Christian Leotta esegue Beethoven - Le 32 sonate in otto concerti a Palazzo Vendramin Calergi

Chiara Squarcina, "VENEZIA MUSICA E DINTORNI", n. 16 - maggio/giugno 2007


“Le trentadue sonate di Beethoven sono le protagoniste dell'impareggiabile capitolo musicale proposto, nel salone delle feste di Palazzo Vendramin Calergi, dall'Associazione Richard Wagner di Venezia e affidato al pianista Christian Leotta. Un programma voluto espressamente dal presidente dell'Associazione Richard Wagner, Giuseppe Pugliese, in quanto da sessant'anni a questa parte non era mai stata riproposta l'integrale delle sonate beethoveniane affidate, peraltro, ad un solo interprete. Un aspetto non marginale perché solo attraverso un'esecuzione complessiva e grazie ad una chiave interpretativa legata ad un solo pianista si può garantire uno sviluppo coerente e consequenziale del discorso pianistico espresso da Beethoven in queste pagine. L'opera nella sua complessità identifica, infatti, un edificio poderoso che evidenzia i principali passaggi stilistici di Beethoven ma soprattutto le concezioni intellettuali e politiche dello stesso. In queste creazioni convivono, qualche volta anche in maniera contrastante ma sempre equilibrata, l'aspetto più strettamente compositivo e quindi più aulico e quello più legato al versante umano, ovviamente più materiale. Il non facile compito di focalizzare la complessa maturazione creativa del compositore è stato svolto in modo eccezionale da Leotta che ha saputo costruire con lucidità un evento compiuto, sempre rispettoso della scrittura beethoveniana. La tastiera per Leotta era diventata come una tavolozza inesauribile da cui estrapolare i suoni e le sfumature per creare gli splendidi "quadri" armonico-melodici beethoveniani animandoli con espressività attentamente misurata, mai enfatica. Così con Leotta le impervie costruzioni stilistiche del compositore sfumano nell'interpretazione per dare la possibilità all'ascoltatore di percepire al massimo la purezza espressiva e la forza della dinamica creativa. Nella sfida, non facile, di proporre queste 32 pagine, Leotta ha compiutamente dato vita a un capitolo pregevole evidenziando, a seconda della sonata, quella costante e, a volte, sotterranea tensione dialettica fra due principi contrastanti: da una parte l'adesione di Beethoven al mondo delle simmetrie formali che egli eredita dalla tradizione classica di Haydn e Mozart, dall'altra la tendenza a inserire in questa organizzazione razionale della materia sonora elementi di contrasto, di impeto e di spregiudicatezza che ne spezzano la linearità, ne turbano la limpidità, ne tormentano il profilo. Il pianista ha portato alla luce con assoluta coerenza tutti questi aspetti trovando, di volta in volta, un equilibrio consono al tema della sonata concretizzando pertanto un'esecuzione prodigiosamente compatta dove le sfumature che ne costituiscono la peculiare ricchezza sono state illuminate con sapiente maestria. Infatti fra i vari capitoli tematici si sono perfettamente rispecchiati gli slanci che caratterizzano la fase eroica della conquista delle libertà borghesi innalzate a ruolo di sublimi raggiungimenti ideali. Il tutto esaurito ai singoli concerti, il totale e completo consenso di pubblico nonché la costante forza esecutiva di Leotta, mai venuta meno grazie alla sua incisività e introspezione esecutiva, hanno caratterizzato uno degli eventi più significativi della primavera veneziana”.

Christian Leotta e l’opera-mondo di Beethoven

Carlo De Pirro, “LA NUOVA VENEZIA”, Domenica 22 Aprile 2007


“Il giro dell’anima in trentadue sonate, otto concerti evaporati al «chiaro mondo» dell’Arietta (Sonata op.111), con la mente che va al Canto Trentaquattresimo: «tanto ch’ì vidi de le cose belle / che porta’l ciel, per lo pertugio tondo. / E quindi uscimmo a riveder le stelle». Christian Leotta ha concluso a Ca’ Vendramin Calergi l’integrale delle sonate per pianoforte di Beethoven organizzato dall’Associazione Richard Wagner in collaborazione con il Casinò di Venezia. Una di quelle opere-mondo in cui generazioni di appassionati e interpreti si sono specchiati con intatta meraviglia, prova a cui il solista può reagire in confidenza, complicità, purezza strutturale, metamorfosi di forme e di psiche. Leotta diffida dell’orizzonte teatrale, quei teatri immaginari tante volte evocati in Beethoven. Si inizia con la Sonata op. 31 n.1, neo-barocco al cubo, da condire in ironia. Leotta gli mette un bel busto, ironizza alla «tedesca», geometrizza come fosse un iper-cembalo, non si concede mistero né gioia, preferendo radicalizzare il contrasto. Infatti si torna indietro, Sonata op.13 (Pathétique), e l’impeto inizia ad affondare. Una bella collaborazione fra mano destra e mano sinistra, ognuna con una precisa missione timbrica da svolgere, fonde pensiero cartesiano e impeti proto-romantici. Il cantabile scultoreo dell’Adagio mantiene comunque un equilibrio fra struttura e implosioni, il controllo analitico imposto alla partitura non permette scissioni emotive nell’incalzare del Rondo, ma come si diceva Leotta è ancora in quella fase in cui si dubita ci si possa scindere come compositori, figurarsi come esecutori! Complessivamente si delinea uno personalissimo studio sul «colore» del suono senza pedale (costante che attraversa i momenti più caratteristici del suo agire timbrico) che la Sonata op.78 spinge in luminose tensioni. Fino a quello studio sul tempo infinito che è la Sonata op.111, prima in forma di fugato, poi in un lento distillare all’André Breton: «Un bravo scrittore è come una goccia d’olio: quando cade fa una macchia piccola, ma con il passare del tempo si allarga a tutto il foglio fino a riempirlo». Manca la gioia della variazione «rag-time», ma il risultato espressivo è autorevole, originale, lungamente applaudito”.

