrazioni, tanto più scopro elementi nuovi nell’interpretazione di Christian Leotta della musica di Beethoven. Quando Leotta suona bisogna ascoltare! Questa non è musica da intrattenimento o per divertire: l’ascoltatore, al contrario, è costretto a immergersi nella storia profonda di questa musica, che Beethoven palesa attraverso Leotta al pianoforte. Questa è vera arte!

Tre anni fa Christian Leotta ha eseguito a Vancouver l’integrale delle 32 sonate di Beethoven in una serie di otto concerti. È stata un’esperienza particolarmente impressionante per un pubblico di più di mille persone. Il pianista ha presentato in pubblico la stessa serie di concerti per la prima volta  a 22 anni a Montreal, ripetendo successivamente l’integrale delle sonate più di dodici volte in tournée in giro per il mondo.

Ciò che più impressiona è la capacità di  Leotta di immedesimarsi nella personalità di Beethoven e di trasmettere ai suoi ascoltatori con profondità e fedeltà il genio musicale del Maestro.

Ascoltando oggi le interpretazioni di Leotta mi accorgo sempre di più come il suo fare musica sia  ulteriormente andato avanti e maturato. La sua passione per  Beethoven è cominciata precocemente, dando il suo primo concerto a 11 anni. Dopo che suo padre gli ha regalato per il suo compleanno la serie completa delle sonate (con Daniel Barenboim al pianoforte), il giovane è rimasto impressionato a tal punto da questa musica da decidere di volerla studiare con assoluta determinazione. Ciò a testimonianza dell’universalità di Beethoven, senza limiti di tempo e di spazio. Giovani o vecchi, il suo genio raggiunge tutti. Christian Leotta rende oggi grande onore al suo idolo musicale. Anch’egli è un genio del pianoforte, un maestro della tastiera profondamente musicale, sensibile, vigoroso, passionale e anche tenero.

Mi è difficile oggi, dopo aver ascoltato i primi due CD pubblicati delle sonate di  Beethoven, dire  quali mi piacciano di più. Il “Volume I” comprende 6 sonate: l’op 13 “Pathetique”, l’op. 26, l’op. 57 “Appassionata”, l’op. 10 n. 3, l’op. 78 e l’op. 111. Le incisioni del terzo album con altri due Cd sono  già state effettuate e verranno probabilmente pubblicate all’inizio del prossimo anno.

Va molto di moda registrare la musica di Beethoven su CD. Tuttavia non tutte le incisioni disponibili sono della stessa qualità. I tentativi di offrire al pubblico la musica di grandi compositori in maniera “moderna”, sono forse buoni per aumentare le vendite, ma non servono affatto alla comprensione di Beethoven. L’universale approvazione ottenuta dai primi due album delle sonate di Beethoven registrati da Christian Leotta loda l’artista e raccomanda questa serie. Gli amanti della  musica classica non devono lasciarsi scappare questo tesoro.

La Provincia (Como), 22 luglio 2009, di Maria Terraneo Fonticoli

Leotta mette in CD le Sonate di Beethoven 


Recensione sul doppio CD "Beethoven 32 Piano Sonatas, Volume II"


E’ stata pubblicata la seconda coppia di cd  (parte dell’integrale delle Sonate di Beethoven per pianoforte) registrata da Christian Leotta ed edita da “Atma classique”. Leotta è stato il più giovane pianista (preceduto solo da Baremboin) che abbia affrontato a 22 anni l’opera omnia delle Sonate di Beethoven. Dopo l’esordio in Canada, le serate comprendenti il ciclo delle 32 Sonate sono state replicate subito all'Associazione Carducci e altre dodici volte nelle maggiori sale da concerto di tutto il mondo. Noi abbiamo seguito l’evoluzione del continuo studio e approfondimento che tale gigantesca opera richiede e va riconosciuta a Leotta grande capacità intellettuale e musicale nel porsi quotidianamente in discussione.

Le sue interpretazioni discendono, filtrate, da modelli eccezionali: infatti, è stato allievo, tra gli altri, di Karl Ulrich Schnabel che fino a poco tempo fa ha mantenuto viva la tradizione del pianismo del padre, il famoso Arthur, di cui è stata di recente ricuperata miracolosamente l’integrale delle Sonate, incisa tra il 1934-35 e riversata su dieci cd.

Mai come in questa sua ultima performance Leotta mostra l’artistocratico retaggio del suo percorso formativo che oggi ha raggiunto una bella e compiuta maturità. Per noi è la seconda volta, (dopo Schnabel padre) che riusciamo a seguire tutto d’un fiato quel rebus infinito che è la Sonata op. 106 detta Hammerklavier, coacervo di materiale strumentale, musicale, emozionale talmente elaborato da far tremare vene e polsi anche a ottimi concertisti. L’op. 106 è una delle più visionarie concezioni beethoveniane, ambientata in un clima di profonda intensità espressiva. Se il primo tempo ha un carattere volitivo, il secondo, Scherzo, è affidato ad una sorta di improvvisazione dall’humor teso e inquietante. Commovente l’Adagio tormentato, che si dipana da un incidere nobile e dolente. Preceduto da un Largo che sembra cercare l’ineffabile, l’ultimo tempo Allegro esplode in un fuga con “licenze”: “una fantastica avventura”, a dimostrazione della straordinaria evoluzione musicale, intellettuale ed emotiva dell’autore. Comprese nei due cd la classica Sonata op.22, la famosissima op.53 (Aurora) e l’op. 109 carica di energia e di tenerezze emotive.

Pizzicato (Lussemburgo), ottobre 2009, di Marcel Louis

Une entreprise enrichisante

Recensione sul doppio CD "Beethoven 32 Piano Sonatas, Volume II"

Le pianiste italien Christian  Leotta continue son intégrale des sonates de Beethoven, et Atma sort le 2e volume d’une série dont le premier avait été présenté avec une certaine prudence par votre serviteur. Le style de l’interprète deviant cependant plus clair et sa personnalité s’affrime.

Leotta continue à privilégier un sons solide qui surprend par une dynamique évolutive extrémement nuancée et une bande super-large. Mais, ici, les nuances de couleurs sont bien plus développées, surprenantes même dans ce qu’elles présentent comme teintes. Leotta n’évite d'ailleurs pas les effets pour augmenter l’expressivité de son jeu. Son affetto très personnel a finalement tout pour nous toucher, car le pianiste sait balancer emotion et pouvoir intellectual et dans les quatre sonates de ce volume, son jeu est moins démonstratif que dans le premier.
Comment ne pas aimer la légèreté et la virtuosité de la 11e sonate, voire de la 30e, très positive et animée. La Waldstein n’est pas moins impressionnante avec son premier mouvement, héroÑ—que et admirablement rythmé, et son finale étectrisant.

Leotta excelle également  dans la “Hammerklavier”, où  la différenciation de son jeu atteint un niveau extraordinaire.
Une chose est súre et certaine: malgré la présence sur le marché de nombreuses bonnes intégrales, celle-ci ne sera pas superflue. L’ imagination de Leotta semble suffisamment grande pour donner à ses lectures un caractère  personnel intéressant et enrichissant.

TRADUZIONE:

Un'impresa che arricchisce

Il pianista italiano Christian Leotta continua la sua integrale delle sonate di Beethoven, ed Atma pubblica il 2° volume di una serie in cui il primo è stato presentato con una certa cautela dal vostro critico. Lo stile dell’interprete è divenuto tuttavia più chiaro e la sua personalità si afferma.

Leotta continua a privilegiare un suono corposo che sorprende per le dinamiche estremamente sfumate utilizzate e per una grandissima varietà di suoni. Ma, qui, le sfumature dei colori sono molto più ricche, sorprendendo anche per le tinte utilizzate. Leotta, del resto, non evita l’utilizzo di suoni davvero particolari per aumentare l’espressività del suo tocco. La sua personalissima sensibilità possiede davvero tutto per commuoverci, poiché il pianista è capace di bilanciare emozione e potere intellettuale, e nelle quattro sonate di questo volume il suo modo di suonare  è più profondo che nel primo.

Come non amare la leggerezza e il virtuosismo della sonata n. 11, e della n. 30, così gioiosa e animata? La Waldstein non è meno impressionante, col suo primo movimento eroico e mirabilmente ritmato e il suo finale elettrizzante.

Leotta eccelle ugualmente nella “Hammerklavier”, dove la varietà di tocchi utilizzati raggiunge un livello straordinario.
Una cosa è sicura e certa: malgrado la presenza sul mercato di numerose integrali di  buon livello, questa non sarà superflua. L’immaginazione di Leotta sembra sufficientemente grande per dare alle sue intepretazioni un carattere personale interessante e capace di arricchire l’ascoltatore.

The Beethoven Journal (USA), 1 luglio 2009, di Susan Kagan

Recensione sul doppio CD "Beethoven 32 Piano Sonatas, Volume II"


A visit to Christian Leotta's website
 reveals much about this young Italian virtuoso, born in 1980. Of prime importance is the fact that his teacher was Karl Ulrich Schnabel, son of Artur Schnabel and a great musician and pianist in his own right. It is perhaps stretching it a bit, but one can view the Schnabels as the musical descendants of Beethoven in a teacher-pupil line that extended from Beethoven to Czerny to Leschetizky, Artur Schnabel's teacher, and finally ro Karl Ulrich, who numbered among his students many of today's best-known pianists. Leotta also studied with Rosalyn Tureck, who predicted a major career for him.

Leotta is credited with being the youngest pianist since Daniel Barenboim to play the entire cycle of Beethoven piano sonatas in recital over a period of less than one month, a feat he accomplished at the age of twenty-two and has since repeated twelve times in various cities worldwide. He has received several honors, recorded for radio and television, and was the subject of a documentary film comprising live recordings of a Mozart concerto and the Hammerklavier Sonata. At this juncture he apparently feels ready to commit the Beethoven sonatas to a CD cycle.

It is nice to report that Leotta lives up to the hype. As expected, he has a prodigious technique - one that enables him to play with a great variety of dynamic shadings and keyboard touch, as well as to make the technical difficulties of the Hammerklavier sound almost simple. One of his great assets is the subtlety of his keyboard sound, where the fluency and clarity of his finger-work is admirable. This is especially remarkable in the first and final movements of the Hammerklavier, where passages are so often muddied. Throughout the sonata he comes extremely close to Beethoven's metronome marks, which have been declared "unplayable" by many pianists. Leotta attacks the opening measures of the first movement almost ferociously, and the whole movement is forceful and driven. He is always mindful of Beethoven's phrasing and myriad expression marks and follows them carefully. The great Adagio sostenuto slow movement unfolds with simplicity and sensitivity; note especially his playing of the heart-stopping, unexpected modulation to G Major at measure 14, and each reoccurrence of that modulation throughout the movement.

The first movement of the "Waldstein" is played very steadily, with great tension generated in the relentless repeated notes of the theme. Leotta observes Beethoven's long pedals in the finale and uses the pedal so adeptly that, although there is blurring of the harmonies (as Beethoven intended), there is also a limpid clarity as the theme unfolds over the sustained pedal. The earlier Sonata in B-flat Major, Opus 22, is also filled with thorny technical challenges in the first movement, which Leotta meets with enormous energy and brilliance. The expressive Adagio seemed a touch too slow and stolid, especially when compared with his playing of the Hammerklavier slow movement.

Finally, there is Opus 109, the first of Beethoven's final sonata trilogy. Here too Leotta's reading is intelligent, exciting, and expressive. One caveat, however: in the theme of the finale, and in a couple of the ensuing variations, Leotta sometimes toys with the rhythm, making a little hesitation just before the downbeat brings the phrase to a close. I presume this is for expressive purposes, but it is disconcerting. In the coda of the finale, as the trills change register, he sustains the sound brilliantly.

In sum, Christian Leotta is a masterful pianist whose Beethoven playing is quite special. I believe his cycle of the sonatas (beautifully recorded on an exceptionally beautiful Steinway) will be a major addition to other sets currently available.

TRADUZIONE:

Una visita al sito web di Christian Leotta (www.christianleotta.com) rivela molto su questo giovane virtuoso italiano, nato nel 1980. Di primaria importanza è il fatto che il suo maestro è stato Karl Ulrich Schnabel, figlio di Artur Schnabel ed un grande musicista e pianista lui stesso. È forse un po’ una forzatura, ma gli Schnabel si possono considerare come i discendenti musicali di Beethoven in un filo diretto di maestro-allievo, che si sviluppa da Beethoven a Czerny a Leschetizky, il maestro di Artur Schnabel, arrivando a Karl Ulrich, che vanta fra i suoi studenti molti dei pianisti più famosi di oggi. Leotta ha studiato anche con Rosalyn Tureck, che ha predetto per lui una grande carriera.

Leotta è riconosciuto essere il più giovane pianista dai tempi di Daniel Barenboim ad eseguire l’intero ciclo delle sonate di Beethoven in pubblico in un periodo di meno di un mese, un’impresa che ha compiuto all’età di ventidue anni e che da allora ha ripetuto dodici volte in varie città in tutto il mondo. È stato insignito di diverse onorificenze, ha registrato per radio e televisioni, ed è stato protagonista di un film-documentario che comprendeva le registrazioni dal vivo di un Concerto di Mozart e della sonata Hammerklavier. Ha pertanto ritenuto di sentirsi pronto per impegnarsi ad incidere le sonate di Beethoven in una serie di CD.
È bello riferire che Leotta sia degno di tutta questa pubblicità. Come ci si aspetterebbe, possiede una tecnica prodigiosa – tale da consentirgli di suonare con una grande varietà di sfumature dinamiche e tocchi pianistici, come pure far sembrare quasi facili le difficoltà tecniche dell’Hammerklavier. Una delle sue grandi doti è la finezza del suo suono, dove la fluidità e la chiarezza della sua tecnica sono da ammirare. Questo è davvero straordinario nel primo e nell’ultimo movimento dell’Hammerklavier, dove diversi passaggi vengo così spesso confusi. Nel corso di tutta la sonata arriva estremamente vicino ad eseguire i metronomi indicati da Beethoven, che sono stati dichiarati “ineseguibili” da molti pianisti. Leotta attacca le misure iniziali del primo tempo quasi ferocemente, e tutto il movimento è deciso e grintoso. È sempre consapevole del fraseggio di Beethoven e della miriade di indicazioni espressive, che segue con attenzione. Il grande movimento lento Adagio sostenuto si dispiega con semplicità e sensibilità; da notare particolarmente il suo modo di suonare nell’inaspettata e sconvolgente modulazione a sol maggiore della battuta 14, e in ogni ripetizione di tale modulazione durante tutto il movimento. Il primo tempo della “Waldstein” è suonato in modo molto equilibrato, con una grande tensione generata dall’incessante ripetizione delle note del tema. Nel finale, Leotta rispetta i lunghi pedali di Beethoven e utilizza il pedale in modo così accurato che, anche se le armonie risultano sfocate (come Beethoven ha inteso), c’è anche una limpida chiarezza data dal tema che si sviluppa sopra il pedale tenuto. La precedente sonata in si bemolle maggiore, op. 22, è anche piena di spinosi problemi tecnici nel primo movimento, ai quali Leotta va incontro con enorme energia e brillantezza. L’espressivo Adagio è sembrato appena troppo lento e distaccato, in modo particolare se comparato con la sua esecuzione del movimento lento dell’Hammerklavier.

Infine, l’op. 109, la prima della trilogia delle ultime sonate di Beethoven. La lettura di Leotta è pure qui intelligente, eccitante ed espressiva. Un avvertimento, comunque: nel tema del finale, e in qualcuna delle variazioni che fanno seguito, Leotta qualche volta gioca con il ritmo, facendo una piccola esitazione appena prima che il primo battere porti la frase alla sua conclusione. Presumo che questo sia per ragioni espressive, ma è snervante. Nella coda del finale, quando i trilli cambiano registro, Leotta sostiene il suono meravigliosamente.
Per riassumere, Christian Leotta è un autorevole pianista il cui modo di suonare Beethoven è veramente speciale. Credo che il suo ciclo delle sonate (magnificamente registrato su di un eccezionalmente meraviglioso Steinway) sarà un grande contributo ad altre incisioni attualmente disponibili.

Classic Today, (USA), giugno 2009, di Jed Distler

Recensione sul doppio CD "Beethoven 32 Piano Sonatas, Volume II"

"…Leotta's deliberation in the Rondo (of the Waldstein Sonata) yields gorgeous, alluringly blurred sonorities at the outset as he observes Beethoven's long pedal markings, yet the extensive scales and rotary figurations run in place, moving nowhere until the Presto coda…".

TRADUZIONE:

"...la calma esecuzione di Leotta del Rondo della Waldstein produce stupende, affascinanti vaghe sonorità al suo inizio, grazie alla fedeltà con la quale l'interprete realizza le lunghe indicazioni di pedale volute da Beethoven, riuscendo pure a rendere scorrevoli le ampie scale e figurazioni rotatorie che, con assoluta immobilità, ci conducono fino alla Coda marcata Presto…".

Audio Video Club of Atlanta (USA), maggio 2009, di Phil Muse

Leotta's Beethoven the best yet? 


Recensione sul doppio CD "Beethoven 32 Piano Sonatas, Volume II"


Italian pianist Christian Leotta builds on his earlier release in an ongoing cycle with an even more impressive entry of Beethoven Piano Sonatas: Vol. 2. The 2-CD slimline consists of Sonatas No. 11 in B-flat, Op. 22; No. 21 in C, Op. 53, “Waldstein”; No. 29 in B-flat, Op. 106, “Hammerklavier” and No. 30 in E, Op. 109. In terms of texture, rhythm, and keyboard effects that are often nothing short of sensational, it's a formidable line up.

Leotta's skills are more than equal to the task. His tone is beautifully centered, his timing impeccable. His feeling for the rhythm and the degree of energy to invest in any particular passage is flawless, and his dynamic prowess includes a true pianissimo in a variety of discrete shadings. Most significantly, he constantly thinks his way through Beethoven's music, balancing the intellectual end emotive elements so perfectly that we have the exciting awareness of intimately knowing the heart and mind of this composer.

Sonata No. 11 comes across here as Beethoven at his most carefree. The flowing arpeggios in the opening Allegro con brio set the tone for a work that will end in a brilliant Rondo with cross-rhythms and syncopations. In Leotta's hands, it seems as if it could go on forever and we wouldn't mind. There's even a quasi-fugal passage that foreshadows what the composer will do in the “Hammerklavier.” Sonata No. 30 is another “happy” sonata, but with a difference. Its opening, marked Vivace ma non troppo, seems to flow carelessly and easily, like a free improvisation, until it arrives at a sudden cadence, as if the heady dreams of youth were confronted by the sobering thought, “Is that all there is?” A brief, impassioned scherzo marked Prestissimo is succeeded, unusually, by a slow finale, marked Andante and twice as long as both its predecessors combined. It's in the form of a theme with six variations, which Leotta characterizes beautifully in terms of Beethoven's unusually detailed expressive markings.

In the “Waldstein” Sonata, Leotta takes the Allegro con brio opening movement with all the vivacity and high-profile rhythm that it requires, but not with the excessive velocity with which some pianists have endowed it. This, after all, is not the climax of the work. He does a great job with the development section, which is built of the most diverse materials that include some quasi-fugal stuff before the brilliant coda. His remarkable sense of timing really comes into play here in this most dramatic and suspenseful of Beethoven movements. The Adagio is not a true slow movement, but the introduction to a Rondo finale that builds in builds in complexity and excitement as it releases the harmonic tensions created by the opening movement. These are pyrotechnics with a purpose, and Leotta conveys it to us in all his explosive vitality.

Leotta's superb sense of pacing and grasp of fine distinctions in musical time receive their ultimate test in Sonata 29, the “Hammerklavier”. So does his command of the finely shaded distinctions of pianissimo phrasing that we hear at both ends of the remarkable slow movement, Adagio sostenuto, which is further marked appassionato e con molto sentimento, requiring the utmost in the pianist's expressive range. At 19:42 this movement is unhurried without losing any of the vital tension that holds it together. Here, as in the opening movement, Leotta shows a masterful grasp of Beethoven's use of trills and variations in tempi to generate excitement and lead us forward into new and ever more interesting vistas of the imagination. His mastery is undiminished in that massive whirlwind of a double fugue that concludes the work in the most decisive manner imaginable. In a two-year period when we've heard some really distinguished Beethoven performances, this new offering by Leotta may be the best yet.

TRADUZIONE:

E' il Beethoven di Leotta ancora il migliore?

In un’integrale in fase di realizzazione, il pianista italiano Christian Leotta aggiunge alla sua precedente pubblicazione un ancor più impressionante presentazione delle sonate per pianoforte di Beethoven: il “Volume II”. Il doppio CD comprende le sonate n. 11 in Si bemolle, op. 22; n. 21 in Do maggiore, op. 53 “Waldstein”; n. 29 in si bemolle, op. 106 “Hammerklavier” e n. 30 in Mi maggiore, op. 109. Per quanto riguarda struttura, ritmo e sonorità, questi sono spesso nulla di meno che sensazionali: è un formidabile insieme.

Le doti di Leotta sono più che all’altezza dell’impresa. Il suo suono è meravigliosamente bilanciato, il suo tempismo impeccabile. La sua sensibilità ritmica e il livello di grinta investita in ogni particolare passaggio sono perfetti e la sua bravura nel gestire la dinamica include un vero pianissimo, espresso in una varietà di raffinate sfumature. Più significativamente, Leotta concepisce costantemente la sua interpretazione attraverso la musica di Beethoven, bilanciando gli elementi intellettuali ed emotivi così alla perfezione da far riuscire all’ascoltatore ad avere l’entusiasmante consapevolezza di conoscere intimamente il cuore e la mente di questo compositore.