Christian Leotta e i tre stili di Beethoven

Mario Messinis, "IL GAZZETTINO DI VENEZIA", Venerdì 23 Marzo 2007


"Esistono davvero i tre stili di Beethoven, secondo la canonica tripartizione di Lenz, risalente addirittura al 1855? Per quanto riguarda le 32 sonate pianistiche - ora riproposte integralmente in otto concerti dal 27enne Christian Leotta a Ca' Vendramin Calergi per l'Associazione Wagner e il Casinò - si sarebbe tentati di proporre qualche distinzione. Quei tre periodi sono soltanto classificazioni approssimative che, volta a volta, possono essere messe in discussione. Per esempio la Sonata op. 2 n. 1 segna l'irruzione volitiva e determinata del primo Beethoven che nel 1792, solo 22enne, chiude drasticamente il rapporto con il Settecento - con Haydn e Mozart, soprattutto - e si apre al nuovo secolo. In certo senso l'op. 2 n. 1 è più avanzata della breve ed evasiva op. 79 del 1811 (pure inserita nel programma), specie per quanto concerne gli ultimi due tempi: un Minuetto che non è più un minuetto sdoppiato con un Trio, molto articolato, e un rapinoso Presto conclusivo con polifonie precorritrici dell'ultimo periodo. Leotta definisce assai bene il carattere di questa sonata: cancella Mozart dal suo orizzonte espressivo, guarda semmai alle asprezze di Clementi e crea una incisiva drammaturgia del brillante, rivelando un aspetto che è tipico degli Allegro beethoveniani. C'è sempre in questo interprete una certa ritrosia per il cantabile lirico: a suo parere il cantabile fa parte della struttura, inerisce ad una idea della musica legata a saldi principi costruttivi, senza aprirsi a tentazioni romantiche, peraltro ancora estranee a Beethoven. Non a caso nel compositore viennese le scelte «progressive» sono soprattutto linguistiche. Così la Sonata op. 27 n. 1 risulta molto sperimentale. La contrastante struttura a molteplici pannelli è ardita: il pianismo stravagante procede per scarti d'umore, per incisi drammatici e slarghi patetici. Un magistrale «unicum» che Leotta realizza con consapevolezza musicale, chiarendo le illuminazioni periodiche, ma anche coordinandole con mentale convinzione. Leotta è cresciuto alla scuola di Karl Ulrich Schnabel (il celebre didatta figlio del grande Arthur) e di Rosalyn Tureck, quanto dire il conoscitore dello stile classico e la rivelatrice del contrappuntismo bachiano. È evidente che la severità del discorso, l'insieme delle architetture e le tensioni polifoniche del tardo Beethoven sono al centro degli interessi del giovane pianista. Pubblico numeroso, caldo successo".

Christian Leotta

Mirko Schipilliti, “LA NUOVA VENEZIA”, Mercoledì 21 Marzo 2007


“…Christian Leotta, ventisettenne, esegue da cinque anni in Italia e all’estero l’integrale delle 32 sonate di Beethoven, ciclo ripetuto già più di dieci volte, impresa titanica che sembrava privilegio di età più avanzate per pianisti di fama come Pollini, Barenboim o Schiff, a Venezia assente da 60 anni (fu eseguita nel 1948 da Louis Kentner al Circolo Artistico di Venezia)… L’approccio di Leotta è rispettoso e cauto, senza esagerare caratteri e colori, conducendo letture equilibrate in cui valorizza soprattutto le sezioni più lente, dove porre in risalto la nitida cantabilità e le armonie, come nelle velate tinte dell’Adagio del “Chiaro di luna”, e accendendo con magniloquenza e imponenti sonorità le pagine dell’ardua “Hammerklavier”…".

Christian Leotta, un giovane pianista nella “selva oscura” di Beethoven

Mario Messinis, "IL GAZZETTINO DI VENEZIA", Mercoledì 7 Marzo 2007


"L'Associazione Wagner, con il sostegno del Casinò, si apre alla organizzazione concertistica, anche al di là dei consueti impegni istituzionali, a Ca' Vendramin Calergi, nelle sale che ospitarono il grande compositore fino alla morte. Quest'anno figura l'integrale delle trentadue sonate di Beethoven in otto concerti, nell'esecuzione del 27enne pianista catanese Christian Leotta. Il primo programma offre un sintetico spaccato dei cosiddetti "tre stili" beethoveniani e consente di cogliere i caratteri interpretativi del giovane solista nella selva oscura di quel pianismo. Ad apertura due sonate della prima stagione compositiva. L'opera 14 n. 2 in sol maggiore del 1799 è una sonata retrospettiva, di garbato lirismo, un pensiero rivolto al Settecento, che esprime un gusto quasi neoclassico, rispetto alle tensioni espressive dell'opera 13, la "Patetica", che precede questo brano di qualche mese: Beethoven amava i periodici ritorni dopo opere ardite (si pensi all'Ottava Sinfonia). L'opera 2 n. 3 in la maggiore, scritta tra il 1794 e il 1795, è invece già un significativo testo linguisticamente radicale per l'ampiezza delle proporzioni e per gli arditi contrasti. Qui il Settecento (nonostante la data) è lontano: non si può pensare ad una composizione più estranea a Mozart o a Haydn: Beethoven parla già perentoriamente in prima persona. Con l'"Appassionata" del 1804 la rottura con il passato è definitiva: la violenza scardina i principi tradizionali, emerge una impressionante dimensione materica del suono, un discorso tumultuoso, che sembra includere, ma anche travalicare, l'iperbole romantica. Infine con la Sonata op. 109 in mi maggiore Beethoven tende alla trasfigurazione, ad un intimismo sublime e rarefatto: la variazione come astratto soliloquio, che Brahms renderà colloquiale e mirabilmente domestico. Christian Leotta è un interprete rigoroso. Mira a cogliere del primo Beethoven le novità strumentali, senza nostalgie per il Settecento. Allievo della celebre Turek, ne ha appreso l'interesse per le architetture nitide e per i severi decorsi esecutivi. Nell'"Appassionata" Leotta evita le ardenti emozioni, prediligendo, alle apertura patetiche, asciutti principi costruttivi, esatte dimensioni formali. Infine il tardo Beethoven, quello dell'op. 109 del 1820, nella quale Christian Leotta offre il meglio di sè. La sua tendenza a desensualizzare il suono e il suo interesse per strutture limpide, quasi astratte, coincide con il carattere dell'opera: basti pensare come, nel primo movimento, ai lucidi disegni ornamentali succeda l'Adagio colto dal pianista nella sospensione del tempo e con una linearità anti romantica di fraseggio. (Forse, per i prossimi concerti, sarebbe utile sostituire lo Yamaha con un pianoforte dal suono meno duro). Giuseppe e Alessandra Pugliese, prima dell'esecuzione, hanno chiarito le ragioni di questo ciclo dedicato a Beethoven, autore, com'è noto, prediletto da Wagner".

Leotta, héros de l’intégrale Beethoven

Claude Gingras, “LA PRESSE”, Montréal (Canada), dimanche 26 novembre 2006


“L’Ensemble instrumental Appassionata complétait vendredi soir sa présentation des cinq Concertos pour piano de Beethoven avec autant de solistes. Après un premier concert groupant les deux derniers concertos, ce sont les trois premiers qu’on entendait le dernier soir. L’Italien Christian Leotta – dont l’intégrale des 32 Sonates du même Beethoven, en 2002 au Bon-Pasteur, nous a surtout laissé de bons souvenirs – donna du troisième Concerto une interprétation de trés haut niveau, tant musical que pianistique, et d’un contrôle absolu… Des cinq solistes, il fut incontestablement le plus fort…”.