La sonata n. 11 ci viene proposta come un Beethoven al suo stato più spensierato. I fluenti arpeggi dell’Allegro con brio d’apertura danno inizio ad un opera che si concluderà con un Rondo, nel quale sono presenti ritmi incrociati e sincopi. Nelle mani di Leotta, sembra che tutto ciò possa andare avanti all’infinito e che nessuno se ne dispiacerebbe. In questo movimento c’è anche un episodio quasi fugato, che presagisce ciò che il compositore presenterà nuovamente nella “Hammerklavier”. La sonata n. 30 è un’altra sonata “felice”, ma con una differenza. La sua apertura, marcata Vivace ma non troppo, sembra fluire spensieratamente e facilmente, come una improvvisazione libera, fin quando giunge una improvvisa cadenza, come se i sogni inebrianti di gioventù venissero a confrontarsi con l’austerità del pensiero: “è già tutto finito?”. Un breve e appassionato Scherzo, marcato Prestissimo, è seguito insolitamente da un lento finale marcato Andante, che è il doppio più lungo di entrambi i suoi predecessori combinati.  È in forma di tema con variazioni e Leotta lo caratterizza meravigliosamente ponendo particolare attenzione alle insolite indicazioni e dettagli espressivi della scrittura beethoveniana.

Nella sonata “Waldstein” Leotta stacca il movimento d’apertura Allegro con brio con tutta la vivacità e il ritmo di alto profilo richiesti, ma non con l’eccessiva velocità con la quale alcuni pianisti preferiscono eseguirlo. Questo, dopo tutto, non è il climax dell’opera. Leotta rende in modo eccezionale lo sviluppo, che è costruito con i più diversi materiali tematici che includono degli elementi di quasi-fuga prima della brillante Coda. In questo Allegro, che si può considerare fra i movimenti di Beethoven più drammatici e tesi, entra davvero in gioco la notevole comprensione dei tempismi di Leotta. Il successivo Adagio non è un vero e proprio movimento lento, ma funge da introduzione al Rondo finale, che aumenta sempre più in complessità ed entusiasmo, liberando le tensioni armoniche create dal movimento d’apertura. Sono qui presenti passaggi pirotecnici che hanno uno scopo e Leotta è in grado di trasmetterceli in tutta la loro esplosiva vitalità.

Lo splendido senso ritmico di Leotta e comprensione delle sottili differenziazioni musicali dei tempi ricevono la loro prova finale nella sonata n. 29, l’“Hammerklavier”. Come pure la sua padronanza delle raffinate sfumature delle differenziazioni di fraseggio in pianissimo, che possiamo ascoltare in entrambe le mani nello straordinario movimento lento, Adagio sostenuto, ulteriormente marcato come Appassionato e con molto sentimento, il quale richiede il massimo della gamma espressiva del pianista. Durando 19:42, questo movimento è condotto tranquillamente ma senza perdere nessuna delle tensioni vitali che lo rendono unitario. Qui, come nel movimento d’apertura, Leotta dimostra una magistrale comprensione dell’uso di Beethoven dei trilli e delle variazioni di tempo utilizzati dal compositore allo scopo di generare tensione, portandoci avanti verso nuove ed ancora più interessanti vette dell’immaginazione. La padronanza di Leotta è infine ulteriormente dimostrata in quell’enorme turbine di doppia fuga, che conclude quest’opera nella maniera più risoluta immaginabile. In un periodo di due anni nei quali abbiamo sentito alcune interpretazioni di Beethoven davvero brillanti, questa nuova donataci da Leotta può essere considerata ancora la migliore.

Corriere di Como, 29 maggio 2009, di Lorenzo Morandotti

Leotta cala un doppio asso e fa centro con Beethoven 

Recensione sul doppio CD "Ludwig van Beethoven, 32 Piano Sonatas - Volume II"


"…Christian Leotta non ha scelto lo stesso destino di Glenn Gould, non ha deciso a soli 31 anni di auto confinarsi per dedicare il proprio genio solo alle registrazioni. Leotta, 29enne, gira il mondo. Instancabilmente. Con l’integrale delle Sonate – è il primo dai tempi di Daniel Barenboim che ha interpretato, così giovane, un compito tanto ambizioso – e altre pagine celebri del repertorio classico. Ma con la stessa passione di Gould accetta la sfida di una rilettura beethoveniana che sta convincendo, per brio e profondità, le principali riviste di settore del mondo. Dopo il primo volume dell’integrale edito da Atma – oltre alle “classiche” Patetica e Appassionata contiene le sonate n. 7, 12, 24 e 32 – come detto Leotta ora è al secondo volume con due perle, la “Waldstein” e la “Hammerklavier”.  Che ribadisce la freschezza interpretativa del comasco, il suo virtuosismo sempre controllato… Leotta si conferma sempre più allievo del grande Karl-Ulrich Schnabel…".

The Globe and Mail, Toronto (Canada), 19 maggio 2009, di Elissa Poole

Recensione sul doppio CD "Ludwig van Beethoven, 32 Piano Sonatas - Volume II"


Some pianists record Beethoven only late in life - Mitsuko Uchida's illuminating interpretations of the late sonatas, for instance. Some, like Alfred Brendel, return again and again. Italian pianist Christian Leotta is not yet 30, but he's well into his complete Beethoven cycle for Atma. The interpretations are not revelatory but they are solid and compelling. I like Leotta in fast movements best, for his muscular energy, and stern clarity of intent. His adagios I find too slow (and slightly self-indulgent), although the "Hammerklavier's" lengthy adagio is extremely focused, notwithstanding. He does not relax his grip for almost 20 minutes - no small feat.

TRADUZIONE:

Alcuni pianisti registrano Beethoven solo quando sono in avanti con gli anni - le illuminanti interpretazioni di Mitsuko Uchida delle ultime sonate, per esempio. Altri, come Alfred Brendel, lo fanno diverse volte. Il pianista italiano Christian Leotta non ha ancora 30 anni, ma è già a buon punto del suo ciclo completo delle sonate di Beethoven per Atma. Le interpretazioni non sono rivelatorie ma solide e convincenti. Leotta mi piace particolarmente nei movimenti veloci, per la sua energia muscolare e per la sua severa chiarezza di intenti. Trovo i suoi Adagio troppo lenti (e appena auto indulgenti), sebbene il lungo Adagio della "Hammerklavier" mantenga sempre un livello di concentrazione estremamente alto, ciononostante, essendo il pianista capace di non far scendere la tensione dell'ascoltatore per quasi 20 minuti - un'impresa non da poco.

Le Journal de Montreal (Canada), 9 maggio 2009, di Christophe Rodriguez

Recensione sul doppio CD "Ludwig van Beethoven, 32 Piano Sonatas - Volume II"


Sans être un jeune prodige, le pianiste Christian Leotta a déjà une longue feuille de route. En 2004, il recevait la médaille du president de la République italienne, importante distinction accordée à une realization artistique exceptionnelle qui, dans le cas présent, a pour sujet Beethoven. Ceux et celles d 'entre vous qui suivaient assidument la scène artistiques es ou viendrontd e son passage à Montréal en 2002  avec au programme l' intégrale des Sonates du même compositeu. En ce début de saison presque estivale, ce Volume deux des Sonates apparaît comme un cadeau inespéré. Une féérie de teintes et la Musique qui parle d'elle-même. Que demander de plus!

TRADUZIONE:
 
Senza essere più un bambino prodigio, l’italiano Christian Leotta ha già alle sue spalle una lunga esperienza. Nel 2004 gli è stata conferita la medaglia del Presidente della Repubblica italiana, un’importante onorificenza ottenuta grazie ad una eccezionale impresa artistica, che in questo caso ha come soggetto Beethoven. Chi di voi ha assiduamente seguito la scena concertistica, ricorderà la sua visita a Montreal nel 2002, quando ha interpretato l’integrale delle sonate dello stesso compositore. In questo inizio di stagione quasi estiva, questo Volume II delle Sonate appare come un regalo inaspettato. Magici colori e la musica che parla da sé. Cosa mai di più si può desiderare!

El Informador, Guadalajara (Messico), 1 marzo 2009, di Jaime Garcia Elias

Leotta dejó huella con los cinco conciertos de Beethoven


“Pues sí. Christian Leotta redondéo su “tour de force”: completó el ciclo de los cinco conciertos para piano de Beethoven con la ejecución del más popular de todos, el No. 5 en Mi bemol mayor, Op. 73 (Emperador)... Hubo, como en las dos sesiones precedentes, excelente respuesta de público: sala y balcones llenos, y notoria predisposición a recompensar al joven virtuoso italiano... en el segundo movimiento (Adagio un poco mosso) Leotta tocó la gloria con los dedos al interpretar fielmente las melodías, casi suplicantes, que son una prefiguración de los conciertos de Chopin, así como en la portentosa transición del segundo al tercer movimiento, y en el preámbulo final bordó fino al exquisito diálogo con los timbales...”.

TRADUZIONE:

Leotta ha lasciato il segno con i 5 Concerti di Beethoven


“Ebbene sì. Christian Leotta ha concluso il suo “tour de force”: ha completato il ciclo dei 5 Concerti per pianoforte e orchestra di Beethoven con la esecuzione del più famoso di tutti, il n. 5 in Mi bemolle maggiore, op. 73 (Imperatore)… Ha ottenuto, come nelle due sessioni precedenti, eccellente risposta di pubblico: sala e palchi pieni e risaputa predisposizione a ricompensare il giovane virtuoso italiano… nel secondo movimento (Adagio un poco mosso) Leotta ha raggiunto la gloria con le dita, interpretando fedelmente le melodie, quasi supplicanti, che sono una prefigurazione dei Concerti di Chopin, come pure nella portentosa transizione dal secondo al terzo movimento e nell’eccellente finale che conduce allo splendido dialogo con i timpani…”.

MAGAZINEMX.COM, Guadalajara (Messico), 28 febbraio 2009

Leotta brinda imperial interpretación de Beethoven 


"El Teatro Degollado lucía lleno. Gente de todas las edades quería ser testigo por última vez del virtuosismo del pianista italiano Christian Leotta, quien interpretaría su último programa de la temporada después de haber deleitado a los tapatíos con cuatro de los cinco conciertos para piano del genio de Bonn, y que esa noche cerraría el ciclo con el concierto conocido como “Emperador”, una de las obras mas gustadas mundialmente por los melómanos. Christian Leotta y Héctor Guzmán arribaron juntos al escenario entre aplausos para dar comienzo a la velada. Un hermoso arpegio por parte del piano, acompañado de triunfales acordes de la orquesta sirven como introducción al consiguiente solo interpretado por Leotta, quien le brinda finas tesituras y matices al intrincado primer movimiento. A continuación el Adagio un poco mosso con su solemne y etéreo sonido se prestaba para sumirse en la reflexión, hasta que de pronto pasar a la alegría con la potencia y fastuosidad del tercer y último movimiento... El teatro explotó en aplausos y ovaciones, sobre todo a Leotta quien regresó tres veces al escenario para recibir el cariño del público. En la segunda parte Leotta regresó al escenario para interpretar la última pieza de la noche, la Fantasía en Do menor para piano, coro y orquesta. Con fuertes acordes seguidos de arpegios, el piano da la pauta para que las graves y oscuras notas de los cellos se integren al primero de los siete movimientos. En esta obra se pudo apreciar el fluido diálogo que se crea entre la orquesta y las voces, así como la naturalidad y fluidez de la interpretación de Leotta... Concluida la potente interpretación, el público se paró de sus asientos y se entregó completamente a la orquesta y a Leotta con aplausos y ovaciones que duraron varios minutos. El pianista italiano recibió un caluroso abrazo de Héctor Guzmán, además de un ramo de rosas, que son solo una pequeña muestra del cariño que los tapatíos le tienen a este magnífico pianista”.

TRADUZIONE:

Leotta dona un’imperiale interpretazione di Beethoven


Il Teatro Degollado splendeva pieno. Gente di tutte le età hanno voluto essere testimoni per l’ultima volta del virtuosismo del pianista italiano Christian Leotta, che interpretava il suo ultimo programma nella stagione dopo aver deliziato gli abitanti di Guadalajara con quattro dei cinque concerti per pianoforte e orchestra del genio di Bonn, e che questa notte chiudeva il ciclo con il concerto conosciuto come “Imperatore”, una delle opere più amate nel mondo dai melomani. Christian Leotta e Héctor Guzmán sono arrivati insieme sul palcoscenico fra gli applausi per dar inizio alla serata. Un bellissimo arpeggio del pianoforte, accompagnato da trionfali accordi dell’orchestra hanno servito da introduzione al successivo “solo” interpretato da Leotta, che ha regalato fini tessiture e chiarezza all’intricato primo tempo. A continuazione l’Adagio un poco mosso con il suo solenne ed etero suono si prestava per immergersi nella riflessione, finché passar presto all’allegria con la potenza e la fastosità del terzo e ultimo movimento… Il teatro è esploso in applausi e ovazioni, soprattutto per Leotta che è tornato tre volte sul palcoscenico per ricevere l’affetto del pubblico. Nella seconda parte Leotta è tornato alle scene per interpretare l’ultimo brano della notte, la Fantasia in DO minore per pianoforte, coro e orchestra. Con forti accordi seguiti da arpeggi, il pianoforte ha dato la strada perché le gravi e misteriose note dei violoncelli si integrassero al primo dei sette movimenti. In questa opera si è potuto apprezzare il dialogo scorrevole creatosi fra l’orchestra e le voci, così come la naturalezza e la fluidità della interpretazione di Leotta… Conclusa la potente interpretazione, il pubblico si è alzato dalle sue poltrone e si è abbandonato completamente all’orchestra e a Leotta con applausi e ovazioni che sono durati diversi minuti. Il pianista italiano ha ricevuto un caloroso abbraccio da Héctor Guzmán, oltre ad un mazzo di rose, che sono solo una piccolo dimostrazione dell’affetto che il pubblico di Guadalajara prova per questo magnifico pianista”.

El Informador, Guadalajara (Messico), 22 febbraio 2009, di Jaime Garcia Elias

Leotta volvió a hipnotizar al público 


“...con Anshel Brusilow como director huésped de la Orquesta Filarmónica de Jalisco, el programa incluyó esta vez los conciertos No. 2 en Si bemol major, Op. 19, y el No. 4 en Sol mayor, Op. 58, como platos fuertes... Leotta logró una ejecución intensa, plena de intimidad... en el Andante con moto del Concierto No. 4, en que resplandecieron los celebrados “silencios de Beethoven”, el ejecutante hipnotizó, literalmente, a la audencia, casi obligándola a dejar de respirar para hacer eterna cada una de las notas. En el encore que obsequió (el Adagio de una sonata del mismo Beethoven), Leotta, inspirado, volvió a poner al público en trance y redondeó otra jornada memorable...”

TRADUZIONE:

Leotta ipnotizza il pubblico ancora una volta

“...con Anshel Brusilow in veste di direttore ospite dell’ Orquesta Filarmónica de Jalisco, il programma ha insluso questa volta i Concerti n. 2 in Si bemolle maggiore op. 19 e n. 4 in Sol maggiore op. 58, come piatti forti… Leotta ha offerto un’esecuzione intensa, piena di intimità… nell’ Andante con moto del Concerto n. 4, dove risplendono i famosi “silenzi di Beethoven”, l’esecutore ha ipnotizzato, letteralmente, il pubblico, quasi obbligandolo a smettere di respirare per far eterna ciascuna delle note. Nel bis che ha seguito (l’Adagio di una sonata dello stesso Beethoven), Leotta, ispirato, è tornato a porre il pubblico in trance coronando così un’altra memorabile giornata…”.

El Mural, Guadalajara (Messico), 16 febbraio 2009, di Sergio Padilla

Leotta


“...el pianista italiano ha demostrado alta solvencia técnica, pero más que eso, ha dejado constancia de que pone la técnica al servicio de la interpretación; sus ejecuciones no son mecánicas y no se queda sola y fríamente en lo que indica la partitura. En su partecipación en el primero programa de la temporada de la Orquesta Filrmónica de Jalisco, donde interpretó el primer y tercer concierto para piano de Beethoven, Leotta demostró que tiene en mente la estructura total de la obra y desde allí va tejiendo su discurso musical con notable fluidez, siempre en función de penetrar en los recovecos de cada pasaje de la obra”.

TRADUZIONE:

Leotta

“…il pianista italiano ha dimostrato alta padronanza tecnica però, più che questo, ha costantemente posto la tecnica al servizio dell’interpretazione; le sue esecuzioni non sono meccaniche e non si fermano solo e freddamente a quello che indica la partitura. Nella sua partecipazione nel primo programma della stagione dell’ Orquesta Filarmónica de Jalisco, nel quale ha interpretato il primo e il terzo Concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven, ha dimostrato di avere in mente la struttura completa dell’opera e, da lì, di proseguire costruendo il suo discorso musicale con notevole fluidità, sempre in funzione di penetrare nei meandri di ogni passaggio dell’opera”.

El Informador, Guadalajara (Messico), 15 febbraio 2009, di Jaime Garcia Elias

A Leotta solo le faltó levitar


“A Christian Leotta no hay que perderlo de vista. Hay que tener su nombre en la memoria los próximos años, porque quizá se cumpla el vaticinio de que será el mejor intérprete de Beethoven de la primera mitad del siglo XXI... Con el antecedente de la magistral interpretación de las 32 sonatas de Beethoven durante el Festival Cultural de Mayo (FCM) de 2008 como tarjeta de presentación, Leotta inició el viernes, en el Teatro Degollado, otra empresa titánica: la interpretación de los cinco conciertos para piano del mismo autor, en tres entregas... Leotta, en ambos los conciertos en Do major Op. 15 y en Do menor Op. 37, confirmó como solista la excelente impresión que había causado como recitalista: técnica impecable, fraseo nítido, interpretación inspirada. Sin detrimento del virtuosismo -patente en las cadenzas de los dos conciertos-, la mayor virtud del joven pianista italiano es la comprensión de la partitura, la identificación con el alma de la música. Si en el segundo movimiento del primer concierto, en Do major, Op. 15, fue excelente, en el correspondiente del segundo concierto, Leotta se sublimó: aportó energía, agilidad, lirismo a raudales. En el “solo” inicial de ese movimiento, con fagot y flauta a la altura de las exigencias del solista, éste desbordó inpiración. A Leotta sólo le faltó levitar”.

TRADUZIONE:

A Leotta è solo mancato di lievitare


“Christian Leotta è un pianista da non perde di vista. Bisogna avere in mente il suo nome nei prossimi anni perché forse si compierà la profezia di che sarà il miglior interprete di Beethoven della prima metà del XXI secolo… Con la precedente magistrale interpretazione delle 32 sonate di Beethoven eseguite per il Festival Cultural de Mayo del 2008 come biglietto da visita, Leotta ha cominciato questo venerdì, nel Teatro Degollado, un’altra impresa titanica: l’interpretazione dei cinque Concerti per pianoforte e orchestra dello stesso autore, in tre serate… Leotta, in entrambi i Concerti in Do maggiore op. 15 e in Do minore op. 37, ha confermato come solista l’eccellente impressione che aveva fatto nei recital delle sonate: tecnica impeccabile, fraseggio nitido, interpretazione ispirata. Senza tralasciare il virtuosismo – necessario per eseguire le cadenze dei due Concerti – la maggiore virtù del giovane pianista italiano è la comprensione della partitura e il sapersi identificare con l’anima della musica. Se nel secondo tempo del primo Concerto, in Do maggiore op. 15, è stato eccellente, nel corrispondente del secondo, Leotta ha raggiunto il sublime: ha conferito energia, agilità, una cascata di lirismo. Nel “solo” iniziale, con il fagotto e il flauto all’altezza delle esigente del solista, questo traboccò di ispirazione. A Leotta gli è solo mancato di lievitare”.

All Music Guide, novembre 2008, di James Manheim


Recensione sul doppio CD "Ludwig van Beethoven, 32 Piano Sonatas - Volume I"

"...Leotta's playing is of the sort that some find self-indulgent and others would point to as the thing they go to concerts for. This is old-fashioned, Romantic Beethoven. Tempos are on the slow side, and, more important, variable at any time the pianist decides to go for a poetic effect, or to increase forward momentum. The latter is what gives Leotta's playing its particular flavor: he's the kind of pianist who makes you tap your foot (or, presumably, restrain yourself from doing so if you're hearing him live). The Piano Sonata No. 8 in C minor, Op. 13 ("Pathétique") begins with a very slow introduction and from then on seems to be straining forward restlessly. The Piano Sonata No. 23 in F minor, Op. 57 ("Appassionata") has numerous slightly different tempos in its opening movement, but essentially holds together. There's no question that Leotta bears watching, for he's capable of really seizing your attention at unexpected moments. Hear the very crisp Scherzo (CD 1, track 5) of the Piano Sonata No. 12 in A flat major, Op. 26, followed by an imposing funeral march. Few pianists have been able to bring out the strong foreshadowings of Beethoven's middle period in this sonata as well as Leotta does... the set as a whole makes you want to hear the future volumes..."