TRADUZIONE:

Leotta, eroe dell’Integrale Beethoven

“L’Ensamble strumentale Appassionata ha completato venerdì sera la sua presentazione dei cinque Concerti per pianoforte e orchestra di Beethoven con altrettanti solisti. Dopo un primo concerto raggruppante i due ultimi concerti, l’ultima sera abbiamo ascoltato i primi tre. L’italiano Christian Leotta – la cui integrale delle 32 sonate dello stesso Beethoven, nel 2002 alla Bon-Pasteur, ci ha specialmente lasciato dei bei ricordi – ha dato del terzo Concerto un’interpretazione di altissimo livello, tanto musicale che pianistico, e di un controllo assoluto… Dei cinque solisti, è stato incontestabilmente il migliore…"


Un monumento sonoro

Héctor Guardado, “NOROESTE”, Mazatlán, (Mexico), Domingo 22 de octubre de 2006


“…La estrella de la noche fue el pianista italiano Christian Leotta…El pianista escorgió una obra (el Concierto número 2 para piano y orquesta, de Beethoven) que le permitió lucir su talento sin arriesgarse, los tres movimientos de esta obra no tienen grandes dificultades tècnicas, sólo el final del primer movimiento le permite al solista lucirse con un complejo despliegue de técnica musical. El resto debe ser interpretado con la pulcritud y la mesura que la perfección, sin amaneramientos ni melodramas, que la obra de Beethoven exige. Esta actitud es lo más difícil para quien aborda a este compositor, contenerse, no dejorse arrebatar por la emoción, porque la obra sonora por sí sola se eleva a los cielos jalando a todos los que la están escuchando. Leotta aprendió bien la lección para interpretar Beethoven, del que dice es su autor favorito, deja que la música florezca, respetándola con humilidad y brillando él, a través de ella”.

TRADUZIONE:

Un monumento sonoro

“…La stella della serata è stata il pianista italiano Christian Leotta…Il pianista ha scelto un’opera (il Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra di Beethoven) che gli ha permesso di far brillare il suo talento senza rischio; i tre tempi di questa composizione non presentano grandi difficoltà tecniche, solo il finale del primo tempo permette al solista di brillare con un completo dispiego della tecnica musicale. Il resto deve essere interpretato con la pulizia e l’equilibrio che la perfezione dell’opera di Beethoven esige, senza maniersmi né melodrammi. Detta attitudine è la più difficile per chi si avvicina a questo compositore: controllarsi, non lasciarsi prendere dalle emozioni, perché solamente in questa maniera l’opera da sola si possa elevare a vette sublimi trasportando con sé tutti quelli che la stanno ascoltando. Leotta ha appreso bene la lezione per interpretare Beethoven, che dice essere il suo autore preferito, lasciando che la musica fiorisca, rispettandola con umiltà e brillando lui per mezzo di ella”.


Sublime amalgama

Victor Higadera, “El Sol de Mazatlan”, Mazatlán (Mexico), Domingo 22 de octubre de 2006


“Con el brillo musical de las cuerdas la Orquesta Sinfónica Sinaloa de las Artes inició la ejecución del “Concierto N° 2 para piano y orquesta”, de Beethoven. Christian Leotta se intergró luego para exaltar con su intervención los bien logrados contrastes de la obra. Sin desprender la vista del teclado develó una sonoridad delicada, exacta y fluida. Dulzura, idilio y suavidad se escurrieron durante el adagio, en el que el joven concertista extrajo colores del piano y por momentos pareció conducirlo al límite del último suspiro… El diálogo instrumental continuó en el tercer movimiento, donde la vitalidad y la gracia prevalecieron en una exposición magistral de la belleza y voluptuosidad energética de la pluma del compositor alemán. La interpretación madura y pulida de Leotta lo confirmó como un diestro conocedor del repertorio y dejó un buen sabor de boca en quienes asistieron atraídos por la genialidad de un pianista que a sus 22 años había presentado íntegralmente las 32 sonatas de Beethoven…El aplauso prolongado y efusivo de la concurrencia fue el justo reconocimiento por el espléndido desempeño en la construcción de dos horas de delicia musical”.

TRADUZIONE:

Sublime insieme

“La musicale luminosità degli archi dell’Orchestra Sinfonica Sinaloa de las Artes ha dato inizio all’esecuzione del “Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra” di Beethoven. Christian Leotta si è quindi unito all’orchestra per esaltare con i suoi interventi i contrasti ben riusciti dell’opera. Senza perdere di vista la testiera, è riuscito a creare una sonorità delicata, precisa e fluida. Dolcezza, idillio e soavità si sono ascoltate durante l’Adagio, nel quale il giovane concertista ha cavato colorature tali dal pianoforte che in alcuni momenti è sembrato condurre lo strumento al limite dell’ultimo sospiro… Il dialogo strumentale è continuato nel terzo tempo, dove la vitalità e la grazia hanno prevalso in una magistrale esposizione di bellezza e di voluttuosità della penna del compositore tedesco. L’interpretazione matura e pulita di Leotta lo ha confermato come un abile conoscitore del repertorio e ha lasciato un impressione molto buona a coloro che hanno assistito, conquistati dalla genialità di un pianista che a soli 22 anni ha presentato l’integrale delle 32 sonate di Beethoven. L’applauso lungo e caloroso del pubblico è stato il giusto riconoscimento per lo splendido susseguirsi di due ore di delizia musicale".


Memorable concierto

Azucena Manjarrez, “NOROESTE”, Culiacán (Mexico), 19 de octubre de 2006


“…Le siguió a esta obra el Concierto núm 2 para piano y orquesta Op. 19 de Ludwig van Beethoven, haciendo su aparición Christian Leotta. Con una precisión y una lograda unión con la Orquesta Sinfónica Sinaloa de las Artes, sacaron a la perfección los tres movimientos de la composición; Allegro con brio, Adagio y Rondo – Allegro Molto. Fue tal la emoción del artista que regresó de manera inesperada al escenario para regalar de manera individual el primer movimiento de la Sinfonia núm 5, en do menor Op. 67, de Beethoven, que para cerrar el concierto la ejecutó completa la Orquesta Sinfónica Sinaloa de las Artes… La noches memorables se logran de esta manera, cuando está latente ese espíritu de artista”.

TRADUZIONE:

Memorabile concerto

“…faceva seguito il Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra Op. 19 di Ludwig van Beethoven, che ha visto fare il suo ingresso Christian Leotta. Grazie alla sua precisione e alla perfetta intesa con l’Orchestra Sinfonica Sinaloa de las Artes, i tre tempi dell’opera, Allegro con brio, Adagio e Rondo – Allegro molto, sono riusciti alla perfezione. È stata tale l’emozione dell’artista che al termine dell’esecuzione, tornando nuovamente sulla scena e facendo una grande sopresa al pubblico, Christian Leotta ha deciso di regalare la versione solistica (di Franz Liszt ndr.) del primo tempo della Sinfonia n. 5, in do minore op. 67 di Beethoven, che l’Orchestra Sinfonica Sinaloa de las Artes ha poi eseguito nella versione originale per chiudere il concerto… Le serate memorabili riescono così, quando è latente questo spirito di artista”.


Mucho más que veinte dedos

Lázaro Azar, “REFORMA”, Mexico City, 16 octubre 2006


“Cada uno en sus términos, los dos recitales pianísticos que el Festival Cervantino programó este fin de semana en el Auditorio de Minas valieron el viaje a Guanajuato. El primero de ellos corrió a cargo de una de nuestras más notables intérpretes, la Maestra Silvia Navarrete… Al día siguiente Christian Leotta enardeció al público que colmaba la sala ya no con refinamientos y sutilezas, sino con el vigor y contundente energía propios de sus años mozos. Ha sido para mí una gran satisfacción hallar en Leotta un artista capaz de echar por tierra la reputación de que Liszt no es más que “puras notas”: inició con sus Dos Estudios de Concierto S. 145, tan manidos en lecturas plenas de mero virtuosismo mecánico, dichos ahora con un enfoque distinto, pleno de poesía y atinadas licencias, como cuando más que seguir la indicación dada (Vivace), inició tranquilamente el primero de ellos, Waldesrauschen, continuando dicha tónica en Gnomenreigen, marcado Presto scherzando por el autor. Las Dos Leyendas S. 173 que redondearon la primera parte de su actuación permitieron aquilatar que, a pesar de su juventud, Leotta posee la madurez suficiente para brindar lo mismo lecturas introspectivas, plenas de misticismo, solemnidad y elocuencia -tal como demostró en los pasajes declamatorios de St. François d´Assise. La prédication aux oiseaux – que la solvencia técnica para sortear triunfalmente las escalas, terceras y demás complicaciones que aderezan St. François de Paule marchant sur les flots. Para quienes amamos la música para piano, el momento climático de este Festival fue posibilidad de escuchar la transcripción realizada por Liszt a la Quinta Sinfonía, en do menor, Op. 67 de Beethoven, con que Leotta coronó su actuación. Aquello fue apabullante. No solamente estaban ahí todas las notas escritas por Beethoven en el original orquestal, sino también todo el colorido y vitalidad que podría uno anhelar en el más depurado ensamble sinfónico. “Esta pieza no es una transcripción, es una Obra Maestra”, me dijo Leotta, extenuado y satisfecho al término del recital. Cuán evidentes se hicieron los estudios de este joven italiano con Rosalyn Tureck, ya que logró que más que bloques de acordes, fuéramos capaces de percibir todas y cada una de las voces de los distintos instrumentos… en fin, declaro mi incapacidad para hacer justicia a esta electrizante interpretación que puso de pie al público durante una ovación tan larga como merecida a este titánico esfuerzo…y les paso un tip a los melómanos de la Ciudad de México: el próximo martes 24, Leotta repetirá esta hazaña en el Instituto Italiano de Cultura ubicado en Francisco Sosa n. 77. No se lo pierdan”.

TRADUZIONE:

Molto più che venti dita

“Ciascuno rispettivamente dei due recitals pianistici che il Festival Cervantino ha programmato questo fine settimana nell’Auditorium di Minas sono valsi il viaggio a Guanajuato. Il primo di questi è stato tenuto da una delle nostre più illustri interpreti, la Maestra Silvia Navarrete… Il giorno seguente Christian Leotta ha infuocato il pubblico che colmava la sala non tanto con raffinatezze e sottigliezze, quanto con il vigore e la straordinaria energia dei suoi anni migliori. È stata per me una grande soddisfazione scoprire in Leotta un interprete capace di gettare al suolo la reputazione che Liszt è niente più che “solo note”: ha iniziato con i suoi Due Studi da Concerto S. 145, tanto triti in letture piene di mero virtuosismo meccanico, esposti ora con un approccio diverso, pieni di poesia e pertinenti licenze, come quando piuttosto che seguire l’indicazione data (Vivace), ha iniziato tranquillamente il primo di loro, Waldesrauchen, continuando nella stessa maniera nel Gnomerein, marcato Presto scherzando dall’autore. Le Due Legende S. 173, che hanno chiuso alla perfezione la prima parte del concerto, hanno permesso di costatare che, nonostante la sua giovane età, Leotta possiede la maturità sufficiente per offrire egualmente letture introspettive, piene di misticismo, sollenità ed eloquenza – così come ha dimostrato nei passaggi declamatori di San Francesco d’Assisi. La predica agli uccelli – quanto la capacità tecnica per risolvere trionfalmente scale, terze e le altre difficoltà che ornano San Francesco di Paola che cammina sulle acque. Per coloro che amano la musica per pianoforte, il momento più importante di questo Festival è stata la possibilità di ascoltare la trascrizione realizzata da Liszt della Quinta Sinfonia, in do minore, Op. 67 di Beethoven, con la quale Leotta ha coronato la sua presentazione. Quello è stato stupefacente. Non solamente erano presenti tutte le note scritte da Beethoven nella versione originale per orchestra, ma anche tutto il colore e la vitalità ai quali uno potrebbe anelare nel più nitido ensamble sinfonico. “Questo brano non è una trascrizione, è un Capolavoro”, mi ha detto Leotta, sfinito e soddisfatto alla fine del recital. Quanto evidenti sono stati gli studi di questo giovane italiano con Rosalyn Tureck, tanto da riuscire a far in modo che più che blocchi di accordi, siamo stati capaci di percepire tutte e ciascuna delle voci dei diversi strumenti… per concludere, ammetto la mia incapacità nel far giustizia a questa elettrizzante interpretazione che ha fatto saltare in piedi il pubblico con una ovazione così grande quanto ha meritato questo titanico sforzo. …E do una dritta ai melomani di Città del Messico: il prossimo martedì 24, Leotta ripeterà l’impresa nell’Istituto Italiano di Cultura, sito in Francisco Sosa n. 77. Non se lo perdano".

Leotta ofreció anoche su octavo recital de sonatas de Beethoven

A. V., "ABC", Madrid (Spagna), Viernes 2 junio 2006


"...un interprete situado en la misma tradición de Daniel Barenboim".

TRADUZIONE:

Leotta ha offerto ieri notte il suo ottavo recital delle sonate di Beethoven

"...un interprete degno della tradizione di Daniel Barenboim".