TRADUZIONE:

“…il modo di suonare di Leotta può risultare auto-compiacente per qualcuno, ma altri direbbero che proprio per questo è da sentire in concerto. Il suo è un Beethoven Romantico, di vecchio stampo. I tempi sono più sul lento, e, ancora più importante, variabili  ogni qual volta il pianista decide di evidenziare un momento poetico, o di accrescere slanci impetuosi. Quest’ultimo è quello che dà al modo di suonare di Leotta il suo particolare tocco: è il tipo di pianista che induce a battere il piede (o, presumibilmente, a trattenersi dal farlo quando lo si sente dal vivo). La Sonata per pianoforte n. 8 in Do minore, op. 13 (“Patetica”) comincia con una introduzione molto lenta e da lì in poi sembra lottare senza trovar riposo. La Sonata per pianoforte n. 23 in Fa minore, op. 57 (“Appassionata”) presenta numerose leggere variazioni di tempo nel suo movimento d’apertura, ma è essenzialmente unitaria. È fuori dubbio che Leotta sia degno d’essere tenuto d’occhio, perché è in grado veramente di catturare  la tua attenzione in momenti inaspettati. Si  ascolti il veramente incisivo Scherzo (CD 1, track 5) della Sonata per pianoforte n. 12 in la bemolle maggiore, op. 26, seguito da una solenne Marcia Funebre. Pochi pianisti sono stati in grado di mettere in luce i forti presagi della Seconda Maniera di Beethoven bene come Leotta fa in questa sonata… Il set nel suo insieme fa desiderare di ascoltare i futuri volumi…”.

MUZYKA21, Varsavia (Polonia), Ottobre 2008 (n. 99), di Pawel Chmielowski

Recensione sul doppio CD "Ludwig van Beethoven, 32 Piano Sonatas - Volume I", nominato "CD del Mese"


TRADUZIONE:

"La pubblicazione della casa discografica Atma Classique dell’album comprendente il primo volume delle Sonate per pianoforte di Ludwig van Beethoven, eseguite da Christian Leotta, è un evento di primissima importanza che dovrebbe interessare non soltanto gli amanti di questo geniale compositore ma anche i connoisseurs del grande pianismo. Signori miei, nella persona di un italiano ventottenne, è nato uno dei beethoveniani migliori dei nostri tempi, il cui modo di suonare dovrebbe essere notato da tutti, anche dai vecchi sessantenni... Christian Leotta è il primo interprete dai tempi di Daniel Barenboim che ha intrapreso, ad una età così giovane, un compito così ambizioso: l’esecuzione concertistica dell’intero ciclo delle Sonate e, come si può vedere dalle critiche entusiasmanti ottenute e da questa registrazione, questa decisione è stata sia coraggiosa quanto assolutamente giustificata.

Il suo primo album per Atma, che ho piacere di recensire qui, dovrebbe essere accolto bene anche dai più esigenti amanti dell’arte pianistica; spero di non dover aspettare molto tempo per le prossime pubblicazioni di questo ciclo: se dobbiamo considerare questo album come esempio di qualità, allora bisogna aspettare tutti gli altri con grande impazienza. Leotta, con uno stile mozzafiato, si immerge nel mondo creativo del grande compositore per presentarlo di nuovo attraverso la propria sensibilità, immaginazione e rispetto per le intenzioni dell’autore, fatti che insieme portano ad un risultato affascinante. Mi è piaciuta molto la fenomenale lettura della partitura, il saperne trarre tutta la sua ricchezza e metterne in evidenza tanti dettagli che sfuggono spesso nelle interpretazioni superficiali o troppo veloci. Grazie a tutto ciò, ed anche ai tempi giusti e non troppo spediti, la sua visione stupisce per la forza dell’espressione, l’integrità della forma e la consistenza. E’ impressionante la gamma delle dinamiche usata; dai più silenziosi ed emozionanti pianissimo, delicati ma espressivi, fino ai potenti, pieni di splendore e forza, fortissimo che, per esempio nella magnificamente eseguita Appasionata, sembrano persino far esplodere lo strumento. L’abilità di Leotta nell’utilizzare contrasti è di particolare importanza, essendo sia una caratteristica peculiare del suo approccio alla materia musicale, sia un fattore che arricchisce la forma – e questo non si riferisce soltanto alla soprammenzionata gamma delle dinamiche. Il pianista differenzia abilmente anche i vari pezzi e le loro estreme diversità; i passaggi vivaci sono pieni di vigore, gioia, energia, elementi di ballo, scherzosità e chiarezza ritmica; i frammenti lenti, non esito a dire costruiti genialmente, meravigliano e rapiscono con la loro profondità, atmosfera, logica dello sviluppo e spesso stupiscono l’ascoltatore, come per esempio il Largo dalla Sonata in re maggiore op. 10 n. 3, oppure l’ultima Sonata in do minore op. 111, imponente per la ricchezza di pensiero, l’atmosfera e le idee, lontane dal mondo materiale. Il pianista sceglie tempi non troppo veloci, adeguandoli saggiamente all’espressività e alla forma dei brani, grazie a cui la musica sembra essere più ricca di dettagli e si possono quindi sentire chiaramente tutte le armonie, i contrappunti, in altre parole tutta la struttura. Agli amanti dei tempi veloci e d’effetto potrebbe non piacere questa soluzione, io invece la apprezzo molto, soprattutto perché l’italiano non fa tutto nella stessa maniera: nei momenti giusti conferisce un polso vivace e l’espressione drammatica alle composizioni, grazie a cui le sue idee si conformano perfettamente alle intenzioni del compositore.

La lettura attenta della partitura e la fedeltà alle sue notazioni, la scrupolosa trasposizione della ricchezza delle annotazioni del compositore alla tastiera dello strumento, la rara saggezza, sensibilità e musicalità, come anche la tecnica e il virtuosismo che non lasciano alcun dubbio, sembrano attestare che, nella persona del giovane pianista italiano, le Sonate per pianoforte di Ludwig van Beethoven abbiano trovato un esecutore fedele, impegnato e molto competente.

Ci sono molte parole che si potrebbero dire su questa creazione matura - nel senso sia musicale che puramente umano - di Christian Leotta. Bisogna semplicemente ascoltare e lasciarsi rapire da questa esecuzione affascinante che attira l’attenzione dell’ascoltatore dall’inizio fino alla fine. E’ ormai da molto tempo che non sentivo i capolavori di Beethoven, con cui si misurano tutti i maestri della tastiera, suonati in un modo così eccellente. Sono convinto che il pianista italiano, dopo aver inciso tutte le sonate, sarà considerato tra i più eccellenti interpreti delle opere del geniale compositore. Aspettando con impazienza le prossime pubblicazioni del ciclo discografico e ammirando ancora l’esecuzione registrata nel primo album, si può dire soltanto: “Bravo!”.

MUSICA, settembre 2008 (N. 199), di Luca Segalla

Recensione sul doppio CD "Ludwig van Beethoven, 32 Piano Sonatas - Volume I"


“…Nel primo volume della sua integrale per l’etichetta canadese Atma il ventottenne Christian Leotta mostra di essere un pianista lucido e maturo… I tempi sono più lenti di quanto si ascolta abitualmente, come se Leotta volesse far sentire ogni dettaglio della scrittura beethoveniana (e ci riesce: si veda la fuga nel primo movimento dell’op.111), analizzando la pagina quasi al microscopio… Il Beethoven di Leotta non va confrontato con il Beethoven dei grandi interpreti quarantenni e cinquantenni, ma con quello degli stessi interpreti da giovani. Allora arrivano le sorprese, perché il Beethoven del Brendel trentenne non sembra migliore di quello di Leotta. Anzi, per alcuni aspetti appare più sfuocato e generico… Leotta scolpisce le frasi con eloquenza, rifinisce il fraseggio con raffinata maestria, ottiene un buon cantabile, differenziando bene i piani dinamici: il lentissimo movimento d’apertura della Sonata op.26 (dieci minuti contro i circa sette minuti e mezzo di Badura-Skoda), per esempio, viene cesellato con estrema cura… Il paradosso è che Leotta sembra più a suo agio con le vette vertiginose della Sonata op.111 che con le colline della Sonata op.10 n.3… Non ci sono accordi artigliati, sonorità orchestrali, velocità folli. C’è piuttosto una grave mestizia in questa op.111 rassegnata già nel Maestoso iniziale, funerea e grigia. La tensione non passa attraverso l’enfasi del gesto virtuosistico e l’ampiezza delle sonorità. La tensione è dentro le note, nel fraseggio, negli accelerandi eseguiti ad arte (si veda battuta 128 ss.), nella perfetta gestione del rapporto tra suoni e silenzi. Un’op.111 così intensa da un ventiseienne è davvero una bella sorpresa”.

THE CLASSIC VOICE, settembre 2008 (n. 112), di Gian Paolo Minardi

Recensione sul doppio CD "Ludwig van Beethoven, 32 Piano Sonatas - Volume I"


"Realizzare l’integrale delle Sonate di Beethoven costituisce un obiettivo certamente estremo, una sfida che molti grandi interpreti hanno affrontato.... Ora nell’albo d’oro di questi audaci si è iscritto Christian Leotta, oggi ventottenne ma ne aveva ventidue quando a Montréal propose l’intero ciclo. Le sei Sonate riunite nei due CD costituiscono un campionario indicativo, spaziando attraverso i “tre stili” ciò che consente di osservare il modo di atteggiarsi dell’interprete di fronte a situazioni emotivamente assai diverse e pur riassunte entro una ragione di unitarietà. E’ fuor di dubbio il senso di consapevolezza con cui Leotta procede lungo il tracciato, offrendo una lettura trasparente nel mostrare tutta la ricchezza del tessuto nella sua geniale articolazione…”

AMADEUS, agosto 2008 (n. 8), di Antonio Brena

Recensione sul doppio CD "Ludwig van Beethoven, 32 Piano Sonatas - Volume I"


Di primo acchito, trovandosi di fronte all’ennesima riproposta delle 32 Sonate per pianoforte di Ludwig van Beethoven verrebbe da pensare a un’operazione commerciale mirata esclusivamente a far conoscere un giovane pianista emergente. Poi si ascolta la registrazione e, man mano che la musica scorre, ci si può rendere conto che in questi primi due compact disc della serie c’è qualità e un qualcosa in più. Si rimane affascinati dallo scavo espressivo e, soprattutto, dall’intelligente e meditata scelta dei tempi qui considerati più appropriati per interpretare le Sonate in do minore “Patetica” op. 13, in la bemolle maggiore op. 26, in fa minore “Appassionata” op. 57, in re maggiore op. 10 n. 3, in fa diesis maggiore op. 78 e in do minore op. 111. Tempi che non raramente si mostrano fuori della consuetudine (specialmente nella “Patetica” e nell’ “Appassionata” ), che suscitano interesse e sorpresa e invitano a un nuovo ascolto. E allora ci si rende conto che l’approccio di Leotta al pianismo di Beethoven è tutto in funzione della dialettica sottesa alla musicalità di queste composizioni del maestro di Bonn, del pensiero sonoro che s’ispira a un concetto filosofico, del percorso armonico che si sviluppa come un’ascesa ideale. Christian Leotta convince e conquista l’ascoltatore all’insegna del garbo e di un gusto sapiente, soprattutto per quel suo porsi al servizio della musica anziché del mercato discografico. Un’incisione pienamente riuscita: da attendere i prossimi volumi.

Atlanta Audio Society, Atlanta (USA), luglio 2008, di Phil Muse

Christian Leotta: remember his name


Recensione sul doppio CD "Ludwig van Beethoven, 32 Piano Sonatas - Volume I"

Pianist Christian Leotta, a native of Catania, Italy, has performed the complete cycle of Beethoven’s 32 piano sonatas no less than ten times in musical capitals around the world, beginning in Montreal in 2002. He studied for a time with the celebrated teacher Karl Ulrich Schnabel, who has declared: ”The dynamic range of his playing from nearly inaudible pp to a powerful ff is truly impressive”. Not just impressive for its own sake, but for the sake of the most expressive features in Beethoven’s writing.

On a specially priced 2-CD ATMA slim line, apparently the pianist’s debut recording, we get to hear what the world has been raving about. As Volume 1 in a projected Beethoven cycle, the program consists of Sonatas Nos. 8 in C minor (“Pathétique”), 12 in A-flat major (“Funeral march”), 23 in f minor (“Appassionata”), 7 in D major, Op. 10 no. 3, 24 in F-sharp major, and 32 in C minor Op. 111. In their variety, these six sonatas show the broad range of the composer’s genius, from classical balance to romantic stress and tumult, and with moods ranging from comically playfulness to impassioned fury and finally deep, peaceful resignation. Besides his afore-mentioned prowess in dynamics, which must be heard to be fully appreciated, Leotta has a well developed feeling for rhythm and pacing, vital requisites in a Beethoven interpreter, and for the differentiation of keyboard registers, something that was easer to accomplish with the pianofortes of the composer’s day than on a modern Hamburg Steinway such as we have in these recordings.

Leotta’s keyboard technique and interpretive insight form a complete package, which we hear right from the beginning with the “Pathétique” Sonata. Here, the famous nickname notwithstanding, there is much scope for humorous music in the whimsical slow movement and the central episode in the fleet-footed finale. The most remarkable feature of Sonata No. 12 is the slow movement, described as a “Funeral March on the Death of a Hero”. Leotta makes of the movement’s orchestral sonorities in the context of a superbly paced movement. He captures also the real violence in the development section in the Allegro of the “Appassionata”, as well as the very forceful cadence at the end. And he makes a superb transition from the two diminished seventh chords at the end of the slow movement to the controlled fury of the finale, ending brilliantly in a diabolic maelstrom of jostling, syncopated notes.

Disc 2 begins with the under-sung Sonata No. 7, ranging in mood from light-hearted and impish to surprisingly sad and introspective in the slow movement, marked Largo e mesto (broad and sad), before restoring us to good spirits with a classically proportioned minuet and a humorous finale. In Sonata No. 24 Leotta captures the intimate charm of the opening movement as well as the calculated eccentricities of the Allegro vivace finale, with its many hand-crossings and sudden dynamic contrasts. That brings to No. 32 in C minor, Beethoven’s very last sonata. This amazing work is a study in opposing forces, with its contrasts in dynamics, mode, characterization, time and duration. At 22:36, Leotta takes the Arietta and five variations that make up the final movement very slowly and expressively, bringing out every nuance with consummate skill and a feeling for musical time that is ultimately timeless.

TRADUZIONE:

Christian Leotta, un nome da ricordare

Il pianista Christian Leotta, nato in Italia a Catania, ha eseguito il ciclo completo delle 32 sonate per pianoforte di Beethoven non meno di dieci volte in capitali della musica in giro per il mondo, a partire da Montreal nel 2002. Ha studiato per un certo periodo con il famoso maestro Karl-Ulrich Schnabel, che ha dichiarato: “la gamma dinamica del suo modo di suonare dal più inudibile pianissimo sino ad un potente fortissimo è davvero impressionante”. Ma non vuole impressionare solo per il gusto di farlo: ci riesce attraverso il rispetto con il quale l’interprete realizzata le più espressive peculiarità della scrittura beethoveniana.

In questo doppio CD di Atma proposto ad un prezzo di lancio, che sembra essere il debutto discografico del pianista, noi possiamo sentire quello che ha fatto andare in delirio il mondo. Quale Volume I di un progettato ciclo beethoveniano, il programma include le sonate n. 8 in do minore (“Patetica”), n. 12 in la bemolle maggiore (“Marcia Funebre”), n. 23 in fa minore (“Appassionata”), n. 7 in re maggiore, op. 10 n. 3, n. 24 in fa diesis maggiore, n. 32 in do minore, op. 111. Nella loro varietà, queste sei sonate mostrano il vasto spettro del genio del compositore, dall’equilibrio classico alle tensioni e tumulti romantici e con stati d’animo che vanno dalla divertente allegria sino alla furia appassionata e, finalmente, a una profonda e serena rassegnazione.

Oltre alla sua già menzionata straordinaria abilità nelle dinamiche, che deve essere ascoltata per essere apprezzata a pieno, Leotta ha una sensibilità molto sviluppata per il ritmo e il tempo, requisiti essenziali in un interprete di Beethoven, e per la differenziazione dei diversi registri della tastiera, cosa che era più facile da ottenere sugli strumenti dell’epoca del compositore piuttosto che su di un moderno Steinway di Amburgo. La tecnica pianistica di Leotta e la sua profonda comprensione interpretativa formano un insieme completo, che noi possiamo ascoltare subito fin dall’inizio con la sonata “Patetica”. Qui, nonostante il famoso soprannome, c’è molto spazio per una musica divertente nel capriccioso tempo lento e nell’episodio centrale del rapido finale. La parte più interessante della sonata n. 12 è il movimento lento, descritto come “Marcia Funebre sulla morte d’un Eroe”. Leotta rende molto delle sonorità orchestrali di questo movimento nel contesto di una pulsazione ritmica eccezionalmente misurata. Sa anche cogliere la reale violenza dello Sviluppo dell’Allegro dell’Appassionata, come pure la molto vigorosa cadenza finale. E realizza una superba transizione fra i due accordi di settima diminuita alla fine del movimento lento che conducono alla controllata furia del finale, concludendo brillantemente in un diabolico vortice di tese note sincopate.

Il secondo disco inizia con la non molto conosciuta sonata n. 7, che spazia in stati d’animo dal cuor leggero e birichino al sorprendentemente triste ed introspettivo movimento lento, marcato largo e mesto, prima di restituirci uno spirito felice con un minuetto di proporzioni classiche ed uno scherzoso finale. Nella sonata n. 24 Leotta coglie l’intimo charme del movimento d’apertura come anche le calcolate eccentricità del finale Allegro vivace, con i suoi numerosi incroci di mani ed improvvisi contrasti dinamici.

Questo ci conduce alla n. 32 in do minore, l’ultima sonata di Beethoven. Questa stupefacente composizione è uno studio delle forze opposte, con i suoi contrasti in dinamiche, modi, caratterizzazioni, tempo e durata. Con 22:36, Leotta prende l’Arietta e le cinque variazioni che formano il movimento finale molto lentamente e con grande espressione, mettendo in evidenza ogni sfumatura con vera maestria e con una sensibilità nel gestire musicalmente il tempo che è, in ultima analisi, infinita.

La Provincia (Como), 10 luglio 2008, di Maria Terraneo Fonticoli

Il Beethoven di Leotta non delude


“Leotta, il giovane pianista comasco, sabato, ha concluso l’impresa dell’esecuzione integrale delle 32 Sonate di Beethoven… Ciò che a noi fa stimare assai questo pianista (oltre ai doni naturali musicali e intellettuali che possiede) è la tenacia con cui persegue i suoi progetti unita al controllo di ogni particolare. Ormai con questa programmazione Christian continua a girare tutto il mondo, oltre all’Italia…”.

La Provincia (Como), 8 luglio 2008, di Maria Terraneo Fonticoli

Christian Leotta: il teatro applaude a Beethoven


"…completamente calato nel sentire del complesso e alto mondo interiore di un grande autore musicista e uomo, Leotta evidenzia costantemente una maturità incredibile: mai ovvio, mai banale, sempre con intuizioni interpretative originali. Successo vivissimo”.

Das Echo, Vancouver (Canada), luglio 2008, di Felicitas Ackermann

Lieben Sie Beethoven?


Recensione sul doppio CD "Ludwig van Beethoven, 32 Piano Sonatas - Volume I"


“…Leottas Interpretation ist ebenfalls meisterhaft… Leotta präsentiert das Genie Beethovens mit tiefem Verständnis und seltener Einfühlung. Er hat es sich zur Lebensaufgabe gemacht, Beethovens Musik, insbesondere die Sonaten, der Welt neu nahezubringen…”.

TRADUZIONE:

Amate Beethoven?

“...L’interpretazione di Leotta è veramente magistrale... Leotta presenta il genio di Beethoven con profonda comprensione e immedesimazione. Far conoscere al mondo la musica di Beethoven e specialmente le sue sonate sotto una nuova luce: questa è la missione di vita che Leotta si è dato”.

En Concerto (Radio Universidad de Guadalajara, Messico), 29 giugno 2008, di Guillermo Davalos

Christian Leotta y las 32 Sonatas para piano de Beethoven


“...Leotta muestra primero que nada un absoluto respeto por el compositor que interpreta. Mientras otros pianistas ponen por delante su propia personalidad y su virtuosismo, Leotta nos muestra a Beethoven antes que a él mismo en un acto de verdadera humildad que a su vez lo engrandece. Nos muestra su música, nos muestra la diferencia de época en que fueron compuestas las sonatas, nos muestra la forma de estas, su contenido armónico y melódico, el drama contenido en cada una de ellas, nos muestra al Beethoven joven, al alumno de Haydn, al Beethoven de su etapa media y al de su madurez.

Después de unos minutos de escuchar a Christian Leotta, cuando ya todos estamos inmersos en la música, la manera tan profunda y bien lograda de comprender la música por parte del intérprete nos va develando aspectos extramusicales que nos llevan al terreno de la estética del arte trascendiendo los límites puramente sonoros. Al escuchar estas interpretaciones profundamente comprendidas y cuidadas no podemos dejar de percibir aspectos como: precisión en la interpretación técnica; claridad en el manejo armónico y contrapuntístico; fluidez y articulación en la expresión; un perfecto control en el balance; manejo bien proporcionado en la dinámica musical; un contraste en los claroscuros y matices musicales; un equilibrio muy bien logrado en el manejo musical de todas las partes o movimientos de cada sonata; gran seguridad en la interpretación; un absoluto dominio técnico; firmeza de carácter y gran sensibilidad que se imprimía expresando al máximo el significado dramático derivado del uso de ciertos acordes que Beethoven deliberadamente utilizaba para reforzar ciertos aspectos expresivos.

Escuchando el segundo movimiento de la Sonata N° 7 en Re Mayor op. 10 N° 3, que es un Largo e mesto, un movimiento lento, nos damos cuenta como el maestro Leotta se desenvuelve en este tipo de movimientos, que a veces son los más difíciles de lograr.
La interpretación de Leotta devela el pensamiento musical, formal y estético del compositor con claridad y expresión en un equilibrio sumamente logrado. Hace claro el rico contenido armónico de la estructura musical de la obra.