Eintauchen in Beethovens Welt

Felicitas B. Ackermann, "Das Echo", Vancouver (Canada), Nummer 36/286 - Mai 2006


"...Christian Leotta, der auf Einladung des Italianischen Kulturinstituts nach Vancouver gekommen war, um das Integral aller 32 Sonaten von Beethoven in acht Vorträgen... vom 28. Februar bis zum 30. März zu präsentieren... gewährte seinen Zuhörern ein atemberaubendes Eintauchen in die Musik des großen deutschen Komponisten. Allein die Virtuosität des Pianisten, der original getreu den vorgeschrieben Tempi und Stimmungen der einzelnen Werke folgte, erntete starken Beifall. Was aber der Musik einem lebendigen Inhalt verlieh, war Leottas tiefe Einfühlung und Wiedergabe der so gegensätzlichen Gemütsbewegungen in den verschiedenen Sonaten. Die reichten von Scherz und Fröhlichkeit und tänzerischer Spielrei, über Wehmut und bewegender Traurigkeit, bis hin zur festen Ergenbenheit und Hingabe in Unabänderliches. Feurige Einführungen, klare Ausführungen und Variationen der einzelnen Themen, besinnliche Mitte und stille Sätze, Energie geladene Endungen, überfluteten die Zuhörer. Vom rapiden Tempo bis zum langsamen Adagio, vom brausenden Fortissimo bis zum zarten, ganz leisen Pianissimo, nichts entging der Fingerfertigkeit Christian Leottas. Man hatte den Eindruck, er lauschte der Stimme des Komponisten und übertrug das getreu auf die Tasten des Flügels. Und so wurde man eingeweit in die musikalisches Persönlichkeit Ludwig van Beethovens. Alle Werke bezeugten Integrität, Lebenserfahrung und Lebensbewältigung... Leottas reife, faszinierende Interpretation stellte uns Beethovens Musik auf eine neue beglückende Art vor... Das zeugt von der Artistik des Pianisten, seine Zuhörer in einen starken Bann zu versetzen...".

TRADUZIONE:

Immergersi nel mondo di Beethoven

"...Christian Leotta, invitato a Vancouver dall'Istituto Italiano di Cultura per presentare l'integrale delle 32 sonate di Beethoven in 8 concerti dal 28 febbraio al 30 marzo. ha offerto ai suoi ascoltatori una straordinaria immersione nella musica del grande Compositore tedesco. Il virtuosismo del pianista, che ha interpretato in modo personale e allo stesso tempo fedele sia ai tempi, sia alle annotazioni volute da Beethoven ogni sua singola opera, ha riscosso i forti applausi del pubblico. Ma ciò che ha conferito alla musica un contenuto vivo, è stata la profonda immedesimazione e interpretazione di Leotta dei tanto contrastanti stati d'animo delle diverse sonate. Questi andavano dalla scherzosità, gioia e ritmo danzante, dopo malinconia e commovente tristezza, fino ad una forte rassegnazione e passione per l'Immutabile. Focose introduzioni, limpide esposizioni e variazioni dei singoli temi, intimi affetti e frasi segrete, energici finali, hanno inondato gli ascoltatori. Dai prestissimo ai lenti adagio, dai vigorosi fortissimo ai tenui e assai sommessi pianissimo, nulla è sfuggito alla mano di Christian Leotta. Si è avuta l'impressione che Leotta ascoltasse attentamente la voce del Compositore e la trasmettesse fedelmente alla tastiera. E in tal modo si veniva iniziati alla straordinaria personalità musicale di Ludwig van Beethoven. Tutte le opere sono state testimonianza d'integrità e forza vitale. L'interpretazione di Leotta, matura e affascinante, ci ha presentato la musica di Beethoven sotto una nuova luce, capace di donare felicità. Ciò ha testimoniato l'arte del pianista di avvolgere i suoi ascoltatori in un forte incantesimo".

Leotta commuove Vancouver

Nick Vultaggio - "Marco Polo", Vancouver (Canada), settimana dal 11 al 17 aprile 2006


"Si è appena conclusa con grande successo di pubblico la serie integrale delle 32 sonate per pianoforte di Ludwig van beethoven (1770 - 1827), eseguita dal giovane pianista italiano Christian Leotta. Il pubblico di Vancouver ha così avuto l'opportunità unica di assistere alla serie integrale delle 32 sonate del compositore tedesco condensate nel breve arco di tempo di un mese, e già presentate da Christian Leotta, sempre con grande successo di critica e pubblico in cicli analoghi a Montréal, Como, Città del Messico, Rio de Janeiro e Ville de Québec... Di Christian Leotta, ormai ampiamente riconosciuto come uno dei maggiori interpreti sull'attuale scena pianistica dalla critica mondiale, colpiscono l'eccezionale capacità di far cantare il pianoforte e di esaltarne le qualità sonore nonché la straordinaria sicurezza nell'esecuzione. In particolare, Leotta riesce ad unire una carica espressiva fuori dal comune con una tecnica eccellente. Fra i momenti più alti delle otto serate musicali, rimangono particolarmente impresse nella memoria la sonata numero 21 op. 53 e la sonata numero 32 op. 111, che ha concluso l'intera serie; in esse il giovane interprete riesce a coniugare irruenza e momenti intimistici, mantenendo sempre un fraseggio elegante e coinvolgente. Nella celeberrima "Hammerklavier", opera particolarmente difficile in quanto associa a complessità di scrittura notevoli difficoltà esecutive, Leotta riesce ad esprimere al meglio suggestioni ed atmosfere della musica beethoveniana, grazie alla sua rara intelligenza e sensibilità espressiva. Le composizioni di Beethoven richiedono in generale una straordinaria maestria tecnica e una assoluta padronanza dello strumento, doti che Leotta riesce ad esaltare nella performance dal vivo, mettendo in luce il carattere energico del suo stile e rendendo ogni suo concerto un'esperienza unica. Commosso dall'interpretazione di Christian Leotta, il pubblico di Vancouver lo ha accolto calorosamente, tributandogli applausi e numerose standing ovation...".