La precisión de la ejecución de Christian Leotta separa perfectamente la pulsación de los acordes del manejo de las voces internas. Cuando hay pasajes a base de acordes, estos suenan tan claros y precisos que cerrando los ojos podemos ver claramente su estructura como si fueran bloques arquitectónicos ya sean mayores, menores, disminuidos, aumentados, de séptima, etc.
Cuando hay pulsación de acordes junto con melodía o voces internas –lo cual es difícil de lograr técnicamente- la pulcritud de la técnica del joven maestro Leotta logra una independencia tal entre el contenido armónico y melódico simultáneo redundando en una asombrosa claridad musical, que nos dice que estamos ante la presencia de un maestro.

En manos de Leotta la música se vuelve arquitectura a través del manejo de la línea, la precisión del trazo y la claridad de la estructura. En cuanto al contenido dramático, al escuchar –por ejemplo- la Sonata para piano N° 26 en Mi Bemol Mayor, op. 81ª Das Lebewohl (Los adioses), en el segundo movimiento, Abwesenheit (La ausencia), en donde hay que expresar un cierto pesar, melancolía por la persona ausente, Leotta sabe captar con precisión y perfecta expresión el significado de los acordes que precisamente en ese momento usa Beethoven (algunos disminuidos) para dramatizar el sentimiento, y en un perfecto equilibrio de expresión interpretativa el joven maestro Leotta nos entrega con fineza a un Beethoven impecable y expresivo.

Asi pues y para no extenderme, podría concluir con que, la amplitud de expresión, la técnica perfecta y depurada, la claridad interpretativa el balance y equilibrio del control de la dinámica y contrastes musicales, la seguridad, el carácter y la firmeza, la fluidez y articulación de la forma y una paleta inagotable de colores y estados de ánimo aunados al conocimiento, respeto y adecuada expresión en cada una de las etapas compositivas de las sonatas del maestro de Bonn, hacen de las interpretaciones de Christian Leotta, sin duda, uno de los programas más bien logrados de esta onceava edición del Festival Cultural de Mayo en este año 2008”.

TRADUZIONE:

Christian Leotta e le 32 sonate per pianoforte di Beethoven

“...Leotta è in grado di mostrare, prima di tutto, un assoluto rispetto per il compositore che interpreta. Mentre altri pianisti mettono avanti la loro personalità e il loro virtuosismo, Leotta ci mostra Beethoven prima di mostrar se stesso, in un atto di vera umiltà che a sua volta lo rende più grande. Ci mostra la sua musica, ci mostra la differenza di epoche nelle quali sono state scritte le sonate, ci mostra la loro forma, il loro contenuto armonico e melodico, il dramma contenuto in ciascuna di esse, ci mostra il Beethoven giovane, l’alunno di Haydn, il Beethoven del periodo di mezzo e quello della maturità.

Dopo aver ascoltato per qualche minuto Christian Leotta, quando siamo già tutti immersi nella musica, la sua profonda comprensione e perfetta realizzazione ci rivela aspetti extramusicali che ci portano nel campo dell’estetica dell’arte trascendendo i limiti puramente sonori.

All’ascolto di queste profonde e attente interpretazioni non possiamo fare a meno di percepire aspetti come: precisione tecnica dell’interpretazione; chiarezza del discorso armonico e contrappuntistico; fluidità e articolazione dell’espressione; un perfetto controllo dei rapporti sonori; realizzazione ben proporzionata delle dinamiche; varietà nei chiaroscuri e nelle colorazioni; un equilibrio musicale molto ben realizzato di tutte le parti o movimenti di ogni sonata; grande sicurezza interpretativa; un assoluto dominio tecnico; fermezza di carattere e grande sensibilità che si denotano esprimendo al massimo il significato drammatico intrinseco tipico di certi accordi che Beethoven, deliberatamente, ha voluto utilizzare per rinforzare certi aspetti espressivi.

Ascoltando il secondo movimento della sonata n. 7 in re maggiore, op. 10 n. 3, che è un Largo e mesto, un movimento lento, ci rendiamo conto come il maestro Leotta sia particolarmente a suo agio in questo tipo di movimenti, che a volte sono i più difficili da realizzare. L’interpretazione di Leotta ci fa scoprire il pensiero musicale, formale ed estetico del compositore con chiarezza ed espressività, raggiungendo un sommo equilibrio. Ci rende altresì chiaro il ricco contenuto armonico della struttura musicale dell’opera.

La precisione esecutiva di Christian Leotta separa perfettamente l’incedere degli accordi dalla condotta delle voci interne. Quando ci sono passaggi formati da accordi, questi vengono eseguiti con tale chiarezza e precisione che, chiudendo gli occhi, possiamo vedere chiaramente la loro struttura come se fossero blocchi architettonici, siano essi maggiori, minori, diminuiti, aumentati, di settima, ecc.

Quando inoltre si presenta tale movimento di accordi unito a quello della melodia o delle voci interne – cosa difficile da realizzare tecnicamente – la chiarezza della tecnica del giovane maestro Leotta raggiunge una perfetta indipendenza simultaneamente tra il contenuto armonico e quello melodico, risuonando in una chiarezza musicale stupefacente, cosa che ci fa capire di essere di fronte ad un vero maestro.

Nelle mani di Leotta la musica si trasforma in architettura attraverso la realizzazione della linea, la precisione del tratto e la chiarezza della struttura. In merito al contenuto drammatico, all’ascolto – per esempio – della Sonata n. 26 in mi bemolle maggiore op. 81°, Das Lebewohl (Gli addii), nel secondo movimento, Abwesenheit (L’assenza), dove si deve esprimere un certo concetto (la malinconia per la persona assente), Leotta sa captare con precisione e perfetta espressione il significato degli accordi che precisamente in questa situazione ha voluto utilizzare Beethoven (spesso diminuiti) per drammatizzare il sentimento e, in un perfetto equilibrio espressivo e interpretativo, il giovane maestro Leotta ci offre con raffinatezza un Beethoven impeccabile e profondo. Cosicché, e per non dilungarmi, potrei concludere che, per la grandezza dell’espressione, la tecnica perfetta e pulita, la coerenza interpretativa, il rapporto e l’equilibrio del controllo delle dinamiche e dei contrasti musicali, la sicurezza, il carattere e la fermezza, la fluidità e l’articolazione della forma, una tavolozza inesauribile di colori e di stati d’animo, uniti alla conoscenza, al rispetto e all’adeguata espressione in cada una delle tappe compositive delle sonate del maestro di Bonn, fanno delle interpretazioni di Christian Leotta, senza dubbio, uno dei programmi di più grande successo di questa undicesima edizione del Festival Cultural de Mayo di questo 2008".

El Informador, Guadalajara (Messico), 23 giugno 2008, di Jaime Garcia Elias

Entre veras y bromas


“...El “tour de force” de Christian Leotta (a quien se augura un lugar entre los inmortales del teclado), de ejecutar -magistralmente, además – las 32 sonatas para piano de Beethoven en ocho sessiones, sería, tal vez, el referente por excellencia de este recién concluido undécimo Festival, que tuvo a Alemania como país invitado. A muy corta distancia se quedarían el concierto inaugural, a cargo de la Orquesta de Cámera de Stuttgart; el recital de piano de Markus Groh; la presentación del ensamble y coro Balthasar-Neumann y del Cuarteto Vogler; los conciertos en que participaron los violoncellistas Johannes Mosser y Daniel Müller-Schott, y el de clausura, con el violinista Ingolf Turban...”.

TRADUZIONE:

Fra scherzo e verità


“…Il tour de force di Christian Leotta (al quale si augura un posto fra gli immortali del pianoforte) di eseguire – per di più in maniera magistrale - le 32 sonate per pianoforte di Beethoven in otto concerti, sarà considerato, probabilmente, il punto di riferimento per l'eccellenza di questa edizione recentemente conclusasi dell’XI Festival Cultural de Mayo, che ha avuto la Germania quale paese invitato. Ad una distanza da lui molto breve possiamo quindi collocare il concerto d’apertura, sostenuto dall’Orchestra da Camera di Stoccarda, il recital pianistico di Markus Groh, la performance dell’ensamble e del coro Balthasar-Neumann e del Quartetto Vogler, i concerti nei quali hanno partecipato i violoncellisti Johannes Mosser e Daniel Müller-Schott e, in chiusura, del violinista Ingolf Turban”.

Eventola Messico, Città del Messico, 19 giugno 2008, di Ramon Castillo

De un particular goce musical


“...la interpretación de las sonatas de Beethoven en manos de Leotta, que hace gala de un dominio técnico notable, así como de una madurez expresiva excepcional para lograr el equilibrio en la interpretación de cada una de esas joyas musicales, resulta todo un acontecimiento en esta ciudad... “

TRADUZIONE:

Di una particolare delizia musicale

“...l’interpretazione delle sonate di Beethoven nelle mani di Christian Leotta, che può sfoggiare un notevole dominio tecnico, così come una maturità espressiva eccezionale per riuscire a trovare l’equilibrio interpretativo di cada una di queste gioie musicali, risultano tutte un evento in questa città...”.

Eventola Messico, Città del Messico, 19 giugno 2008, di Ramon Castillo

Christian Leotta y Beethoven – El pianista italiano presentó las 32 Sonatas para Piano de Beethoven


“Tuve la muy grata experiencia el jueves de escuchar en la Fundación J. Álvarez del Castillo, el último de los ocho recitales en los cuales el genial pianista italiano Christian Leotta mostró su dominio total del carácter y estilo de cada pieza...”.

TRADUZIONE:

Christian Leotta e Beethoven – Il pianista italiano ha presentato le 32 sonate per pianoforte di Beethoven

“E’ stata una bellissima esperienza l’aver avuto la possibilità di ascoltare presso la Fundación J. Álvarez del Castillo l’ultimo degli otto recital nei quali il geniale pianista italiano Christian Leotta ha mostrato il suo dominio totale del carattere e dello stile di ciascun brano...".

Reforma, Città del Messico, 6 giugno 2008, di Lazaro Azar

A Guadalajara por Beethoven


“...las 32 Sonatas de Beethoven, a cargo de Christian Leotta… fueron sin duda el punto climático del Festival… El furor tapatío por Leotta es digno de ser consignado: no solamente le paraban cada que salía a la calle o se escuchaban emocionados sollozos durante sus recitales, sino que hasta me tocó ver que se hincaran ante él; personalmente, me sumo a las reverencias hacia este joven cuya solvencia técnica ha sido ejemplarmente puesta al servicio deuna indiscutible madurez interpretativa”.

TRADUZIONE:

A Guadalajara per Beethoven

“…le 32 Sonate di Beethoven, eseguite da Christian Leotta… sono state senza dubbio il momento più importante del Festival… Il furore del pubblico di Guadalajara per Leotta è degno d’essere ricordato: non soltanto lo fermavano ogni qualvolta usciva in strada o si ascoltavano emozionati singhiozzi durante i suoi concerti, fino a che mi è addirittura toccato di vedere persone inginocchiarsi dinanzi a lui; personalmente, mi unisco alle reverenze dinanzi a questo giovane, le cui doti tecniche sono state messe in modo esemplare al servizio di una indiscutibile maturità interpretativa”.

El informador, Guadalajara (Messico), 6 giugno 2008, dalla prima pagina con foto

Culminó el encuentro con Beethoven y Leotta en Guadalajara


“Después de ocho recitals, el pianist italiano Christian Leotta llegó anoche a la recta final: las 32 sonatas de Ludwig van Beethoven fueron interpretadas de manera magistral en la Fundación J. Álvarez del Castillo, como parte del Festival Cultural de Mayo, con Alemania como paísinvitado de honor... Así, con las sonatas 16, 8, 24 y 32, Christian Leotta cerró con broche de oro su magistral presentación en Guadalajara y su Festival Cultural de Mayo”.

TRADUZIONE:

Si è concluso l’incontro con Beethoven e Leotta a Guadalajara


“Dopo otto concerti, il pianista italiano Christian Leotta è arrivato ieri sera al traguardo finale: le 32 sonate di Ludwig van Beethoven sono state interpretate in maniera magistrale nella Fondazione J. Álvarez del Castillo, come parte del Festival Cultural de Mayo, che ha avuto la Germania quale paese invitato d’onore… Così, con le sonate n. 16, 8, 24 e 32, Christian Leotta ha brillantemente concluso la sua magistrale apparizione a Guadalajara e al Festival Cultural de Mayo”.

Noroeste, Culiacan/Sinaloa (Messico), 29 maggio 2008, di Guianeya Roman

Exhaustivo menu'

“...El pianista Christian Leotta ha sido un éxito arrollador… La pasión por Leotta ha llegado a tal grado que decenas de personas se arremolinan a su lado y al hotel donde se hospeda le hacen llegar flores y otros regalos...”.

TRADUZIONE:

Menù completo

“...Il pianista Christian Leotta ha riscosso un successo travolgente... L’ammirazione per Leotta è arrivata a tal punto che decine di persone si accalcano per stare vicino a lui e all’hotel dove è ospite fanno recapitare fiori e altri regali…”.

Leotta tocó la sensibilidad de los tapatíos con su piano – Bellísima su interpretación de las sonatas de Beethoven – Inolvidable concierto de Christian Leotta

TRADUZIONE:

Leotta ha toccato la sensibilità degli abitanti di Guadalajara con il suo pianoforte - Bellissima la sua interpretazione delle sonate di Beethoven - Indimenticabile concerto di Christian Leotta

El Occidental, Guadalajara (Messico), 18 maggio 2008, di Bianca Eunice Castillo

Christian Leotta ofreció un magnífico concierto en la Fundación Alvarez del Castillo

TRADUZIONE:

Christian Leotta ha offerto un magnifico concerto alla Fondazione Alvarez del Castillo

El Informador, Guadalajara (Messico), 14 maggio 2008

El pianista Christian Leotta triunfa con Beethoven


TRADUZIONE:

Il pianista Christian Leotta trionfa con Beethoven


Titolo con foto di Christian Leotta apparsi in prima pagina relativamente al concerto d’apertura del ciclo delle 32 sonate di Beethoven interpretato da Christian Leotta a Guadalajara nell’ambito del “Festival Cultural de Mayo”.

WHOLE NOTE, Toronto (Canada), maggio 2008, di Pamela Margles


Recensione sul doppio CD "Ludwig van Beethoven, 32 Piano Sonatas - Volume I"


The American pianist Jonathan Biss and the Italian Christian Leotta are still in their twenties, but on the evidence of these new recordings, they are both thoroughly compelling musicians. The fact that they both reveal such deep musicality reflects their pedagogical lineage. Both studied with teachers who themselves studied with the visionary Artur Schnabel - Biss with one of Schnabel’s greatest students, Leon Fleisher, and Leotta with his son Karl-Urlich Schnabel.

In these recordings of Beethoven sonatas, both pianists, in different ways, resist the many opportunities to settle for dazzling surfaces that abound in Beethoven’s writing, with its complex textures and powerful rhythms. Instead, they each use their prodigious techniques to better express the poetry of Beethoven’s music.

Biss grasps the longing behind Beethoven’s vision. His singing lines create dreamy, rhapsodic moods. But he also provides lots of the brio that Beethoven asks for, with elegant ornaments and deft passagework. His tempos can get a bit erratic, especially when he takes a big breath before reaching the top note of an ascending passage, or holds on to a chord well past its written value. But it is exciting how he highlights the bass line, and brings out the inner voices, especially in contrapuntal textures. Biss writes his own booklet notes, and they actually illuminate the music.

Both recordings offer the Pathétique sonata. Biss takes the introductory Grave slowly, but Leotta takes it even more slowly, which leads to even greater dramatic contrasts. Leotta’s approach is muscular, with driven dynamics and tempos. With Leotta you get the intense struggling Beethoven. This is passionate music-making. Details are spelled out, and the dance movements really dance. His ornaments can be so deliberate that they miss Beethoven’s playfulness. But his textures remain delightfully clear throughout, thanks to his extraordinary legato technique and light foot on the sostenuto pedal.

The sound from ATMA is brighter and more present than the sound from EMI here, though not as warm.

TRADUZIONE:

Il pianista Americano Jonathan Biss e l’italiano Christian Leotta sono ancora dei ventenni ma, come è evidente in queste registrazioni, sono entrambi dei musicisti davvero convincenti. Il fatto che entrambi rivelino una così profonda musicalità è specchio della loro discendenza pedagogica. Entrambi hanno studiato con insegnati che a loro volta hanno studiato con il visionario Arthur Schnabel – Biss con uno dei più grandi allievi di Schnabel, Leon Fleisher, e Leotta con suo figlio Karl-Ulrich Schnabel.

In queste registrazioni delle sonate di Beethoven, entrambi i pianisti, in maniere differenti, resistono alle molte opportunità di accontentarsi delle smaglianti superfici che abbondano nella scrittura di Beethoven, con le sue complesse tessiture e ritmi poderosi. Al posto di ciò, entrambi fanno uso della loro prodigiosa tecnica per meglio esprimere la poesia della musica di Beethoven.

Biss afferra l’anelito che sta dietro la visione di Beethoven. Le sue linee cantabili creano sognanti, rapsodici stati d’animo. Ma è capace anche di ottenere molto del brio che Beethoven richiede, con eleganti abbellimenti e abili passaggi di bravura. Lo stacco dei suoi tempi può diventare un po’ instabile, specialmente quando realizza un grande respiro prima di arrivare alla nota più alta di un passaggio ascendente, o prolunga un accordo ben oltre il suo valore scritto. Ma è eccitante come mette in evidenza la linea del basso e le voci interne, specialmente in contesti contrappuntistici. Biss ha scritto le note del libretto, e questo ha veramente illuminato la musica.

Entrambe le registrazioni offrono la sonata Patetica. Biss presenta il Grave dell’introduzione lentamente, ma Leotta lo stacca ancora più lentamente, il che ci conduce ad un ancor più grande effetto di contrasti drammatici. L’approccio di Leotta è vigoroso, con grintosi dinamiche e tempi. Con Leotta possiamo comprendere l’intenso Beethoven in lotta. Questo significa fare musica in modo appassionato. I dettagli sono chiaramente messi in evidenza e i movimenti danzanti danzano davvero. I suoi abbellimenti possono essere così precisi da poter perdere la scherzosità di Beethoven. Ma la struttura rimane sempre meravigliosamente chiara, grazie alla sua straordinaria tecnica del legato e ad un uso parsimonioso del pedale di risonanza.

La presa del suono di Atma è più brillante e più presente di quella della EMI, sebbene non così calda".

La Provincia (Como), 29 settembre 2008, di Alberto Cima

Leotta regala un Beethoven poetico e lirico


“…quanta poesia, quanto lirismo che rendono ancora più vivo e attuale il genio di Beethoven. La tecnica prodigiosa di Leotta è emersa ad abundantiam (valga come esempio l’op. 106). Delicatissimo, persino commovente, il Minuetto della Sonata op. 49 n. 2. Uno spirito semplice, calmo e felice è emerso nella “Pastorale”. Un grande Christian Leotta”.


La Provincia (Como), 8 aprile 2008, di Alberto Cima

Leotta, un tocco limpidissimo e preciso


“Il secondo récital di Christian Leotta, al teatro Sociale di Como, dedicato all’integrale delle Sonate per pianoforte di Beethoven, ha confermato le doti di questo giovane interprete. Nelle sonate eseguite – op. 54, op. 22, op. 10 n. 1, op. 31 n. 3 – che comprendono periodi diversi del compositore, sono messi in risalto i vari momenti creativi.Rispetto alla precedente esecuzione comasca (2003 al Carducci) si riscontra un notevole grado di maturazione conseguita. Tutto sembra essere più intimamente sofferto e meditato… Christian Leotta esegue le Sonate di Beethoven con rara maestria, con una visione a volte personale, ma significativa. Tecnicamente precisissimo, cura estrema della dinamica, precisione ritmica, tocco limpidissimo, timbro chiaro. Un giovane in piena ascesa che ha conseguito apprezzabilissimi risultati”.

Le Journal de Montreal, sabato 5 aprile 2008, di Christophe Rodriguez

Recensione sul doppio CD "Ludwig van Beethoven, 32 Piano Sonatas - Volume I"


“Pianiste brilliant et couronné, malgré son jeune âge, l’italien Christian Leotta, que nous avons entendu quelques fois à Montréal, poursuit son cycle Beethoven. Comme son maître à penser fut le grand Arturo Benedetti Michelangeli, nous pouvons d’ores et déjà affirmer que le traitement sera épuré et brillant techniquement… Cet enregistrement fait preuve d’une grande maturité. Jamais flatteuse, l’approche est rayonnante, non académique et presque visionnaire…”.

TRADUZIONE:

“Pianista brillante e premiato, malgrado la sua giovane età, l’italiano Christian Leotta, che abbiamo ascoltato qualche volta a Montréal, porta avanti il suo ciclo Beethoven. Al pari del suo “maître à penser” Arturo Benedetti Michelangeli, possiamo fin d’ora affermare che l’esecuzione sarà raffinata e tecnicamente brillante… Questa registrazione dà prova d’una grande maturità. Mai lezioso, l’approccio è radioso, non accademico e pressoché visionario…”.

La Provincia (Como), 28 marzo 2008, di Stefano lAmon

Beethoven e Leotta, emozioni Integrali


“Ritorna la magia di Beethoven sotto le dita di Christian Leotta. Ieri sera, in teatro Sociale a Como, il pianista comasco ha tenuto di fronte ad un pubblico attento e partecipe il primo degli otto recital durante i quali riproporrà integralmente le trentadue Sonate del grande padre del pianoforte romantico…”.