Un Beethoven pervaso d'intimismo

Alberto Nania - "La Gazzetta del Sud", Milazzo (Messina), 2 febbraio 2006


"È un Beethoven animato da una ricca dose di intimismo quello proposto dal pianista Christian Leotta. L'interprete, salito alla ribalta per essere risultato nel 2002 il più giovane pianista al mondo dai tempi di Barenboim ad avere mai affrontato in pubblico l'integrale delle 32 sonate di Beethoven, ha eseguito prima la "Sonata n. 27 in mi min. op. 90" e a seguire si è cimentato con la fantasiosa "Waldstein" detta "Aurora" abbozzata dal musicista di Bonn nel 1808 quasi in contemporanea all'"Appassionata". Leotta dà subito colore allo strumento, tratteggiando espressioni e stati d'animo che acquistano forma e volume in perfetta simmetria formale con la matrice stilistica dell'impaginato. La sofferenza terrena e la trasfigurazione ultraterrena che è insita nei due movimenti in successione della "Sonata in mi min. op. 90" lasciano poco spazio alla componente razionale, così che la tensione motivica non raggiunge mai l'impeto e la spregiudicatezza dell'intero quadro sonoro. Una scelta di campo che Leotta ha portato a termine con coerenza ed equilibrio formale. Nella seconda parte del concerto parte trovavano posto alcuni celebri esempi della produzione lisztiana, partiture eccelse che appartengono alla maturità del compositore. Leotta ha eseguito prima due "Studi da Concerto" e precisamente "Voci del bosco" e "Danza degli gnomi", dandone un'interpretazione corale e alla stesso tempo descrittiva e ha poi proposto le due "Legende", rispettivamente dedicate a "San Francesco d'Assisi che predica agli uccelli" e "San Francesco di Paola che cammina sulle acque". Autentici capolavori di ispirazione religiosa frutto della crescente considerazione verso questo tipo di composizioni da parte dell'autore. Applausi lunghi e calorosi per Christian Leotta che si è congedato dal pubblico con un bis: il "Minuetto dalla Sonata op. 10 n. 3" di Beethoven".

Il Corriere di Tunisi, Daniel Passalacqua, Tunisi (Tunisia), n. 617 ottobre 2005, - Cronache musicali

"l'Istituto Italiano di Cultura ci offriva un secondo concerto, dopo quello del 14 ottobre, presentandoci il giovane pianista Christian
Leotta. Egli era preceduto da lusinghiere informazioni sul suo precoce percorso musicale e sul suo impressionante repertorio. Spiccano in modo particolare tra innumerevoli opere che vanno da Johann Sebastian Bach a Luciano Berio passando dai grandi romantici dell'800, i cinque concerti per pianoforte ed orchestra e le 32 sonate di Ludwig Van Beethoven. Sono tutte opere monumentali e stupisce apprendere che già dal 2002, a soli 22 anni, Christian Leotta aveva presentato a Montreal l'integrale delle 32 sonate in un ciclo di 8 concerti (seguendo così le orme di Daniel Baremboim), e che da allora rinnova periodicamente questa immane impresa un po' ovunque nei maggiori teatri del mondo. Inoltre è attualmente in corso a Losanna il completamento della registrazione in 10 CD delle sonate, che verranno prossimamente distribuiti. Ed è a riconoscimento dei suoi meriti che il Presidente della Repubblica italiana  gli ha conferito nel 2004 la sua prestigiosa Medaglia. Il programma presentatoci iniziava con tre sonate (mi magg. K.380, sol min. K.450 e mi magg. K.531) ed una toccata (re min. K.141) per clavicembalo di Domenico Scarlatti, le tre prime tratte dalle ben 555 composte dall'autore, 18 delle quali furono concepite per i pianoforti di cui disponeva a Madrid, poiché aveva scoperto nei loro timbri qualità inaudite prima e nuovi mondi espressivi. Christian Leotta ha ricreato con queste quattro pagine il piccolo mondo che caratterizza ognuna di esse, dando di continuo impulso al ritmo con chiarezza ed implacabile precisione. Dalla logica forse un po' fredda ma pur sempre avvincente di questa pagine caratteristiche della musica barocca, l'artista ci ha trasportati con un balzo in pieno romanticismo, con due opere di Franz Liszt, "La predica agli uccelli di San Francesco d'Assisi" e "San Francesco di Paola cammina sulle acque", due leggende tratte dalle"Annate di pellegrinaggio". Della prima ho apprezzato la luminosa chiarezza che ne ha fatto sprigionare Christian Leotta e la purezza dei trilli evocatori degli uccelli presenti attorno al Santo. Della seconda ho particolarmente amato il grandioso finale, molto espressivo, e la vigorosa mano sinistra tanto efficace. Franz Liszt aveva rivoluzionato il pianoforte, traendo l'esempio da Beethoven, da lui tanto ammirato. Ed è con due sonate di Ludwig van Beethoven che si chiudeva il programma. Christian Leotta proponeva dapprima una perfetta lettura della "Sonata N°10 in sol mag. op.14 N°2" composta nel 1798, all'inizio del suo soggiorno viennese, mettendo in risalto le opposizioni ed i contrasti che la caratterizzano, la verticalità inabituale dell' "andante" e sopratutto l'ammirevole contrappunto fugato dell' "allegro assai" finale. La "Sonata N°23 in fa min. op.57 Appassionata" del 1806 è ben diversa dalla precedente.  Così denominata dall'editore, pare con l'assenso dell'autore, è un'opera della piena maturità, travolgente, brulicante di invenzioni geniali, in cui Christian Leotta ha costruito sapientemente lo scatenarsi delle forze elementari e delle passioni, suscitando l'entusiastico apprezzamento del pubblico accorso numerosissimo".


Un fiero Leotta tra i virtuosismi di Liszt

Stefano Lamon, "La Provincia" Como, 19 ottobre 2005


"...è toccato al Carducci e alla sala da concerto per eccellenza in città ospitare, in una sorta di sodalizio fra le maggiori istituzioni musicali cittadine, il recital pianistico di Christian Leotta, giovane artista che porta le sue radici comasche nel mondo musicale. Il concerto ha visto il giovane L. dividersi fra quel Beethoven di cui è interprete ormai in ogni continente dell'integrale sonatistica e un Liszt giocato fra i virtuosismi dei due Studi da Concerto S. 145 e le due coeve Leggende ispirate ai santi Francesco d'Assisi e Francesco di Paola. A poco più di due anni dal grande esperimento dell'integrale, riascoltare nella cornice del Salone Musa da Christian Leotta due Sonate (quelle in sol maggiore e in do maggiore) ha significato ritornare al trasporto condiviso di quelle serate, ritrovare la chiave interpretativa che dice di un L. attento cesellatore della poetica beethoveniana, scrupoloso declamatore di ogni aspetto semantico -melodico, armonico o timbrico che sia - con un puntiglio che rimanda a Schnabel piuttosto che a Backhaus. Con la nuova avventura lisztiana L. è andato a scovare quattro pagine del 1863, il terzo degli anni romani, quello della visita a Pio IX, accomunate dall'intento caratteristico rievocativo e dalla religiosità. Anche qui l'interprete ha messo in campo la lettura minuziosa, il virtuosismo meticoloso, la declamazione sentenziosa del descrittivismo di Liszt: singolare, fra tutto, il dogmatismo ascetico, quasi parlante del dialogo sonoro contenuto nella Predicazione agli uccelli...".

Le courage selon Christian Leotta

Richard Boisvert, "LE SOLEIL", Québec City (Canada), le 11 mars 2005


"Christian Leotta a conclu l'intégrale des Sonates de Beethoven comme il l'avait commencée, c'est-à-dire en cherchant à donner à chaque sonate, et à chaque mouvement, un caractère qui lui est propre. Hier soir, c'est sourtout dans l' opus 111 qu'on a pu goûter au fruit de ses recherches rigoureuses et de son travail d'interprétation minutieux. (Après la Sonate no 8 en do mineur, op 13 "Pathétique") Leotta a enchaîné avec la Sonate no 16, amusante, satirique à souhait, et interprétée comme telle. Imitant quelque chanteur présomptueux, le deuxième mouvement s'est transformé en une délicieuse parodie, parfois à la limite du grotesque. Les Sonates nos 24 et 32, présentées en deuxième partie, étaient très maitrisées. Je retiens surtout l'Arietta pour la simplicité sans compromis de son caractère, pour sa facture aboutie jusque dans les moindres détails. On aurait dit parfois une boîte à musique. S'il est une qualité qu'il faut reconnaître à Leotta, c'est sa volonté de pousser à fond sa démarche pour arriver à reproduire exactement l'effet souhaité. De tout ce que j'ai entendu, depuis le 1° février, je garderai certainement le souvenir du premier mouvement de la Clair de lune exécuté tout au long sur une même et longue pédale et articulé avec une infinie délicatesse. On pouvait reconnaître dans cet effet très réussi le produit d'une vision claire, épurée et appuyée sur une réflexion sérieuse et approfondie. On peut aussi remercier le pianiste d'avoir su, en embrassant l'oeuvre dans sa globalité, en faire comprendre la richessee et la diversité. On se rende compte à présent que la grande majorité des pianistes dédaigne, à tort, un tas de petits bijoux. L'attitude respecteuse de Christian Leotta vis-à-vis de l'oeuvre est à mon avis tuot aussi admirable que son courage. Et du courage, Dieu sait s'il en a fait preuve pour se rendre à la fin de l'aventure. De son propree aveu, le pianiste italien a trouvé très éprouvant son séjour à Québec, essentiellement à cause de la rudesse du climat. Il a beau aimer notre ville et son public, il reste qu'à Mexico ou à Madrid, on risuqe moins de prendre froid. " Chaque fois c'est différent, a-t-il déclaré lorsqu'on lui a demandé de dresser un premier bilan artistique de sa prestation. Comme c'était plus difficile, j'en suis plus satisfait. Tout ce qui pouvait être fait a été fait. " On n'en doute pas un seul instant".

TRADUZIONE:

Il coraggio secondo Christian Leotta

"Christian Leotta ha concluso l'integrale delle Sonate di Beethoven così come l'aveva cominciata, cercando di dare a ciascuna sonata, e a ciascun movimento, un proprio carattere. Ieri sera, è soprattutto nell' Opera 111 che si è potuto apprezzare il frutto delle sue ricerche rigorose e del suo approfondito lavoro d'interprete. Dopo la Sonata n. 8 in do minore, op. 13 "Patetica", Leotta ha proposto la Sonata n. 16, divertente, meravigliosamente satirica, e interpretata come tale. Facendo il verso a qualche cantante presuntuoso, il secondo movimento si è così trasformato in una deliziosa parodia, a volte al limite del grottesco. Le Sonate n. 24 e 32, presentate nella seconda parte, sono state eseguite alla perfezione. Ricordo soprattutto l'Arietta per la semplicità del suo carattere senza compromessi, per la sua fattura rifinita fin nei suoi minimi dettagli. Si è potuto immaginare un carillon. Se c'è una qualità che bisogna riconoscere a Leotta, è la sua volontà di fare il tutto possibile, nel suo modo di procedere, per arrivare ad ottenere esattamente l'effetto voluto. Di tutto ciò che ho ascoltato dopo il 1° febbraio, menzionerei certamente il ricordo del primo movimento della Chiaro di luna, eseguito per intero su uno stesso lungo pedale e articolato con una infinita delicatezza. Si è potuto riconoscere in questo riuscitissimo effetto il risultato di una visione chiara, raffinata, sostenuta da una riflessione seria ed approfondita. Si deve quindi ringraziare il pianista di aver saputo, abbracciando l'opera nella sua globalità, farne comprendere la ricchezza e la diversità. Ci si rende conto oggi che la maggior parte dei pianisti disdegnano, a torto, tanti piccoli gioielli. L'atteggiamento rispettoso di Christian Leotta nei confronti dell'opera è a mio avviso così ammirevole quanto il suo coraggio. E di coraggio, Dio sa se egli ne ha fatto prova per giungere alla fine dell'avventura. Come riconosce lui stesso, il pianista italiano ha trovato molto faticoso il suo soggiorno a Québec, essenzialmente a causa della durezza del clima. Gli è piaciuta molto la nostra città e il suo pubblico, ma resta il fatto che a Città del Messico o a Madrid si rischia meno di prendere freddo. "Ogni volta è differente", ha dichiarato quando gli si è chiesto di tracciare un primo bilancio artistico dell'impresa. "Visto che questa volta è stata più ardua, io sono ancora più felice. Tutto ciò che si poteva fare è stato fatto". E di questo non abbiamo dubitato un solo istante".


Le plaisir croît avec l'usage

Richard Boisvert, "LE SOLEIL", Québec City (Canada), le 8 février 2005


"Christian Leotta a bien raison de comparer l'intégrale des Sonates pour piano de Beethoven à une aventure musicale toujours renouvelée, jamais répétitive. Deux récitals seulement et,déjà, une large perspective commence à se dessiner. On s'y est plongé encore une fois avec intérêt, dimanche après-midi, à la chapelle historique Bon-Pasteur.La Sonate n° 14, la fameuse Clair de lune, a d'abord suscité une écoute recueillie, quasi religieuse. Le pianiste a réellement cherché à atteindre le maximum d'effet qu'il pouvait tirer de l'instrument dans la nuance pianissimo,au risque de perdre une note ou deux. Les triolets flottaient en suspension dans l'espace, suggérant une apesanteur tout impressioniste. De grands contrastes ont également marqué l'interprétation de la Sonate n° 7, notamment son second mouvement, particulièrement intense par sa lenteur et sa tristesse. La Sonate n° 27, la plus légère du récital en termes de caractère, comprend un très joli deuxième mouvement. Déjà romantique dans son esprit, il faisait un peu penser à Brahms. Leotta a ensuite corageusement attaqué la Waldstein, la sonate la plus ambitieuse du programme. Un choix tout à fait réfléchi. Le Rondo final, marqué par l'utilisation généreuse de la pédale, venait en effet jeter une sorte de pont esthétique vers la Clair de lune, reliant ainsi la fin du concert avec le début".