La Provincia (Como), 27 marzo 2008, di Maria Terraneo Fonticoli

Fra Modernità e Tradizione


“…Christian ha ormai portato l’integrale delle sonate di Beethoven una decina di volte nelle grandi sale concertistiche di tutto il mondo… Dopo tante prove il suo modo di affrontare Beethoven è mutato: alla prima impressione sembra quasi signorilmente distaccato, ascoltandolo attentamente balza alle orecchie una solida idea di quadratura formale, modernità di accento, di scatto, di dettaglio, un ammirevole rispetto della tradizione che provengono da talento, scuola e intelligenza”.


La Provincia (Como), 23 marzo 2008, di Alberto 
Cima

Da Leotta a Pletnev, una stagione di grandi interpreti - L'Integrale delle Sonate di Beethoven al Sociale e il Lugano Festival appuntamenti clou dopo Pasqua


Beethoven & Bordeaux, Montreal, Marzo 2008, di Jean-François Laferté

Recensione sul doppio CD "Ludwig van Beethoven, 32 Piano Sonatas - Volume I"

Relever le défi d'interpréter L. v. Beethoven dans ses sonates est une entreprise que plusieurs pianistes veulent réaliser au cours de leur carrière; y réussir est un but,se dépasser est un moyen... C'est ce que fait avec brio et sérieux Christian Leotta dans ce premier volume endisqué chez ATMA; il y présente outre les "classiques" Pathétique et Appassionata, les sonates no. 12, 7, 24 et 32. Toutes ces pièces nous offrent la chance de découvrir non seulement un "jeu" mais aussi une fraîcheur dans l'exécution de ces pièces qui demandent virtuosité mais aussi un choix musical pour que l'on puisse sentir une nouvelle façon de les écouter; c'est ce que nous offre ce disque!

TRADUZIONE:

Accettare la sfida d’interpretare L. v. Beethoven nelle sue sonate rappresenta un’impresa dove parecchi pianisti si sono voluti cimentare nel corso della loro carriera; riuscirci è una meta, sorpassare se stessi è un mezzo… E’ proprio questo ciò che Christian Leotta è riuscito a fare con brio e profondità in questo primo volume edito da Atma; oltre alle “classiche” Patetica e Appassionata sono presentate le sonate n. 12, 7, 24 e 32. Christian Leotta rivela una freschezza interpretativa che unita al suo virtuosismo e alle sue scelte musicali ci permette di ascoltare questi pezzi sotto una nuova luce; è questo ciò che ci offre questo disco!

Une entreprise enrichisante

Pizzicato, (Lussemburgo), ottobre 2009, di Marcel Louis.

Recensione sul doppio CD "Beethoven 32 Piano Sonatas, Volume II"

Le pianiste italien Christian  Leotta continue son intégrale des sonates de Beethoven, et Atma sort le 2e volume d’une série dont le premier avait été présenté avec une certaine prudence par votre serviteur. Le style de l’interprète deviant cependant plus clair et sa personnalité s’affrime.

Leotta continue à privilégier un sons solide qui surprend par une dynamique évolutive extrémement nuancée et une bande super-large. Mais, ici, les nuances de couleurs sont bien plus développées, surprenantes même dans ce qu’elles présentent comme teintes. Leotta n’évite d'ailleurs pas les effets pour augmenter l’expressivité de son jeu. Son affetto très personnel a finalement tout pour nous toucher, car le pianiste sait balancer emotion et pouvoir intellectual et dans les quatre sonates de ce volume, son jeu est moins démonstratif que dans le premier.
Comment ne pas aimer la légèreté et la virtuosité de la 11e sonate, voire de la 30e, très positive et animée. La Waldstein n’est pas moins impressionnante avec son premier mouvement, héroÑ—que et admirablement rythmé, et son finale étectrisant.

Leotta excelle également  dans la “Hammerklavier”, où  la différenciation de son jeu atteint un niveau extraordinaire.
Une chose est súre et certaine: malgré la présence sur le marché de nombreuses bonnes intégrales, celle-ci ne sera pas superflue. L’ imagination de Leotta semble suffisamment grande pour donner à ses lectures un caractère  personnel intéressant et enrichissant.

TRADUZIONE:

Un'impresa che arricchisce

Il pianista italiano Christian Leotta continua la sua integrale delle sonate di Beethoven, ed Atma pubblica il 2° volume di una serie in cui il primo è stato presentato con una certa cautela dal vostro critico. Lo stile dell’interprete è divenuto tuttavia più chiaro e la sua personalità si afferma.

Leotta continua a privilegiare un suono corposo che sorprende per le dinamiche estremamente sfumate utilizzate e per una grandissima varietà di suoni. Ma, qui, le sfumature dei colori sono molto più ricche, sorprendendo anche per le tinte utilizzate. Leotta, del resto, non evita l’utilizzo di suoni davvero particolari per aumentare l’espressività del suo tocco. La sua personalissima sensibilità possiede davvero tutto per commuoverci, poiché il pianista è capace di bilanciare emozione e potere intellettuale, e nelle quattro sonate di questo volume il suo modo di suonare  è più profondo che nel primo.

Come non amare la leggerezza e il virtuosismo della sonata n. 11, e della n. 30, così gioiosa e animata? La Waldstein non è meno impressionante, col suo primo movimento eroico e mirabilmente ritmato e il suo finale elettrizzante.

Leotta eccelle ugualmente nella “Hammerklavier”, dove la varietà di tocchi utilizzati raggiunge un livello straordinario.
Una cosa è sicura e certa: malgrado la presenza sul mercato di numerose integrali di  buon livello, questa non sarà superflua. L’immaginazione di Leotta sembra sufficientemente grande per dare alle sue intepretazioni un carattere personale interessante e capace di arricchire l’ascoltatore.

The Beethoven Journal (USA), 1 luglio 2009, di Susan Kagan

Recensione sul doppio CD "Beethoven 32 Piano Sonatas, Volume II"


A visit to Christian Leotta's website
 reveals much about this young Italian virtuoso, born in 1980. Of prime importance is the fact that his teacher was Karl Ulrich Schnabel, son of Artur Schnabel and a great musician and pianist in his own right. It is perhaps stretching it a bit, but one can view the Schnabels as the musical descendants of Beethoven in a teacher-pupil line that extended from Beethoven to Czerny to Leschetizky, Artur Schnabel's teacher, and finally ro Karl Ulrich, who numbered among his students many of today's best-known pianists. Leotta also studied with Rosalyn Tureck, who predicted a major career for him.

Leotta is credited with being the youngest pianist since Daniel Barenboim to play the entire cycle of Beethoven piano sonatas in recital over a period of less than one month, a feat he accomplished at the age of twenty-two and has since repeated twelve times in various cities worldwide. He has received several honors, recorded for radio and television, and was the subject of a documentary film comprising live recordings of a Mozart concerto and the Hammerklavier Sonata. At this juncture he apparently feels ready to commit the Beethoven sonatas to a CD cycle.

It is nice to report that Leotta lives up to the hype. As expected, he has a prodigious technique - one that enables him to play with a great variety of dynamic shadings and keyboard touch, as well as to make the technical difficulties of the Hammerklavier sound almost simple. One of his great assets is the subtlety of his keyboard sound, where the fluency and clarity of his finger-work is admirable. This is especially remarkable in the first and final movements of the Hammerklavier, where passages are so often muddied. Throughout the sonata he comes extremely close to Beethoven's metronome marks, which have been declared "unplayable" by many pianists. Leotta attacks the opening measures of the first movement almost ferociously, and the whole movement is forceful and driven. He is always mindful of Beethoven's phrasing and myriad expression marks and follows them carefully. The great Adagio sostenuto slow movement unfolds with simplicity and sensitivity; note especially his playing of the heart-stopping, unexpected modulation to G Major at measure 14, and each reoccurrence of that modulation throughout the movement.

The first movement of the "Waldstein" is played very steadily, with great tension generated in the relentless repeated notes of the theme. Leotta observes Beethoven's long pedals in the finale and uses the pedal so adeptly that, although there is blurring of the harmonies (as Beethoven intended), there is also a limpid clarity as the theme unfolds over the sustained pedal. The earlier Sonata in B-flat Major, Opus 22, is also filled with thorny technical challenges in the first movement, which Leotta meets with enormous energy and brilliance. The expressive Adagio seemed a touch too slow and stolid, especially when compared with his playing of the Hammerklavier slow movement.

Finally, there is Opus 109, the first of Beethoven's final sonata trilogy. Here too Leotta's reading is intelligent, exciting, and expressive. One caveat, however: in the theme of the finale, and in a couple of the ensuing variations, Leotta sometimes toys with the rhythm, making a little hesitation just before the downbeat brings the phrase to a close. I presume this is for expressive purposes, but it is disconcerting. In the coda of the finale, as the trills change register, he sustains the sound brilliantly.

In sum, Christian Leotta is a masterful pianist whose Beethoven playing is quite special. I believe his cycle of the sonatas (beautifully recorded on an exceptionally beautiful Steinway) will be a major addition to other sets currently available.

TRADUZIONE:

Una visita al sito web di Christian Leotta (www.christianleotta.com) rivela molto su questo giovane virtuoso italiano, nato nel 1980. Di primaria importanza è il fatto che il suo maestro è stato Karl Ulrich Schnabel, figlio di Artur Schnabel ed un grande musicista e pianista lui stesso. È forse un po’ una forzatura, ma gli Schnabel si possono considerare come i discendenti musicali di Beethoven in un filo diretto di maestro-allievo, che si sviluppa da Beethoven a Czerny a Leschetizky, il maestro di Artur Schnabel, arrivando a Karl Ulrich, che vanta fra i suoi studenti molti dei pianisti più famosi di oggi. Leotta ha studiato anche con Rosalyn Tureck, che ha predetto per lui una grande carriera.

Leotta è riconosciuto essere il più giovane pianista dai tempi di Daniel Barenboim ad eseguire l’intero ciclo delle sonate di Beethoven in pubblico in un periodo di meno di un mese, un’impresa che ha compiuto all’età di ventidue anni e che da allora ha ripetuto dodici volte in varie città in tutto il mondo. È stato insignito di diverse onorificenze, ha registrato per radio e televisioni, ed è stato protagonista di un film-documentario che comprendeva le registrazioni dal vivo di un Concerto di Mozart e della sonata Hammerklavier. Ha pertanto ritenuto di sentirsi pronto per impegnarsi ad incidere le sonate di Beethoven in una serie di CD.
È bello riferire che Leotta sia degno di tutta questa pubblicità. Come ci si aspetterebbe, possiede una tecnica prodigiosa – tale da consentirgli di suonare con una grande varietà di sfumature dinamiche e tocchi pianistici, come pure far sembrare quasi facili le difficoltà tecniche dell’Hammerklavier. Una delle sue grandi doti è la finezza del suo suono, dove la fluidità e la chiarezza della sua tecnica sono da ammirare. Questo è davvero straordinario nel primo e nell’ultimo movimento dell’Hammerklavier, dove diversi passaggi vengo così spesso confusi. Nel corso di tutta la sonata arriva estremamente vicino ad eseguire i metronomi indicati da Beethoven, che sono stati dichiarati “ineseguibili” da molti pianisti. Leotta attacca le misure iniziali del primo tempo quasi ferocemente, e tutto il movimento è deciso e grintoso. È sempre consapevole del fraseggio di Beethoven e della miriade di indicazioni espressive, che segue con attenzione. Il grande movimento lento Adagio sostenuto si dispiega con semplicità e sensibilità; da notare particolarmente il suo modo di suonare nell’inaspettata e sconvolgente modulazione a sol maggiore della battuta 14, e in ogni ripetizione di tale modulazione durante tutto il movimento. Il primo tempo della “Waldstein” è suonato in modo molto equilibrato, con una grande tensione generata dall’incessante ripetizione delle note del tema. Nel finale, Leotta rispetta i lunghi pedali di Beethoven e utilizza il pedale in modo così accurato che, anche se le armonie risultano sfocate (come Beethoven ha inteso), c’è anche una limpida chiarezza data dal tema che si sviluppa sopra il pedale tenuto. La precedente sonata in si bemolle maggiore, op. 22, è anche piena di spinosi problemi tecnici nel primo movimento, ai quali Leotta va incontro con enorme energia e brillantezza. L’espressivo Adagio è sembrato appena troppo lento e distaccato, in modo particolare se comparato con la sua esecuzione del movimento lento dell’Hammerklavier.

Infine, l’op. 109, la prima della trilogia delle ultime sonate di Beethoven. La lettura di Leotta è pure qui intelligente, eccitante ed espressiva. Un avvertimento, comunque: nel tema del finale, e in qualcuna delle variazioni che fanno seguito, Leotta qualche volta gioca con il ritmo, facendo una piccola esitazione appena prima che il primo battere porti la frase alla sua conclusione. Presumo che questo sia per ragioni espressive, ma è snervante. Nella coda del finale, quando i trilli cambiano registro, Leotta sostiene il suono meravigliosamente.
Per riassumere, Christian Leotta è un autorevole pianista il cui modo di suonare Beethoven è veramente speciale. Credo che il suo ciclo delle sonate (magnificamente registrato su di un eccezionalmente meraviglioso Steinway) sarà un grande contributo ad altre incisioni attualmente disponibili.

Classic Today, (USA), giugno 2009, di Led Distler

Recensione sul doppio CD "Beethoven 32 Piano Sonatas, Volume II"

"…Leotta's deliberation in the Rondo (of the Waldstein Sonata) yields gorgeous, alluringly blurred sonorities at the outset as he observes Beethoven's long pedal markings, yet the extensive scales and rotary figurations run in place, moving nowhere until the Presto coda…".

TRADUZIONE:

"...la calma esecuzione di Leotta del Rondo della Waldstein produce stupende, affascinanti vaghe sonorità al suo inizio, grazie alla fedeltà con la quale l'interprete realizza le lunghe indicazioni di pedale volute da Beethoven, riuscendo pure a rendere scorrevoli le ampie scale e figurazioni rotatorie che, con assoluta immobilità, ci conducono fino alla Coda marcata Presto…".

Leotta's Beethoven the best yet?

Audio Video Club of Atlanta (USA), maggio 2009, di Phil Muse

Recensione sul doppio CD "Beethoven 32 Piano Sonatas, Volume II"


Italian pianist Christian Leotta builds on his earlier release in an ongoing cycle with an even more impressive entry of Beethoven Piano Sonatas: Vol. 2. The 2-CD slimline consists of Sonatas No. 11 in B-flat, Op. 22; No. 21 in C, Op. 53, “Waldstein”; No. 29 in B-flat, Op. 106, “Hammerklavier” and No. 30 in E, Op. 109. In terms of texture, rhythm, and keyboard effects that are often nothing short of sensational, it's a formidable line up.

Leotta's skills are more than equal to the task. His tone is beautifully centered, his timing impeccable. His feeling for the rhythm and the degree of energy to invest in any particular passage is flawless, and his dynamic prowess includes a true pianissimo in a variety of discrete shadings. Most significantly, he constantly thinks his way through Beethoven's music, balancing the intellectual end emotive elements so perfectly that we have the exciting awareness of intimately knowing the heart and mind of this composer.

Sonata No. 11 comes across here as Beethoven at his most carefree. The flowing arpeggios in the opening Allegro con brio set the tone for a work that will end in a brilliant Rondo with cross-rhythms and syncopations. In Leotta's hands, it seems as if it could go on forever and we wouldn't mind. There's even a quasi-fugal passage that foreshadows what the composer will do in the “Hammerklavier.” Sonata No. 30 is another “happy” sonata, but with a difference. Its opening, marked Vivace ma non troppo, seems to flow carelessly and easily, like a free improvisation, until it arrives at a sudden cadence, as if the heady dreams of youth were confronted by the sobering thought, “Is that all there is?” A brief, impassioned scherzo marked Prestissimo is succeeded, unusually, by a slow finale, marked Andante and twice as long as both its predecessors combined. It's in the form of a theme with six variations, which Leotta characterizes beautifully in terms of Beethoven's unusually detailed expressive markings.

In the “Waldstein” Sonata, Leotta takes the Allegro con brio opening movement with all the vivacity and high-profile rhythm that it requires, but not with the excessive velocity with which some pianists have endowed it. This, after all, is not the climax of the work. He does a great job with the development section, which is built of the most diverse materials that include some quasi-fugal stuff before the brilliant coda. His remarkable sense of timing really comes into play here in this most dramatic and suspenseful of Beethoven movements. The Adagio is not a true slow movement, but the introduction to a Rondo finale that builds in builds in complexity and excitement as it releases the harmonic tensions created by the opening movement. These are pyrotechnics with a purpose, and Leotta conveys it to us in all his explosive vitality.

Leotta's superb sense of pacing and grasp of fine distinctions in musical time receive their ultimate test in Sonata 29, the “Hammerklavier”. So does his command of the finely shaded distinctions of pianissimo phrasing that we hear at both ends of the remarkable slow movement, Adagio sostenuto, which is further marked appassionato e con molto sentimento, requiring the utmost in the pianist's expressive range. At 19:42 this movement is unhurried without losing any of the vital tension that holds it together. Here, as in the opening movement, Leotta shows a masterful grasp of Beethoven's use of trills and variations in tempi to generate excitement and lead us forward into new and ever more interesting vistas of the imagination. His mastery is undiminished in that massive whirlwind of a double fugue that concludes the work in the most decisive manner imaginable. In a two-year period when we've heard some really distinguished Beethoven performances, this new offering by Leotta may be the best yet.

TRADUZIONE:

E' il Beethoven di Leotta ancora il migliore?

In un’integrale in fase di realizzazione, il pianista italiano Christian Leotta aggiunge alla sua precedente pubblicazione un ancor più impressionante presentazione delle sonate per pianoforte di Beethoven: il “Volume II”. Il doppio CD comprende le sonate n. 11 in Si bemolle, op. 22; n. 21 in Do maggiore, op. 53 “Waldstein”; n. 29 in si bemolle, op. 106 “Hammerklavier” e n. 30 in Mi maggiore, op. 109. Per quanto riguarda struttura, ritmo e sonorità, questi sono spesso nulla di meno che sensazionali: è un formidabile insieme.

Le doti di Leotta sono più che all’altezza dell’impresa. Il suo suono è meravigliosamente bilanciato, il suo tempismo impeccabile. La sua sensibilità ritmica e il livello di grinta investita in ogni particolare passaggio sono perfetti e la sua bravura nel gestire la dinamica include un vero pianissimo, espresso in una varietà di raffinate sfumature. Più significativamente, Leotta concepisce costantemente la sua interpretazione attraverso la musica di Beethoven, bilanciando gli elementi intellettuali ed emotivi così alla perfezione da far riuscire all’ascoltatore ad avere l’entusiasmante consapevolezza di conoscere intimamente il cuore e la mente di questo compositore.

La sonata n. 11 ci viene proposta come un Beethoven al suo stato più spensierato. I fluenti arpeggi dell’Allegro con brio d’apertura danno inizio ad un opera che si concluderà con un Rondo, nel quale sono presenti ritmi incrociati e sincopi. Nelle mani di Leotta, sembra che tutto ciò possa andare avanti all’infinito e che nessuno se ne dispiacerebbe. In questo movimento c’è anche un episodio quasi fugato, che presagisce ciò che il compositore presenterà nuovamente nella “Hammerklavier”. La sonata n. 30 è un’altra sonata “felice”, ma con una differenza. La sua apertura, marcata Vivace ma non troppo, sembra fluire spensieratamente e facilmente, come una improvvisazione libera, fin quando giunge una improvvisa cadenza, come se i sogni inebrianti di gioventù venissero a confrontarsi con l’austerità del pensiero: “è già tutto finito?”. Un breve e appassionato Scherzo, marcato Prestissimo, è seguito insolitamente da un lento finale marcato Andante, che è il doppio più lungo di entrambi i suoi predecessori combinati.  È in forma di tema con variazioni e Leotta lo caratterizza meravigliosamente ponendo particolare attenzione alle insolite indicazioni e dettagli espressivi della scrittura beethoveniana.

Nella sonata “Waldstein” Leotta stacca il movimento d’apertura Allegro con brio con tutta la vivacità e il ritmo di alto profilo richiesti, ma non con l’eccessiva velocità con la quale alcuni pianisti preferiscono eseguirlo. Questo, dopo tutto, non è il climax dell’opera. Leotta rende in modo eccezionale lo sviluppo, che è costruito con i più diversi materiali tematici che includono degli elementi di quasi-fuga prima della brillante Coda. In questo Allegro, che si può considerare fra i movimenti di Beethoven più drammatici e tesi, entra davvero in gioco la notevole comprensione dei tempismi di Leotta. Il successivo Adagio non è un vero e proprio movimento lento, ma funge da introduzione al Rondo finale, che aumenta sempre più in complessità ed entusiasmo, liberando le tensioni armoniche create dal movimento d’apertura. Sono qui presenti passaggi pirotecnici che hanno uno scopo e Leotta è in grado di trasmetterceli in tutta la loro esplosiva vitalità.