TRADUZIONE:

Il piacere cresce sempre più

"Christian Leotta ha certamente ragione nel paragonare l'integrale delle Sonate per pianoforte di Beethoven ad un'avventura musicale sempre nuova, mai ripetitiva. Dopo solo due recitals, già si è cominciata a delineare la sua profonda visione. Domenica pomeriggio, alla chapelle historique Bon-Pasteur, l'ascolto è risultato ancora una volta coinvolgente ed interessante. La Sonata n. 14, famosa come Chiaro di luna, ha fin dall'inizio suscitato un ascolto raccolto, quasi religioso. Nella sfumatura del pianissimo, il pianista ha cercato di trarre il massimo delle possibilità dallo strumento, col rischio di perdere una o due note. Le terzine hanno così fluttuato sospese nello spazio, suggerendo una levità tutta impressionistica. Grandi contrasti hanno egualmente caratterizzato l'interpretazione della Sonata n. 7, specialmente nel secondo movimento, particolarmente intenso grazie alla sua lentezza e per la sua tristezza. La Sonata n. 27, la più leggera del recital in termini di carattere, ha un bellissimo secondo movimento. Già romantica nel suo spirito, ha fatto un po' pensare a Brahms. Leotta ha quindi coraggiosamente affrontato la Waldstein, la sonata più ambiziosa del programma. Una scelta ben pensata. Il Rondo finale, caratterizzato dall'uso generoso del pedale, ha creato una sorta di ponte estetico con la Chiaro di luna, legando così la fine del concerto con il suo inizio".


Engageante entrée en matière - Christian Leotta donne le coup d'envoi au Printemps Beethoven

Richard Boisvert, "LE SOLEIL", Québec City (Canada), le 2 février 2005


"On se demandait bien qui était vraiment ce Christian Leotta, un phénomène de 25 ans qui s'attaque à Québec à sa septième intégrale des Sonates pour piano de Beethoven en carrière. On sait depuis hier soir que c'est un pianiste solide, généreux, manifestement guidé par l'urgence de transmettre sa musique. À la fois équilibré, bien construit et extrêmement varié, ce premier récital avait quelque chose d'épique. Ècouter quatre ouvres dans la même soirée, il faut le reconnaître, c'est déjà toute une traversée. Pour se figurer ce que représente l'ensemble des Sonates, il faut multiplier par huit! De quoi donner le vertige! Quoiqu'il en soit, on a quitté la chapelle historique Bon-Pasteur en se disant que ce serait bien de pouvoir revenir entendre les sept récitals à venir. Cette impression est un très bon signe. Comme pour récompenser l'audace de ceux qui ont donné le nom " Printemps Beethoven " à un événement qui débute à Québec le 1er février, l'hiver a eu la délicatesse de s'adoucir un peu. C'était surtout heureux pour Christian Leotta, lui qui débarquait directement d'Italie. Le pianiste a semblé parfaitement à l'aise tout au long du récital. D'une façon générale, on a senti dans son jeu une belle fluidité. Sa franchise, son intégrité et son honnêteté lui font également honneur. Le respect du texte semble passer avant tout. On le sent à cause de la valeur qu'il accorde à chaque petit détail. Ainsi, pas un seul sforzando ne passe inaperçu, même s'il joue absolument tout de mémoire. Dans l'acoustique de la chapelle historique du Bon-Pasteur, assez réverbérée mais pas trop, l'instrument conserve toute sa clarté. À plusieurs reprises, Leotta a réussi à le faire chanter magnifiquement. On retient en particulier l'Andante de l'opus 109, avec son mezza voce ample mais sans emphase, d'un caractère religieux et tout de même si expressif. Le thème s'ouvre sur des variations vivantes et délicates dont la finesse de l'exécution a, sans l'ombre d'un doute, permis de comprendre à quel point ce pianiste peut réfléchir à son affaire. En bon musicien qu'il est, Leotta s'est servi de son intelligence et de son goût pour orienter la lecture de chacune des sonates, pour préciser le caractère de chacun des mouvements et pour les faire respirer. Si bien quejamais on n'aurait pu se lasser de l'écouter".

TRADUZIONE:

Esordio invitante - Christian Leotta dà inizio alla "Primavera Beethoven"

"Ci si è sicuramente chiesti chi fosse questo Christian Leotta, un fenomeno di 25 anni che affronta a Québec per la settima volta nella sua carriera l'integrale delle Sonate per pianoforte di Beethoven. Si sa dopo ieri sera che è un pianista solido, generoso, manifestamente guidato dall'urgenza di trasmettere la sua musica. Allo stesso tempo equilibrato, ben costruito ed estremamente vario, questo primo recital ha avuto qualcosa di epico. Ascoltare quattro opere nella stessa serata, bisogna riconoscerlo, è già una traversata. Per immaginarsi cosa rappresenti l'insieme delle Sonate, bisogna moltiplicare tutto ciò per otto! C'è d'avere le vertigini! Comunque sia, si è lasciata la chapelle historique Bon-Pasteur col convincimento d'essere veramente felici di poter ritornare ad ascoltare i sette recitals successivi. Questa impressione è un ottimo segno. Come per ricompensare l'audacia di coloro che hanno dato il nome di "Primavera Beethoven" ad un evento che inizia a Québec l'1 febbraio, l'inverno ha avuto la delicatezza di addolcirsi un po'. E' stata una fortuna per Christian Leotta, che arriva direttamente dall' Italia. Il pianista è parso perfettamente a suo agio per tutta la durata del recital. In tutte le sue esecuzioni si è ascoltata una bella fluidità. La sua franchezza, la sua integrità e la sua onestà gli hanno fatto egualmente onore. Il rispetto del testo sembra essere la cosa più importante. Lo si sente dal valore che l'interprete ha dato ad ogni piccolo dettaglio. Così non un solo sforzando è passato inascoltato, anche se l'esecuzione è stata sempre assolutamente a memoria. Nell'acustica della chapelle historique Bon-Pasteur, abbastanza riverberata ma non troppo, lo strumento ha conservato tutta la sua chiarezza. A più riprese, Leotta è riuscito a farlo cantare magnificamente. Si ricorda in particolare l'Andante dell'opera 109, con il suo mezza voce ampio ma senza enfasi, dal carattere religioso e allo stesso tempo così espressivo. Il tema si è aperto con delle variazioni piene di vita e delicate, la cui finezza e sicurezza d'esecuzione hanno permesso di comprendere fino a qual punto questo pianista possa arrivare. Da buon musicista qual' è, Leotta si è servito della sua intelligenza e del suo gusto per orientare la lettura di ciascuna delle sonate, per precisarne il carattere di ogni movimento e per farli respirare. Così bene che è stato impossibile stancarsi d'ascoltarlo".