Lo splendido senso ritmico di Leotta e comprensione delle sottili differenziazioni musicali dei tempi ricevono la loro prova finale nella sonata n. 29, l’“Hammerklavier”. Come pure la sua padronanza delle raffinate sfumature delle differenziazioni di fraseggio in pianissimo, che possiamo ascoltare in entrambe le mani nello straordinario movimento lento, Adagio sostenuto, ulteriormente marcato come Appassionato e con molto sentimento, il quale richiede il massimo della gamma espressiva del pianista. Durando 19:42, questo movimento è condotto tranquillamente ma senza perdere nessuna delle tensioni vitali che lo rendono unitario. Qui, come nel movimento d’apertura, Leotta dimostra una magistrale comprensione dell’uso di Beethoven dei trilli e delle variazioni di tempo utilizzati dal compositore allo scopo di generare tensione, portandoci avanti verso nuove ed ancora più interessanti vette dell’immaginazione. La padronanza di Leotta è infine ulteriormente dimostrata in quell’enorme turbine di doppia fuga, che conclude quest’opera nella maniera più risoluta immaginabile. In un periodo di due anni nei quali abbiamo sentito alcune interpretazioni di Beethoven davvero brillanti, questa nuova donataci da Leotta può essere considerata ancora la migliore.


Leotta cala un doppio asso e fa centro con Beethoven

Corriere di Como (supplemento del Corriere della Sera), Como, 29 maggio 2009, di Lorenzo Morandotti

Recensione sul doppio CD "Ludwig van Beethoven, 32 Piano Sonatas - Volume II"


"…Christian Leotta non ha scelto lo stesso destino di Glenn Gould, non ha deciso a soli 31 anni di auto confinarsi per dedicare il proprio genio solo alle registrazioni. Leotta, 29enne, gira il mondo. Instancabilmente. Con l’integrale delle Sonate – è il primo dai tempi di Daniel Barenboim che ha interpretato, così giovane, un compito tanto ambizioso – e altre pagine celebri del repertorio classico. Ma con la stessa passione di Gould accetta la sfida di una rilettura beethoveniana che sta convincendo, per brio e profondità, le principali riviste di settore del mondo. Dopo il primo volume dell’integrale edito da Atma – oltre alle “classiche” Patetica e Appassionata contiene le sonate n. 7, 12, 24 e 32 – come detto Leotta ora è al secondo volume con due perle, la “Waldstein” e la “Hammerklavier”.  Che ribadisce la freschezza interpretativa del comasco, il suo virtuosismo sempre controllato… Leotta si conferma sempre più allievo del grande Karl-Ulrich Schnabel…".

The Globe and Mail, Toronto (Canada), 19 maggio 2009, di Elissa Poole

Recensione sul doppio CD "Ludwig van Beethoven, 32 Piano Sonatas - Volume II"


Some pianists record Beethoven only late in life - Mitsuko Uchida's illuminating interpretations of the late sonatas, for instance. Some, like Alfred Brendel, return again and again. Italian pianist Christian Leotta is not yet 30, but he's well into his complete Beethoven cycle for Atma. The interpretations are not revelatory but they are solid and compelling. I like Leotta in fast movements best, for his muscular energy, and stern clarity of intent. His adagios I find too slow (and slightly self-indulgent), although the "Hammerklavier's" lengthy adagio is extremely focused, notwithstanding. He does not relax his grip for almost 20 minutes - no small feat.

TRADUZIONE:

Alcuni pianisti registrano Beethoven solo quando sono in avanti con gli anni - le illuminanti interpretazioni di Mitsuko Uchida delle ultime sonate, per esempio. Altri, come Alfred Brendel, lo fanno diverse volte. Il pianista italiano Christian Leotta non ha ancora 30 anni, ma è già a buon punto del suo ciclo completo delle sonate di Beethoven per Atma. Le interpretazioni non sono rivelatorie ma solide e convincenti. Leotta mi piace particolarmente nei movimenti veloci, per la sua energia muscolare e per la sua severa chiarezza di intenti. Trovo i suoi Adagio troppo lenti (e appena auto indulgenti), sebbene il lungo Adagio della "Hammerklavier" mantenga sempre un livello di concentrazione estremamente alto, ciononostante, essendo il pianista capace di non far scendere la tensione dell'ascoltatore per quasi 20 minuti - un'impresa non da poco.

Le Journal de Montreal (Canada), 9 maggio 2009, di Christophe Rodriguez

Recensione sul doppio CD "Ludwig van Beethoven, 32 Piano Sonatas - Volume II"


Sans être un jeune prodige, le pianiste Christian Leotta a déjà une longue feuille de route. En 2004, il recevait la médaille du president de la République italienne, importante distinction accordée à une realization artistique exceptionnelle qui, dans le cas présent, a pour sujet Beethoven. Ceux et celles d 'entre vous qui suivaient assidument la scène artistiques es ou viendrontd e son passage à Montréal en 2002  avec au programme l' intégrale des Sonates du même compositeu. En ce début de saison presque estivale, ce Volume deux des Sonates apparaît comme un cadeau inespéré. Une féérie de teintes et la Musique qui parle d'elle-même. Que demander de plus!

TRADUZIONE:
 
Senza essere più un bambino prodigio, l’italiano Christian Leotta ha già alle sue spalle una lunga esperienza. Nel 2004 gli è stata conferita la medaglia del Presidente della Repubblica italiana, un’importante onorificenza ottenuta grazie ad una eccezionale impresa artistica, che in questo caso ha come soggetto Beethoven. Chi di voi ha assiduamente seguito la scena concertistica, ricorderà la sua visita a Montreal nel 2002, quando ha interpretato l’integrale delle sonate dello stesso compositore. In questo inizio di stagione quasi estiva, questo Volume II delle Sonate appare come un regalo inaspettato. Magici colori e la musica che parla da sé. Cosa mai di più si può desiderare!

Leotta dejó huella con los cinco conciertos de Beethoven


El Informador, Guadalajara (Messico), 1 marzo 2009, di Jaime García Elías


“Pues sí. Christian Leotta redondéo su “tour de force”: completó el ciclo de los cinco conciertos para piano de Beethoven con la ejecución del más popular de todos, el No. 5 en Mi bemol mayor, Op. 73 (Emperador)... Hubo, como en las dos sesiones precedentes, excelente respuesta de público: sala y balcones llenos, y notoria predisposición a recompensar al joven virtuoso italiano... en el segundo movimiento (Adagio un poco mosso) Leotta tocó la gloria con los dedos al interpretar fielmente las melodías, casi suplicantes, que son una prefiguración de los conciertos de Chopin, así como en la portentosa transición del segundo al tercer movimiento, y en el preámbulo final bordó fino al exquisito diálogo con los timbales...”.

TRADUZIONE:

Leotta ha lasciato il segno con i 5 Concerti di Beethoven


“Ebbene sì. Christian Leotta ha concluso il suo “tour de force”: ha completato il ciclo dei 5 Concerti per pianoforte e orchestra di Beethoven con la esecuzione del più famoso di tutti, il n. 5 in Mi bemolle maggiore, op. 73 (Imperatore)… Ha ottenuto, come nelle due sessioni precedenti, eccellente risposta di pubblico: sala e palchi pieni e risaputa predisposizione a ricompensare il giovane virtuoso italiano… nel secondo movimento (Adagio un poco mosso) Leotta ha raggiunto la gloria con le dita, interpretando fedelmente le melodie, quasi supplicanti, che sono una prefigurazione dei Concerti di Chopin, come pure nella portentosa transizione dal secondo al terzo movimento e nell’eccellente finale che conduce allo splendido dialogo con i timpani…”.

Leotta brinda imperial interpretación de Beethoven

MAGAZINEMX.COM Guadalajara (Messico), 28 febbraio 2009, Medios Informativos


El Teatro Degollado lucía lleno. Gente de todas las edades quería ser testigo por última vez del virtuosismo del pianista italiano Christian Leotta, quien interpretaría su último programa de la temporada después de haber deleitado a los tapatíos con cuatro de los cinco conciertos para piano del genio de Bonn, y que esa noche cerraría el ciclo con el concierto conocido como “Emperador”, una de las obras mas gustadas mundialmente por los melómanos. Christian Leotta y Héctor Guzmán arribaron juntos al escenario entre aplausos para dar comienzo a la velada. Un hermoso arpegio por parte del piano, acompañado de triunfales acordes de la orquesta sirven como introducción al consiguiente solo interpretado por Leotta, quien le brinda finas tesituras y matices al intrincado primer movimiento. A continuación el Adagio un poco mosso con su solemne y etéreo sonido se prestaba para sumirse en la reflexión, hasta que de pronto pasar a la alegría con la potencia y fastuosidad del tercer y último movimiento... El teatro explotó en aplausos y ovaciones, sobre todo a Leotta quien regresó tres veces al escenario para recibir el cariño del público. En la segunda parte Leotta regresó al escenario para interpretar la última pieza de la noche, la Fantasía en Do menor para piano, coro y orquesta. Con fuertes acordes seguidos de arpegios, el piano da la pauta para que las graves y oscuras notas de los cellos se integren al primero de los siete movimientos. En esta obra se pudo apreciar el fluido diálogo que se crea entre la orquesta y las voces, así como la naturalidad y fluidez de la interpretación de Leotta... Concluida la potente interpretación, el público se paró de sus asientos y se entregó completamente a la orquesta y a Leotta con aplausos y ovaciones que duraron varios minutos. El pianista italiano recibió un caluroso abrazo de Héctor Guzmán, además de un ramo de rosas, que son solo una pequeña muestra del cariño que los tapatíos le tienen a este magnífico pianista”.

TRADUZIONE:

Leotta dona un’imperiale interpretazione di Beethoven


Il Teatro Degollado splendeva pieno. Gente di tutte le età hanno voluto essere testimoni per l’ultima volta del virtuosismo del pianista italiano Christian Leotta, che interpretava il suo ultimo programma nella stagione dopo aver deliziato gli abitanti di Guadalajara con quattro dei cinque concerti per pianoforte e orchestra del genio di Bonn, e che questa notte chiudeva il ciclo con il concerto conosciuto come “Imperatore”, una delle opere più amate nel mondo dai melomani. Christian Leotta e Héctor Guzmán sono arrivati insieme sul palcoscenico fra gli applausi per dar inizio alla serata. Un bellissimo arpeggio del pianoforte, accompagnato da trionfali accordi dell’orchestra hanno servito da introduzione al successivo “solo” interpretato da Leotta, che ha regalato fini tessiture e chiarezza all’intricato primo tempo. A continuazione l’Adagio un poco mosso con il suo solenne ed etero suono si prestava per immergersi nella riflessione, finché passar presto all’allegria con la potenza e la fastosità del terzo e ultimo movimento… Il teatro è esploso in applausi e ovazioni, soprattutto per Leotta che è tornato tre volte sul palcoscenico per ricevere l’affetto del pubblico. Nella seconda parte Leotta è tornato alle scene per interpretare l’ultimo brano della notte, la Fantasia in DO minore per pianoforte, coro e orchestra. Con forti accordi seguiti da arpeggi, il pianoforte ha dato la strada perché le gravi e misteriose note dei violoncelli si integrassero al primo dei sette movimenti. In questa opera si è potuto apprezzare il dialogo scorrevole creatosi fra l’orchestra e le voci, così come la naturalezza e la fluidità della interpretazione di Leotta… Conclusa la potente interpretazione, il pubblico si è alzato dalle sue poltrone e si è abbandonato completamente all’orchestra e a Leotta con applausi e ovazioni che sono durati diversi minuti. Il pianista italiano ha ricevuto un caloroso abbraccio da Héctor Guzmán, oltre ad un mazzo di rose, che sono solo una piccolo dimostrazione dell’affetto che il pubblico di Guadalajara prova per questo magnifico pianista”.


Leotta volvió a hipnotizar al público

EL INFORMADOR – Guadalajara (Messico), 22 febbraio 2009, di Jaime García Elías


“...con Anshel Brusilow como director huésped de la Orquesta Filarmónica de Jalisco, el programa incluyó esta vez los conciertos No. 2 en Si bemol major, Op. 19, y el No. 4 en Sol mayor, Op. 58, como platos fuertes... Leotta logró una ejecución intensa, plena de intimidad... en el Andante con moto del Concierto No. 4, en que resplandecieron los celebrados “silencios de Beethoven”, el ejecutante hipnotizó, literalmente, a la audencia, casi obligándola a dejar de respirar para hacer eterna cada una de las notas. En el encore que obsequió (el Adagio de una sonata del mismo Beethoven), Leotta, inspirado, volvió a poner al público en trance y redondeó otra jornada memorable...”

TRADUZIONE:

Leotta ipnotizza il pubblico ancora una volta

“...con Anshel Brusilow in veste di direttore ospite dell’ Orquesta Filarmónica de Jalisco, il programma ha insluso questa volta i Concerti n. 2 in Si bemolle maggiore op. 19 e n. 4 in Sol maggiore op. 58, come piatti forti… Leotta ha offerto un’esecuzione intensa, piena di intimità… nell’ Andante con moto del Concerto n. 4, dove risplendono i famosi “silenzi di Beethoven”, l’esecutore ha ipnotizzato, letteralmente, il pubblico, quasi obbligandolo a smettere di respirare per far eterna ciascuna delle note. Nel bis che ha seguito (l’Adagio di una sonata dello stesso Beethoven), Leotta, ispirato, è tornato a porre il pubblico in trance coronando così un’altra memorabile giornata…”.


Leotta

EL MURAL – Guadalajara (Messico), 16 febbraio 2009, di Sergio Padilla

“...el pianista italiano ha demostrado alta solvencia técnica, pero más que eso, ha dejado constancia de que pone la técnica al servicio de la interpretación; sus ejecuciones no son mecánicas y no se queda sola y fríamente en lo que indica la partitura. En su partecipación en el primero programa de la temporada de la Orquesta Filrmónica de Jalisco, donde interpretó el primer y tercer concierto para piano de Beethoven, Leotta demostró que tiene en mente la estructura total de la obra y desde allí va tejiendo su discurso musical con notable fluidez, siempre en función de penetrar en los recovecos de cada pasaje de la obra”.

TRADUZIONE:

Leotta

“…il pianista italiano ha dimostrato alta padronanza tecnica però, più che questo, ha costantemente posto la tecnica al servizio dell’interpretazione; le sue esecuzioni non sono meccaniche e non si fermano solo e freddamente a quello che indica la partitura. Nella sua partecipazione nel primo programma della stagione dell’ Orquesta Filarmónica de Jalisco, nel quale ha interpretato il primo e il terzo Concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven, ha dimostrato di avere in mente la struttura completa dell’opera e, da lì, di proseguire costruendo il suo discorso musicale con notevole fluidità, sempre in funzione di penetrare nei meandri di ogni passaggio dell’opera”.

A Leotta solo le faltó levitar

EL INFORMADOR – Guadalajara (Messico), 15 febbraio 2009, di Jaime García Elías


“A Christian Leotta no hay que perderlo de vista. Hay que tener su nombre en la memoria los próximos años, porque quizá se cumpla el vaticinio de que será el mejor intérprete de Beethoven de la primera mitad del siglo XXI... Con el antecedente de la magistral interpretación de las 32 sonatas de Beethoven durante el Festival Cultural de Mayo (FCM) de 2008 como tarjeta de presentación, Leotta inició el viernes, en el Teatro Degollado, otra empresa titánica: la interpretación de los cinco conciertos para piano del mismo autor, en tres entregas... Leotta, en ambos los conciertos en Do major Op. 15 y en Do menor Op. 37, confirmó como solista la excelente impresión que había causado como recitalista: técnica impecable, fraseo nítido, interpretación inspirada. Sin detrimento del virtuosismo -patente en las cadenzas de los dos conciertos-, la mayor virtud del joven pianista italiano es la comprensión de la partitura, la identificación con el alma de la música. Si en el segundo movimiento del primer concierto, en Do major, Op. 15, fue excelente, en el correspondiente del segundo concierto, Leotta se sublimó: aportó energía, agilidad, lirismo a raudales. En el “solo” inicial de ese movimiento, con fagot y flauta a la altura de las exigencias del solista, éste desbordó inpiración. A Leotta sólo le faltó levitar”.

TRADUZIONE:

A Leotta è solo mancato di lievitare


“Christian Leotta è un pianista da non perde di vista. Bisogna avere in mente il suo nome nei prossimi anni perché forse si compierà la profezia di che sarà il miglior interprete di Beethoven della prima metà del XXI secolo… Con la precedente magistrale interpretazione delle 32 sonate di Beethoven eseguite per il Festival Cultural de Mayo del 2008 come biglietto da visita, Leotta ha cominciato questo venerdì, nel Teatro Degollado, un’altra impresa titanica: l’interpretazione dei cinque Concerti per pianoforte e orchestra dello stesso autore, in tre serate… Leotta, in entrambi i Concerti in Do maggiore op. 15 e in Do minore op. 37, ha confermato come solista l’eccellente impressione che aveva fatto nei recital delle sonate: tecnica impeccabile, fraseggio nitido, interpretazione ispirata. Senza tralasciare il virtuosismo – necessario per eseguire le cadenze dei due Concerti – la maggiore virtù del giovane pianista italiano è la comprensione della partitura e il sapersi identificare con l’anima della musica. Se nel secondo tempo del primo Concerto, in Do maggiore op. 15, è stato eccellente, nel corrispondente del secondo, Leotta ha raggiunto il sublime: ha conferito energia, agilità, una cascata di lirismo. Nel “solo” iniziale, con il fagotto e il flauto all’altezza delle esigente del solista, questo traboccò di ispirazione. A Leotta gli è solo mancato di lievitare”.

ALL MUSIC GUIDE, novembre 2008, di James Manheim


Recensione sul doppio CD "Ludwig van Beethoven, 32 Piano Sonatas - Volume I"

"...Leotta's playing is of the sort that some find self-indulgent and others would point to as the thing they go to concerts for. This is old-fashioned, Romantic Beethoven. Tempos are on the slow side, and, more important, variable at any time the pianist decides to go for a poetic effect, or to increase forward momentum. The latter is what gives Leotta's playing its particular flavor: he's the kind of pianist who makes you tap your foot (or, presumably, restrain yourself from doing so if you're hearing him live). The Piano Sonata No. 8 in C minor, Op. 13 ("Pathétique") begins with a very slow introduction and from then on seems to be straining forward restlessly. The Piano Sonata No. 23 in F minor, Op. 57 ("Appassionata") has numerous slightly different tempos in its opening movement, but essentially holds together. There's no question that Leotta bears watching, for he's capable of really seizing your attention at unexpected moments. Hear the very crisp Scherzo (CD 1, track 5) of the Piano Sonata No. 12 in A flat major, Op. 26, followed by an imposing funeral march. Few pianists have been able to bring out the strong foreshadowings of Beethoven's middle period in this sonata as well as Leotta does... the set as a whole makes you want to hear the future volumes..."

TRADUZIONE:

“…il modo di suonare di Leotta può risultare auto-compiacente per qualcuno, ma altri direbbero che proprio per questo è da sentire in concerto. Il suo è un Beethoven Romantico, di vecchio stampo. I tempi sono più sul lento, e, ancora più importante, variabili  ogni qual volta il pianista decide di evidenziare un momento poetico, o di accrescere slanci impetuosi. Quest’ultimo è quello che dà al modo di suonare di Leotta il suo particolare tocco: è il tipo di pianista che induce a battere il piede (o, presumibilmente, a trattenersi dal farlo quando lo si sente dal vivo). La Sonata per pianoforte n. 8 in Do minore, op. 13 (“Patetica”) comincia con una introduzione molto lenta e da lì in poi sembra lottare senza trovar riposo. La Sonata per pianoforte n. 23 in Fa minore, op. 57 (“Appassionata”) presenta numerose leggere variazioni di tempo nel suo movimento d’apertura, ma è essenzialmente unitaria. È fuori dubbio che Leotta sia degno d’essere tenuto d’occhio, perché è in grado veramente di catturare  la tua attenzione in momenti inaspettati. Si  ascolti il veramente incisivo Scherzo (CD 1, track 5) della Sonata per pianoforte n. 12 in la bemolle maggiore, op. 26, seguito da una solenne Marcia Funebre. Pochi pianisti sono stati in grado di mettere in luce i forti presagi della Seconda Maniera di Beethoven bene come Leotta fa in questa sonata… Il set nel suo insieme fa desiderare di ascoltare i futuri volumi…”.

MUZYKA21, Varsavia (Polonia) Ottobre 2008 (n. 99), di Pawel Chmielowski

Recensione sul doppio CD "Ludwig van Beethoven, 32 Piano Sonatas - Volume I", nominato "CD del Mese"


TRADUZIONE:

"La pubblicazione della casa discografica Atma Classique dell’album comprendente il primo volume delle Sonate per pianoforte di Ludwig van Beethoven, eseguite da Christian Leotta, è un evento di primissima importanza che dovrebbe interessare non soltanto gli amanti di questo geniale compositore ma anche i connoisseurs del grande pianismo. Signori miei, nella persona di un italiano ventottenne, è nato uno dei beethoveniani migliori dei nostri tempi, il cui modo di suonare dovrebbe essere notato da tutti, anche dai vecchi sessantenni... Christian Leotta è il primo interprete dai tempi di Daniel Barenboim che ha intrapreso, ad una età così giovane, un compito così ambizioso: l’esecuzione concertistica dell’intero ciclo delle Sonate e, come si può vedere dalle critiche entusiasmanti ottenute e da questa registrazione, questa decisione è stata sia coraggiosa quanto assolutamente giustificata.

Il suo primo album per Atma, che ho piacere di recensire qui, dovrebbe essere accolto bene anche dai più esigenti amanti dell’arte pianistica; spero di non dover aspettare molto tempo per le prossime pubblicazioni di questo ciclo: se dobbiamo considerare questo album come esempio di qualità, allora bisogna aspettare tutti gli altri con grande impazienza. Leotta, con uno stile mozzafiato, si immerge nel mondo creativo del grande compositore per presentarlo di nuovo attraverso la propria sensibilità, immaginazione e rispetto per le intenzioni dell’autore, fatti che insieme portano ad un risultato affascinante. Mi è piaciuta molto la fenomenale lettura della partitura, il saperne trarre tutta la sua ricchezza e metterne in evidenza tanti dettagli che sfuggono spesso nelle interpretazioni superficiali o troppo veloci. Grazie a tutto ciò, ed anche ai tempi giusti e non troppo spediti, la sua visione stupisce per la forza dell’espressione, l’integrità della forma e la consistenza. E’ impressionante la gamma delle dinamiche usata; dai più silenziosi ed emozionanti pianissimo, delicati ma espressivi, fino ai potenti, pieni di splendore e forza, fortissimo che, per esempio nella magnificamente eseguita Appasionata, sembrano persino far esplodere lo strumento. L’abilità di Leotta nell’utilizzare contrasti è di particolare importanza, essendo sia una caratteristica peculiare del suo approccio alla materia musicale, sia un fattore che arricchisce la forma – e questo non si riferisce soltanto alla soprammenzionata gamma delle dinamiche. Il pianista differenzia abilmente anche i vari pezzi e le loro estreme diversità; i passaggi vivaci sono pieni di vigore, gioia, energia, elementi di ballo, scherzosità e chiarezza ritmica; i frammenti lenti, non esito a dire costruiti genialmente, meravigliano e rapiscono con la loro profondità, atmosfera, logica dello sviluppo e spesso stupiscono l’ascoltatore, come per esempio il Largo dalla Sonata in re maggiore op. 10 n. 3, oppure l’ultima Sonata in do minore op. 111, imponente per la ricchezza di pensiero, l’atmosfera e le idee, lontane dal mondo materiale. Il pianista sceglie tempi non troppo veloci, adeguandoli saggiamente all’espressività e alla forma dei brani, grazie a cui la musica sembra essere più ricca di dettagli e si possono quindi sentire chiaramente tutte le armonie, i contrappunti, in altre parole tutta la struttura. Agli amanti dei tempi veloci e d’effetto potrebbe non piacere questa soluzione, io invece la apprezzo molto, soprattutto perché l’italiano non fa tutto nella stessa maniera: nei momenti giusti conferisce un polso vivace e l’espressione drammatica alle composizioni, grazie a cui le sue idee si conformano perfettamente alle intenzioni del compositore.

La lettura attenta della partitura e la fedeltà alle sue notazioni, la scrupolosa trasposizione della ricchezza delle annotazioni del compositore alla tastiera dello strumento, la rara saggezza, sensibilità e musicalità, come anche la tecnica e il virtuosismo che non lasciano alcun dubbio, sembrano attestare che, nella persona del giovane pianista italiano, le Sonate per pianoforte di Ludwig van Beethoven abbiano trovato un esecutore fedele, impegnato e molto competente.

Ci sono molte parole che si potrebbero dire su questa creazione matura - nel senso sia musicale che puramente umano - di Christian Leotta. Bisogna semplicemente ascoltare e lasciarsi rapire da questa esecuzione affascinante che attira l’attenzione dell’ascoltatore dall’inizio fino alla fine. E’ ormai da molto tempo che non sentivo i capolavori di Beethoven, con cui si misurano tutti i maestri della tastiera, suonati in un modo così eccellente. Sono convinto che il pianista italiano, dopo aver inciso tutte le sonate, sarà considerato tra i più eccellenti interpreti delle opere del geniale compositore. Aspettando con impazienza le prossime pubblicazioni del ciclo discografico e ammirando ancora l’esecuzione registrata nel primo album, si può dire soltanto: “Bravo!”.


MUSICA, settembre 2008 (N. 199), di Luca Segalla

Recensione sul doppio CD "Ludwig van Beethoven, 32 Piano Sonatas - Volume I"


“…Nel primo volume della sua integrale per l’etichetta canadese Atma il ventottenne Christian Leotta mostra di essere un pianista lucido e maturo… I tempi sono più lenti di quanto si ascolta abitualmente, come se Leotta volesse far sentire ogni dettaglio della scrittura beethoveniana (e ci riesce: si veda la fuga nel primo movimento dell’op.111), analizzando la pagina quasi al microscopio… Il Beethoven di Leotta non va confrontato con il Beethoven dei grandi interpreti quarantenni e cinquantenni, ma con quello degli stessi interpreti da giovani. Allora arrivano le sorprese, perché il Beethoven del Brendel trentenne non sembra migliore di quello di Leotta. Anzi, per alcuni aspetti appare più sfuocato e generico… Leotta scolpisce le frasi con eloquenza, rifinisce il fraseggio con raffinata maestria, ottiene un buon cantabile, differenziando bene i piani dinamici: il lentissimo movimento d’apertura della Sonata op.26 (dieci minuti contro i circa sette minuti e mezzo di Badura-Skoda), per esempio, viene cesellato con estrema cura… Il paradosso è che Leotta sembra più a suo agio con le vette vertiginose della Sonata op.111 che con le colline della Sonata op.10 n.3… Non ci sono accordi artigliati, sonorità orchestrali, velocità folli. C’è piuttosto una grave mestizia in questa op.111 rassegnata già nel Maestoso iniziale, funerea e grigia. La tensione non passa attraverso l’enfasi del gesto virtuosistico e l’ampiezza delle sonorità. La tensione è dentro le note, nel fraseggio, negli accelerandi eseguiti ad arte (si veda battuta 128 ss.), nella perfetta gestione del rapporto tra suoni e silenzi. Un’op.111 così intensa da un ventiseienne è davvero una bella sorpresa”.

THE CLASSIC VOICE, settembre 2008 (n. 112), di Gian Paolo Minardi

Recensione sul doppio CD "Ludwig van Beethoven, 32 Piano Sonatas - Volume I"


"Realizzare l’integrale delle Sonate di Beethoven costituisce un obiettivo certamente estremo, una sfida che molti grandi interpreti hanno affrontato.... Ora nell’albo d’oro di questi audaci si è iscritto Christian Leotta, oggi ventottenne ma ne aveva ventidue quando a Montréal propose l’intero ciclo. Le sei Sonate riunite nei due CD costituiscono un campionario indicativo, spaziando attraverso i “tre stili” ciò che consente di osservare il modo di atteggiarsi dell’interprete di fronte a situazioni emotivamente assai diverse e pur riassunte entro una ragione di unitarietà. E’ fuor di dubbio il senso di consapevolezza con cui Leotta procede lungo il tracciato, offrendo una lettura trasparente nel mostrare tutta la ricchezza del tessuto nella sua geniale articolazione…”


AMADEUS, agosto 2008 (n. 8), di Antonio Brena

Recensione sul doppio CD "Ludwig van Beethoven, 32 Piano Sonatas - Volume I"


Di primo acchito, trovandosi di fronte all’ennesima riproposta delle 32 Sonate per pianoforte di Ludwig van Beethoven verrebbe da pensare a un’operazione commerciale mirata esclusivamente a far conoscere un giovane pianista emergente. Poi si ascolta la registrazione e, man mano che la musica scorre, ci si può rendere conto che in questi primi due compact disc della serie c’è qualità e un qualcosa in più. Si rimane affascinati dallo scavo espressivo e, soprattutto, dall’intelligente e meditata scelta dei tempi qui considerati più appropriati per interpretare le Sonate in do minore “Patetica” op. 13, in la bemolle maggiore op. 26, in fa minore “Appassionata” op. 57, in re maggiore op. 10 n. 3, in fa diesis maggiore op. 78 e in do minore op. 111. Tempi che non raramente si mostrano fuori della consuetudine (specialmente nella “Patetica” e nell’ “Appassionata” ), che suscitano interesse e sorpresa e invitano a un nuovo ascolto. E allora ci si rende conto che l’approccio di Leotta al pianismo di Beethoven è tutto in funzione della dialettica sottesa alla musicalità di queste composizioni del maestro di Bonn, del pensiero sonoro che s’ispira a un concetto filosofico, del percorso armonico che si sviluppa come un’ascesa ideale. Christian Leotta convince e conquista l’ascoltatore all’insegna del garbo e di un gusto sapiente, soprattutto per quel suo porsi al servizio della musica anziché del mercato discografico. Un’incisione pienamente riuscita: da attendere i prossimi volumi.

Christian Leotta: remember his name


ATLANTA AUDIO SOCIETY, Atlanta (U.S.A.), luglio 2008, di Phil Muse

Recensione sul doppio CD "Ludwig van Beethoven, 32 Piano Sonatas - Volume I"


Pianist Christian Leotta, a native of Catania, Italy, has performed the complete cycle of Beethoven’s 32 piano sonatas no less than ten times in musical capitals around the world, beginning in Montreal in 2002. He studied for a time with the celebrated teacher Karl Ulrich Schnabel, who has declared: ”The dynamic range of his playing from nearly inaudible pp to a powerful ff is truly impressive”. Not just impressive for its own sake, but for the sake of the most expressive features in Beethoven’s writing.

On a specially priced 2-CD ATMA slim line, apparently the pianist’s debut recording, we get to hear what the world has been raving about. As Volume 1 in a projected Beethoven cycle, the program consists of Sonatas Nos. 8 in C minor (“Pathétique”), 12 in A-flat major (“Funeral march”), 23 in f minor (“Appassionata”), 7 in D major, Op. 10 no. 3, 24 in F-sharp major, and 32 in C minor Op. 111. In their variety, these six sonatas show the broad range of the composer’s genius, from classical balance to romantic stress and tumult, and with moods ranging from comically playfulness to impassioned fury and finally deep, peaceful resignation. Besides his afore-mentioned prowess in dynamics, which must be heard to be fully appreciated, Leotta has a well developed feeling for rhythm and pacing, vital requisites in a Beethoven interpreter, and for the differentiation of keyboard registers, something that was easer to accomplish with the pianofortes of the composer’s day than on a modern Hamburg Steinway such as we have in these recordings.

Leotta’s keyboard technique and interpretive insight form a complete package, which we hear right from the beginning with the “Pathétique” Sonata. Here, the famous nickname notwithstanding, there is much scope for humorous music in the whimsical slow movement and the central episode in the fleet-footed finale. The most remarkable feature of Sonata No. 12 is the slow movement, described as a “Funeral March on the Death of a Hero”. Leotta makes of the movement’s orchestral sonorities in the context of a superbly paced movement. He captures also the real violence in the development section in the Allegro of the “Appassionata”, as well as the very forceful cadence at the end. And he makes a superb transition from the two diminished seventh chords at the end of the slow movement to the controlled fury of the finale, ending brilliantly in a diabolic maelstrom of jostling, syncopated notes.

Disc 2 begins with the under-sung Sonata No. 7, ranging in mood from light-hearted and impish to surprisingly sad and introspective in the slow movement, marked Largo e mesto (broad and sad), before restoring us to good spirits with a classically proportioned minuet and a humorous finale. In Sonata No. 24 Leotta captures the intimate charm of the opening movement as well as the calculated eccentricities of the Allegro vivace finale, with its many hand-crossings and sudden dynamic contrasts. That brings to No. 32 in C minor, Beethoven’s very last sonata. This amazing work is a study in opposing forces, with its contrasts in dynamics, mode, characterization, time and duration. At 22:36, Leotta takes the Arietta and five variations that make up the final movement very slowly and expressively, bringing out every nuance with consummate skill and a feeling for musical time that is ultimately timeless.

TRADUZIONE:

Christian Leotta, un nome da ricordare

Il pianista Christian Leotta, nato in Italia a Catania, ha eseguito il ciclo completo delle 32 sonate per pianoforte di Beethoven non meno di dieci volte in capitali della musica in giro per il mondo, a partire da Montreal nel 2002. Ha studiato per un certo periodo con il famoso maestro Karl-Ulrich Schnabel, che ha dichiarato: “la gamma dinamica del suo modo di suonare dal più inudibile pianissimo sino ad un potente fortissimo è davvero impressionante”. Ma non vuole impressionare solo per il gusto di farlo: ci riesce attraverso il rispetto con il quale l’interprete realizzata le più espressive peculiarità della scrittura beethoveniana.

In questo doppio CD di Atma proposto ad un prezzo di lancio, che sembra essere il debutto discografico del pianista, noi possiamo sentire quello che ha fatto andare in delirio il mondo. Quale Volume I di un progettato ciclo beethoveniano, il programma include le sonate n. 8 in do minore (“Patetica”), n. 12 in la bemolle maggiore (“Marcia Funebre”), n. 23 in fa minore (“Appassionata”), n. 7 in re maggiore, op. 10 n. 3, n. 24 in fa diesis maggiore, n. 32 in do minore, op. 111. Nella loro varietà, queste sei sonate mostrano il vasto spettro del genio del compositore, dall’equilibrio classico alle tensioni e tumulti romantici e con stati d’animo che vanno dalla divertente allegria sino alla furia appassionata e, finalmente, a una profonda e serena rassegnazione.

Oltre alla sua già menzionata straordinaria abilità nelle dinamiche, che deve essere ascoltata per essere apprezzata a pieno, Leotta ha una sensibilità molto sviluppata per il ritmo e il tempo, requisiti essenziali in un interprete di Beethoven, e per la differenziazione dei diversi registri della tastiera, cosa che era più facile da ottenere sugli strumenti dell’epoca del compositore piuttosto che su di un moderno Steinway di Amburgo. La tecnica pianistica di Leotta e la sua profonda comprensione interpretativa formano un insieme completo, che noi possiamo ascoltare subito fin dall’inizio con la sonata “Patetica”. Qui, nonostante il famoso soprannome, c’è molto spazio per una musica divertente nel capriccioso tempo lento e nell’episodio centrale del rapido finale. La parte più interessante della sonata n. 12 è il movimento lento, descritto come “Marcia Funebre sulla morte d’un Eroe”. Leotta rende molto delle sonorità orchestrali di questo movimento nel contesto di una pulsazione ritmica eccezionalmente misurata. Sa anche cogliere la reale violenza dello Sviluppo dell’Allegro dell’Appassionata, come pure la molto vigorosa cadenza finale. E realizza una superba transizione fra i due accordi di settima diminuita alla fine del movimento lento che conducono alla controllata furia del finale, concludendo brillantemente in un diabolico vortice di tese note sincopate.

Il secondo disco inizia con la non molto conosciuta sonata n. 7, che spazia in stati d’animo dal cuor leggero e birichino al sorprendentemente triste ed introspettivo movimento lento, marcato largo e mesto, prima di restituirci uno spirito felice con un minuetto di proporzioni classiche ed uno scherzoso finale. Nella sonata n. 24 Leotta coglie l’intimo charme del movimento d’apertura come anche le calcolate eccentricità del finale Allegro vivace, con i suoi numerosi incroci di mani ed improvvisi contrasti dinamici.

Questo ci conduce alla n. 32 in do minore, l’ultima sonata di Beethoven. Questa stupefacente composizione è uno studio delle forze opposte, con i suoi contrasti in dinamiche, modi, caratterizzazioni, tempo e durata. Con 22:36, Leotta prende l’Arietta e le cinque variazioni che formano il movimento finale molto lentamente e con grande espressione, mettendo in evidenza ogni sfumatura con vera maestria e con una sensibilità nel gestire musicalmente il tempo che è, in ultima analisi, infinita.


Il Beethoven di Leotta non delude

LA PROVINCIA – Como, 15 luglio 2008, di Maria Terraneo Fonticoli


“Leotta, il giovane pianista comasco, sabato, ha concluso l’impresa dell’esecuzione integrale delle 32 Sonate di Beethoven… Ciò che a noi fa stimare assai questo pianista (oltre ai doni naturali musicali e intellettuali che possiede) è la tenacia con cui persegue i suoi progetti unita al controllo di ogni particolare. Ormai con questa programmazione Christian continua a girare tutto il mondo, oltre all’Italia…”.

Christian Leotta: il teatro applaude a Beethoven

LA PROVINCIA – Como, 8 luglio 2008, di Maria Terraneo Fonticoli


"…completamente calato nel sentire del complesso e alto mondo interiore di un grande autore musicista e uomo, Leotta evidenzia costantemente una maturità incredibile: mai ovvio, mai banale, sempre con intuizioni interpretative originali. Successo vivissimo”.

Lieben Sie Beethoven?

DAS ECHO - Vancouver (Canada), luglio 2008di Felicitas B. Ackermann

Recensione sul doppio CD "Ludwig van Beethoven, 32 Piano Sonatas - Volume I"


“…Leottas Interpretation ist ebenfalls meisterhaft… Leotta präsentiert das Genie Beethovens mit tiefem Verständnis und seltener Einfühlung. Er hat es sich zur Lebensaufgabe gemacht, Beethovens Musik, insbesondere die Sonaten, der Welt neu nahezubringen…”.

TRADUZIONE:

Amate Beethoven?

“...L’interpretazione di Leotta è veramente magistrale... Leotta presenta il genio di Beethoven con profonda comprensione e immedesimazione. Far conoscere al mondo la musica di Beethoven e specialmente le sue sonate sotto una nuova luce: questa è la missione di vita che Leotta si è dato”.


Christian Leotta y las 32 Sonatas para piano de Beethoven

EN CONCIERTO (Radio Universidad de Guadalajra – Messico), 29 giugno 2008, di Guillermo Dávalos


“...Leotta muestra primero que nada un absoluto respeto por el compositor que interpreta. Mientras otros pianistas ponen por delante su propia personalidad y su virtuosismo, Leotta nos muestra a Beethoven antes que a él mismo en un acto de verdadera humildad que a su vez lo engrandece. Nos muestra su música, nos muestra la diferencia de época en que fueron compuestas las sonatas, nos muestra la forma de estas, su contenido armónico y melódico, el drama contenido en cada una de ellas, nos muestra al Beethoven joven, al alumno de Haydn, al Beethoven de su etapa media y al de su madurez.

Después de unos minutos de escuchar a Christian Leotta, cuando ya todos estamos inmersos en la música, la manera tan profunda y bien lograda de comprender la música por parte del intérprete nos va develando aspectos extramusicales que nos llevan al terreno de la estética del arte trascendiendo los límites puramente sonoros. Al escuchar estas interpretaciones profundamente comprendidas y cuidadas no podemos dejar de percibir aspectos como: precisión en la interpretación técnica; claridad en el manejo armónico y contrapuntístico; fluidez y articulación en la expresión; un perfecto control en el balance; manejo bien proporcionado en la dinámica musical; un contraste en los claroscuros y matices musicales; un equilibrio muy bien logrado en el manejo musical de todas las partes o movimientos de cada sonata; gran seguridad en la interpretación; un absoluto dominio técnico; firmeza de carácter y gran sensibilidad que se imprimía expresando al máximo el significado dramático derivado del uso de ciertos acordes que Beethoven deliberadamente utilizaba para reforzar ciertos aspectos expresivos.

Escuchando el segundo movimiento de la Sonata N° 7 en Re Mayor op. 10 N° 3, que es un Largo e mesto, un movimiento lento, nos damos cuenta como el maestro Leotta se desenvuelve en este tipo de movimientos, que a veces son los más difíciles de lograr.
La interpretación de Leotta devela el pensamiento musical, formal y estético del compositor con claridad y expresión en un equilibrio sumamente logrado. Hace claro el rico contenido armónico de la estructura musical de la obra.

La precisión de la ejecución de Christian Leotta separa perfectamente la pulsación de los acordes del manejo de las voces internas. Cuando hay pasajes a base de acordes, estos suenan tan claros y precisos que cerrando los ojos podemos ver claramente su estructura como si fueran bloques arquitectónicos ya sean mayores, menores, disminuidos, aumentados, de séptima, etc.
Cuando hay pulsación de acordes junto con melodía o voces internas –lo cual es difícil de lograr técnicamente- la pulcritud de la técnica del joven maestro Leotta logra una independencia tal entre el contenido armónico y melódico simultáneo redundando en una asombrosa claridad musical, que nos dice que estamos ante la presencia de un maestro.

En manos de Leotta la música se vuelve arquitectura a través del manejo de la línea, la precisión del trazo y la claridad de la estructura. En cuanto al contenido dramático, al escuchar –por ejemplo- la Sonata para piano N° 26 en Mi Bemol Mayor, op. 81ª Das Lebewohl (Los adioses), en el segundo movimiento, Abwesenheit (La ausencia), en donde hay que expresar un cierto pesar, melancolía por la persona ausente, Leotta sabe captar con precisión y perfecta expresión el significado de los acordes que precisamente en ese momento usa Beethoven (algunos disminuidos) para dramatizar el sentimiento, y en un perfecto equilibrio de expresión interpretativa el joven maestro Leotta nos entrega con fineza a un Beethoven impecable y expresivo.

Asi pues y para no extenderme, podría concluir con que, la amplitud de expresión, la técnica perfecta y depurada, la claridad interpretativa el balance y equilibrio del control de la dinámica y contrastes musicales, la seguridad, el carácter y la firmeza, la fluidez y articulación de la forma y una paleta inagotable de colores y estados de ánimo aunados al conocimiento, respeto y adecuada expresión en cada una de las etapas compositivas de las sonatas del maestro de Bonn, hacen de las interpretaciones de Christian Leotta, sin duda, uno de los programas más bien logrados de esta onceava edición del Festival Cultural de Mayo en este año 2008”.

TRADUZIONE:

Christian Leotta e le 32 sonate per pianoforte di Beethoven

“...Leotta è in grado di mostrare, prima di tutto, un assoluto rispetto per il compositore che interpreta. Mentre altri pianisti mettono avanti la loro personalità e il loro virtuosismo, Leotta ci mostra Beethoven prima di mostrar se stesso, in un atto di vera umiltà che a sua volta lo rende più grande. Ci mostra la sua musica, ci mostra la differenza di epoche nelle quali sono state scritte le sonate, ci mostra la loro forma, il loro contenuto armonico e melodico, il dramma contenuto in ciascuna di esse, ci mostra il Beethoven giovane, l’alunno di Haydn, il Beethoven del periodo di mezzo e quello della maturità.

Dopo aver ascoltato per qualche minuto Christian Leotta, quando siamo già tutti immersi nella musica, la sua profonda comprensione e perfetta realizzazione ci rivela aspetti extramusicali che ci portano nel campo dell’estetica dell’arte trascendendo i limiti puramente sonori.

All’ascolto di queste profonde e attente interpretazioni non possiamo fare a meno di percepire aspetti come: precisione tecnica dell’interpretazione; chiarezza del discorso armonico e contrappuntistico; fluidità e articolazione dell’espressione; un perfetto controllo dei rapporti sonori; realizzazione ben proporzionata delle dinamiche; varietà nei chiaroscuri e nelle colorazioni; un equilibrio musicale molto ben realizzato di tutte le parti o movimenti di ogni sonata; grande sicurezza interpretativa; un assoluto dominio tecnico; fermezza di carattere e grande sensibilità che si denotano esprimendo al massimo il significato drammatico intrinseco tipico di certi accordi che Beethoven, deliberatamente, ha voluto utilizzare per rinforzare certi aspetti espressivi.

Ascoltando il secondo movimento della sonata n. 7 in re maggiore, op. 10 n. 3, che è un Largo e mesto, un movimento lento, ci rendiamo conto come il maestro Leotta sia particolarmente a suo agio in questo tipo di movimenti, che a volte sono i più difficili da realizzare. L’interpretazione di Leotta ci fa scoprire il pensiero musicale, formale ed estetico del compositore con chiarezza ed espressività, raggiungendo un sommo equilibrio. Ci rende altresì chiaro il ricco contenuto armonico della struttura musicale dell’opera.

La precisione esecutiva di Christian Leotta separa perfettamente l’incedere degli accordi dalla condotta delle voci interne. Quando ci sono passaggi formati da accordi, questi vengono eseguiti con tale chiarezza e precisione che, chiudendo gli occhi, possiamo vedere chiaramente la loro struttura come se fossero blocchi architettonici, siano essi maggiori, minori, diminuiti, aumentati, di settima, ecc.

Quando inoltre si presenta tale movimento di accordi unito a quello della melodia o delle voci interne – cosa difficile da realizzare tecnicamente – la chiarezza della tecnica del giovane maestro Leotta raggiunge una perfetta indipendenza simultaneamente tra il contenuto armonico e quello melodico, risuonando in una chiarezza musicale stupefacente, cosa che ci fa capire di essere di fronte ad un vero maestro.

Nelle mani di Leotta la musica si trasforma in architettura attraverso la realizzazione della linea, la precisione del tratto e la chiarezza della struttura. In merito al contenuto drammatico, all’ascolto – per esempio – della Sonata n. 26 in mi bemolle maggiore op. 81°, Das Lebewohl (Gli addii), nel secondo movimento, Abwesenheit (L’assenza), dove si deve esprimere un certo concetto (la malinconia per la persona assente), Leotta sa captare con precisione e perfetta espressione il significato degli accordi che precisamente in questa situazione ha voluto utilizzare Beethoven (spesso diminuiti) per drammatizzare il sentimento e, in un perfetto equilibrio espressivo e interpretativo, il giovane maestro Leotta ci offre con raffinatezza un Beethoven impeccabile e profondo. Cosicché, e per non dilungarmi, potrei concludere che, per la grandezza dell’espressione, la tecnica perfetta e pulita, la coerenza interpretativa, il rapporto e l’equilibrio del controllo delle dinamiche e dei contrasti musicali, la sicurezza, il carattere e la fermezza, la fluidità e l’articolazione della forma, una tavolozza inesauribile di colori e di stati d’animo, uniti alla conoscenza, al rispetto e all’adeguata espressione in cada una delle tappe compositive delle sonate del maestro di Bonn, fanno delle interpretazioni di Christian Leotta, senza dubbio, uno dei programmi di più grande successo di questa undicesima edizione del Festival Cultural de Mayo di questo 2008".


Entre veras y bromas

EL INFORMADOR, Guadalajara (Messico), 23 giugno 2008, di Jaime García Elías


“...El “tour de force” de Christian Leotta (a quien se augura un lugar entre los inmortales del teclado), de ejecutar -magistralmente, además – las 32 sonatas para piano de Beethoven en ocho sessiones, sería, tal vez, el referente por excellencia de este recién concluido undécimo Festival, que tuvo a Alemania como país invitado. A muy corta distancia se quedarían el concierto inaugural, a cargo de la Orquesta de Cámera de Stuttgart; el recital de piano de Markus Groh; la presentación del ensamble y coro Balthasar-Neumann y del Cuarteto Vogler; los conciertos en que participaron los violoncellistas Johannes Mosser y Daniel Müller-Schott, y el de clausura, con el violinista Ingolf Turban...”.

TRADUZIONE:

Fra scherzo e verità


“…Il tour de force di Christian Leotta (al quale si augura un posto fra gli immortali del pianoforte) di eseguire – per di più in maniera magistrale - le 32 sonate per pianoforte di Beethoven in otto concerti, sarà considerato, probabilmente, il punto di riferimento per l'eccellenza di questa edizione recentemente conclusasi dell’XI Festival Cultural de Mayo, che ha avuto la Germania quale paese invitato. Ad una distanza da lui molto breve possiamo quindi collocare il concerto d’apertura, sostenuto dall’Orchestra da Camera di Stoccarda, il recital pianistico di Markus Groh, la performance dell’ensamble e del coro Balthasar-Neumann e del Quartetto Vogler, i concerti nei quali hanno partecipato i violoncellisti Johannes Mosser e Daniel Müller-Schott e, in chiusura, del violinista Ingolf Turban”.

De un particular goce musical

Eventola Messico – Città del Messico (Messico), 19 giugno 2008, di Romón Castillo, su di Romón Castillo

“...la interpretación de las sonatas de Beethoven en manos de Leotta, que hace gala de un dominio técnico notable, así como de una madurez expresiva excepcional para lograr el equilibrio en la interpretación de cada una de esas joyas musicales, resulta todo un acontecimiento en esta ciudad... “

TRADUZIONE:

Di una particolare delizia musicale

“...l’interpretazione delle sonate di Beethoven nelle mani di Christian Leotta, che può sfoggiare un notevole dominio tecnico, così come una maturità espressiva eccezionale per riuscire a trovare l’equilibrio interpretativo di cada una di queste gioie musicali, risultano tutte un evento in questa città...”.


Christian Leotta y Beethoven – El pianista italiano presentó las 32 Sonatas para Piano de Beethoven


Eventola Messico – Città del Messico (Messico), 19 giugno 2008, di Romón Castillo

“Tuve la muy grata experiencia el jueves de escuchar en la Fundación J. Álvarez del Castillo, el último de los ocho recitales en los cuales el genial pianista italiano Christian Leotta mostró su dominio total del carácter y estilo de cada pieza...”.

TRADUZIONE:

Christian Leotta e Beethoven – Il pianista italiano ha presentato le 32 sonate per pianoforte di Beethoven

“E’ stata una bellissima esperienza l’aver avuto la possibilità di ascoltare presso la Fundación J. Álvarez del Castillo l’ultimo degli otto recital nei quali il geniale pianista italiano Christian Leotta ha mostrato il suo dominio totale del carattere e dello stile di ciascun brano...".

A Guadalajara por Beethoven

REFORMA – Città del Messico (Messico), 6 giugno 2008, di Lázaro Azar


“...las 32 Sonatas de Beethoven, a cargo de Christian Leotta… fueron sin duda el punto climático del Festival… El furor tapatío por Leotta es digno de ser consignado: no solamente le paraban cada que salía a la calle o se escuchaban emocionados sollozos durante sus recitales, sino que hasta me tocó ver que se hincaran ante él; personalmente, me sumo a las reverencias hacia este joven cuya solvencia técnica ha sido ejemplarmente puesta al servicio deuna indiscutible madurez interpretativa”.

TRADUZIONE:

A Guadalajara per Beethoven

“…le 32 Sonate di Beethoven, eseguite da Christian Leotta… sono state senza dubbio il momento più importante del Festival… Il furore del pubblico di Guadalajara per Leotta è degno d’essere ricordato: non soltanto lo fermavano ogni qualvolta usciva in strada o si ascoltavano emozionati singhiozzi durante i suoi concerti, fino a che mi è addirittura toccato di vedere persone inginocchiarsi dinanzi a lui; personalmente, mi unisco alle reverenze dinanzi a questo giovane, le cui doti tecniche sono state messe in modo esemplare al servizio di una indiscutibile maturità interpretativa”.


Culminó el encuentro con Beethoven y Leotta en Guadalajara

EL INFORMADOR – Guadalajara (Messico), 6 giugno 2008, dalla prima pagina con foto


“Después de ocho recitals, el pianist italiano Christian Leotta llegó anoche a la recta final: las 32 sonatas de Ludwig van Beethoven fueron interpretadas de manera magistral en la Fundación J. Álvarez del Castillo, como parte del Festival Cultural de Mayo, con Alemania como paísinvitado de honor... Así, con las sonatas 16, 8, 24 y 32, Christian Leotta cerró con broche de oro su magistral presentación en Guadalajara y su Festival Cultural de Mayo”.

TRADUZIONE:

Si è concluso l’incontro con Beethoven e Leotta a Guadalajara


“Dopo otto concerti, il pianista italiano Christian Leotta è arrivato ieri sera al traguardo finale: le 32 sonate di Ludwig van Beethoven sono state interpretate in maniera magistrale nella Fondazione J. Álvarez del Castillo, come parte del Festival Cultural de Mayo, che ha avuto la Germania quale paese invitato d’onore… Così, con le sonate n. 16, 8, 24 e 32, Christian Leotta ha brillantemente concluso la sua magistrale apparizione a Guadalajara e al Festival Cultural de Mayo”.


Exhaustivo menú

NOROESTE – Culiacán/Sinaloa (Messico), 29 maggio 2008, di Guianeya Román

“...El pianista Christian Leotta ha sido un éxito arrollador… La pasión por Leotta ha llegado a tal grado que decenas de personas se arremolinan a su lado y al hotel donde se hospeda le hacen llegar flores y otros regalos...”.

TRADUZIONE:

Menù completo

“...Il pianista Christian Leotta ha riscosso un successo travolgente... L’ammirazione per Leotta è arrivata a tal punto che decine di persone si accalcano per stare vicino a lui e all’hotel dove è ospite fanno recapitare fiori e altri regali…”.

Leotta tocó la sensibilidad de los tapatíos con su piano – Bellísima su interpretación de las sonatas de Beethoven – Inolvidable concierto de Christian Leotta

TRADUZIONE:

Leotta ha toccato la sensibilità degli abitanti di Guadalajara con il suo pianoforte - Bellissima la sua interpretazione delle sonate di Beethoven - Indimenticabile concerto di Christian Leotta


Christian Leotta ofreció un magnífico concierto en la Fundación Alvarez del Castillo

EL OCCIDENTAL – Guadalajara (Messico), 18 maggio 2008, di Bianca Eunice Castillo


TRADUZIONE:

Christian Leotta ha offerto un magnifico concerto alla Fondazione Alvarez del Castillo

El pianista Christian Leotta triunfa con Beethoven

EL INFORMADOR – Guadalajara (Messico), 14 maggio 2008

TRADUZIONE:

Il pianista Christian Leotta trionfa con Beethoven


Titolo con foto di Christian Leotta apparsi in prima pagina relativamente al concerto d’apertura del ciclo delle 32 sonate di Beethoven interpretato da Christian Leotta a Guadalajara nell’ambito del “Festival Cultural de Mayo”.

WHOLE NOTE, Toronto (Canada), maggio 2008, di Pamela Margles


Recensione sul doppio CD "Ludwig van Beethoven, 32 Piano Sonatas - Volume I"


The American pianist Jonathan Biss and the Italian Christian Leotta are still in their twenties, but on the evidence of these new recordings, they are both thoroughly compelling musicians. The fact that they both reveal such deep musicality reflects their pedagogical lineage. Both studied with teachers who themselves studied with the visionary Artur Schnabel - Biss with one of Schnabel’s greatest students, Leon Fleisher, and Leotta with his son Karl-Urlich Schnabel.

In these recordings of Beethoven sonatas, both pianists, in different ways, resist the many opportunities to settle for dazzling surfaces that abound in Beethoven’s writing, with its complex textures and powerful rhythms. Instead, they each use their prodigious techniques to better express the poetry of Beethoven’s music.

Biss grasps the longing behind Beethoven’s vision. His singing lines create dreamy, rhapsodic moods. But he also provides lots of the brio that Beethoven asks for, with elegant ornaments and deft passagework. His tempos can get a bit erratic, especially when he takes a big breath before reaching the top note of an ascending passage, or holds on to a chord well past its written value. But it is exciting how he highlights the bass line, and brings out the inner voices, especially in contrapuntal textures. Biss writes his own booklet notes, and they actually illuminate the music.

Both recordings offer the Pathétique sonata. Biss takes the introductory Grave slowly, but Leotta takes it even more slowly, which leads to even greater dramatic contrasts. Leotta’s approach is muscular, with driven dynamics and tempos. With Leotta you get the intense struggling Beethoven. This is passionate music-making. Details are spelled out, and the dance movements really dance. His ornaments can be so deliberate that they miss Beethoven’s playfulness. But his textures remain delightfully clear throughout, thanks to his extraordinary legato technique and light foot on the sostenuto pedal.

The sound from ATMA is brighter and more present than the sound from EMI here, though not as warm.

TRADUZIONE:

Il pianista Americano Jonathan Biss e l’italiano Christian Leotta sono ancora dei ventenni ma, come è evidente in queste registrazioni, sono entrambi dei musicisti davvero convincenti. Il fatto che entrambi rivelino una così profonda musicalità è specchio della loro discendenza pedagogica. Entrambi hanno studiato con insegnati che a loro volta hanno studiato con il visionario Arthur Schnabel – Biss con uno dei più grandi allievi di Schnabel, Leon Fleisher, e Leotta con suo figlio Karl-Ulrich Schnabel.

In queste registrazioni delle sonate di Beethoven, entrambi i pianisti, in maniere differenti, resistono alle molte opportunità di accontentarsi delle smaglianti superfici che abbondano nella scrittura di Beethoven, con le sue complesse tessiture e ritmi poderosi. Al posto di ciò, entrambi fanno uso della loro prodigiosa tecnica per meglio esprimere la poesia della musica di Beethoven.

Biss afferra l’anelito che sta dietro la visione di Beethoven. Le sue linee cantabili creano sognanti, rapsodici stati d’animo. Ma è capace anche di ottenere molto del brio che Beethoven richiede, con eleganti abbellimenti e abili passaggi di bravura. Lo stacco dei suoi tempi può diventare un po’ instabile, specialmente quando realizza un grande respiro prima di arrivare alla nota più alta di un passaggio ascendente, o prolunga un accordo ben oltre il suo valore scritto. Ma è eccitante come mette in evidenza la linea del basso e le voci interne, specialmente in contesti contrappuntistici. Biss ha scritto le note del libretto, e questo ha veramente illuminato la musica.

Entrambe le registrazioni offrono la sonata Patetica. Biss presenta il Grave dell’introduzione lentamente, ma Leotta lo stacca ancora più lentamente, il che ci conduce ad un ancor più grande effetto di contrasti drammatici. L’approccio di Leotta è vigoroso, con grintosi dinamiche e tempi. Con Leotta possiamo comprendere l’intenso Beethoven in lotta. Questo significa fare musica in modo appassionato. I dettagli sono chiaramente messi in evidenza e i movimenti danzanti danzano davvero. I suoi abbellimenti possono essere così precisi da poter perdere la scherzosità di Beethoven. Ma la struttura rimane sempre meravigliosamente chiara, grazie alla sua straordinaria tecnica del legato e ad un uso parsimonioso del pedale di risonanza.

La presa del suono di Atma è più brillante e più presente di quella della EMI, sebbene non così calda".

Leotta regala un Beethoven poetico e lirico

LA PROVINCIA – Como, 29 aprile 2008, di Alberto Cima


“…quanta poesia, quanto lirismo che rendono ancora più vivo e attuale il genio di Beethoven. La tecnica prodigiosa di Leotta è emersa ad abundantiam (valga come esempio l’op. 106). Delicatissimo, persino commovente, il Minuetto della Sonata op. 49 n. 2. Uno spirito semplice, calmo e felice è emerso nella “Pastorale”. Un grande Christian Leotta”.


Leotta, un tocco limpidissimo e preciso

LA PROVINCIA - Como, 8 aprile 2008, di Alberto Cima

“Il secondo récital di Christian Leotta, al teatro Sociale di Como, dedicato all’integrale delle Sonate per pianoforte di Beethoven, ha confermato le doti di questo giovane interprete. Nelle sonate eseguite – op. 54, op. 22, op. 10 n. 1, op. 31 n. 3 – che comprendono periodi diversi del compositore, sono messi in risalto i vari momenti creativi.Rispetto alla precedente esecuzione comasca (2003 al Carducci) si riscontra un notevole grado di maturazione conseguita. Tutto sembra essere più intimamente sofferto e meditato… Christian Leotta esegue le Sonate di Beethoven con rara maestria, con una visione a volte personale, ma significativa. Tecnicamente precisissimo, cura estrema della dinamica, precisione ritmica, tocco limpidissimo, timbro chiaro. Un giovane in piena ascesa che ha conseguito apprezzabilissimi risultati”.

LE JOURNAL DE MONTREAL, sabato 5 aprile 2008, di Christophe Rodriguez

Recensione sul doppio CD "Ludwig van Beethoven, 32 Piano Sonatas - Volume I"


“Pianiste brilliant et couronné, malgré son jeune âge, l’italien Christian Leotta, que nous avons entendu quelques fois à Montréal, poursuit son cycle Beethoven. Comme son maître à penser fut le grand Arturo Benedetti Michelangeli, nous pouvons d’ores et déjà affirmer que le traitement sera épuré et brillant techniquement… Cet enregistrement fait preuve d’une grande maturité. Jamais flatteuse, l’approche est rayonnante, non académique et presque visionnaire…”.

TRADUZIONE:

“Pianista brillante e premiato, malgrado la sua giovane età, l’italiano Christian Leotta, che abbiamo ascoltato qualche volta a Montréal, porta avanti il suo ciclo Beethoven. Al pari del suo “maître à penser” Arturo Benedetti Michelangeli, possiamo fin d’ora affermare che l’esecuzione sarà raffinata e tecnicamente brillante… Questa registrazione dà prova d’una grande maturità. Mai lezioso, l’approccio è radioso, non accademico e pressoché visionario…”.


Beethoven e Leotta, emozioni Integrali

LA PROVINCIA - Como, 28 marzo 2008, di Stefano Lamon


“Ritorna la magia di Beethoven sotto le dita di Christian Leotta. Ieri sera, in teatro Sociale a Como, il pianista comasco ha tenuto di fronte ad un pubblico attento e partecipe il primo degli otto recital durante i quali riproporrà integralmente le trentadue Sonate del grande padre del pianoforte romantico…”.

Fra Modernità e Tradizione

LA PROVINCIA - Como, 27 marzo 2008, di Maria Terraneo Fonticoli


“…Christian ha ormai portato l’integrale delle sonate di Beethoven una decina di volte nelle grandi sale concertistiche di tutto il mondo… Dopo tante prove il suo modo di affrontare Beethoven è mutato: alla prima impressione sembra quasi signorilmente distaccato, ascoltandolo attentamente balza alle orecchie una solida idea di quadratura formale, modernità di accento, di scatto, di dettaglio, un ammirevole rispetto della tradizione che provengono da talento, scuola e intelligenza”.

Da Leotta a Pletnev, una stagione di grandi interpreti

LA PROVINCIA - Como, 23 marzo 2008, di Alberto Cima

“L’Integrale delle Sonate di Beethoven al Sociale e il Lugano Festival appuntamenti clou dopo Pasqua”.


BEETHOVEN & BORDEAUX, Montreal, Marzo 2008, di Jean-François Laferté

Recensione sul doppio CD "Ludwig van Beethoven, 32 Piano Sonatas - Volume I"

Relever le défi d'interpréter L. v. Beethoven dans ses sonates est une entreprise que plusieurs pianistes veulent réaliser au cours de leur carrière; y réussir est un but,se dépasser est un moyen... C'est ce que fait avec brio et sérieux Christian Leotta dans ce premier volume endisqué chez ATMA; il y présente outre les "classiques" Pathétique et Appassionata, les sonates no. 12, 7, 24 et 32. Toutes ces pièces nous offrent la chance de découvrir non seulement un "jeu" mais aussi une fraîcheur dans l'exécution de ces pièces qui demandent virtuosité mais aussi un choix musical pour que l'on puisse sentir une nouvelle façon de les écouter; c'est ce que nous offre ce disque!

TRADUZIONE:

Accettare la sfida d’interpretare L. v. Beethoven nelle sue sonate rappresenta un’impresa dove parecchi pianisti si sono voluti cimentare nel corso della loro carriera; riuscirci è una meta, sorpassare se stessi è un mezzo… E’ proprio questo ciò che Christian Leotta è riuscito a fare con brio e profondità in questo primo volume edito da Atma; oltre alle “classiche” Patetica e Appassionata sono presentate le sonate n. 12, 7, 24 e 32. Christian Leotta rivela una freschezza interpretativa che unita al suo virtuosismo e alle sue scelte musicali ci permette di ascoltare questi pezzi sotto una nuova luce; è questo ciò che ci offre questo disco!